Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Loano, Bailini e l’onore del silenzio
Con falso scoop di chi ‘festeggia in musica’

Ha taciuto fino alla tomba i nomi dei suoi primi informatori a proposito dei finanziamenti- tangenti al Savona Calcio (fine anni ’70, primi anni’80) e che segnarono i primi passi della complessa indagine giudiziaria. Non ha mai rivelato chi l’ho sponsorizzò in ‘loggia’, chi erano i tre fratelli ‘proponenti’. Qualcosa disse, ma il minimo indispensabile. Da chi ebbe la prima lista di massoni importanti, di varie logge di tre obbedienze savonesi e imperiesi, che poi mise a disposizione degli inquirenti a seguire del suo primo esposto.

“Neppure con me – ammette la persona che era rimasta al suo fianco-  si è mai confidato. Parlando della nota vicenda raccontava, ma alcuni segreti voleva mantenerli tali”. Renzo Bailini, da vivo, citato in migliaia di articoli  della stampa nazionale e servizi televisivi (fu anche ospite di Bruno Vespa a Porta a Porta), da morto ‘non ha più fatto notizia’. Al punto che ha taciuto anche l’Ansa, l’agenzia di Stampa degli editori  nazionali e il suo ‘corrispondente’ della Provincia di Savona che è direttore responsabile di Ivg.it.  E’ libertà morale a fare informazione ? E’ colpa di chi fa parte del ‘sistema’ ? E viene emarginato chi non ne fa parte ? Come sta emergendo in questi giorni con lo ‘scandalo Palamara‘, le deviazioni di giudici, informazione, politica.

Come dava notizia La Stampa edizione di Savona (all’epoca retta da Sandro Chiaramonti) della perquisizione e dell’inchiesta sul Savona Calcio.

Con un risvolto miserabile ancora in terra savonese. Non è mancato chi ha cercato di delegittimare pure nell’aldilà, divulgando su social (e poi rimosso) un’allegra scampagnata di amici nella centralissima Via Garibaldi, a Loano, il giorno del decesso  di Bailini. Nulla aveva a che fare con ‘sorella morte’, semmai una pura coincidenza con il lutto. “Bailini addio, a Loano brindano… (Vedi  3 giugno a Loano in via Garibaldi…….). Al punto che si commentava: “Manca proprio la vostra allegria siete fantastici.” Si trattava invece di un goliardico incontro tra amici.

Bailini che non ha mai voluto svelare il mistero numero 1: chi gli rivelò i finanziamenti  ‘occulti’ al Savona Calcio, come confermeranno sentenze passate in giudicato. Si trattava di tangenti estorte (pagate volontariamente, per la difesa) da imprenditori savonesi che, a loro volta, ottenevano lucrosi appalti, lavori pubblici, opere stradali,  edili (costruzione case Iacp), operazioni immobiliari. Un esposto che iniziò a sbrogliare il bandolo della matassa, il ‘sistema di potere Teardo’.  Tra protagonisti diretti e comprimari, complici e vittime. Dall’imperiese (con i primi tentacoli della n’dragngeta di Giuseppe – Peppino – Marcianò) allo spezzino. E che troncò la carriera folgorante di Teardo, prossimo al governo di Roma e dei suoi adepti. Tra posti di potere, poltronificio, sottogoverno. E il presidente a ripetere: con il mio arresto si è bloccato anche lo sviluppo socio economico di questa provincia.

Bailini ha rotto il silenzio e l’omertà diffusa in un momento di gloria per ‘tutti gli uomini di Teardo’, come poteva esibire un giornale amico in una sorte di trionfo, corredato di foto: il gran capo indiscusso, una malcelata onnipotenza da ‘mani sulle città‘. Eppure fino al verdetto finale della Cassazione, nonostante il terremoto giudiziario, due sentenze (tribunale e Corte d’Appello), c’è chi poteva confidare al cronista che ci sarebbe stato il colpo di scena. Una verdetto tipo ‘tutto da rifare’,  rinvio ad altra Corte d’appello. Anche qualche difensore di parte civile fiutava ‘brutta aria’. A Savona, del resto, era già sfumato il tentativo di ‘delegittimare’ magistrati, portare il processo fuori Liguria.

