Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Antonio De Curtis e Danilo Toninelli
L’avanspettacolo di ieri e di oggi

Considerato il “fratello povero” del teatro di rivista per la brevità dei numeri e la scarsità dei mezzi, fu spesso considerato un genere teatrale minore: molte volte, in senso spregiativo, si utilizzava il termine avanspettacolo per indicare teatro comico di scarsa qualità. In realtà l’avanspettacolo fu trampolino di lancio per molti noti attori teatrali e cinematografici italiani, che si produssero in tale genere con molto successo.

di Alesben B.

L’avanspettacolo è stato una sorta di serbatoio per il cinema italiano; in particolare offrendo al pubblico: «… una partecipazione che il cinema non potrà mai dargli. Il cinema è lontano, offre un onirico e sublimante sfogo all’immaginario più ardito, mentre l’avanspettacolo riporta con i piedi per terra: le luci del palcoscenico non nascondono le facce della sala, e tra il pubblico e la sala c’è lo strizzar d’occhi di chi capisce e s’intende, e tutto riporta alla materialità pesante, dove il fuori è vicino, e a esso, alle sue difficoltà, dopo mezz’ora o tre quarti d’ora di rumore e musica e risa dovranno tutti tornare, gli spettatori come gli attori.»

Avanspettacolo varietà di gusto popolare che, in passato, precedeva o seguiva la proiezione dei film nei cineteatri, così viene definito nel dizionario della lingua italiana ma l’avanspettacolo è anche molto di più. Questo genere derivò storicamente dal varietà, a cui iniziò a sostituirsi quando il regime fascista emanò provvedimenti, per esempio sgravi fiscali, oggi diremo “bonus”, per favorire i teatri che si convertivano alla più moderna realtà del cinematografo subendo molteplici trasformazioni, altro non è se non un insieme ridotto del café-chantant, del varietà e se vogliamo anche del music-hall.

Espressione tipicamente italica l’avanspettacolo trovava spazio nelle migliaia di sale sparse in tutta la penisola ed in esse si alternavano centinaia di Compagnie di giro più o meno note che proponevano due spettacoli giornalieri e la domenica tre ed a volte quattro.

In questo contesto, alcune compagnie di varietà dovettero elaborare una forma di spettacolo più semplice e abbreviato, che potesse intrattenere il pubblico in sala in attesa del film (o del “filmo” secondo il termine usato dai fascisti in ossequio al principio dell’autarchia)[]

E’ importante ricordare che malgrado l’Avanspettacolo fosse considerato un genere di spettacolo minore, esso ha costituito la base per la formazione di affermati artisti tra cui possiamo ricordare Antonio De Curtis [Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio]; si proprio lui quello che ha venduto la Fontana di Trevi agli Americani, Fabrizi, Dapporto, Tognazzi, Billi e Riva, Taranto, Chiari, i De Rege, Banfi, Carotenuto, Croccolo, Franchi e Ingrassia, Bramieri, Sordi [l’Albertone nazionale], Macario e non già da ultimo Beppe Grillo, ed altri ancora. Tutti sono passati dalle polverose tavole dei palcoscenici di periferia prima di approdare ai fasti ed al successo della grande Rivista, lo spettacolo di serie.

L’Avanspettacolo ha caratterizzato un’epoca, coinvolto almeno due generazioni e poi….come per tutte le cose se ne è andato lasciando un vuoto che solo quelli della mia generazione e di quella precedente alla mia possono sentire.

Appartenente alla Compagnia di avanspettacolo di Grillo, come attore minore abbiamo Danilo Toninelli: delirio continuo in televisione. L’ultima occasione è stato il collegamento con In Onda su La7, il programma di David Parenzo e Luca Telese. L’ex ministro faceva il bullo per il nuovo Ponte di Genova, inaugurato poche ore prima. Di fatto, si intesta tutto il merito, o quasi, per la costruzione a tempo record: “Lo Stato ha fatto il proprio dovere. Senza il mio decreto non saremmo qui”, afferma Toninelli e viene da chiedersi se seriamente crede a quel che dice.

E poi l’avanspettacolo continua nei confronti dei Benetton “Anche Paperino avrebbe gestito meglio Autostrade”. “Con un samba tropicaleggiante, dovuto all’estro di Bracchi e D’Anzi per una rivista scritta e musicata per la compagnia di rivista Osiris/Dapporto, l’avanspettacolo metteva in scena il fascino dell’esotico, il sogno dell’avventura”. Sembra di stare nell’aula di Montecitorio o di Palazzo Madama, le riprese televisive, tuttavia, non rendono al meglio.

