Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Telenovela ex MondoMarine, fiore all’occhiello della cantieristica nazionale. Le ‘guerre legali’ e 200 posti di lavoro a rischio

La storia infinita dei cantieri ex MondoMarine si arricchisce di un nuovo capitolo. Giovedì scorso (vedi Trucioli n.40) l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale ha pubblicato il nuovo bando di concorso per la concessione (questa volta trentennale) delle aree demaniali già occupate dai cantieri navali di Lungomare Matteotti, a Savona. 31 i lavoratori oggi a libro-paga, con una sorte appesa ad un filo e col serio rischio di buttare a mare 200 posti di lavoro.

di Massimo Macciò

L’istanza arriva a seguito della richiesta presentata da MonacoMarine, la società monegasca che, insieme a Rodriguez Yachts Italy, aveva promosso il ricorso conclusosi con l’annullamento dell’aggiudicazione dell’area a Palumbo SuperYachts da parte del Consiglio di Stato.

A novembre del 2018, alla fine di un lungo e tormentato iter nato a seguito del fallimento dell’azienda di Alessandro Falciai, l’armatore partenopeo si era aggiudicato la gara per usufruire delle aree demaniali contornanti lo specchio d’acqua tra Savona e Albissola, ma la concessione era stata bocciata dal TAR Liguria che, in sostanza, aveva contestato i criteri di aggiudicazione formulati dall’Autorità Portuale. A sua volta, il Consiglio di Stato nello scorso novembre ha dichiarato irricevibile il ricorso presentato da Palumbo contro la decisione dei giudici amministrativi liguri e ha disposto l’annullamento definitivo degli atti di gara per l’aggiudicazione dei cantieri e dei successivi provvedimenti provvisori, riaprendo così i giochi per la concessione.

Secondo i giudici l’ente portuale non ha saputo spiegare perché la tutela dei lavoratori già dipendenti della fallita MondoMarine dovesse assumere carattere preminente rispetto a tutti gli altri criteri in una gara le cui condizioni dovevano essere tali da assicurare la parità tra i concorrenti, mentre i lavoratori già dipendenti da Falciai e soci all’atto del licenziamento avrebbero potuto comunque usufruire – sempre secondo il Consiglio di Stato – degli ammortizzatori sociali: una motivazione che  ha suscitato molte polemiche tra i dipendenti del cantiere e le forze politiche e sindacali.

Anche la preferenza per una più rapida ed integrale operatività del cantiere nonché per il “numero ed esperienza dei lavoratori immediatamente impiegati” secondo i giudici amministrativi romani avrebbe illegittimamente privilegiato Palumbo (titolare di una concessione provvisoria e già operante nel cantiere con la formula dell’affitto di ramo d’azienda), ed anche il criterio relativo ad “investimenti in impianti ed infrastrutture effettuati nei primi due anni”, sarebbe stato anteposto senza motivo a quello riguardante l’ammontare complessivo degli investimenti realizzati nel periodo di concessione richiesta, sempre con l’effetto di favorire il gruppo armatoriale napoletano.

Nella situazione di stallo che si è venuta a determinare, a dicembre 2019 la MonacoMarine ha confermato il proprio interesse per l’acquisizione delle aree, e giovedì scorso l’Autorità Portuale di Sistema ha ufficialmente invitato tutte le imprese interessate a inviare le proprie domande entro il 31 agosto del 2020. Sulla base dei rilievi del Consiglio di Stato l’ente portuale, come si può vedere nella tabella seguente, ha rimodulato i criteri necessari per concorrere alla gara: saranno infatti valutati “in ordine decrescente d’importanza” il numero e la qualifica dei lavoratori impiegati, l’operatività del cantiere per l’attività di costruzione, refitting e trasformazione di navi “da diporto e da lavoro”, gli investimenti in infrastrutture e in attrezzature effettuati nei primi due anni e nell’intero periodo di concessione richiesta.

La Port Authority, quindi, ha deciso di riproporre il criterio degli investimenti a breve termine, su cui i giudici amministrativi avevano mosso qualche rilievo, e  a questo ha affiancato – ma in via per così dire “subordinata” – una  valutazione sull’impegno economico di lunga durata. Il tutto dovrà essere vagliato guardando innanzitutto all’affidabilità economico-finanziaria delle aziende ed alla solidità e sostenibilità dei piani d’impresa. La Port Authority non ha invece accolto il secondo  suggerimento del Consiglio di Stato, che aveva proposto di rideterminare il vincitore della concessione senza una nuova gara d’appalto ma ricalcolando semplicemente la graduatoria sulla base dei nuovi criteri indicati dai giudici amministrativi: una procedura che avrebbe probabilmente dato vita ad una serie infinita di ricorsi e che Signorini e soci hanno preferito evitare.

Ad una prima lettura anche il nuovo bando non sembra lasciare molti margini a MonacoMarine: tra i criteri, infatti, sono esplicitamente indicati l’operatività del cantiere per l’attività di costruzione, refitting e trasformazione di navi da diporto e da lavoro, mentre l’azienda monegasca fondata da Michel Ducros si è finora concentrata (come risulta anche dall’istanza e dal piano industriale finora presentati) nella manutenzione e nel restyling di yachts e imbarcazioni turistiche. Nulla vieta, però, che MonacoMarine possa integrare ulteriormente il proprio piano d’impresa e che altre società del settore possano intervenire nella gara.

