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Cairo Montenotte non dimentichi i suoi 82 alpini: la carneficina a Nowo Postojalowka con la Divisione Cuneense. Anche Ceva e Saluzzo contano i caduti

Le Sezioni ANA domenica 17 gennaio hanno ricordato il  78° anniversario della Battaglia di Nowo Postojalowka con gli alpini per non dimenticare. Unasanguinosa, disperata battaglia che durò per più di trenta ore ed in cui rifulse il sovrumano e sfortunato valore dei battaglioni e dei gruppi della Julia e della Cunennse, che ne uscirono poco meno che distrutti. La più dura, lunga e cruenta fra le molte sostenute dagli alpini.

di Luciano Bona

Stazione Gesso Cuneo monumento ricordo

A causa delle  condizioni sanitarie relative alla pandemia covid le cerimonie in ricordo della tragica epopea della divisione italiana alpini nella battaglia di Nowo Postojalowka si sono tenute in sordina. Nessun ammassamento e relativa sfilata e l’ingresso in Chiesa contingentato.  Per quanto riguarda Cuneo, il Presidente del Memoriale della Divisione Cuneense sito alla ex-stazione Cuneo-Gesso ha previsto un momento di raccoglimento presso il Monumento dedicato alla campagna di Russia, vicino all’ex-magazzino merci, sabato 30 Gennaio alle ore 10:00 solo per i componenti del Comitato Memoriale.

La ritirata

….Un gennaio , eroico e tragico, quello del 1943 che lasciò  sul terreno innevato russo di  Nowo Postojalowka  prima e Nikolajewka dopo  migliaia di alpini, nel  tentativo di ritornare a casa …    Il generale Emilio Faldella, nella sua “Storia delle truppe alpine”, così definisce la battaglia di Nowo Postojalowka: ” … quella sanguinosa, disperata battaglia che durò, pressoché ininterrotta, per più di trenta ore ed in cui rifulse il sovrumano e sfortunato valore dei battaglioni e dei gruppi della Julia e della Cunennse, che ne uscirono poco meno che distrutti”. … la più dura, lunga e cruenta fra le molte sostenute dagli alpini, sia in linea sia nel corso del ripiegamento.”
Caddero, nella dura battaglia, tra gli altri, molti alpini originari delle nostre parti; ben ottantadue erano di Cairo Montenotte, ma anche Ceva e Saluzzo contano i loro caduti, anzi la Divisione Alpina Cuneense pare subisse la maggior parte di perdite rispetto a tutti gli altri reparti dell’Esercito Italiano …..  e ora un ricordo ….  l 19 e 20 gennaio 1943  si svolse il  più rilevante scontro armato fra le divisioni italiane alpine in ritirata e l’Armata Rossa.

La battaglia iniziò verso mezzogiorno del 19 gennaio, quando la colonna dell’8º Reggimento alpini della Divisione Julia si trovò la marcia sbarrata da ingenti truppe russe, asserragliate a Nowo Postojalowka, località formata da un piccolo gruppo di isbe situato sulla pista che le divisioni alpine in ritirata dovevano percorrere.  Partirono all’attacco prima il Battaglione Gemona, appoggiato dall’artiglieria del Gruppo Conegliano, poi i Battaglioni Tolmezzo e Cividale, ma gli attacchi degli alpini della Julia furono sempre respinti dalle truppe russe, che poi contrattaccarono con i carri armati. Nella notte i battaglioni della Julia furono raggiunti dalla colonna del 1º Reggimento alpini della Divisione Cuneense e i comandanti concordarono di procedere prima dell’alba ad un nuovo attacco guidato dagli alpini del Battaglione Ceva che furono respinti dalle artiglierie e dal contrattacco di alcuni carri armati russi.

Più tardi arrivarono gli  altri battaglioni della Cuneense e i comandanti delle due divisioni, Emilio Battisti per la Cuneense e Umberto Ricagno della Julia, concordarono di procedere all’attacco della postazione russa con tutti reparti disponibili. Gli attacchi continuarono per tutta la giornata, ma furono sempre respinti …   Durante i combattimenti caddero eroicamente il comandante del Battaglione Mondovì, maggiore Mario Trovato, e quello del Ceva, tenente colonnello Giuseppe Avenanti, oltre a decine di ufficiali e migliaia di alpini.  Solo approfittando della notte si  riuscirà a superare l’ostacolo e continuare la marcia verso la salvezza.

Alcuni reparti minori restarono, sacrificandosi, sulle posizioni per mascherare la ritirata. Ormai la ritirata, a piedi e con una temperatura fra i 30 e i 40 sotto zero, per tutti gli altri reparti è una rotta: militari sbandati di varie nazionalità, provenienti da più parti e settori del fronte, si riversano sulle strade.

Ogni giorno è caratterizzato da combattimenti per superare le linee nemiche che operano con manovra a tenaglia.   … La battaglia finale si combatterà  il 26 gennaio 1944 a Nikolajewka: la pagina più sublime dell’intera campagna di Russia.    Sono sette ore di battaglia intensa e più volte gli Alpini stanno per cedere alla preponderante massa di fuoco nemico. Gli episodi di valore sono tanti e per lo più rimasti sconosciuti. Più volte i miti Alpini devono ricorrere all’assalto con bombe a mano o a feroci corpo a corpo con ricorso alla baionetta. Nel momento in cui tutto sta per crollare, i reduci di Arnautowo, si presentano per dare una mano a coloro che sono alla periferia del paese e non riescono a compiere il salto finale..

Confuso con gli altri, il Capo di Stato Maggiore della Tridentina, il gen. Giulio Martinat che, alpino fra gli alpini, va all’assalto sparando con un fucile raccolto a terra gridando: “Oltre il sottopassaggio c’è l’Italia”. …Intorno alle 15,30 la situazione continua ad essere incerta e il gen. Reverberi, comandante della Tridentina, è preoccupato perché col buio della sera non sarebbe più possibile prendere la città.

Ha uno scatto d’impeto: sale su un blindato tedesco e, sporgendosi dalla torretta, indicando la direzione col braccio alzato, grida “avanti Tridentina” alla maniera degli antichi condottieri. È la scintilla che accende gli animi anche di quanti assistono dall’alto del costone alla carneficina che si sta compiendo alle porte di Nikolajewka. Superstiti della Cuneense, della Julia, del battaglione sciatori Monte Cervino, Fanti della Vicenza, Cavalleggeri del Savoia e Lancieri del Novara, ormai appiedati, gli Artiglieri del reggimento ippotrainato Voloire, vanno all’assalto.  È la vittoria della Tridentina e di tutto il Corpo d’Armata Alpino perché Nikolajewka è la conclusione di quell’ “avanzata all’indietro” che non può prescindere, però, dai sacrifici compiuti dalla Julia e dalla Cuneense sia nei compiti di copertura sia nel corso della lunga marcia …. 

Luciano Bona

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