Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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La devastazione nelle ‘valli di lacrime’. Per il dramma a ponente 1 inviato di Rai 3 Liguria e 5 al Salone Nautico. Ferite e collasso. Il domani ? Negli operai forestali


La Valle Arroscia (come altre valli imperiesi) è ormai in gran parte incolta, l’acqua ‘scivola’ sul terreno, precipita a valle causando disastri sempre maggiori. Pochi si domandano quali le conseguenze ricadranno anche sulle generazioni future. I nostri avi ci avevano lasciato ben altra eredità ambientale e produttiva. Resistono, in alcune aree, vigneti ed uliveti. Gli abitanti sono in costante calo e in maggioranza anziani senza la forza di mantenere ciò resta all’abbandono. I giovani resilienti sono un’eccezione e quasi eroi. Impossibile fare l’abitudine alla conta dei danni, prevedere se potrà andare peggio e  scampare il pericolo di altre rovine.

Sconvolgente la devastazione a Vessalico, il paese dell’aglio: non è un fotomontaggio, ma da libri di storia nei secoli a venire e monito perenne

Invocare progetti faraonici è demagogia visto che non si riesce neppure a curare l’abc della viabilità ordinaria. Ma perchè non varare subito un programma di assunzioni di operai forestali ? Per mantenere e pulire i boschi, curare torrenti, canali, cunette, fossati, strade e sentieri interpoderali, rive, muretti a secco. Una manutenzione ed una ‘sorveglianza’ capace di prevenire. Alla fin fine costerebbero meno che rimediare ai continui e potenziali danni. Milioni e milioni di euro, soldi pubblici, di tempi lunghi e burocrazia asfissiante. Con comuni più o meno diligenti, peraltro sempre in bolletta. Operai forestali pagati dalla Regione che rappresenterebbero un investimento produttivo, che crea, tra l’altro, occupazione, posti di lavoro non parassitari di cui non c’è bisogno.

Dare conto dell’ultimo disastro della natura che si è abbattuto nel ponente ligure non aggiunge quasi nulla di nuovo a ciò che si è visto in Tv, letto ed ascoltato. Difficile fare  graduatorie di chi sta peggio o meno peggio. Pare tuttavia illuminante una considerazione. Il diluvio, le distruzioni, soprattutto nella notte tra venerdì e sabato con Rai 3 Liguria che, nel ponente, era presente con una  sola giornalista ‘inviata’. Eppure nella stessa giornata, nelle stesse ore, ben 5 i cronisti erano impegnati al ‘Salone Nautico‘ (per milionari), compresa la collega che segue solitamente l’imperiese (dove abita) con riconosciuta professionalità.  Quale valutazione di un servizio pubblico, quale è la Rai, con il  ‘canone’ pagato anche dai cittadini imperiesi e savonesi, di fronte ai danni e al dolore delle nostre valli ? Ci vogliono sempre anche i morti ? Il bilancio ne indica uno. La totale emergenza, paesi isolati, famiglie in ansia, dalla costa ai monti, non meritavano più  presenza ed informazione già nell’immediatezza ?

LA PROMESSA DEL RILETTO PRESIDENTE TOTI NEL SUO PRIMO GIORNO DA ‘RICONFERMATO’

“Impegno, concretezza, passione e visione sono le mie prime promesse per i prossimi 5 anni al servizio di questa terra, che deve continuare a crescere e ad essere protagonista. Essere ancora alla guida della Liguria è una grande vittoria ma soprattutto un grande onore”. Lo scrive sulla sua pagina Facebook Giovanni Toti dopo la sua proclamazione a Presidente della Regione Liguria.

“In questi 5 anni da governatore – prosegue Toti – mi sono trovato ad affrontare ostacoli e difficoltà, ma avere il privilegio di essere il Presidente scelto dai liguri mi ha sempre dato la forza per andare avanti, a testa alta, per non deludere la fiducia che i cittadini non hanno mai smesso di dimostrarmi. Da loro ho imparato la resilienza e la voglia di non arrendersi, da loro ho imparato l’amore incondizionato per una terra fragile, ma unica e insostituibile. E queste sono le prime cose che porterò con me nei prossimi 5 anni, per realizzare i nostri progetti e costruire insieme il futuro. Con lo stesso entusiasmo del primo giorno, con una squadra eccezionale con cui affrontare le sfide, con l’orgoglio di poter lavorare ancora per la nostra Regione”, conclude Toti.

I VIGNETI DI PORNASSIO –  RACCOLTO IN BUONA  PARTE COMPROMESSO

 

Danneggiato il tetto dellAzienda Giordano

In Alta Valle Arroscia non ha fatto finora notizia la devastazione di molti oliveti, di olive seminate sul terreno e fango, alberi sradicati. Senza dimenticare, anzi, i viticoltori che non avevano ancora vendemmiato e solitamente si attende il mese di ottobre per avere un raccolto di maggiore qualità. Ebbene nella zona di Pornassio, con il suo prezioso Ormeasco,  solo due aziende avevano terminato la vendemmia. E ancora, danni alle strutture di allevatori (a Pornassio l’azienda Giordano), compreso il camper che aveva nella zona delle Navette il pastore (oltre 1100 capi) Aldo Lo Manto che si accingeva alla transumanza verso la sua azienda Il Boschetto  a Bastia d’Albenga, con piccolo laboratorio caseificio e stalle per pecore brigasche, capre e mucche.

