Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Bardineto, Massimo Mattiauda eletto presidente Consorzio Altopiano. E un’eccellenza? La patata bardinetese


L’assemblea dei Consorziati ha eletto il nuovo direttivo del Consorzio Altopiano Bardinetese che si occupa del rilascio dei tesserini per la raccolta dei funghi nel territorio boschivo comunale così come della gestione delle relative risorse. Riconfermato presidente Massimo Mattiauda. Ma merita uno spot particolare anche un altro prodotto pregiato per le cucine casalinghe e gourmé: la patata di Bardineto che fa un’eccellente concorrenza con quella ‘made in Calizzano’.

Nei negozi e supermercati la patata di Bardineto ma anche quella di Calizzano si paga da € 1,40 o 1,70. Un  vero ed autentico multiuso per ogni tipo di cottura. In paese si può acquistare dai produttori a non più di un euro. Non è l’unica eccellenza del paese: rinomati i porcini neri. E negli ultimi anni si può acquistare prodotti caseari ‘ di piccole aziende agrarie famigliari di prima qualità sotto ogni aspetto. Dalla genuinità al sapore, al gusto.

Ha scritto Roberto Badano. Tra le tradizioni che si leggono sui libri “L’appello dei morti”. Il 2 novembre, come in alcune altre località della Liguria (vedi Balestrino) i ‘fratelli’ della Confraternita leggono i nomi di tutti i loro defunti. Un personaggio storico di Bardineto è stato il ‘valente scultore’ Antonio Roasio, qui nato il 13 agosto 1809, da una modesta famiglia.  Le sue doti vennero notate e valorizzate da G.T. Ghilardi vescovo di Mondovì che lo avviò all’arte della statuaria sacra, impegnandolo nel suo duomo.  Eseguì gli stalli dei canonici nel presbiterio e realizzò la cattedra vescovile, lavori che come scrisse il Casalis nel suo Dizionario gli valsero il titolo di ‘valente  scultore’. Per il Duomo ebbe altri incarichi:  un Crocifisso, l’imponente apparato per l’altare maggiore. Per il Santuario di Vicoforte  realizzò con ardimento tecnico la cassa dell’organo in una scenografia di mossa solennità con gradi volte, putti, festoni.  Le Opere del Roasio, pur se autodidatta e restando circoscritte in ambito provinciale, non cadono mai nel patetico, Ne è testimonianza anche la celebre statua di Sant’Anna della chiesa dei Santi Pietro e paolo a Mondovì. Antonio Roasio morì il 30 marzo 1886 a 77 anni.

Leggi a fondo pagina altre notizie storiche su Antonio Roasio.

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Massimo Mattioauda riconfermato presidente del Consorzio

Direttivo neoeletto, in carica per cinque anni, del Consorzio Altopiano Bardinetese.

Presidente: Massimo Mattiauda
Vice Presidente: Dott. Enrico Mozzoni
Tesoriere: Simone Zunino
Consiglieri: Maria Grazia Balbis, Ivo Carretto, Mariangela Mattiauda
Consigliera in rappresentanza dell’Amministrazione Comunale:  dr.ssa Franca Mattiauda
Segretaria esterna : Dott.sa Simona Marenco

27 marzo 2016 Ivg.it titolava: Bardineto. “Il Consorzio Altopiano Bardinetese ha un nuovo direttivo. A Pietro Marenco è subentrata a Mariangela Mattiauda…..L’organismo locale si occupa del rilascio dei tesserini per la raccolta dei funghi nel territorio boschivo comunale così come della gestione delle relative risorse.”

ILLUMINAZIONE PUBBLICA – 5 marzo 2021 –

Scrive sulla sua pagina facebook il sindaco Franca Mattiauda: Cominciamo a uscire dal letargo, la primavera si avvicina !!!!

