Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Vi racconto l’entroterra ligure e imperiese
Pubblicato da Riviera Time Television

Alberto Gabrielli, lo chiamano il ‘dott. Forestale’, ha scritto una lettera aperta pubblicata il 20 settembre  scorso da Riviera Time Television. “L’Entroterra è il luogo immaginario della propaganda commerciale dell’intera nazione; in Liguria e nella Provincia di Imperia in modo emblematico: apprezzato, decantato, reclamizzato, e prontamente reclamato come fornitore di un bene prezioso per lo spreco idrico di una rete colabrodo e di abitudini per nulla compatibili con l’uso della risorsa acqua”.

di Alberto Gabrielli

Alberto Gabrielli, laurea in Scienze Forestali a Padova, vive a Imperia

… e abbandonato: 4 anni per realizzare una bretella di poche centinaia di metri a Monesi stridono con la demolizione e ricostruzione del Ponte Morandi/San Giorgio in 50 settimane; la prevenzione del dissesto idrogeologico svuotata dal continuo ed inesauribile abbandono di opere fondamentali come le piccole e diffuse opere d’ arte di quel capolavoro che era la rete viaria dell’ entroterra tracciata su percorsi “naturali”, con piccoli ponti e tombini, cunette e protezioni dei versanti figlie di una ingegneria civile intelligente ed efficace, poco offensiva paesaggisticamente e quindi poco invasiva territorialmente.

E poi la beffa di parlare di presidio del territorio, in modo impreciso e demagogico, come se tornare a disboscare e coltivare terreni difficili e marginali, che, posti fuori della storia dalle forme vigenti dell’ economia, si erano fortunatamente rinaturalizzati, significasse creare presidio, laddove è chiaro che con l’ esaurimento di quei quattro contributi nella stragrande maggioranza dei casi sarà un nuovo abbandono a farla da padrone, prolungando quel periodo di particolare rischio idrogeologico che è quello dei primi decenni successivi alla perdita delle cure contadine.

Il vero presidio è la presa di responsabilità collettiva della importanza imprescindibile che la montagna ha per l’intero territorio, e ancor più per quello “a valle”. Presa di coscienza che parte dalla garanzia di servizi degni per le comunità che vivono l’entroterra: vogliamo elencarle?

  • Scuola: sempre più concentrata e basata sul trasporto quotidiano avanti ed indietro di masse di studenti anche quando una gestione previdente avrebbe dovuto consigliare il mantenimento di molte scuole primarie nei piccoli comuni, punto di partenza per un ritorno ad un insediamento stabile delle famiglie (altro elemento di grande propaganda e di grande abbandono), prevenendo diversi degli interventi squadernati cui siamo assistendo per limitare il numero di alunni per classe ed il conseguente dilagare dei contagi, non solo da Covid19, ma anche da banali influenze o da patologie esantematiche.
  • Viabilità: si è già detto del vergognoso abbandono da parte delle istituzioni di quella rete formidabile ed elegante che costituisce la viabilità dell’entroterra: alle cure puntuali in house garantite da posti di lavoro considerati “privilegi inutili” anziché presidi strategici, si sostituiscono episodici interventi in appalto e sub appalto la cui aggiudicazione si ottiene con ribassi devastanti per il territorio oltre che per il lavoro.
  • Sanità: dalla chiusura di ospedali territoriali come quello di Pieve di Teco (già negli anni ’80), alla privatizzazione di quello di Cairo Montenotte, è tutto un susseguirsi di azioni di demolizione dell’articolo 32 della costituzione con il risultato di rendere sempre meno vivibile in modo stabile e decoroso l’entroterra. Nell’ultimo decennio, guarda caso in concomitanza/conseguenza della introduzione in costituzione del “pareggio di bilancio” i cui genitori illustri sono Berlusconi, Tremonti, Napolitano, Monti, anche i presidi ambulatoriali territoriali sono stati progressivamente ridotti nelle loro funzioni; a titolo di esempio, a Pieve di Teco dove solo 4-5 anni fa erano presenti quasi ogni mattina da 3 a 5 medici di base che, oltre al servizio ambulatoriale per gli assistiti, garantivano di fatto un presidio di primo soccorso fondamentale, sono oggi presenti, e non sempre in concomitanza, due medici, con un carico di lavoro iniquo e con un’ efficienza legata solo allo spirito di servizio e di sacrificio dei singoli. Con la chiusura degli ospedali di Imperia, Sanremo, e la Privatizzazione del Saint Charles di Bordighera e dell’ospedale di Albenga, tutto l’entroterra ponentino, da Olivetta San Michele a Pigna, da Rezzo a Mendatica, da Gazzo a Alto si troverà inesorabilmente privo di una qualche possibilità di soccorso urgente (e non parliamo a vanvera di elicotteri, che, per le estreme emergenze già ci sono) e di ospedalizzazione decorosa.
  • Servizi istituzionali: non sarà proponibile il ritorno delle Procure, (precedentemente presenti in qualche centro dell’entroterra), anche se la continua concentrazione dei servizi giudiziari forse non è elemento utile ad una gestione più agile della Giustizia e del corso dei processi, ma alcuni riferimenti istituzionali come il Corpo Forestale, i Carabinieri (oltretutto oggi tutt’uno), dovrebbero tornare ad essere presenti e maggiormente diffusi fisicamente sul territorio, e non solo tramite call-center.
  • Servizi telematici: vaste porzioni del territorio dell’entroterra non sono raggiungibili neppure con un banale cellulare, per non parlare dell’accesso al web. Considerato che la rivoluzione informatica è avviata e non è prevedibile una sua scomparsa, sarebbe ora di parlare seriamente di una copertura TOTALE del territorio con segnale sufficiente per una connessione internet, senza fallimentari concorrenze fra gestori, ma con il semplice obbligo al gestore che serve un comune dell’ entroterra di allargare la copertura a tutto il territorio comunale: abbiamo bisogno di rete funzionante ovunque, non di download extra-stra-veloci (del resto per lo più millantati a quasi mai mantenuti) in pochi territori profittevoli.