IL SINDACO DI REZZO RENATO ADORNO HA POSTATO 

“Da ieri notte il nostro paese ha conosciuto per l’ennesima volta la forza della natura. Vento e acqua hanno sferzato il nostro già fragile territorio, ovunque mi sono recato oggi ho trovato fango e distruzione, sono senza parole ma soprattutto stanco, distrutto. Domani mattina inizieremo per l’ennesima volta a togliere fango e detriti dalle case, dai caruggi, dalle piazze. A domani, oggi le parole sono finite……Renato Adorno.

IL DEPUTATO DEL PD, AVV. FRANCO VAZIO, SABATO 3 OTTOBRE

STATO DI EMERGENZA E CALAMITÀ  RECORD DI PRECIPITAZIONI
Il deputato albenganese Franco Vazio in una trasmissione di Porta a Porta di Bruno Vespa

Dal 1958 non era mai caduta tanta pioggia – quasi 600 mm in 24 ore

In Piemonte 1 morto e 22 dispersi, ponente Savonese flagellato, danni eccezionali in tutto il NORD-OVEST. Vediamo immagini terribili: strade distrutte e case trascinate via dall’impeto dei fiumi come a Limone Piemonte, argini che hanno tenuto, ma che ora sprofondano di oltre 1 metro come ad Albenga. Raccogliamo tutte le forze possibili; mettiamo subito a disposizione delle Comunità Locali le risorse dello Stato e delle Regioni, attraverso le procedure di emergenza che la Legge consente di assumere.
Ho preso immediato contatto con la Protezione Civile Nazionale e il Ministero delle Infrastrutture, coinvolgendo Ministri e Sottosegretari; perché non può essere perso neppure un solo minuto. Un grazie enorme a tutti i volontari che sono scesi in strada per aiutare, per salvare vite, per sgombrare dal fango e dai detriti strade e case. Un abbraccio forte a chi sta soffrendo. L’ITALIA si rialzerà anche questa volta (Franco Vazio).

3 OTTOBRE DA RIVIERA TIME: MENDATICA ISOLATA
Chiuso dalle frane il passaggio da Cosio d’Arroscia, interrotta circolazione al bivio di Monte Grosso. Il paese dell’Alta Valle Arroscia è stato pesantemente colpito dall’allerta meteo abbattutasi sul ponente soprattutto nella notte. Innumerevoli gli smottamenti su tutto il territorio comunale. L’accesso al paese è chiuso in zona Canaretto dal lato di Cosio d’Arroscia per la presenza di diverse frane che ostruiscono il passaggio. La porta di ingresso principale, inizialmente libera al traffico, è invece stata chiusa pochi minuti fa al bivio per Montegrosso Pian Latte. Il motivo sarebbe dovuto dovuto ad alcune criticità sul ponte dove è collocata la centrale idroelettrica di Mendatica. È inoltre chiuso il passaggio nella zona dell’agriturismo Il Castagno dove è crollata la strada. È infine crollato anche il pontino all’inizio del centro abitato. Mendatica si ritrova così nuovamente in ginocchio a causa del maltempo. Per liberare le strade sono al lavoro dalle prime ore dell’alba gli uomini della Protezione Civile e moltissimi volontari.

DA PORNASSIO, RIFLESSIONI DI NELLO SCARATO

VI RACCONTO LA MIA ESPERIENZA…AVREI VOLUTO PIANGERE

Nello Scarato scrittore per hobby

Sabato 3 ottobre – Ma poi, a noi, cosa importa? Niente. Sicuramente niente. A voi non deve importare. Ognuno ha la sua storia  e una giornata come questa, ha spine e dolori per tutti. Ma quelli come me con il vizio di scrivere, tendono a leccarsi le ferite scrivendo per esorcizzare in qualche modo il destino avverso.  Ieri sera la luce se ne è andata; quante volte era successo nel passato quando le bimbe erano piccole e si passava la serata a raccontare favole e a cantare al suono di una chitarra temeraria e accordi approssimati. Al lume di un paio di candele si sentiva il calore della vita di famiglia. Ieri sera no. La corrente se ne era andata portandosi  via il progresso. Cellulari scarichi e internet assente  e televisione spenta. Ma il male non era quello: doveva ancora venire.

