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Liguria e Basso Piemonte

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Savona quella cattedrale sul Priamar. E quei ‘dilettanti’ zitti zitti, ma tra i candidati certi a Palazzo Sisto IV

Savona sta per andare alle elezioni comunali e pur non volendo nei miei interventi accennarvi, vorrei solo fare una banale osservazione: quei famosi “dilettanti del Priamar” da me richiamati qualche settimana su trucioli.it  (vedi…..)fa sembra che stiano, a stare a notizie di stampa, per collocarsi tutti nel fronte di destra – centro, ponendosi come elemento di congiunzione con quel “partito trasversale del cemento”, che ha governato Savona negli ultimi decenni.

di Danilo Bruno

Era il 26 aprile 2017 pubblicava Tiziana Voiarino- Fortezza del Priamàr : alla luce nuovi resti dell’antica cattedrale. La Fortezza del Priamàr non smette mai di stupire i savonesi. Mercoledì 26 aprile, presso la Cappella del Palazzo del Commissario, l’Istituto Internazionale di Studi Liguri presenterà i risultati ottenuti da importanti scavi archeologici condotti proprio sui resti dell’antica cattedrale della Fortezza del Priamàr. La Sezione Sabazia dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri, diretta dal professor Carlo Varaldo e col patrocinio del Comune di Savona, presenterà alla cittadinanza i risultati ottenuti dalla dodicesima campagna di scavi archeologici. Verranno poi espresse ipotesi e suggestive proposte progettuali sulla sistemazione della Piazza della Cittadella della Fortezza simbolo della città, che andranno a concludere la tredicesima campagna degli scavi, eseguita nell’anno corrente su concessione del Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo.
Il 23 aprile 1543, su ordine della Repubblica di Genova, l’antica cattedrale venne serrata all’interno della Fortezza e chiusa al culto. Nello stesso periodo, l’intero quartiere del Priamàr venne distrutto per far spazio all’imponente Fortezza genovese, nell’ambito del definitivo assoggettamento della città di Savona da parte della Superba. Per l’occasione, il Coro San Pietro dell’omonima parrocchia, diretto da Padre Piergiorgio Ladone, rievocherà la dolorosa ricorrenza con brani polifonici liturgici della metà del XVI secolo.

In questi giorni mi sorge il dubbio di cosa si potrebbe fare dell’area dell’ex cattedrale cittadina, che sorgeva sulla collina del Priamar e che fu demolita su disposizione della Repubblica di Genova nel 1543.

