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Liguria e Basso Piemonte

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Pieve di Teco, suicidio del maresciallo
Depositati gli atti d’indagine. Il Pm chiede l’archiviazione, ma i famigliari si oppongono

Era il 15 ottobre 2019. Un tragica notizia scuoteva la Valle Arroscia. Il suicidio ‘misterioso’ del neo comandante la stazione dei carabinieri di Pieve di Teco, Antonio Zappatore, 58 anni, coniugato, divorziato, due figlie, una nuova compagna. Due fratelli, una sorella, l’anziana mamma. La Procura della repubblica di Imperia ha chiuso le indagini chiedendo l’archiviazione del fascicolo. I famigliari si oppongono, hanno chiesto al legale di fiducia copia degli atti e trapela una determinazione. Chiedono che la giustizia accerti possibili concause della sconcertante morte. Non escluderebbero fino a un presunto ‘omicidio colposo’ ?

Il maresciallo Antonio Zappatore da un anno comandava la stazione di Pieve di Teco

Furono celebrati a Imperia funerali solenni, la Messa funebre officiata dal vescovo di Ventimiglia, buon conoscente di famiglia, mons. Suetta, presenti i sindaci della Valle Arroscia, le massime autorità provinciali, i vertici regionali dei carabinieri.

Tutti attoniti per un dramma ‘inspiegabile’, parrebbe. Dopo il clamore dei primi giorni era calato il silenzio dei media (vedi  trucioli.it……). “Non poteva esserci ucciso senza un perchè” titolavamo. La lettera che aveva lasciato e faceva cenno alla salute dell’anziana mamma non giustificava quel gesto estremo, preparato quasi con meticolosità, lontano dai suoi cari, nella casa di montagna (a Valcona di Mendatica) dove trascorreva giornate di riposo, vacanze estive.  Ora la chiusura delle indagini e la richiesta di archiviazione da parte del Pubblico ministero al Gip (giudice per le indagini preliminari) il quale, se non vi è opposizione della persona offesa (i congiunti), dispone l’archiviazione con decreto. La procedura diventa molto più complessa, invece, nel caso di opposizione formale all’archiviazione. Per il codice di procedura penale possiamo dire che il Pm è tenuto a chiedere l’archiviazione quando dalle indagini preliminari svolte non siano emersi elementi sufficienti a sostenere l’accusa in giudizio, dunque asserite responsabilità di terzi. 

Non è dato a sapere, per comprensibile riserbo, quale siano gli elementi che hanno indotto i famigliari aventi diritto ad invocare ulteriori accertamenti, approfondimenti. Era successo nella vita della caserma e nei rapporti con i superiori diretti ? Il comandante la compagnia  di Imperia e del Gruppo  provinciale ? C’erano stati incomprensioni, contestazioni, richiami scritti ? Nei giorni immediatamente successivi dai comandi si avallava di fatto il gesto inatteso, inspiegabile. Zappatore, un fratello sottufficiale dell’Arma a Loano, nella vita militare era reduce di due missioni all’estero: Irak e Kosovo; aveva fatto servizio dopo aver lasciato una prima volta la divisa da carabinieri e andato in Marina, per due volte aveva vinto il concorso nella Benemerita tornando ad indossare la divisa.  Era depresso (da qui il suicidio) e nessuno sapeva ? Sembrerebbe da escludere fosse in cura o che aveva manifestato disturbi particolari di salute. Assumeva farmaci ?  Stressato ? Non erano neppure emerse, parrebbe, difficoltà di natura economica; un possidente, inclusa la casa indivisa dei genitori in Puglia.

Dunque siamo di fronte un insieme di possibili concause di morte maturate nell’ambito del servizio ? Da qui la ferma determinazione dei parenti stretti di negare l’archiviazione ? E, letti gli atti dell’inchiesta, affrontare con il legale di fiducia l’iter dell’opposizione ? Il formale ‘ricorso’ va depositato entro 20 giorni dalla notifica dell’avviso; deve contenere, a pena di inammissibilità, l’oggetto dell’investigazione suppletiva e relativi elementi di prova. In altre parole, l’opponente deve indicare al Pm le indagini che deve compiere e che non avrebbe svolto fino a quel momento. Il Gip, a quel punto, fissa un’apposita udienza per sentire tutte le parti coinvolte. All’esito dell’udienza il giudice, valutate le osservazioni di tutte le parti, può decidere in tre modi diversi: concedere al Pm un ulteriore termine per approfondire le indagini;  decidere entro dieci giorni quando è convinto della sussistenza della responsabilità penale senza bisogno di compiere ulteriori indagini; ordinare al Pm di formulare l’imputazione (coatta) per  fissare l’udienza preliminare o disporre l’archiviazione con ordinanza.

SCRIVEVA RIVIERA 24 luglio 2019- Un ultimo pensiero, rivolto alla famiglia, e poi la morte. Antonio Zappatore, 58 anni, comandante dei carabinieri di Pieve di Teco, si è tolto la vita ieri in una casa di sua proprietà a Valcona, nel comune di Mendatica. A trovarlo è stata la compagna. L’uomo si è ucciso impiccandosi, non senza lasciare un messaggio di commiato, motivando il suo gesto, alla famiglia.Una tragedia inaspettata, quella di ieri, che ha gettato nello sconforto i familiari, gli amici e i colleghi del carabiniere. Da circa un anno, Zappatore era succeduto al maresciallo Giulio Tortorolo, che aveva lasciato l’incarico di comandante della stazione di Pieve di Teco per aver raggiunto l’età del congedo.

LA STAMPA –  Tragedia in valle Arroscia. E’ morto suicida il comandante della Stazione dei carabinieri di Pieve di Teco, il luogotenente Antonio Zappatore, 53 anni. Per togliersi la vita ha scelto la sua casa a Valcona. Era solo quando è maturata in lui la decisione terribile di impiccarsi. La notizia ha lasciato sgomenti i colleghi e quanti lo conoscevano. Proprio pochi giorni fa aveva diretto le operazioni di ricerca di un fungaiolo che si era perso nei boschi a Gavenola. Nessuno pensava a un gesto così.

I suoi carabinieri, quelli che lavoravano con lui gomito a gomito non sanno spiegarsi. Ultimamente era sembrato preoccupato per le condizioni della mamma anziana, che erano peggiorate. Zappatore aveva un carattere taciturno, una persona molto discreta. Era carabiniere fino in fondo. Carabiniere è un fratello e carabiniere è stato il papà. Un altro fratello gestisce il bar di via XXV Aprile a Imperia, davanti al Palazzo di giustizia. La compagna invece lavora come commessa in un erboristeria sull’Argine.

Zappatore era diventato comandante a Pieve di Teco da pochi mesi, dopo che se n’era andato in pensione il suo predecessore, il luogotenente Giulio Tortorolo, di cui è stato anche il vice. Tortorolo è stato tra i primi ad accorrere a Valcona. In precedenza Zappatore aveva prestato servizio a Bordighera e ancora prima era stato in Trentino. Aveva inoltre partecipato a missioni all’estero tra cui in Iraq. Aveva una preparazione che pochi possono vantare.

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