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Referendum: 7 buoni motivi per votare Sì
Per coerenza storica e morale
I voltagabbana e La Repubblica degli Agnelli

Il voto al prossimo referendum del 20/21 settembre 2020 è determinante per i prossimi 80 anni: se vincerà il Sì, come tutto fa prevedere, inizierà una stagione di riforme, oltre i partiti a cominciare dalla legge elettorale rappresentativa, come da accordi parlamentari; se dovesse vincere il No, gli attuali nominati ringalluzziranno e si sentiranno sicuri di poter abbindolare il popolo per altri 80 anni.

di Paolo Farinella, prete

Questo parlamento (minuscolo) che da un quarto di secolo non rappresenta nessuno tranne chi li ha nominati, non ha fatto nulla per cambiare le cose, ma solo per rafforzare la loro illegittimità democratica. Sono tutti a favore delle liste bloccate e del trasformismo. Il Parlamento è sempre decaduto verso il basso fino a portare dentro quelli che oggi spadroneggiano perché asserviti. Da 25 anni non vedo un parlamentare in campagna elettorale, ma solo i capi in permanente campagna senza più contraddittorio, senza democrazia.

Se li riduciamo, i partiti saranno costretti a scegliere i migliori, comunque gente consapevole, se lasciamo le cose come stanno daremo man forte a «questi qua» che resteranno alla faccia nostra a fare quello che vogliono. Ricordatevi di Berlusconi, di Renzi, di Salvini e dei pieni poteri.

Continua la solfa dei fautori del NO sulla mancanza di rappresentatività che il Referendum del 20/21 settembre 2020 provocherebbe, lasciando una ferita nel concetto stesso di democrazia. Tra costoro vi sono uomini e donne intellettuali, pensanti, impegnati difensori della legalità. MI MERAVIGLIO COME POSSANO SCEGLIERE PER SLOGAN, aderendo a una campagna che non guarda all’oggetto del Referendum, ma si serve del Referendum per fare fuori il Governo Conte, inviso «a prescindere». Tutto finalizzato alla spartizione dei miliardi in arrivo dall’Europa. Siccome Conte ha un indice di gradimento «bulgaro», non possono attaccarlo direttamente, per cui serve il Referendum per farlo fuori, se vincesse il NO.

Alcune (non tutte, ci vorrebbe una enciclopedia) prove di quello che dico sono le seguenti:

1.Ho passato parte dell’anno in corso e tutta l’estate a documentarmi a partire dalla Costituente, leggendo atti e studi sul numero dei parlamentari e sulle funzioni del Parlamento, da cui emerge che la riduzione del numero dei parlamentari è sempre stato un argomento all’odg fin dalla sottocommissione della commissione dei 75, che doveva fare la proposta del «numero ideale». Tutte le proposte non superavano il numero di 700 tra deputati e senatori, numero massimo con ragioni ragionevoli di rappresentanza: si parlava di un rappresentante ogni 150 mila cittadini o di 1/100 mila.

2.Il motivo della rappresentanza non era mai «quantitativo», ma ESCLUSIVAMENTE qualitativo: tutti erano concordi che il Parlamento avrebbe dovuto essere composto dai «migliori» del Paese che dovevano occuparsi «dei più alti e ardui problemi» (Lussu), lasciando ad altri organismi costituzionali sussidiari (Regioni, Province e Comuni)il compito di amministrare con maggiore vicinanza alle singole realtà locali e quindi avvalorare al meglio la rappresentatività, in base al principio della sussidiarietà: ciò che fa l’ente inferiore, non può farlo quello superiore, mentre il Parlamento ha finito per occuparsi di tutto anche delle misure della sardine e della lunghezza dei cetrioli.

3.La Costituente non ha stabilito un numero fisso di parlamentari, ma variabile: infatti, nella 1alegislatura furono eletti 572 deputati. Il numero di 630 fu definito con una riforma costituzionale nel 1963, cioè 17 anni dopo la Costituente ed è lecito supporre che la ragione non fu una maggiore rappresentatività, ma la necessità di sistemare dipendenti di partito, portatori d’acqua, lobbisti, funzionari e amanti. ALTRO CHE RAPPRESENZA. La prova? Si continuò a discutere ancora di più sulla riduzione dei parlamentari, specialmente dopo l’istituzione delle Regioni, che invece finirono per aumentare il parco buoi dei servi, degli esseri inutili, delle suffragette per arrivare all’epoca berlusconiana e leghista che trasformò il parlamento intero e i consigli regionali in «bivacchi» di pupe, escort, dipendenti Mediaset, avvocati, commercialisti e servi volontari affini agli interessi del capo.