Oggi una staccionata separa le antiche rovine, sommerse da rovi e da aree incolte da cui emergono i ruderi di ciò che un tempo svettava sulla città insieme a molti altri edifici legati al culto, dal comune passaggio mentre nel piazzale antistante l’Istituto Internazionale di Studi Liguri sez. Sabazia sta continuando la propria certosina campagna di scavi tesa a dare una forma definitiva e completa all’estensione e divulgazione dell’ edificio.
In questi anni molto si è discusso di cosa si sarebbe potuto fare dell’area già scavata e transennata o almeno molto si è discusso fra le persone curiose o anche semplicemente amanti della nostra città e volte a pensare che il Priamar meriti una grande opera di tutela ma anche di studio e ricerca oltreché di valorizzazione intesa nel senso di portare a tutta la popolazione e poi a visitatori e visitatrici la consapevolezza del valore di ciò che è stato portato alla luce.
Da anni infatti i famosi ” dilettanti del Priamar”, che si sono succeduti alla guida della città e oggi guardano a destra per perpetuare il proprio dominio, si rifiutano di considerare un progetto, che il Museo Archeologico e l’Istituto Internazionale di Studi Liguri sez. Sabazia portano avanti ovvero l’apertura al pubblico della zona dell’antica cattedrale.
Negli anni passati vi erano stati studi preliminari e ipotesi per aprire lo spazio ma occorre una volontà politica poiche’ si tratta di valutare il grado di sicurezza,decidere come e dove poter entrare e soprattutto rendere leggibili gli scavi attraverso anche l’utilizzo di strumenti di realtà aumentata.
Oggi infatti la tecnologia renderebbe possibile una visita virtuale di prim’ordine in cui si potrebbero persino ipotizzare la ricostruzione del monumento attraverso le ricerche compiute e pubblicate dall’arch. Rosanna Venturino.
La visita delle rovine dell’antica cattedrale potrebbe partire dal museo archeologico ove si potrebbero avere le notizie più importanti sulla crescita della nostra città per poi accedere all’area archeologica dove attraverso una adeguata cartellonistica e strumenti multimediali si potrebbe avere una lettura nuova e originale di un monumento antico ed importante,di cui nella cattedrale in città si potranno ritrovare tutte le opere d’arte che la città riuscì a salvare.
Nel contempo lo studio per l’apertura al pubblico dello spazio archeologico potrebbe anche permettere un concorso di idee per la valorizzazione poiché o in modo permanente o in saltuariamente si potrebbero pure pensare forme di accostamenti con opere d’arte contemporanee o ancora di più con giochi di luci come si è fatto in molti luoghi di Italia (Parco archeologico di Siponto ad esempio) .
Come si vede vi sarebbero spazi importanti per una diversa visione di un importante monumento,che potrebbe poi essere ancora di piu’ valorizzato dal cantiere di scavo in corso da tempo a cui hanno partecipato anche volontari e volontarie ,che hanno frequentato l’apposito corso tenuto dall’Istituto di Studi Liguri e dal museo archeologico.
Si tratterebbe insomma di una opera di apertura di una area archeologica di grande interesse a cui tutta la città potrebbe dare il proprio contributo in una operazione di conoscenza delle proprie origini a cui lavorano da decenni i “professionisti del Priamar” (come ha scritto un ex vicesindaco) mentre i “dilettanti del Priamar” evidentemente stavano a Palazzo Civico a “non guardare e a non vedere dove la crescita della città avrebbe potuto indirizzarsi”.
Danilo Bruno
LA STORIA – DA LA DIOCESI DI SAVONA E NOLI
La Cattedrale di N.S. Assunta che oggi conosciamo, ha un’origine molto travagliata e dolorosa, tuttavia segnata da eventi che gettarono luci di speranza su di essa e soprattutto sulla città ed i suoi abitanti. Nel 1543, l’antica Cattedrale, che sorgeva nel quartiere del Priamar (promontorio sul mare che ospitava il cuore medievale della città savonese), fu distrutta per volontà della Repubblica di Genova insieme a tutti i numerosi edifici religiosi e civili che le sorgevano intorno, costituendo il nucleo vitale della città. Sul promontorio doveva sorgere una fortezza che è quella che, ancora oggi, domina la città di Savona. Sono commoventi le testimonianze storiche che raccontano la cronaca dei tristi eventi che accompagnarono l’abbandono e la spogliazione frettolosa dell’antica cattedrale. In particolare sappiamo da Agostino Abate (nella trascrizione dell’Assereto) che il 24 Aprile 1543 il podestà promulgò il bando col quale veniva vietato a chiunque di recarsi nel duomo. In maniera frettolosa i massari del duomo e, con loro, molti cittadini, insieme ai preti presero il Santissimo Sacramento dal duomo e, con la massima solennità possibile, lo portarono nella chiesa di San Pietro (c.d. “il vecchio”), in un clima di grande commozione e sofferenza. Alcuni massari e cittadini fecero il possibile, nonostante il brevissimo tempo concesso dal podestà, per portare via dal duomo quanti più oggetti preziosi fosse possibile, per metterli al riparo. Assieme al SS. Sacramento si effettuò anche la traslazione nella Chiesa di S. Pietro del Corpo del Beato Ottaviano vescovo di Savona dal 1123 al 1133, che nella Cattedrale del Priamar era tenuta in cripta.
SCRIVEVA IL PROF. CARLO VARALDO/9 DICEMBRE 2018….Non è difficile comprendere come proprio la cattedrale, per quanto ha rappresentato nella storia delle città europee dall’età tardo antica all’età moderna, sia uno dei siti in assoluto più significativi per ricostruire archeologicamente la storia di un’intera comunità…..la densissima presenza di strutture murarie che stanno venendo alla luce, proprio in questi giorni, nello scavo savonese, avrebbero reso assolutamente inutile l’uso di tale strumentazione (georadar ).
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Danilo Bruno

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