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Savona segreta: progetto Funivie San Giacomo, una fallita speculazione favolosa con il Partito del cemento

Negli appunti ingialliti del vecchio cronista spunta un progetto sconosciuto ai più: un gigantesco “affare” edilizio paragonabile solo a quello nell’area portuale di Savona.

di Angelo Verrando

Leggo solo ora – ossia in ritardo, e me ne scuso – l’appello su Trucioli.it dell’imperiese – savonese, Danilo Bruno, per un riutilizzo delle aree a mare già occupate dalle storiche Funivie di Savona. A stuzzicare particolarmente il mio interesse, più che del destino singolo dell’antico impianto dei vagonetti per il trasporto del carbone ormai dismesso da anni, sono stati alcuni riferimenti al soprastante Complesso di San Giacomo.

Per me, cronista pensionato de Il Secolo XIX, sentir parlare di quella parte di città in termini di progetti per il futuro, è stato come tornare indietro di almeno vent’anni. E di questo debbo solo ringraziare chi ha citato l’argomento. Per quanto riguarda la mia curiosità che si è rinverdita, desidero raccontare una vicenda di cui sono stato testimone tanti anni orsono, ma della quale non ho più sentito parlare. Siamo nella stanza del sindaco di Savona del quale non dirò il nome, in quanto lo ritengo assolutamente ininfluente. Con me, un collega de La Stampa: assieme veniamo ricevuti dal primo cittadino per le ultime notizie amministrative. In realtà gli argomenti raccontati sono un po’ fiacchi ed, evidentemente, i nostri visi svelano insoddisfazione. E’ a quel punto che il sindaco, a sorpresa, estrae da un cassetto una sorta di mappa. E, con l’aria di chi tiene in mano le coordinate di un’isola del tesoro, sbotta: “Guardate un po’ qui. E’ il più grande progetto che rivoluzionerà il levante della città. E non solo”.

Noi cronisti di provincia, anche se scettici di professione, di fronte a quel grosso foglio, abbiamo spalancato gli occhi. Nuova viabilità fantascientifica; demolizione delle vecchie funivie; realizzazione di una sorta di porticciolo turistico all’interno dell’area portuale; pista ciclopedonale verso Albissola. Dentro quella mappa c’era veramente proprio di tutto e di più. Ma… c’è un ma. Presentato quell’ambiziosissimo progetto con toni quasi trionfalistici e con sguardi ammiccanti verso gli esterrefatti cronisti, il sindaco ad un certo punto si blocca. Improvvisamente chiude la mappa riponendola subito in un cassetto e, nel contempo, si chiude in un “…Poi vedremo”. Sempre più sbalorditi cerchiamo altre spiegazioni, dettagli, delucidazioni. Ma niente. Di quel piano “segreto“, il sindaco di tanti anni fa non parlò mai più con la stampa.

Ora entro per un momento nel campo delle supposizioni. Il progetto faraonico presentato con tanto ardore, aveva l’aria di non essere uscito dalla penna di quella amministrazione comunale. E quindi sarebbe stato ancora suscettibile di approvazione, più di un benestare, oltre che di finanziamento da parte di qualcuno in misteriose stanze fuori da Palazzo Sisto. Ma forse anche da dentro a quelle mura. E, quindi, una bozza di realizzazione dai tempi lunghi, forse lunghissimi.

E’ per questo che non scrivo il nome di quel sindaco che in quell’occasione mi parve un semplice passacarte, e non il propugnatore di idee urbanistiche proprie. Copia di quel progetto non ci è stata consegnata al momento, e non è mai comparsa neppure successivamente. Segno che tanti “placet” – ancorché ignoti – non sarebbero arrivati. Successivamente il collega ed io siamo più volte tornati alla carica per avere qualche notizia in più, una planimetria sulla quale meditare, un studio tecnico da analizzare. Niente. Anche perché sul levante cittadino, in diverse epoche, si è ripetutamente raccontato di tutto.