Invece ? Giudice relatore fu designato in corner, con conseguente difficoltà a studiare il mega faldone, Carlo Alfredo Moro (si è spento nel 2005 a 80 anni), fratello dello statista martire delle Brigate Rosse e non solo. Carlo Alfredo era stato presidente del tribunale dei minorenni di Roma (giudicò, fra gli altri, Giuseppe Pelosi per l’omicidio di Pier Paolo Pasolini), poi presidente di sezione della Corte di Cassazione. Collaborò con numerose riviste, ha promosso e diretto la rivista Il bambino incompiuto. È stato presidente della Federazione Universitaria Cattolica Italiana dal 1947 al 1948. Nessun cenno, nella biografia di Wikipedia e in altre pubblicazione, all’estensore della motivazione della sentenza che condannò Teardo e complici in via definitiva.

Fu una camera di consiglio molto ‘divisiva’ e lunga, ad un certo punto Moro avrebbe manifestato la sua determinazione a rinunciare al ruolo di estensore dopo che ne fu relatore in udienza. Al cronista di giudiziaria del Secolo XIX che l’ha atteso all’uscita del ‘Palazzaccio’ della Suprema Corte, di Piazza Cavour, si limitò a non negare il suo imbarazzo nell’aver ricevuto il fascicolo nell’ultimo tempo ‘utile’e nelle stesse condizioni pare si fosse trovato il sostituto procuratore generale, come emergeva dalla sua requisitoria. Cosa accadde effettivamente in quelle stanze che precedettero la lettura del verdetto resta un altro ‘buco nero’ se si tiene conto dell’ottimismo, malcelato, di cui abbiamo fatto cenno.

SANDRO PERTINI IN VISITA AL SANTA CORONA
a sn del presidente Nicolò Rabaglia giovane socialista, a dx Silvio Amandola, dietro a sn Nicola Durante, al centro Riccardo Borgo ex sindaco socialista di Bergeggi, a dx Gavino Asole, consigliere comunale del Psi a Loano, dietro Renzo Bailini collaboratore de Il Lavoro per il ponente savonese.

Altro interrogativo sempre attuale: sono ancora in vita gli informatori di Bailini e con i quali ha condiviso l’impenetrabile segreto ?  Bailini ha dato effettivamente il ‘là’ all’indagine, ma è toccato soprattutto alla tenacia e al coraggio dei magistrati, supportati inutile negarlo dal sostegno morale dell’allora presidente Pertini, se si è ‘demolita’ una fortezza fino allora inespugnabile e forse protetta.

Prima Antonio Petrella che non accolse la richiesta di archiviazione del fascicolo ‘finanziamenti Savona Calcio‘; dispose perquisizioni e comunicazioni giudiziarie. Seguirono due anni di indagini, tra difficoltà non comuni e riservatezza messa dura prova, dei giudici istruttori Francantonio GraneroMichele del Gaudio titolare del procedimento, con la condivisione del sostituto procuratore Giuseppe Stipo. Fino alla scoperta del fienile, grazie ad una provvidenziale soffiata, sulle alture di Spotorno, dove era nascosta la contabilità nera del clan. Cosi come i primi quattro libretti al portatore in una banca di Savona e ai quali provvedeva la segretaria del ‘capo’. Infine il processo monstre, senza dimenticare la più che significativa collaborazione dei Carabinieri (allora il ten.col. Nicolò Bozzo), gli uomini della Guardia di Finanza, della Tributaria in particolare e della Questura. Tra gli iscritti a tre logge massoniche, 11 dei 23 imputati iniziali.(L.Cor.)

STRALCI DI ARTICOLO PUBBLICATO DA LA REPUBBLICA

DURANTE L’UDIENZA IN CUI BAILINI ERA CITATO DA TESTIMONE

DAVANTI AI GIUDICI DEL TRIBUNALE DI SAVONA NELL’AULA BUNKER

E TEARDO MI DISSE. ‘DEVI SMETTERLA CON GLI ARTICOLI SU IL LAVORO’

“…Alto, magro, capelli un po’ lunghi, biondicci, viso da ragazzino nonostante i suoi 32 anni e due figli. E’ Renzo Bailini, il primo accusatore di Teardo e del suo clan, il primo che pubblicamente, con una montagna di memoriali, si mise in testa di sfidare il silenzio dei savonesi sulle attività del “capo”.