“Con un fondale spiegazzato e consunto dal tempo, con su due palme lussureggianti stagliate su di un cielo infuocato, quattro ballerine quattro, adorne di corolle di carta crespa e cinte da gonnelline di paglia stinte, assistite il più delle volte da un boy dall’età pensionabile, davano il meglio per rendere accettabile il sogno ad occhi aperti. Tutto questo avveniva dopo che il brillante presentatore, armatosi di un microfono e di un sorriso smagliante quasi da paresi gridava al pubblico; “Ed ora, gentili amici, sogniamo insieme. Trasferiamoci tutti nella terra dell’amore a godere il fascino dell’esotico. Chiudiamo gli occhi e voliamo laggiù, a CopaCabana….”

E il viaggio nel magico mondo continua… Nega di aver visto la lettera del suo dicastero in cui veniva concessa ad Aspi la gestione del nuovo ponte di Genova

La querelle su Autostrade per l’Italia continua a far ribollire la maggioranza di governo. Mentre alla società compartecipata dai Benetton è stato inviato un ultimatum affinché abbassi le tariffe, aumenti la manutenzione sull’infrastruttura e permetta l’ingresso di capitale pubblico, pena la revoca della concessione, si discute ancora della decisione del ministro Paola De Micheli di affidare proprio ad Aspi la gestione del Ponte di Genova appena ricostruito al posto del Morandi, crollato ormai due anni fa.

Ebbene, nonostante la rivolta del Movimento si è scoperto che a porre le basi di questa decisione è stata una lettera scritta dal ministero delle Infrastrutture quando era guidato da Danilo Toninelli, all’epoca del governo “gialloverde”. In questa missiva si scriveva che “al termine dei lavori l’infrastruttura in questione deve ritenersi riassorbita nel rapporto concessorio vigente al momento del trasferimento”. In pratica, si confermava l’affidamento del nuovo ponte ad Autostrade per l’Italia. Quindi ai Benetton.

La notizia – svelata dall’Huffington Post – ha fatto un certo rumore e ha provocato la rabbia dello ex ministro. Il quale si è sfogato in un’intervista su Radio 24: “Che sia stato io quando ero ministro, a mettere le basi per il Ponte di Genova ai Benetton è una stupidaggine galattica. Funzionari del Ministero hanno costanti interlocuzioni con gli organi amministrativi con il quale hanno rapporto, in questo caso la struttura commissariale per la ricostruzione del Morandi. Queste interlocuzioni non passano sulla scrivania del ministro, io non ho mai visto la lettera del 5 febbraio 2019”.

Praticamente su una questione così centrale per il Movimento, e sulla quale si era esposto lo stesso ministro in prima persona, Toninelli ammette di essersi lasciato sfuggire un atto importantissimo del suo dicastero. Non sapeva. O forse non aveva capito. Una figuraccia come sempre. Ma la compagnia non si è sciolta; nel suo lungo pellegrinare negli Stati Europei, a Conte hanno fatto presente il tunnel di Oresund; due più due fa quasi quattro ed ecco la notizia “bomba” dopo la scoperta della colla “elastichina” quella nuova utilizzata da onorevoli e senatori[]: Stretto di Messina, “Servono miracoli di ingegneria, penso a una struttura sottomarina”.

Da “Trucioli” agosto 2016 – il Tunnel del ponte di Oresund

ORESUND – Questo ponte che si trasforma un una galleria, collega la Danimarca con la Svezia ed è il ponte di Ǿresund [16 km] ed è un esempio unico di ingegneria infrastrutturale. È un modello raro in Europa per l’ambizione del progetto, per la difficoltà ed i costi di realizzazione [3 miliardi di euro] e per la piena riuscita dell’opera. Collega la cittadina svedese di Malmö alla capitale della Danimarca, Copenaghen, attraverso lo stretto di mare su cui si estende. Per enfatizzare la sua funzione di “via connettiva”, al ponte è stato dato il nome ufficiale di Ǿresundsbron, un ibrido di svedese [Ǿresundsbron] e danese [Ǿresundsbroen].

Se un progetto simile a quello di Oresund, oltretutto lungo solo 1000 – 1500 m , fosse proposto in Italia, insorgerebbero un po’ tutti: ambientalisti, animalisti, clero, comunisti, lega, lega del tartufo, sagra del muscolo ripieno, sindacato di base, movimento 5 stelle, centri sociali, lavoratori dell’acquagym, l’intera amministrazione calabra e sicula ed il plenipotenziario di Noli, bianco fiore, ect……….