4.Cessarono i partiti e cominciarono i caravanserragli che in Renzi trovarono il massimo sviluppo di negazione della rappresentatività, perché trasformò la legge elettorale «porcata» (©: Calderoli, autore di essa) in legge elettorale a uso e consumo del risultato delle elezioni europee che gli diedero il41%. Da allora il degrado parlamentare fu una slavina: scomparve definitivamente ogni RAPPRESENTANZA, con buona pace di chi oggi, facendo i gargarismi con essa, si schiera per il NO. Nacquero le liste bloccate, i cittadini non votarono più, limitandosi a ratificare le scelte dei capi partiti. Tutti quelli, la maggior parte,che oggi sono per il NO, elogiavano Renzi come statista,senza accorgersi che era più berlusconiano di Berlusconi stesso.Nessuna autocritica?

5.L’attuale proposta di taglio dei parlamentari è simile a quella della Commissione Bozzi del 1983; identica a quella della Iotti di 10 anni dopo (1993); era nel programma dell’Ulivo (ricordate Prodi? del 1996 –sconfitta di Berlusconi) con Pci e derivati, sinistra, Manifesto compreso,e discendenti della DC, tutti d’accordo. Come mai oggi tutti costoro sono per il mantenimento di coloro che volevano tagliare quando erano sobri? Prodi, Berlinguer, Iotti, e i massimi costituzionalisti del tempo, tutti «populisti»? Ma mi facciano il piacere!!!! Molto non quadra.

6.Il costituzionalista Stefano Rodotà ha dedicato l’intera sua vita alla difesa del Parlamento e alla sua rappresentatività ed era fermamente convinto del taglio dei Parlamentari ed è tra i pochi con Zagrebelsky che ha contestato la legge elettorale di Renzi, l’«italicum»peggiore della«porcata» berlusconista-legista, tutte leggi contrarie alla rappresentanza.

La«Repubblica» fu tra i più feroci assertori del taglio dei parlamentari, come mai ora che è proprietà degli Agnelli è a favore di questo Parlamento e del NO? Non vi viene un sospetto? Con Repubblica ho impegnato 10 anni di lotta contro la devastazione berluscon-leghista, ora sta sulla sponda di Berlusconi e della Lega. Vi dice niente?

7. Il mio amico Aldo Antonelli di Avezzano mi manda a pezzi l’articolo di Andrea Fabozzi sul Manifesto del 20 agosto 2020, dove c’è una storia tortuosa per non dire che loro che si autoproclamano ancora di sinistra –parola ormai eufemistica–voterebbero SÌ  se ci fosse un governo diverso(tema dell’odio…). ALLA FACCIA!!! La cosiddetta sinistra o ex-sinistra è la causa seconda del disfacimento della Democrazia e del Parlamento perché a ogni elezione, nazionale e regionale, si è sempre preoccupata non della Rappresentanza, ma della sistemazione delle sue frange e frangette.

Sono stanco di questi voltagabbana d’occasione. CHI VUOLE DIFENDERE LA DEMOCRAZIA E LA RAPPRESENTANZA VOTI «SI»COSTRINGENDO IL PARLAMENTO A SCEGLIEREI MIGLIORI, A FARLI LAVORARE E A PROGRAMMARE UNA LEGGE ELETTORALE RAPPRESENTATIVA PROPORZIONALE CON SBARRAMENTO. Il resto è fuffa.

NOTA. Mi dispiace che molti SANTORPETINI sono propensi per il NO, segno che hanno vissuto gli ultimi 13 anni della loro vita senza saperlo o hanno fatto finta di scegliere il bene comune, se oggi si lasciano abbindolare «come le pecorelle che escon dal chiuso/ a due e tre,atterrando e l’occhio e ‘l muso». Me ne farò una ragione.

Paolo Farinella, prete

 

 

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