Nella complessa partita degli ex Campanella, quindi, chi rischia suo malgrado di assumere nuovamente il ruolo del vaso di coccio tra vasi di ferro sono i lavoratori dello storico cantiere savonese.

Giuseppe Palumbo aveva finora rispettato l’impegno di riassumere gradualmente tutti i dipendenti a suo tempo sospesi (senza ammortizzatori sociali) dalla MondoMarine ma ora, nonostante nel cantiere di Lungomare Matteotti l’attività sia proseguita a pieno ritmo anche in tempo di CoVid e lo stabilimento savonese da ottobre a maggio abbia inanellato una lunga serie di record in tema di risultati produttivi, la sorte dei 31 lavoratori attualmente a libro-paga sembra nuovamente incerta.

Il 30 giugno scade, infatti, la concessione temporanea per l’uso delle aree più volte prorogata a Palumbo, ed i licenziamenti (pur se eventualmente differiti a seguito dell’emergenza CoVid), sono tutt’altro che esclusi. In ogni caso, con il nuovo concessionario le trattative sindacali dovrebbero ricominciare da zero, in una situazione in cui la RSU aziendale non è stata  ricostituita e in cui la gestione della rappresentanza sindacale da parte delle segreterie provinciali è inevitabilmente in fase di riorganizzazione: una serie di prospettive che non fa dormire sonni tranquilli ai dipendenti. “Ulteriori preoccupazioni – spiegano dall’interno del cantiere – derivano dalle caratteristiche stesse delle produzioni navali: i lavoratori si augurano che, chiunque vinca la gara, il lavoro non riparta soltanto dalla manutenzione dei natanti esistenti (che non può assicurare una stabile occupazione per tutto l’anno) ma riguardi soprattutto la costruzione di nuovi scafi, un’attività in cui Savona ha una tradizione di assoluta eccellenza, che darebbe ulteriore prestigio al cantiere, permetterebbe la riqualificazione dell’Ufficio Tecnico, (un tempo fiore all’occhiello dell’azienda e oggi in totale disarmo) e  avrebbe una serie di riflessi positivi anche per l’indotto, attualmente in uno stato assai precario”.

“La telenovela dell’aggiudicazione è ancora più paradossale – continuano dal cantiere – se si pensa che tutte le autorità e gli enti locali, a partire dal consiglio regionale e comunale, solidarizzano con i lavoratori e si sono unanimemente espressi a favore della continuità per l’attività dell’ex MondoMarine, considerata un fiore all’occhiello della cantieristica nazionale”.

Lo stesso Alessandro Berta, membro eminente dell’Unione Industriali e componente del Comitato di Gestione dell’Autorità di Sistema Portuale di Savona, si era detto a suo tempo stupefatto della sospensiva del TAR e del fatto che i giudici amministrativi liguri non avessero considerato congrui due criteri fondamentali quali il mantenimento occupazionale e l’immediato impegno della manodopera. Poco più di un anno fa lo stesso Berta  aveva voluto visitare il cantiere savonese insieme, significativamente, a Marco Ravera, il consigliere comunale di Rete a Sinistra per Savona che più di tutti si sta battendo per mantenere la vicenda dei cantieri ex MondoMarine al centro dell’attenzione pubblica e per tutelare la sorte dei lavoratori.

Ma nonostante l’unanimità delle voci, in un momento in cui la pandemia CoVid ha ulteriormente acuito una crisi occupazionale già presente a Savona, rischiare di buttare a mare duecento posti di lavoro è un’ipotesi che lascia francamente l’amaro in bocca a tutti, anche perché in questo modo si corre il rischio di perdere quell’immenso capitale umano di esperienza e di capacità tecnica delle maestranze: un know-how conquistato in oltre cent’anni di lavoro nel settore cantieristico e che oggi rischia di essere disperso per una crisi che di produttivo ha ben poco e che i lavoratori non sembrano disposti a sopportare in silenzio. “Se la situazione dovesse ripartire da zero i dipendenti – concludono dal cantiere – sicuramente non staranno inerti a guardare: nel caso il vincitore – qualunque vincitore –  volesse cambiare le carte in tavola è prevedibile una ripresa della conflittualità operaia”.

Massimo Macciò

CRONOLOGIA STORY  E TUTTI GLI ATTORI PRIMARI E COMPRIMARI

1978: i fratelli Ferruccio ed Elio Stroppiana di Gallo d’Alba (Cuneo), titolari dell’impresa MondoRubber, rilevano la MondoMarine SpA, una piccola società che opera in un cantiere navale del ponente genovese..

2001: la MondoMarine acquisisce gli storici Cantieri Navali “Campanella” di Savona.

Maggio 2013: il manager livornese Alessandro Falciai acquisisce dalla famiglia Stroppiana il controllo della MondoMarine, di cui diventa diventa presidente.