Viceversa si parla di Entroterra per vendere cartoline e lo si utilizza per sottrarne risorse preziose e limitate come l’acqua.

Basta un ennesimo guasto annunciato, come l’”esplosione” dell’acquedotto del Roja l’otto settembre scorso perché si torni prontamente a parlare di by-pass dell’Arroscia (praticamente inutilizzato dalla sua costruzione nel 1991) e delle altre proposte di prelevare acqua dolce dall’ entroterra:

  • Tanarello 1°, dimenticando che è affluente del Po, in barba al Regionalismo d’ accatto cui questa destra vuole abituarci
  • “Sorgente” della Galleria Armo-Cantarana, per la quale ricordiamo due aspetti poco divulgati:

Il foro pilota fra Cantarana ed Armo di 2,5 m di diametro e lungo 2852 m, fu costruito nel 1992, propedeutico alla galleria stradale che by-passerebbe il Colle di Nava e gran parte dei comuni della Alta Valle Arroscia, con pesanti squarci nel tessuto montano intatto della Valle Arrogna, tributaria dell’Arroscia, a forza di scarpate imponenti e viadotti uno dei quali praticamente sopra la frazione di Trovasta, per connettere Ormea direttamente a Pieve di Teco. Come spesso accade (qualcuno ricorda la galleria TAV nel Mugello in Toscana?: secondo la Procura 37 sorgenti e 5 acquedotti prosciugati) tale foro ha intercettato le falde acquifere della Colla d’Armo, convogliandole in un unico corso che fuoriesce dal foro pilota privandone la montagna: Questa è l’acqua preziosa sottratta alla montagna (non una sorgente) che Scajola vorrebbe incanalare nel tubo che da Pieve di Teco arriva ad Imperia (by-pass Arroscia) per poi infilarla nel colabrodo dell’acquedotto Imperiese.

Insomma il rispetto dell’entroterra parte dal ricreare i presupposti funzionali perché questi territori preziosi per tutti siano vivibili: sanità pubblica territoriale diffusa, viabilità presidiata costantemente con figure lavorative stabili, reti telematiche complete, ed in regime di “monopolio”, per finirla una volta per tutte con una concorrenza inefficace che è solo in grado di moltiplicare gli insediamenti di tralicci ed antenne deturpanti ad ogni sommità orografica nei pressi degli insediamenti, lasciando gran parte del territorio scoperto.

Si continua invece a chiudere gli ospedali ed a straparlare di elicotteri (!) … ma se non abbiamo neppure campo per chiamarli gli elicotteri!”

Alberto Gabrielli

E UNA RIFLESSIONE PRE ELETTORALE SCRITTA DAL SINDACO LEGHISTA DI DIANO MARINA

GIACOMO CHIAPPORTI DA CANDIDATO (SCONFITTO) ALLE ELEZIONI REGIONALI 2020

Uno dei settori più abbandonati e mal gestiti in Liguria è sicuramente quello agricolo.

Incompetenza ed ignoranza delle regole del settore hanno contraddistinto 5 anni di tragici errori: tutti gli agricoltori ricordano il caos sui fondi europei bloccati, le belinate della giuggiolina, i contributi mai erogati, le batoste date ai cacciatori ed ai pescatori.

Grande Liguria vuole mettere da subito mano al settore agricolo con una legge, già predisposta con il contributo dei giovani agricoltori, per la silvicoltura, settore privo di vere regole regionali.

Il secondo progetto di legge, già scritto, riguarda la regolamentazione dell’accesso delle imprese agricole ai contributi regionali liguri, in modo da evitare il fenomeno dei “bruciabaracche”, cioè di quelle aziende che fanno finta di lavorare in Liguria e, invece, investono le palanche avute dalla Regione in altri territori.

Infine, Grande Liguria prevede la completa detassazione di tutte le imprese agricole liguri da tutte le imposte regionali per i prossimi 5 anni.

Giacomo Chiappori

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