Eppure nonostante che i fiordi svedesi e norvegesi siano costituiti da falesie, ed il fondale marino ha la medesima inclinazione e caratteristica della costa di Scilla, l’opera progettata dallo studio svedese Dissing-Weitling, ha avuto inizio nel 1995 e ed è stata terminata nel 1999 quattro mesi prima del previsto. La realizzazione è stata affidata ad una joint venture formata da Hochtief [Tedesca], Skanka [svedese], Hejgaard & Schultz [danese] e Monberg & Thorsen [danese]. Il design del ponte è merito di Feorg Rotne èarchitec], Jorgen Nissen [engineer], Klaus Falbe-Hansen [engineer], Kaj Madsen [engineer], Niels J. Ginsing [engineer], Jorgen Ginsing [engineer].

Aerodynamic studies: Danish Maritime Institute. Consulting engineers: Gimsing & Madsen A/S, ISC Consulting engineers A/S, Ove Arup & Partners, Setec TPI Co-contractor: COWI Consulting engineers and Planners AS, HOCHTIEF AG, Heigaard & Schultz a/s Monberg & Thorsen, Skanska AB, VBB Anlägning. Ma la struttura del tunnel come quella dell’eventuale ponte non poggia su una zolla “piatta” bensì su due “zolle”.

Quando si verificano terremoti, si parla con insistenza di faglie. Queste altro non sono che delle fratture tra due blocchi di crosta terreste (formata da placche), profonde anche parecchi chilometri, in cui si verifica o si è verificato in passato il movimento delle parti adiacenti alla frattura stessa, che può essere improvviso oppure a lento scorrimento. Si tratta, in poche parole, di una linea di minore resistenza della roccia sottoposta a pressioni e quindi la rottura avviene sempre lungo questa linea. Esistono vari tipi di faglie, anche molto diverse tra di loro, ma tutte caratterizzate dal movimento della crosta, noto come terremoto. Ecco, i tre principali tipi di faglia:

normale o diretta: c’è uno scivolamento del blocco roccioso al disopra della parete di faglia (detto “hanging wall”) rispetto all’altro. Questo tipo di faglia si trova in aree caratterizzate da estensione [i due blocchi di roccia si allontanano l’uno rispetto all’altro]; inversa: il blocco roccioso al disopra della parete di faglia sale rispetto all’altro, tipica dei regimi di compressione, in cui cioè i due blocchi di roccia spingono l’uno verso l’altro; trascorrente: i due blocchi di roccia scorrono uno di fianco all’altro. Il piano di faglia è verticale.

Nell’ultimo secolo, dopo il catastrofico sisma del 28 Dicembre del 1908, lo Stretto di Messina è stato oggetto di studio da parte di molti scienziati venuti da tutto il mondo per capire la complessa conformazione geologico strutturale dell’area. Ancora oggi abbiamo più di una teoria riguardo la nascita e l’evoluzione dello Stretto durante le varie ere geologiche. Tra queste quella che può essere ben applicata alla realtà dello stretto attribuisce a tale area una struttura a “Graben”. Tradotto nel vocabolario geologico il termine “Graben” indica una fossa oceanica tettonica, ossia una porzione di crosta terrestre che è sprofondata a causa dell’azione combinata di un sistema di faglie normali (o dirette) in regime tettonico di tipo distensivo.

Dalle linee di altitudine, descritte dalla carta, è presente una certa analogia con il canyon di Genova, solo che all’apice, in Liguria, c’è del suolo mentre qui, oltre lo stretto inizia una nuova depressione.

In poche parole ciò vuol dire che lo stretto di Messina non è altro che una depressione di natura tettonica formatasi in 125mila anni, grazie al ripetersi di grandi terremoti che hanno gradualmente allontanato la punta nord-orientale della Sicilia dalle coste della Calabria meridionale, e dal resto del continente. Di grande importanza sono le caratteristiche rocciose e litologiche dei rilievi che contornano lo stretto. Non è un caso se i Peloritani (riva siciliana) che il massiccio dell’Aspromonte (riva calabrese) presentano lo stesso tipo di conformazione. Questo sta ad indicarci che in epoche passate la Sicilia era unita al resto del continente, avvalorando cosi la teoria che vede il “Graben” come struttura dominante della zona.

Trovandosi nel centro del Mediterraneo lo Stretto è ubicato in una zona molto instabile dal punto di vista tettonico. Infatti proprio qui convergono ben tre placche continentali, ognuna di esse ha un proprio movimento che le porta a scontrarsi formando cosi un sistema di faglie normali, lungo complessivamente 370 km, che in vari studi, è stato denominato come “Siculo-Calabrian Rift zone”. Questo complesso sistema di faglie si estende in modo continuo dalle coste tirreniche calabresi, prolungandosi attraverso lo Stretto di Messina, lungo la costa ionica della Sicilia fino a raggiungere gli Iblei orientali (Sicilia sud-orientale) e l’area attorno l’isola di Malta.