Settembre 2015: in occasione del centenario della fondazione dei “Cantieri Campanella” viene organizzata nell’area portuale di Savona una grande kermesse con fuochi d’artificio e la presenza di volti noti del mondo dell’imprenditoria e dello spettacolo

Inizio 2017: Michele Tecchia, trader petrolifero di Sotrama, decide di risolvere il contratto che aveva in corso con MondoMarine per la costruzione di uno yacht nel cantiere savonese. Inizia ufficialmente la crisi dell’azienda.

Marzo 2017: la dirigenza di MondoMarine avvia la richiesta di Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria per i 61 lavoratori del cantiere.

6 luglio 2017:  MondoMarine avvia richiesta di concordato preventivo per “difficoltà finanziarie”.

Luglio 2017: il tribunale di Savona ammette la richiesta di concordato preventivo di MondoMarine SpA, a condizione che la dirigenza della società presenti il piano di rientro dalla situazione debitoria entro la fine del 2017.

Autunno 2017: la Procura di Savona inizia un’indagine sulle cause del dissesto MondoMarine. Vengono avviati i primi interrogatori degli indagati. Tra gli altri vengono sentiti Alessandro Falciai, il socio di minoranza Roberto Zambrini ed i  commercialisti milanesi e revisori della società Paolo Formaglio e Samuele Pelizzari.

Dicembre 2017: dopo una lunga serie di manifestazioni e di scioperi, i lavoratori ex MondoMarine occupano lo stabilimento e iniziano un presidio permanente del cantiere.

Dicembre 2017: la dirigenza della MondoMarine SpA non presenta il piano di rilancio previsto dal concordato preventivo. Il 29 dicembre viene dichiarato il fallimento della società. Intanto l”armatore partenopeo Giuseppe Palumbo, con il consenso dei curatori fallimentari e con un accordo sottoscritto insieme a  sindacati, RSU e Unione Industriali, acquisisce il controllo temporaneo del cantiere savonese con la formula dell’affitto di ramo d’azienda e continua provvisoriamente l’attività. Palumbo reintegra immediatamente 9 lavoratori e poco dopo altri 4 dipendenti,  allo stesso livello d’inquadramento e d’anzianità (ma senza i cd. “Superminimi”) con un contratto a tempo determinato il cui termine è legato alla concessione; inoltre – dopo una serrata trattativa con la RSU e i sindacati – Palumbo si impegna formalmente a riassumere tutti i lavoratori del cantiere a seguito dell’aggiudicazione definitiva della concessione.

Giugno 2018: Palumbo ottiene la concessione temporanea per l’uso delle aree demaniali.

Novembre 2018: il 15 novembre la Palumbo Superyachts annuncia l’acquisizione della MondoMarine SpA di Savona. Contestualmente il Comitato di Gestione dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale delibera il rilascio a Palumbo della concessione demaniale (di durata ventennale) relativa al comparto della nautica da diporto ex Mondo Marine di Savona, al termine di una procedura comparativa cui hanno partecipato anche MonacoMarine e Rodriguez Yachts, che già a marzo avevano ottenuto dal TAR il rifacimento della gara stessa.

Gennaio 2019: MonacoMarine e Rodriguez ricorrono nuovamente al TAR Liguria contro l’aggiudicazione della concessione dell’area demaniale a Palumbo, contestando in sostanza l’ordine dei criteri posti per l’assegnazione della concessione stessa.

Maggio 2019: il TAR Liguria accoglie il ricorso di MonacoMarine e Rodriguez contro la concessione del cantiere alla Palumbo SuperYachts.

Novembre 2019: il Consiglio di Stato rigetta definitivamente il ricorso della Palumbo Superyachts contro MonacoMarine e Rodriguez Yachts e dispone l’annullamento degli atti di gara per la concessione dell’area demaniale antistante lo specchio d’acqua nella zona di Lungomare Matteotti. Secondo il Consiglio di Stato, peraltro, la graduatoria poteva essere rideterminata senza una preventiva gara d’appalto: i punteggi avrebbero potuto essere ricalcolati a tavolino sulla base dei nuovi criteri “suggeriti” dai giudici amministrativi romani.

Gennaio 2020: l’Autorità di sistema portuale proroga fino al 30 giugno la concessione a Palumbo e si impegna a  rivedere i criteri di assegnazione per la concessione, in base a quanto emerso dalla sentenza del Consiglio di Stato.

Marzo 2020: Nell’ambito del fallimento dell’inchiesta sul fallimento MondoMarine SpA vengono arrestati l’ex amministratore delegato Roberto Zambrini e l’imprenditore brianzolo Antonio Turiano, mentre Paolo Formaglio e Samuele Pelizzari sono posti agli arresti domiciliari e altre tre persone sono indagate a piede libero. Alessandro Falciai risulta estraneo all’inchiesta. La Guardia di Finanza opera il sequestro preventivo di beni per oltre 12 milioni di euro.

Secondo gli inquirenti le cause del tracollo della MondoMarine non sarebbero legate a difficoltà finanziarie ma a svariati illeciti penali: l’ipotesi d’accusa è bancarotta fraudolenta, oltre a una serie di reati fiscali.

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Massimo Macciò

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