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Savona: perché diventa una ‘città silente’. Ieri i protagonisti della rinascita operosa, vitale, in crescita culturale e sociale

Ci perviene questa notizia: “Savona – Dopo 163 anni la città dovrà dire addio a una delle sue istituzioni storiche. Con il nuovo anno il Casino di Lettura si è dovuto arrendere alla crisi conseguente alla pandemia che ha scoraggiato le adesioni dei soci. Così è stata costretta a chiudere un’istituzione che, per più di un secolo, ha ospitato eventi cultuali di ogni tipo: concerti, tornei di carte, feste di Carnevale, sfilate”.  Un altro, ennesimo, segnale di una Città che ha perso identità, valori culturali, capacità di incontro sociale.

di Franco Astengo

Un’immagine inconsueta veduta di Savona con il suo vecchio porto imbiancato dalla neve (Foto archivio Trucioli.it)

Savona è ormai una “Città silente”: e la responsabilità non è soltanto dell’epidemia e dell’emergenza sanitaria. Un declino che arriva da lontano e che si accompagna direttamente con il mutar di pelle della città industriale e operaia. Una Savona che non ha trovato più una sua dimensione e che certo non avrebbe potuto rinvenirla nella profusione di cemento che ha attraversato il primo decennio del XXI secolo e la frettolosa, trascurata, “toccata e fuga” dei croceristi.

Il pensiero corre verso il ricordo di un’altra Città: una Città operosa, vitale, in crescita.

I riferimenti culturali importanti erano almeno tre, con al centro l’attività di un teatro Chiabrera il cui cartellone (opera di Renzo Aiolfi, cui oggi è intitolato un attivo circolo culturale brillantemente diretto da Silvia Bottaro) non aveva nulla da invidiare a quello dei teatri delle metropoli: il casino di lettura, con sede nella bellissima sala del ridotto del Chiabrera (oggi inagibile, il Teatro non dispone nemmeno più di un custode) e luogo di ritrovo e di incontro della “buona borghesia”; l’Università Popolare, con sede nello storico palazzo Pozzobonello dove avevano casa anche la Fratellanza Ginnastica e la sezione centro del PSI quella della “sinistra” e di Pertini, dove si curava la crescita culturale dei ceti popolari; il Circolo Calamandrei, al n.1 di via Pia, factotum Mirko Bottero, regno degli intellettuali di sinistra dove il leader di Lotta Comunista Arrigo Cervetto duellava in punta di dottrina con il professor Giovanni Urbani futuro Sindaco e senatore del PCI, gli avvocati Beltrametti e Zino uomini di riferimento dell’intellettualità laica e radicale, l’altro professore Giuseppe Racca teorico dell’autonomia operaia e fautore della scissione dello PSIUP, i sindacalisti dell’unità Magliotto, Pozzi, Burzio e tanti altri personaggi da non dimenticare.

A commentare i propri film arrivarono al “Calamandrei” registi come Costa Gravas e Autant Lara, a parlare del quarantesimo di fondazione del PCI fu Umberto Terracini, la vicenda del “Manifesto” diede vita a un dibattito “storico” svolto in Sala Rossa presenti Lucio Magri e Luigi Pintor, e per non trascurare alcunché la spiritualità della conferenza di Padre Turoldo. Il filone principale che derivò dal Calamandrei fu poi quello del Filmstudio, in piazza Diaz, dove Bottero diede vita a una vera e propria “covata” di geni della comunicazione impostasi poi a livello nazionale e internazionale.

Per gli sportivi era vivo e attivo il Circolo Bianco blu, protagonista principe il “presidentissimoStefano Del Buono con sede dallo Splendid al mezzanino di via Paleocapa soprastante il “Moscerino di mezzo” fino alla lussuosa sede di Piazza Diaz.

