Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Lettera 1/ Ferrovia Andora-Finale:
Unire pista ciclabile e tramvia costiera
Lettera 2/ Toti ignora il dibattito pubblico
Accusa dei Verdi savonesi, appello a Sansa

Gentile trucioli.it, sul completamento del raddoppio ferroviario e l’ipotesi di tramvia costiera leggiamo che alcuni comitati definiscono improprio chiamare “raddoppio” lo spostamento a monte della ferrovia Genova-Ventimiglia, al cui completamento manca la tratta Andora – Finalmarina, da realizzare completamente in “variante”, cioè non in affiancamento all’attuale tracciato.

di Stefano Sibilla*

Stefano Sibilla, ingegnere

Tale provocazione non è priva di fondamento, perché il ruolo morfogenico svolto sul territorio da infrastrutture come quella ferroviaria, che ha severi requisiti progettuali (pendenze ridotte, raggi di curvatura ampi, rigorose fasce di rispetto) è talmente forte da confondere l’aspetto “ferroviario” dalle opportunità e rischi del riuso e consumo di suolo. Sull’espressione recentemente usata“Alta Velocità” dovremmo tacere per carità di Patria, ma ci preme ricordare che fra le nazioni europee leader in Europa la Germania vanta una significativa quota di trasporto su ferro, senza aver costruito alcuna linea AV ma migliorando la rete esistente.

Crediamo infatti che l’Italia nord-occidentale e in particolare la Liguria debbano interrogarsi (e rispondere) su che cosa “vogliono fare da grandi”, ossia quale modello di sviluppo seguire, coerentemente.

Dal punto di vista strettamente ferroviario, il raddoppio di per sé consente un forte aumento del traffico, cosa peraltro conseguibile – in minor misura – anche solo con innovazioni sul segnalamento; ma quale sarebbe tale maggior quota di traffico ? Ad esempio, quella che oggi transita quasi esclusivamente su gomma a Ventimiglia, di gran lunga maggiore di quella per cui ci si strappa le vesti per la TAV valsusina, o quella sottraibile alle strade da e per il Piemonte, sempre che si abbia il coraggio di dispiacere ai fautori del “tutto gomma” (Ceva-Garessio-Albenga, Armo-Cantarana, Carcare-Predosa, Aurelie bis e via discorrendo).

Il primo impegno serio che la politica dovrebbe prendersi è chiarire: “vogliamo / non vogliamo trasferire traffico dalla gomma alla rotaia”, altrimenti il raddoppio diviene un mero “spostamento a monte”, ossia un mero pretesto per attivare a spese dell’entroterra banali speculazioni sul sedime costiero.

Degli 11 milioni di camion che attraversano ogni anno le Alpi,

quasi 3 milioni transitano a Ventimiglia, diretti per lo più verso la pianura padana

Ipotizzando necessario un deciso potenziamento della ferrovia Savona – Ventimiglia, rimarrebbe comunque opportuno ragionare su come sarebbe meglio realizzarlo, e qui si aprono almeno due temi:

  • il raddoppio da Ventimiglia ad Andora, iniziato molti decenni fa, finché rimane privo del completamento Andora – Finalmarina e/o dell’apertura di uno sbocco intermedio (p.es. il valico Andora – Bastia d’Albenga – Garessio – Ceva) rimane sostanzialmente inutile e quindi accumula interessi passivi (debito pubblico);
  • la riduzione e lo spostamento a monte di fermate e stazioni, senza un adeguamento del trasporto pubblico locale, rende la modalità ferroviaria meno appetibile sia per la mobilità sistematica (pendolarismo) che per il traffico turistico, che continua a congestionare l’Autofiori e i valichi stradali;

Il Comitato Treno Alpi Liguri, che invita cultori e conoscitori della materia al 2° Convegno Ferroviario delle Alpi Liguri, previsto in modalità “Webinar” nella seconda metà di ottobre, ha da molti anni formulato e pubblicato proposte in merito, rispettivamente:

  • iniziare il completamento del raddoppio non aprendo cantieri qua e là, ma per tratte funzionali ben concertate: dapprima da Andora verso Bastia d’Albenga, perché sorge l’opportunità di realizzare al tempo stesso un collegamento verso Ceva (Ingegneria Ferroviaria, febbraio 2007), con un valico a soli 584 m slm (più basso della TAV valsusina), valido quindi anche per disimpegnare traffico merci e lasciare le ferrovie di Altare e Ferrania pienamente dedite ai porti di Vado e Savona: si anticiperebbe così il rientro dell’investimento nel raddoppio (meno interessi passivi);
  • se il raddoppio proseguisse da Bastia d’Albenga a Finalmarina, la “tramvia costiera ingauna” (V e VII Convegno Nazionale Sistema Tram, Roma) potrebbe accogliere oltre alla pista ciclabile (lato mare) una tramvia (lato monte), con ridotti costi di realizzazione (binario unico) ma capacità più che sufficiente (incroci ottenibili nelle attuali stazioni costiere) a decongestionare l’Aurelia; in tale prospettiva, si può predisporre (come già suggeriscono la VIA ministeriale ed il PTC della provincia) fin d’ora un sedime rivolto all’entroterra: stadio, ospedale di Albenga, Polo Scolastico, centro commerciale, cantiere del raddoppio e poi nuova stazione RFI, stabilimento Piaggio … molta mobilità sistematica, quotidiana!