Le ditte possono cominciare i lavori comunali in programma per l’anno 2021.
Iniziamo con 13 nuovi punti luce a led: N. 2 in località Piano. N. 5 in località Brigneta. N. 2 in località Groppi. N. 2 in via Cave. N. 2 in località Principi.
Spero a breve di poter comunicare l’inizio di altri importanti lavori.
Work in progress !
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LA PATATA DI BARDINETO: CARATTERISTICHE

Patate di diverse varieta’, di forma ovoidale e per la quasi totalita’ i tuberi sono a pasta gialla e compatta.
Le varieta’ piu’ coltivate sono Monnalisa, Lisetta, Primura, Agria, Binta, Spunta, Veronie, Penelope, Ambra e Marabelle. Le dimensioni sono abbastanze contenute. Questa caratteristica è data dalla tradizionale tecnica di coltivazione che non prevede l’irrigazione (molte volte dovuta anche all’impossibilita’ di utilizzare l’acqua), questo assieme alla tipologia di terreno e al clima rendono il prodotto particolare dal punto di vista organolettico. Il confezionamento consiste in sacchi di pesatura diversa e sigillati con il marchio allegato.

TERRITORIO INTERESSATO ALLA PRODUZIONE
Tutto il territorio del Comune di Bardineto.

DESCRIZIONE DELLA METODICA DI LAVORAZIONE
Preparazione del terreno nei mesi di aprile / maggio in base alle condizioni climatiche dei mesi  precedenti. Si procede fertilizzando la terra con letame in prevalenza bovino, poi si ara e si fresa o erpica. Subito dopo si effettua la semina con vari metodi: seguendo la direzione di una lenza si depositano i germogli ( detti in dialetto “Å‘gi” ) con una zappa, oppure si tracciano i solchi con l’assolcatore del motocoltivatore che vengono poi ricoperti a mano dopo aver depositato la semenza, o ancora si utilizzano appositi macchinari nei terreni piu’ estesi.

Quando le piantine raggiungono i  10 – 15 cm. di  altezza ( dopo 15/25 gg. dalla semina) avviene l’insolcatura o manualmente, oppure passano tra le piantine con l’assolcatore del motocoltivatore. La raccolta si effettua tramite aratri o macchinari appositi da metà agosto fino a metà settembre o addirittura all’inizio di ottobre in base alla maturazione del prodotto, della varietà o del tipo di commercializzazione: se deve essere conservato per lungo tempo, si preferisce una raccolta tardiva perché i tuberi con la stagione più fredda rallentano notevolmente la germogliazione.

MATERIALI, ATTREZZATURE E LOCALI UTILIZZATI PER LA PRODUZIONE
Il locale tipico di questa produzione è la “vota”: magazzino al piano terra situato perlopiù nel borgo antico con caratteristiche tipiche di una cantina. Il pavimento in terra battuta ed una piccolissima finestra oscurata mantengono alta umidità, assenza di luce ed una temperatura costante e fresca permettendo ai tuberi, stoccati in grandi mucchi direttamente sulla terra, di conservarsi molto bene fino al raccolto successivo. Tradizionalmente nella “vota” avvengono anche tutte le attivita’ collegate alla coltivazione: dalla preparazione dei germogli per la semina,  alla cernita del raccolto in “patatini”, “ mezzane”  e patate  fino  al confezionamento e la successiva vendita del prodotto.

UN PO’ DI STORIA E TRADIZIONE…
Come si evince dai racconti degli agricoltori più anziani del paese, la coltura della patata è sempre avvenuta. Dall’inizio del secolo e ancora prima fino alle guerre mondiali i tuberi, coltivati con l’ausilio dei bovini e più raramente degli equini, erano della varietà detta “rustica”: tondeggianti, di  pasta gialla  molto farinosa (per questa caratteristica detta grezza). A quel tempo il prodotto era utilizzato per l’autoconsumo (trasformato frequentamente in “polenta bianca”, piatto tipico di Bardineto), oppure commercializzato sulla vicina riviera nelle fiere e nei negozi.