Proprio sotto lo Stretto di Messina passano diverse faglie di carattere distensivo, collegate direttamente al cosiddetto “Siculo-Calabrian Rift zone”. Tali strutture tettoniche sono caratterizzate da particolari movimenti orizzontali dovuti ai continui spostamenti delle placche continentali.

Purtroppo molte di queste faglie sono tuttora sconosciute dai geologi poiché si trovano a circa 7-8 km sotto il fondale dello Stretto, per questo non possono essere monitorate, a differenza di quanto avviene in California, con la famosa faglia di San Andreas che scorre in superficie. Data l’impossibilità di studiarla e la quasi totale assenza di segni di rottura lasciati in superficie durante il terribile terremoto del 1908 la faglia che continua a modellare e deformare la morfologia dello Stretto di Messina viene anche definita come una faglia di tipo “cieca”, che agisce in profondità senza riuscire ad emergere in superficie. Un vero e proprio rompicapo per i geologi e i sismologi che da decenni continuano a studiare l’evoluzione geologica dello Stretto di Messina.

MESSINA– Le principali faglie e la data degli eventi sismici che hanno superato la soglia del danno. Il violento terremoto che all’alba del 28 Dicembre del 1908 distrusse le città di Messina e Reggio Calabria fu originato da un’improvvisa rottura della faglia dello Stretto (che superò la soglia di stress, rompendosi), nota anche come la faglia di “Messina-Giardini”, visto la sua estensione dal comprensorio ionico messinese fino alla punta di Capo Peloro.

Durante il terremoto le coste della Sicilia e della Calabria, improvvisamente libere di muoversi, si allontanarono di colpo di circa 70 centimetri. Contemporaneamente, grazie a una ricerca condotta dall’istituto geografico militare italiano nel 1909, qualche mese dopo il disastro, si scopri che la costa calabrese sprofondò di 55 centimetri rispetto al livello del mare, mentre quella siciliana arrivò a meno 75 centimetri. Studi successivi evidenziarono come la notevole “subsidenza”, ossia lo sprofondamento del suolo, sia interpretabile per mezzo di una faglia normale o (meno probabile) un sistema a doppia faglia che scorre parallelo all’asse dello Stretto.

Alcuni sismologi ritiene il sisma del 1908 come caratteristico dell’area dello stretto rimane ancora aperta. Molti rimangono ancora titubanti nell’applicare la teoria del terremoto caratteristico, visto la complessa struttura geologica e i numerosi segmenti di faglie presenti nel sito.

MESSINA -L’area del presunto epicentro del terremoto del 1908 e l’inizio dei due canyon. Diverso è il discorso per i terremoti di moderata o forte intensità, 5.0-5.5 Richter (oltre la soglia del danno), che hanno un periodo medio di ritorno molto più brevi, che può variare dai 75 ai 120 anni circa. Molto più frequenti sono i sismi di moderata energia, ossia con una magnitudo inferiore ai 4.0-4.5 Richter, che solitamente possono verificarsi ogni 28-30 anni lungo l’area dello Stretto. Anche se è vero che un sisma cosi catastrofico come quello del 1908 si potrà ripetere fra circa 500-1000 anni non si può escludere che al contempo, un terremoto meno forte di quello del 28 Dicembre 1908, ma al tempo stesso ben oltre la soglia del danno, tipo un 5.6-5.8 Richter, possa colpire e far tremare lo Stretto di Messina entro i prossimi decenni, rischiando di provocare danni a cose e persone.

Ma secondo la teoria Conte questo non accadrà, e per accontentare gli elettori pregressi e futuri ecco la “sparata” del tunnel sottomarino. La popolazione esposta sembra ignorare il rischio [il fatalismo all’italiana] o meglio le esternate del Primo Ministro che assicura contro i terremoti anche gli allievi della scuola italiana con l’acquisizione dei banchi mobili, ovvero dei banchi con le rotelle [una specie di skateboard].

Un opuscolo rivolto a tutti i docenti delle scuole di ogni ordine e grado affinché possano essere aiutati ad affrontare l’argomento del rischio sismico con maggiore cognizione di causa, con informazioni precise e consigli utili per meglio fronteggiare tale rischio, è frutto della collaborazione pluriannuale tra Cittadinanza attiva (settore Scuola) e Dipartimento della Protezione civile ed è stato redatto in occasione dell’ VIII Giornata nazionale della sicurezza nelle scuole. Le norme di comportamento in caso di movimenti tellurici dice: Riparati sotto un tavolo, è pericoloso stare vicino a mobili, oggetti pesanti e vetri che potrebbero caderti addosso. Abbiamo capito che di fronte ad un terremoto tutta la popolazione fugge per salvarsi e se sei in un aula scolastica fuggono anche i banchi, visto quello che costano.

Alesben B.

 

 

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