Il 3° binario fra Cagnes e Antibes (150 M€, per 9 km) consente un trasporto locale e regionale di qualità,

oltre alla lunga percorrenza (Grandes Lignes); nel Ponente ligure il terzo binario c’è già e si chiama “linea costiera”: basta non “cannibalizzarla”, o “spenderla” interamente per una sola ciclabile larga 5m!

Rimaniamo a disposizione all’indirizzo comitato.treno.alpiliguri@gmail.com, auspicando che si svolga un dibattito informato, serio e pacato, per chiarire le scelte: un mero “spostamento a monte” come ultima carta da giocare per una provinciale speculazione (ricordiamo il termine “Borghettizzazione”), oppure un “raddoppio pienamente utilizzato”, che valorizzi l’intera rete ferroviaria ligure-piemontese, rendendola attrattiva e vero strumento di una mobilità più sostenibile, di nuovi modi di fruizione del litorale, per la riduzione del consumo di suolo, un miglioramento e della qualità della vita (in tutte le stagioni) e dell’attrattività anche internazionale della Liguria ?

*Stefano Sibilla

(Comitato per la Valorizzazione delle Ferrotramvie in Val Tanaro e Ponente Ligure – Comitato TAL)

TOTI IGNORA LA LEGGE CHE IMPONE IL ‘DIBATTITO PUBBLICO’

di Gabriello Castellazzi*

Il prof. Gabriello Castellazzi portavoce dei Verdi savonesi

Per il progetto sul raddoppio della linea ferroviaria Ge-XXmiglia la Giunta Toti ha ignorato la legge che impone il “dibattito pubblico” su esempio del “debat public” francese.

Il Presidente Giovanni Toti sta rispettando la legge regionale relativa alle procedure riguardanti la progettazione e l’approvazione del progetto di completamento del raddoppio ferroviario nel ponente savonese ? Secondo i Verdi savonesi, NO.

In Francia, grazie alla legge “Barnier” del 1995, esiste un sistema che regola la partecipazione dei territori al processo decisionale riguardante la realizzazione di infrastrutture importanti. L’organizzazione di questo “debat public” segue procedure precise che  vedono il coinvolgimento di tutti i soggetti (pubblici e privati,organizzati o no) “stakeholder”, ovvero detentori di interessi inerenti l’opera che deve essere realizzata.

Il “dibattito pubblico” è una procedura  introdotta in conformità alla normativa europea sulla trasparenza degli atti amministrativi, per migliorare la qualità e l’efficacia delle decisioni pubbliche mediante la più ampia partecipazione dei cittadini e delle Amministrazioni interessate alla realizzazione di opere che hanno un significativo impatto ambientale.

Esso si svolge nella fase iniziale della progettazione in relazione ai contenuti del progetto di fattibilità, ovvero del documento di fattibilità delle alternative progettuali quando il proponente è ancora nelle condizioni di poter scegliere se realizzare l’opera ed eventualmente quali modifiche apportare al progetto originale.

L’Italia, firmando il “Trattato di Lisbona sul funzionamento dell’Unione Europea”, ha accettato e fatta propria questa corretta modalità di partecipazione attiva e democratica di tutti i cittadini.

Infatti anche la Regione Liguria attraverso la Legge 16 febbraio 2016 si è uniformata e ha disciplinato le “Misure per il rafforzamento  delle fasi di progettazione e finanziamento di opere pubbliche di particolare rilievo” precisando all’ art. 18 che  “ al fine di individuare le soluzioni ottimali, di assicurare maggior certezza dei tempi di realizzazione nonché di  promuovere l’accettazione sociale da parte delle collettività locali interessate, la Regione definisce le procedure per una esaustiva forma di dibattito pubblico sulla base di un adeguato livello di progettazione”.

Ma questa procedura, obbligatoria e vincolante, nel ponente savonese non è mai partita pur essendo ben note a tutti le problematiche relative al raddoppio ferroviario tra Finale Ligure e Andora.

Il recente inserimento, da parte dell’attuale Governo, di questa opera tra i lavori prioritari del “Decreto semplificazioni”, ha riacceso il dibattito tra le Amministrazioni comunali e le diverse Associazioni che contestano le modalità di realizzazione di un progetto che si basa ancora su proposte incomplete e non definitive. In particolare si considera sbagliato uno spostamento verso l’entroterra che obbligherebbe un eccessivo consumo di terreno agricolo, l’occupazione di Aree protette, l’allontanamento delle stazioni dai centri urbani costieri, ecc.

E’ pur vero che esiste la necessità di completamento e ammodernamento di una vecchia linea ferroviaria realizzata alla metà del diciannovesimo secolo (l’inaugurazione del tratto fino a Ventimiglia avvenne il 25 gennaio 1872 ) ma chi, fino ad oggi, ha potuto esaminare seriamente i diversi progetti annunciati? Chi, rispettando la legge, ha potuto vagliare le soluzioni derivanti da una valutazione ambientale collegata a precisi calcoli economici?

Secondo i Verdi savonesi è necessario recuperare il tempo perduto dalla Giunta Toti e ottemperare finalmente a ciò che dice la legge. In definitiva è auspicabile un deciso cambio di rotta con la formazione di una nuova Giunta guidata da Ferruccio Sansa che riporti in Liguria il rispetto delle regole democratiche.

*Il portavoce dei Verdi della provincia di Savona, Gabriello Castellazzi

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