Una parte della raccolta era conservata per la semina successiva, con la stessa finalità veniva venduta anche  sulla costa ligure: coltivando il prodotto, che era stato raccolto a Bardineto, si ottenevano ottime produzioni considerato il clima rivierasco molto più favorevole di quello delle nostre zone, dove era cresciuta la semenza iniziale. Nel dopoguerra finì la vendita della nostra semenza sulla costa, perché cominciarono ad arrivare nuove varietà selezionate originarie della Germania e dell’Olanda: si trattava della “tonda di Berlino” e successivamente negli anni ’50 giunsero anche l”Estonia” e la “Binta”: queste varietà più produttive e più delicate (con pasta più compatta, meno farinosa) si rivelarono molto commerciabili, quindi venne abbandonata la coltivazione della storica varietà locale.

Attualmente si continuano a coltivare varietà con caratteristiche simili tra loro e apprezzate sia nell’autoconsumo che nella vendita diretta: la particolarità di questo prodotto, data dal nostro terreno e dal metodo di coltivazione, non necessita di ulteriore pubblicità  e di anno in anno clienti affezionati continuano a ritirare il prodotto direttamente nelle aziende agricole. Una piccola percentuale è tutt’ora venduta nei negozi della riviera. Inoltre “la patata di Bardineto” è la protagonista di molti piatti tipici proposti al pubblico negli agriturismi e ristoranti locali.

Una testimonianza del legame di questa produzione agricola con il nostro territorio si evince dai racconti degli anziani bardinetesi: il consumo delle patate (insieme alle castagne ed al grano) caratterizzava le abitudini alimentari e la loro coltivazione scandiva il tempo: seminare, “scia”ì”  (insolcare), “rancâ” (letteralmente estrarre dal terreno) e infine cernere il raccolto, oltre ad essere fase della coltivazione, marcavano involontariamente lo scorrere del tempo.

Questa produzione agricola era anche la protagonista di una forma di elemosina ricordata dagli anziani e riportata in antichi libri conservati nell’archivio parrocchiale di Bardineto. All’inizio dell’autunno nell’oratorio della confraternita di N.S. Assunta e S. Carlo Borromeo, nella Cappella dell’Annunziata ed in quella di San Bernardo, venivano costruite delle grandi casse di legno per contenere i prodotti agricoli, che la popolazione donava per le “anime”.

FESTA DU PAISE – 16 AGOSTO, CON LA TRASFORMAZIONE DEL PRODOTTO NEL TIPICO PIATTO LOCALE: “LA POLENTA BIANCA BARDINETESE”

PRODUTTORI DELLA ZONA

Az. Agr. F.lli Oddone s.s.
Via Martino, 13 – 17057 BARDINETO (SV)
tel. 019.7907115
email: nadia.oddone@libero.it

Az. Agr. Franchelli Bruno
Via Roma, 17 – 17057  BARDINETO (SV)
tel. 019.7907522  – cell. 339.4353681

Az. Agr. Mattiauda Danilo
Via Mazzini, 88/2 – 17057  BARDINETO (SV)

Roascio Andrea
Loc. Brigneta, 5 – 17057  BARDINETO (SV)
cell. 339.8409045

Az. Agr. Staricco Marco
Via Roma, 19 – 17057  BARDINETO (SV)
cell. 347.8376856

Az. Agr. Brignè di Massone Giacomo
Via C.Battisti, 5 – 17057 BARDINETO (SV)
cell. 340.5553476
email: marcmass2003@libero.it

Az. Agr. Nari Fausto
Via Cave, 20/1 – 17057 BARDINETO (SV)
cell. 340.3466568

IL MIGLIOR UTILIZZO DEL NOSTRO PRODOTTO: LA POLENTA BIANCA BARDINETESE
Ricetta per circa 8 persone: kg 3 di patate sbucciate tagliate a pezzettoni. kg 1 di farina

Bollire le patate in acqua con la giusta dose di sale; una volta cotte le patate scolare quasi completamente l’acqua, rimettere le patate sul fuoco e versarci sopra la farina a pioggia; formare col mattarello un buco al centro delle patate per permettere alla farina di cuocere lentamente; una volta cotta la farina pestare con l’apposito mattarello fino a rendere il tutto omogeneo e privo di grumi; se l’impasto appare troppo duro aggiungere un poco d’acqua di cottura delle patate. Il tutto va poi condito con la tradizionale “bagna” di porri, con i funghi porcini locali o anche con sugo di cacciagione.

