Savona sta per andare alle elezioni comunali e pur non volendo nei miei interventi accennarvi, vorrei solo fare una banale osservazione: quei famosi “dilettanti del Priamar” da me richiamati qualche settimana su trucioli.it (vedi…..)fa sembra che stiano, a stare a notizie di stampa, per collocarsi tutti nel fronte di destra – centro, ponendosi come elemento di congiunzione con quel “partito trasversale del cemento”, che ha governato Savona negli ultimi decenni.
di Danilo Bruno

Il 23 aprile 1543, su ordine della Repubblica di Genova, l’antica cattedrale venne serrata all’interno della Fortezza e chiusa al culto. Nello stesso periodo, l’intero quartiere del Priamàr venne distrutto per far spazio all’imponente Fortezza genovese, nell’ambito del definitivo assoggettamento della città di Savona da parte della Superba. Per l’occasione, il Coro San Pietro dell’omonima parrocchia, diretto da Padre Piergiorgio Ladone, rievocherà la dolorosa ricorrenza con brani polifonici liturgici della metà del XVI secolo.
In questi giorni mi sorge il dubbio di cosa si potrebbe fare dell’area dell’ex cattedrale cittadina, che sorgeva sulla collina del Priamar e che fu demolita su disposizione della Repubblica di Genova nel 1543.
Oggi una staccionata separa le antiche rovine, sommerse da rovi e da aree incolte da cui emergono i ruderi di ciò che un tempo svettava sulla città insieme a molti altri edifici legati al culto, dal comune passaggio mentre nel piazzale antistante l’Istituto Internazionale di Studi Liguri sez. Sabazia sta continuando la propria certosina campagna di scavi tesa a dare una forma definitiva e completa all’estensione e divulgazione dell’ edificio.
In questi anni molto si è discusso di cosa si sarebbe potuto fare dell’area già scavata e transennata o almeno molto si è discusso fra le persone curiose o anche semplicemente amanti della nostra città e volte a pensare che il Priamar meriti una grande opera di tutela ma anche di studio e ricerca oltreché di valorizzazione intesa nel senso di portare a tutta la popolazione e poi a visitatori e visitatrici la consapevolezza del valore di ciò che è stato portato alla luce.
Da anni infatti i famosi ” dilettanti del Priamar”, che si sono succeduti alla guida della città e oggi guardano a destra per perpetuare il proprio dominio, si rifiutano di considerare un progetto, che il Museo Archeologico e l’Istituto Internazionale di Studi Liguri sez. Sabazia portano avanti ovvero l’apertura al pubblico della zona dell’antica cattedrale.
Negli anni passati vi erano stati studi preliminari e ipotesi per aprire lo spazio ma occorre una volontà politica poiche’ si tratta di valutare il grado di sicurezza,decidere come e dove poter entrare e soprattutto rendere leggibili gli scavi attraverso anche l’utilizzo di strumenti di realtà aumentata.
Oggi infatti la tecnologia renderebbe possibile una visita virtuale di prim’ordine in cui si potrebbero persino ipotizzare la ricostruzione del monumento attraverso le ricerche compiute e pubblicate dall’arch. Rosanna Venturino.
La visita delle rovine dell’antica cattedrale potrebbe partire dal museo archeologico ove si potrebbero avere le notizie più importanti sulla crescita della nostra città per poi accedere all’area archeologica dove attraverso una adeguata cartellonistica e strumenti multimediali si potrebbe avere una lettura nuova e originale di un monumento antico ed importante,di cui nella cattedrale in città si potranno ritrovare tutte le opere d’arte che la città riuscì a salvare.
Nel contempo lo studio per l’apertura al pubblico dello spazio archeologico potrebbe anche permettere un concorso di idee per la valorizzazione poiché o in modo permanente o in saltuariamente si potrebbero pure pensare forme di accostamenti con opere d’arte contemporanee o ancora di più con giochi di luci come si è fatto in molti luoghi di Italia (Parco archeologico di Siponto ad esempio) .
Come si vede vi sarebbero spazi importanti per una diversa visione di un importante monumento,che potrebbe poi essere ancora di piu’ valorizzato dal cantiere di scavo in corso da tempo a cui hanno partecipato anche volontari e volontarie ,che hanno frequentato l’apposito corso tenuto dall’Istituto di Studi Liguri e dal museo archeologico.
Si tratterebbe insomma di una opera di apertura di una area archeologica di grande interesse a cui tutta la città potrebbe dare il proprio contributo in una operazione di conoscenza delle proprie origini a cui lavorano da decenni i “professionisti del Priamar” (come ha scritto un ex vicesindaco) mentre i “dilettanti del Priamar” evidentemente stavano a Palazzo Civico a “non guardare e a non vedere dove la crescita della città avrebbe potuto indirizzarsi”.
Danilo Bruno
LA STORIA – DA LA DIOCESI DI SAVONA E NOLI

SCRIVEVA IL PROF. CARLO VARALDO/9 DICEMBRE 2018….Non è difficile comprendere come proprio la cattedrale, per quanto ha rappresentato nella storia delle città europee dall’età tardo antica all’età moderna, sia uno dei siti in assoluto più significativi per ricostruire archeologicamente la storia di un’intera comunità…..la densissima presenza di strutture murarie che stanno venendo alla luce, proprio in questi giorni, nello scavo savonese, avrebbero reso assolutamente inutile l’uso di tale strumentazione (georadar ).