Trucioli

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Noli, San Paragorio: unica in Italia. L’area archeologica chiusa. L’esproprio tabù. La mia deludente esperienza in Comune. I meriti della Frondoni. Le proposte

Due anni fa, una mattina di sabato, sono tornato a Noli e mi sono recato a visitare la chiesa di San Paragorio dopo molto tempo che non vi entravo. Ho regolarmente pagato il biglietto di ingresso e ho notato che la chiesa si è nuovamente arricchita delle antiche lapidi e della cattedra vescovile originale .

di  Danilo Bruno

La chiesa di San Paragorio a Noli e l’area archeologica romana

Ho visto una situazione di pulizia generale, che faceva sicuramente onore ai gestori dell’Associazione Amici di San Paragorio anche se devo dire che un pò di tristezza mi ha preso vedendo la teca ospitante i bacini islamici pagata dal Comune e tutte le indicazioni del percorso di visita poste a cura del Comune in un progetto, gestito dal sottoscritto con fondi della Fondazione De Mari parecchi anni fa.

Avrei voluto tornare nell’adiacente area archeologica romana, ma era chiusa .
Forse molte persone non lo sapranno ma proprio a fianco della chiesa si trovano i resti dell’area archeologica romana di Noli, che ha un ingresso separato e che ha davanti a se un ampio prato verde costituito da terra di riporto della ex ferrovia probabilmente.
Quando arrivai a Noli nel 2007, come ho già scritto, si stava organizzando la mostra sugli scavi della città romana e l’area era stata da poco attrezzata per la visita. In seguito fu anche curata la parte di cartelli per i visitatori con i fondi della Fondazione De Mari e la Sovrintendenza Archeologica la adeguò alle disposizioni antinfortunistiche.
Quale migliore occasione per consentire alla città di riappropriarsi della propria antica storia, retrodatata all’età romana repubblicana dopo gli scavi?
Quale migliore incentivo per arricchire l’offerta culturale cittadina e dare alla visita a San Paragorio una adeguata cornice storica con l’area archeologica adiacente, tenendo presente che proprio in quegli anni erano stati avviati importanti studi sugli affreschi esistenti, che sono giunti a datare quelli rimasti nella cripta al XIII secolo e ad attribuire al Maestro di Bastia di Albenga quelli esterni accanto all’ingresso (parliamo di tracce ma costituiscono pur sempre testimonianza della storia della città).
Sembrava tutto facile ma mi trovai i una situazione “kafkiana” poiche’ i nuovi funzionari della Soprintendenza Archeologica misero in ogni modo regole paradossali per poter aprire.
L’area infatti era ( e forse è ancora) divisa a metà da una passerella pedonale e la proprietà era divisa per cui dalla chiesa alla passerella era di proprietà dello stato, mentre dalla passerella al confine di ponente era ancora proprietà della villa adiacente perché le pratiche di espropriazione non erano mai terminate.
In quegli anni non ricordo più i miei viaggi con o senza amministratori a Genova per parlare con i Sovrintendenti, che cambiavano in continuazione e con la dott.ssa Frondoni (nel frattempo andata in pensione), che non ha mai fatto mancare a Noli il proprio impegno scientifico e culturale disinteressato.
La Sovrintendenza non intendeva ragione perché voleva chiudere la pratica di esproprio prima di parlare di apertura definitiva al pubblico.
Dal 2007 al 2014 il Comune, con la mia modesta presenza, ha organizzato visite guidate e aperture straordinarie, due annate del Festival Internazionale Archeologico di Noli con la rivista Archeologia Viva e poi due annate del Festival della Nuova Storia, che voleva far dialogare la storia con cinema e musica, utilizzando pure la chiesa di San Paragorio .
A Noli sono transitati archeologi , studiosi e gruppi musicali di fama internazionale, che abbiamo voluto premiare alla carriera oltre ad aver istituito una sorta di gemellaggio con Benevagenna, che stava riportando alla luce la propria storia in quegli anni.
Vi sono state trattative con la proprietà privata allo scopo di far cedere l’area al Comune ed era stata raggiunta una intesa verbale, che però la Sovrintendenza non ritenne valida.
Mi piace anche rammentare che in quegli anni rischiai pure due denunce. Una perché un trabattello era stato momentaneamente inserito nel prato antistante all’area archeologica per lavori comunali. Mi diedi da fare per farlo rimuovere dall’ufficio comunale competente ma non ho mai capito perché la Sovrintedenza avesse identificato me come responsabile (o meglio credo di saperlo benissimo ma non posso fare nomi per non rischiare querele ) mentre una seconda volta fui veramente colpevole.
Si trattava di una tornata elettorale con molte liste e vi era ancora la propaganda indiretta. Il Comune doveva essere neutro rispetto alle contese elettorali per cui a tutti occorreva garantire la medesima visibilità ed essendo la piazza occupata dal cantiere del parcheggio non si sapeva dove mettere i tabelloni.
L’ufficio LL.PP. mi propose una soluzione orribile dal punto di vista estetico ma equa ai fini elettorali ovvero collocare i tabelloni intorno alla cinta di San Paragorio. Naturalmente non passò un giorno dalla collocazione che mi arrivò una lettera dalla Sovrintendenza archeologica con l’ordine di rimozione pena denuncia con annessi e connessi. Naturalmente risposi e spiegai che si trattava solo di venti giorni. Non ebbi risposta per cui la cosa con probabile segnalazione proveniente dalla città di Noli si esaurì da sola.
A questo punto finalmente nel 2014 la Sovrintendenza propose al Comune di predisporre un piano di gestione a costo zero e ingresso gratuito all’area archeologica.
Il Comune insieme alla sezione Sabazia dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri propose di spostare la biglietteria nella vecchia canonica in modo da permettere una adeguata sorveglianza e di mantenere invariato il biglietto di ingresso. Vennero le elezioni.  Io me ne andai due anni in esilio a Spotorno e nel frattempo il Comune, con la nuova giunta Niccoli, approvava la convenzione per la gestione dell’area con il Ministero dei Beni Culturali mentre la Parrocchia dava la gestione della chiesa alla Associazione Amici di San Paragorio, dimenticandosi l’impegno e i mezzi impiegati dall’Istituto di Studi Liguri, già con la direzione Lamboglia, per studiare e valorizzare un monumento come San Paragorio,unico in Italia.
Il risultato? Chiesa prima della pandemia aperta solo nel weekend e area archeologica chiusa. Oggi bisognerebbe riprendere il discorso ponendo però al centro un dato: San Paragorio è un monumento importante ma richiede una gestione unitaria, che non può essere lasciata all’impegno generoso di volontari perché  vi deve essere sempre la presenza di personale preparato dal punto di vista scientifico.
Si può integrare volontariato e presenza scientifica per aprire tutto il complesso monumentale, ma ciò richiede un Comune che torni attore della vita culturale cittadina, una Parrocchia disponibile al dialogo e soprattutto il doveroso riconoscimento dell’impegno profuso dall’Istituto Internazionale di Studi Liguri per decenni (fosse solo per onorare la memoria del Prof. Lamboglia e l’impegno della dott.ssa Frondoni (oggi presidente della sezione genuense dell’Istituto), riportandolo a gestire l’intero complesso monumentale con spazi anche per il volontariato.
Danilo Bruno
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Danilo Bruno

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