Uno svincolo dedicato tra Aurelia, via Scotto e via Valloria (ospedale); una sorta di Aurelia bis verso il mare da costruire in parallelo all’attuale; una pista ciclopedonale (“panoramica” dicevano) sul tracciato Torretta-Margonara di Albissola. Altri sogni nel cassetto? Forse. Senz’altro progetti isolati, raccontati magari solo a scopo propagandistico. Ma che sembravano tutti tasselli di quello, più ampio, che avevamo visto in precedenza, ma del quale avevamo perso traccia. E, siccome non è mai stato dato il via a niente di tutto ciò, al momento non si può altro che tornare nel campo delle ipotesi per darsi qualche spiegazione plausibile.

Ma, tornando agli elementi concreti di riflessione, preferisco ricordare qualche particolare rilevante di quel “faraonico” piano di riuso a scopi turistici del levante cittadino, come disse pomposamente il sindaco del tempo. Partiamo dal confine est della città. Dalla ex discarica della Margonara, in quel misterioso disegno tecnico, veniva tracciata una nuova Aurelia che, oltrepassata la Madonnetta, avrebbe superato la linea della diga di sottoflutto del porto per imboccare la strada sulla quale si affacciano la Capitaneria e i Vigili del fuoco del porto. Per poi proseguire quasi a pelo del mare, fino alla Torretta. Risolto il problema del traffico? Forse. E, all’altezza del bivio per Valloria, uno svincolo ad anello sopra-sotto, degno della migliore autostrada.

Ancora: demolite le Funivie, realizzazione di un porticciolo turistico per imbarcazioni di tutte le dimensioni all’interno dello scalo commerciale. Una obiezione prima del botto finale: Il disegno di questo tracciato sembra, ad esempio, tenere in scarsa considerazione tra l’altro il cantiere navale in attività proprio all’altezza della diga di sottoflutto e della galleria Valloria, il quale sarebbe stato cancellato o quantomeno pesantemente ridimensionato.

Infine, il piatto forte. Sempre a scopo turistico si sarebbe dovuto utilizzare, recuperare, restaurare, riattare, l’antico Complesso di San Giacomo che si affaccia sulle attuali Funivie dismesse, nell’ipotesi di un porticciolo, per creare un tutt’uno. Come? Attraverso una cabinovia dedicata, da realizzare tra le storiche mura di via Genova e il mare, a scavalco dell’Aurelia. Residenze private di prestigio collegate direttamente al porticciolo sottostante. Da non credere. Anche se il tutto va inquadrato in un preciso periodo storico. All’epoca un certo archistar ipotizzava la costruzione di un grattacielo “fallico” alla Madonnetta, suscitando aspre levate di scudi del fronte ambientalista; per le vecchie Funivie non si parlava neppure dei costi di demolizione; per l’Aurelia-bis si ipotizzava la costruzione di un’arteria dedicata particolarmente a chi arriva da… Sassello e non per i pendolari di Varazze, che peraltro si sta – faticosamente – realizzando oggi. Ma, soprattutto, era l’epoca nella quale in porto a Savona si parlava di containers, pensando però agli appartamenti, e le aree dismesse dall’industria suscitavano solo grandi appetiti commerciali ed affaristici: quelli che hanno pesantemente segnato il tessuto della distribuzione cittadina e comprensoriale.

Pensare oggi a sistemare le aree a levante della città, mi sembra un esercizio (amministrativo, non singolo) del tutto legittimo. Scordarsi la programmazione urbanistica ed economica territoriale contando di seguire, ad esempio, la linea del “qualunque cosa, ma subito”, come si è già vista, mi appare solo pericoloso. E’ solo la modesta opinione di un cronista che un giorno ha visto un mega-progetto, per fortuna rimasto nel libro dei sogni, o forse degli incubi. E che finora non ha mai avuto l’occasione di raccontarne. Ma si sappia che la speculazione più sfrontata è sempre pronta a riprendersi ampie fette di territorio. Purtroppo con tantissimi smemorati e taciturni anche tra colleghi.

Angelo Verrando

 

 

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