Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Molini di Triora, implora aiuto nessuno ascolta? Il dramma di Gavano dove resistono 3 dei 6 abitanti, isolati da mesi

Un caso unico, almeno in Liguria, per le sconvolgenti conseguenze di un altro alluvione, mai così disastroso, che si è abbattuto, a ottobre, in Val Nervia (e non solo, vedi Val Roya, Valle Arroscia, Valle Argentina). Un antico villaggio – borgata, Gavano nel Comune di Molini di Triora, è ancora isolato. Tra i 6 abitanti invernali, tre non hanno voluto abbandonare le case, nonostante l’ordinanza sindacale. ‘Cancellata’ la strada, impossibile raggiungere il paesino persino a piedi attraverso i sentieri.

Da ‘La Topina della Valle Argentina’ 2012: Val Gavano è una piccola gola della Valle Argentina. Gavano, il paesino principale, è affiancato da altri piccoli borghi rimasti ancora tutti come un tempo. Si dice che uno di questi, Ciagin, sia stato creato dagli abitanti di Piaggia (“Ciaggia” in dialetto), decisi a costruire un nuovo paese, ossia Piaggino (“Ciagin” appunto). Gli altri borghi si chiamano Galei, Baladi e Cornò ma qui www.valgavano.it troverete tutto quello che vi interessa sapere e delle curiosità davvero divertenti su tutta questa zona, quasi inanimata, e verdeggiante. Gavano è ancora oggi come una volta. Forse, data l’assenza della maggior parte degli abitanti, il bosco ha preso più sopravvento, ma è comunque bello passeggiare per la sua strada in mezzo agli alberi. Ma come arrivarci? E’ semplice, salendo verso Molini, ad un certo punto incontreremo l’apposito cartello, gireremo quindi a sinistra e attraverseremo un torrente Argentina che, in certi punti, si presenta davvero curioso e fantastico assumendo forme ammirevoli. Pare, a volte, di essere in un ambiente primitivo e l’acqua, è l’unica fonte di vita. E’ per questa strada che troviamo un percorso equestre e un percorso per mountain bike. A tener pulito questo sentiero ci pensano oggi i cacciatori. Qui esercita, con battute al cinghiale, la squadra n°49. Siamo sotto a Colla Bracca e, per raggiungere il paese, dovremo poi girare verso destra ma non ci si può sbagliare.Continuando dritti, raggiungeremo invece le vecchie caserme, costruite dopo la prima guerra mondiale, ora abbandonate.Le case giocano con noi a nascondino tra i secchi rami degli alberi.
Siamo a soli 25 km circa dal mare ma, quando scende la neve qui, ricopre ogni cosa. Il bello della mia valle è proprio questo, offre mare e monti!La nota negativa di questi luoghi è che, rimanendo chiusi tra le montagne, godono poco del sole. Guardate che strada. I tronchi caduti dalle forti piogge sono stati tagliati e tolti dalla via, infatti, ad un certo punto, dobbiamo fermarci. Un grosso albero abbattuto non ci lascia passare. Ma riusciamo comunque a raggiungere la chiesa e la località di Ciagin. Più in su avremmo trovato anche il cimitero. Un tempo, questi luoghi, erano pieni di gente, oggi invece, si animano solo nel periodo estivo e, il 22 gennaio, quando si festeggia il patrono del paese, San Vincenzo. C’è una chiara impronta che ricorda il lavoro nei campi. La raccolta, la semina. Ci sono le stalle degli animali, anch’essi gran collaboratori e il lavatoio utile a lavare gli indumenti. A proposito di animali, non potete immaginare quanto siano protagonisti nella mia Valle e quanto lo siano stati. Non solo per aiutare l’uomo nei suoi lavori, ma sono presenti soprattutto nei proverbi e nelle credenze popolari.

Una storia da prima pagina, da Tv nazionali, invece nulla. Rai nazionale e Rai 3 Liguria hanno seguito il disastro con servizi da Molini di Triora e da Triora.

E sono rimasti tre resistenti tagliati fuori dal mondo. E un’ex assessora di Triora, Maria Virginia Casale, dalle colonne del Secolo XIX Imperia, lancia un appello: “Il mio paese dimenticato dal mondo intero da due mesi è senza una via di accesso e avvolto nel suo silenzio implora aiuto a gran voce ma nessuno lo sente”. Accade nella nostra terra ligure, con i suoi  24 deputati e senatori (a 14-16 mila euro al mese), accade nella Regione con 30 consiglieri eletti, con 7 assessori (14- 18 mila euro al mese). Il grande malato resta la nostra montagna  in costante e inesorabile abbandono (con pochissime eccezioni), spopolamento, a precipizio i prezzi immobiliari. Anzi non si trovano più acquirenti. La prima grande emergenza e priorità dovrebbe essere la montagna, le sue prime vallate. Trucioli.it il 6 ottobre 2020 aveva titolato vedi: “La devastazione nelle valli delle lacrime……”.