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Antonio Roasio scultore e artigiano

CHI FU ANTONIO ROASIO ?
Un fecondo artista-artigiano che seppe assecondare convintamene le esigenze devozionali dei committenti senza troppi cedimenti sul piano estetico. Guardò ad esempi di buon livello – dal barocco sei-settecentesco al romanticismo e al realismo suoi contemporanei – e li elaborò e adattò con misura e abile mestiere puntando ad effetti di decoro e anche di spettacolarità, con esiti a volte di maniera, a volte di autentica commozione. Era nato proprio mentre il papa Pio VII veniva condotto prigioniero da Napoleone attraverso il Cuneese fino alla prigionia di Savona.

Dal 1817 Bardineto, con altri 16 comuni, passò dalla Diocesi di Savona a quella di Mondovì; e soprattutto in terra monregalese il giovane Roasio trovò occasioni per sviluppare i suoi talenti e la sua operosità. Lo si definì un autodidatta che doveva tutto solo a se stesso: all’intelligenza, alla curiosità, all’assidua applicazione. Ma dovette pur partire da nozioni fondamentali di disegno e di modellato, e da un’acuta osservazione degli esempi di scultura che trovava nelle chiese di Liguria: specie della statuaria di grande effetto del genovese Anton Maria Maragliano (1664-1741) e di quella teatralmente drammatica del savonese Luigi Martinengo (1759-1800) per i gruppi processionali del Venerdì Santo a Savona. (E chissà se era suo parente per via della madre Teresa Murialdo quell’altro scultore savonese Stefano Murialdo (1776-1838), allievo del
Martinengo e autore anche di un bel gruppo scultore per la chiesa di Lisio). Comunque Roasio si cimentò inizialmente con la pittura, se ha visto giusto don Alberto Mandrile nel segnalare suoi dipinti giovanili a Bardineto e a Calizzano; ma presto si diede
soprattutto all’ebanisteria e alla scultura in legno.
Opere “devozionali” ma sinceramente ispirate. Un san Gerolamo per Millesimo (1837), una Madonna del Rosario per Plodio e un’Assunta mossa e vivacemente policroma per il “Duomo” di Ceva (1839) sono tra le prime sue impegnative opere di statuaria realizzate in un suo studio laboratorio a Millesimo. Ed è del 1841 il suo completamento degli stalli del Coro tardo cinquecentesco già appartenuto alla Certosa di Casotto e passato dopo il 1802 alla Cattedrale di Mondovì. Un intervento di avveduta ebanisteria che.
anche per la cattedra vescovile, si tradusse in forme di sobria compostezza a costo di apparire disomogeneo col resto. Tra i primi a individuare e valorizzare i talenti del Roasio furono il marchese Del Carretto di Balestrino e soprattutto i vescovi Buglione di Menale e Tommaso Ghilardi che gli commissionarono anche crocefissi e ricchi apparati d’altare, e garantirono sulle sue capacità presso parrocchie, confraternite e comunità vicine e lontane.
Il passaparola assicurò allo scultore un crescente flusso di commissioni. Piacevano la leggibilità delle sue opere, l’adesione a riconoscibili iconografie, l’umiltà e l’amore per il mestiere, lo spirito religioso che vi immetteva e che riusciva a trasmettere agli
altri.
Nel suo laboratorio, situato presso l’Ospizio Maschile Casati a metà collina di Piazza, Roasio riceveva delegazioni venute a discutere temi e impostazioni; ascoltava assorto e si riprometteva di far cosa gradita a tutti, ai colti come alle anime semplici. I dettagli venivano fissati in contratti fedelmente osservati anche nei tempi e nei costi. Sbozzava, rifiniva con coscienza come se pregasse, poi affidava alla figlia le tinteggiature e le parti dorate. E quando venivano i committenti a ritirare l’opera con carro, coperte e paglia, si racconta che piangesse.


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