Altro essenziale punto di riferimento culturale e di aggregazione le due tipografie Sabatelli, quella d’Arte in salita Schienacoste e la Priamar in piazza Vescovado situata proprio al di sotto delle stanze di Pio VII. Norberto e Marco eredi di una vera e propria dinastia editavano fior di riviste in tutti i campi (Liguria, Sabazia, Resine), il Letimbro settimanale della curia con i suoi prestigiosi direttori da Don Vivaldo a Don Farris, “Riviera Notte” un settimanale sportivo tutto savonese dal quale sono emersi fior di giornalisti e di personaggi centrali nella vita della Città: Ivo Pastorino, Pino Cava, Enrico Fabbri, Nanni De Marco (”lo sportivo dell’anno”) e Luciano Angelini futuro condirettore del “Secolo XIX”.

Tralascio la trama delle corrispondenze locali dei giornali, la rete delle società di mutuo soccorso che sviluppavano un’attività centrale per la vita dei quartieri, le sedi politiche con la presenza di tutti i partiti impegnati non solo nell’attività amministrativa ma in un costante dibattito culturale e di aggregazione sociale.

Non si può dimenticare la presenza di gallerie d’arte come quella diretta dal “futurista” Luigi Pennone (Sant’Andrea in piazza dei Consoli) e dal teorico dell’avanguardia (sia in campo culturale, sia sul terreno politico) Stelio Rescio (”Brandale” in vico Forni).

Una città coesa dove gli operatori portuali, capitanati dall’indimenticabile Mario Vagnola, facevano la colletta per il calciomercato del Savona FBC.

Ancora: all’inizio degli anni’70 la rete delle radio “libere” (Savona 102 fondata nella sede della FIOM in Corso Mazzini, Savona Sound, Vecchia Savona, Savona International); il centro di informazione della “Libreria delle Donne” in via Briganti sede di un femminismo colto e intelligente animato dalla “verve” incrollabile di Betty Briano, la Libreria dello Studente dove si trovavano addirittura copie della rivista “Adesso” di Don Primo Mazzolari che a Savona vendeva 5 (cinque) copie, le ACLI progressiste e di “sinistra” di Mimmo Filippi, Guido Trucco, Agostino Macciò (protagonista quest’ultimo della creazione del primo “quartiere” nel difficile Savona Ponente), l’ASSU con l’edizione del suo brillante annuario e l’organizzazione della “corsa delle Carrette” giù dalla Villetta fino a via dei Mille, il “6 meno” rivista degli studenti medi di cui era riferimento un altro fine intellettuale da non dimenticare come Ugo Tombesi.

Non va tralasciata nella memoria la “fiammata” degli anni’70 – ‘80, auspice l’assessore alla Cultura del Comune Sergio Tortarolo con le mostre sul futurismo, le conferenze sulla storia del pensiero politico e di quello scientifico.

Ho riassunto molto all’ingrosso tralasciando tanti altri passaggi, semplicemente per reagire all’ennesima notizia di chiusura e di abbandono: non è soltanto responsabilità dell’epidemia (che certo incide), Savona sta attraversando una crisi vera, demografica, di idee, di partecipazione. Savona è una città invecchiata e socialmente sfibrata: sarebbe il caso che chi conserva ancora energie e idee ci riflettesse sopra.

Dato atto naturalmente ai cirenei che tengono ancora viva una luce di speranza: dal Filmstudio, alle compagnie teatrali (penso ai “Cattivi Maestri”) oppure si ingegnano a far sopravvivere società sportive o di mutuo soccorso cercando ancora di sviluppare solidarietà e senso del sociale così come rimane viva la Società Campanassa, la meritoria attività della Società Savonese di Storia Patria e dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età contemporanea nel quale sviluppò la sua ultima fase di attività un personaggio di grande spessore morale e culturale come Umberto Scardaoni.

Da non dimenticare, in questi tempi così difficili, l’opera di solidarietà compiuta dai Circoli Operai e di promozione culturale portata avanti dal Circolo “Logos” di emanazione genovese ma molto attivo anche nella nostra Città e l’attività dell’Associazione degli Amici dell’Ospedale San Paolo.

Con le scuse per l’incompletezza della ricostruzione sicuramente “non storica”.

Franco Astengo

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F.Astengo

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