Basta tempi lunghi e sprechi.  Occorre subito reagire  e mitigare il rischio idrogeologico, garantire sicurezza agli ultimi ‘presidiatori’ del territorio. Invocare progetti faraonici è demagogia visto che non si riesce neppure a curare l’abc della viabilità ordinaria. E gli interventi dell’emergenza vengono decantati come benemerenze di questo o quello che amministra la cosa pubblica. Passerelle per le tv locali, quotidiani cartacei e on line. Un tempo presidiava nell’imperiese un’Imperia Tv che era molto sensibile alla sirene politiche del potente di turno. Una voce si è spenta ignari che ‘ti usano e ti gettano’. Nessun imprenditore che la cavalcava si è fatto avanti. Solo colpa di mezzibusti ? Del loro editore?

Per ricostruire in sicurezza e con urgenza perchè non varare un programma di assunzioni di operai forestali ? Per mantenere e pulire i boschi, curare torrenti, canali, cunette, fossati, strade e sentieri interpoderali, rive, muretti a secco. Una manutenzione ed una ‘sorveglianza’ capace di prevenire, mitigare. Alla fin fine costerebbero meno che rimediare ai continui danni milionari. Soldi pubblici dei contribuenti, tempi lunghi, burocrazia asfissiante. Con Comuni più o meno diligenti, peraltro sempre in bolletta. Operai forestali pagati dalla Regione che rappresenterebbero un investimento produttivo che crea, tra l’altro, occupazione, posti di lavoro (non parassitari) di cui  c’è  estremo bisogno.

Ebbene nei prossimi numeri daremo conto, nelle province di Imperia e Savona, con nomi e cognomi di pubblici amministratori, di certi professionisti, certi imprenditori, di quali siano state le loro richieste per far fronte ai disastri alluvionali che saranno sempre più frequenti. Ancora opere pubbliche, cantieri, lavori su lavori che spesso si sa quando iniziano e difficile prevedere la fine. Appalti, sub appalti.

In passato il ‘club’ spesa pubblica di imprenditori grandi e piccoli, progettisti, fornitori, ci ha documentato quanto sia penetrante la corruzione, la collusione, il costo esagerato di certe opere,  a volte mal costruite, con certe imprese che ‘vincevano’ per poi fallire. Si sarebbe dovuto voltare finalmente pagina, da paesi moderni.

Invece il ricorso all’assunzione di qualche centinaio di operai forestali (non vogliamo comunque seguire l’esempio della Sicilia e Calabria)  è stato ignorato da quasi tutti, almeno a leggere i mass media locali e le dichiarazioni, proposte. E poi si invoca e si legge che dai ministri, ai sottosegretari, ai presidenti di Regione ed assessori dovrebbero almeno avere in tasca  laurea o diploma, con minimo approccio culturale. Invece in Italia, tra i pochi paesi al mondo, non serve neppure un titolo di studio, la quinta elementare. Nessuno vuole estromettere  i meritevoli  che  hanno dimostrato  capacità  e risultati.  Esiste  un  limite nei requisiti  quando si vuole  amministrare  uno Stato, una nazione, una Regione, una Provincia. 

Ai giornalisti pubblicisti e professionisti era richiesta la terza media o un diploma, in assenza occorreva sostenere un esame di cultura generale all’Ordine professionale della regione in cui si abita; poi si poteva accedere al praticantato, quindi esame, a Roma, scritto, e se promossi, orale, per diventare professionisti. Certamente quando si esercita il ‘più bel mestiere al mondo’ e si ignora quanto sia utile il ‘giornalismo di strada’, che frequenta non solo il palazzo, ma è uso riservare parte del tempo tra la gente e per raccogliere testimonianze, si finisce per perdere il contatto con la realtà.  E quanto avviene, a parte le gite fuori porta, quando si ignorano le istanze e le riflessioni di chi vive nel territorio disastrato,  sempre più povero nella sua economia e senza futuro. Da un’emergenza emergenza  all’altra, con gli scongiuri del pericolo isolamento, tra solitudine, fatica, privazioni, assenza di prospettive per le generazioni a venire. Eccoci siamo arrivati al ‘dimenticatoio’ di Gavano. All’urlo di chi ha ancore la forza di urlare civilmente ed educatamente. Sperando, forse invano, nel successo dell’ascolto. (L.Cor.)

 

 

TESTIMONIANZE E IMMAGINI DALLA VALLE ARGENTINA 

con l’edizione straordinaria del periodico ‘Le Stagioni di Triora’, edito da Pro Triora, dal 1993, con iscrizione al Tribunale di Sanremo, direttore responsabile Valter Pastorelli e vice direttore Sandro Oddo. Stampato nell tipografia San Giuseppe di Arma. (Taggia).

PER NON DIMENTICARE LE FIGURE DI DUE FIGLI EROI DEI NOSTRI MONTI

NON SONO CADUTI IN GUERRA PER LA PATRIA, MA DA CIVILI IN UN SERVIZIO CIVILE

DAL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA MERITANO L’ONORIFICENZA ALLA MEMORIA

E NON SIANO LASCIATE SOLE, CON I FATTI, LE LORO FAMIGLIE

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