 A letto alle sette e mezza. Gli scrosci di pioggia che nel pomeriggio avevano rallegrato perché mancavano da tempo, si stavano trasformando in un incubo. Il vento ruggiva. Sì, ruggiva da far accapponare la pelle. Mi sembrava la voce della natura  che spazientita ci dava una lezione da ricordare e io quasi ottantenne una voce così non l’avevo mai sentita. Rumori strani di lamiere trascinate, di tonfi sospetti. Il camino sul tetto reggerà?   Rari lampi e rari tuoni dal tono prolungato e lugubre  a sostenere quel ruggito rabbioso. Poi il sonno è arrivato per pietà ma il risveglio aveva le sorprese peggiori. La luce ancora mancava. Ridata con generatori nelle altre frazioni  da noi non arrivava. Un tocco di malvagità per far buon peso.
Facciamo una ricognizione dei danni. Andiamo a vedere la casa di mia figlia dove il vento ha fatto danni al tetto fortunatamente lievi. Ed ecco che qualcuno ci ha pensato   ad insaporire la visita. Piccolo scambio di vedute e sorprendenti  dichiarazioni su regole condominiali ad personam. Quindi, dominata una rabbia sorda  perché è inutile scendere a quei livelli, si va a veder l’orto. Un albero squarciato, la verdura appiattita. Nell’uliveto, sotto ogni albero, un tappeto di olive verdi. Si torna a casa e si va a veder nell’altro orto con un presentimento  amaro. Infatti, a parte le lamiere di coperture sparse ovunque, il primi alberi divelti: due fichi. Un albicocco piccolo forse è recuperabile. Più avanti  per quello che vedevo avrei voluto piangere:  due grossi alberi di noce si erano sradicati e avevano provocato la caduta di quattro alveari rotolati e semidistrutti nella fascia sottostante. Un’ape provata dalla tragedia mi lascia un ricordino sotto l’occhio destro.
Abbiamo passato il pomeriggio, mia moglie ed io, a limitare i danni e a recuperare  le famiglie di api sparse ovunque.  Fra qualche giorno controllerò sperando che le regine non  siano morte. Posso dire che nell’anno 2020, già disgraziato per il Covid,  questa è stata una autentica giornata di merda? Arrabbiato, ma sempre vostro,  scrittorucolo, Nello.
DA COSIO D’ARROSCIA Vedere il nostro paese così devastato…
                                   

PONTI DI PORNASSIO L’ARROSCIA IMPETUOSO E DISTRUTTIVO

L’EX SINDACO DI ANDORA FRANCO FLORIS

PRESIDENTE  NAZIONALE DI ACCADEMIA KRONOS 

Ha scritto su AkNews

Franco Floris  quando trasmetteva Imperia Tv

Le tragedie che si ripetono, quasi in un ciclo che sembra non avere mai fine… acqua e fango portano via tutto. Il mio pensiero va ai morti e ai loro familiari, che anche questa volta, o nell’atto del compiere il proprio dovere o per essersi trovati “nel posto sbagliato al momento sbagliato” hanno pagato con la propria vita. Ormai sembra quasi una “macabra consuetudine”, tutti gli anni i fatti si ripetono e tutti gli anni si sentono e leggono, purtroppo, inutili lamentele, insulti, richieste danni, la ricerca di un colpevole, nonché svariati appelli che cadono sistematicamente nel vuoto.Tutti (e dico tutti) sono per l’ambiente, che poi detto così vuol dire poco. Inutili Slogan per i “perdi tempo”. Bisogna investire miliardi per creare nuove figure professionali e per la messa in sicurezza del territorio, devastato dall’uomo indifferente ed arrogante (in certi casi anche in cattiva fede).Dobbiamo tenere dragati e puliti i fiumi e i fossati, intervenire sui sotto servizi, vedi gli acquedotti in pessime condizioni, le fognature sottodimensionate, le tubazioni delle acque bianche e la rete di raccolta delle stesse, i sistemi di depurazione, ecc. Intervenire sui “sotto servizi” spesso non porta voti, crea disagi, malumori, toglie spazio, anche se momentaneo, alla viabilità e in certi casi crea danni economici indotti. Per questi motivi la politica non prevede quasi mai interventi importanti in tal senso. Eppure nelle zone urbanizzate, spesso sarebbero assolutamente necessari.I cittadini dovrebbero pretendere questi interventi, che, a fronte di piccoli e momentanei disagi, possono prevenire, o almeno limitare, danni successivi più grandi e pesanti.Ad ogni modo quanto sopra non ci deve far dimenticare la non meno importante preservazione dei boschi, gli allevamenti intensivi che andrebbero fortemente limitati, se non proprio proibiti (viste le condizioni spesso assurde in cui vengono tenuti gli animali e i danni che arrecano all’ambiente), le monocolture mantenuta con fitofarmaci ed enormi quantitativi di acqua, la gestione dei rifiuti, l’economia circolare, una viabilità responsabile è più eco-compatibile, ecc…

A livello globale, spesso, siamo governati dai negazionisti. Non esistono i cambiamenti climatici. La CoViD-19 non esiste, si dice tutto e il contrario di tutto, si è pronti ad ogni cosa per difendere questa economia lineare, che arricchisce pochissimi e impoverisce tantissimi. I popoli si spostano? Nessun problema facciamo i “muri”. Le foreste bruciano? Meglio, più spazio per l’agricoltura! E questi sono solo alcuni esempi! (Franco Floris).

IL MINU ALBUM DEL DISASTRO 

LE OLIVE DELLA VALLE DOPO L’ALLUVIONE

 

 

 


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