“….Sul problema di chi gli abbia fornito le notizie sul gruppo Teardo, Bailini si dimostra molto incerto. Prima rispondendo alle domande del rigoroso e severo presidente Gennaro Avolio, poi a quelle molto più insistenti dei giudici a latere Vincenzo Ferro (estensore delle motivazioni del primo grado di giudizio ndt) e Caterina Fiumanò, infine alle contestazioni a ripetizione dei difensori, l’ accusatore non sa dare che vaghe spiegazioni: le tangenti e il nome di Teardo furono parte di una telefonata anonima, il resto sono notizie raccolte da “persone che non conosco di nome”, ma di cui so dire “che sono massoni, socialisti e onesti”……

E’ dal suo attacco sulla questione dei cento milioni versati da “benefattori” al Savona Calcio e a Leo Capello (che della squadra era il presidente) che è partita tutta l’ inchiesta. Ex socialista, ex massone, ex collaboratore del quotidiano genovese Il Lavoro, Bailini si è anche buscato una denuncia per calunnia (dalla quale fu scagionato, nota di trucioli.it) per aver accusato uno degli avvocati difensori, Giorgio Finocchio, di essere stato uno dei mandanti di un pestaggio, (“un attentato” lo ha definito il presidente) ai suoi danni. Nonostante la tensione che palpabile si sentiva in aula e alcune incertezze, Bailini ha confermato tutto quello che c’ è nei suoi memoriali, ma per fortuna dell’ accusa, il processo e l’ istruttoria si basano su fatti ben più consistenti delle telefonate anonime riferite da Bailini o delle voci che lo stesso racconta di aver raccolto ad Albenga da personaggi di cui si è scordato nome e cognome. A suo merito resta il fatto di avere rotto l’ omertà che paralizzava tutta una provincia.

Presidente: “Nella sua deposizione lei parla di un ambiente albenganese in cui avrebbe sentito notizie…”. Bailini: “Logicamente ero iscritto alla massoneria e in quel periodo mi occupavo del piano regolatore di Borgio Verezzi sul Lavoro. Ci fu una persona all’ interno della loggia che cercava di darmi direttive su come fare gli articoli”.

“Chi era?”. “Ignoro il nome, in quella loggia c’ era un sistema di segretezza… Io non condividevo queste direttive. Poi verso la fine del ‘ 75 in federazione fui avvicinato da Teardo che mi disse che dovevo smetterla con quegli articoli che non servivano a nulla”.

Nella notte tra il 26 e il 27 febbraio tornando a casa fui sorpassato da una macchina che mi chiuse. Scesero quattro persone che mi tirarono giù di forza, con bastoni sfasciarono l’ auto e mi lasciarono con quindici giorni di prognosi. Io ho fatto denuncia e ho fatto anche il nome dei presunti mandanti, ma non so se sia il caso di farli qui…”. Presidente: “Lei ha avuto altri attentati?”. “Dopo l’ esposto del Savona-Calcio… una Giulia mi bloccò verso le 20,30 e due persone mi presero a pugni…”. Presidente, secco: “Ci dica i nomi dei sospettati”. Bailini nicchia, poi di fronte all’ insistenza del magistrato fa il nome, per il primo attentato, dell’ avvocato …. e di un certo fotografo…., come quello dei mandanti o di persone che potevano saperne di più….”. …Dell’associazione massonica si parlerà nel processo più in là, quando verrà a deporre il colonnello dei carabinieri Bozzo che ha indagato sui legami tra il gruppo Teardo, la P2, logge coperte e simili.

LA DERIVA, 26 MAGGIO 2020

VIENE ALLA LUCE IL VERMINAIO DELL’INTRECCIO

FRA POLITICA E MAGISTRATURA

E QUEI GIORNALISTI LEGATI AI SERVIZI SEGRETI….

di Luciano Lago

Per chi segue le cronache politiche e giudiziarie in Italia non è possibile passare sotto silenzio il marciume che trabocca dalle vicende politiche e giudiziarie messe a nudo dagli ultimi scandali sulla magistratura deviata e collusa con il potere politico. Quanto viene fuori in questi giorni dalle intercettazioni giudiziarie risulta sconvolgente ed in particolare si scoperchia il vaso di Pandora delle deviazioni politiche e delle lotte di potere all’interno della magistratura italiana.

In particolare i colloqui telefonici registrati di Luca Palamara (ex segretario della ANM) con altri magistrati rendono l’idea dell’inquinamento presente nei vertici dell’Associazione Magistrati che dovrebbe garantire l’indipendenza della corporazione giudiziaria, mentre risulta sempre più simile ad un potere di fatto che detta le sue direttive alla politica ed al mondo dei media allineati con gli interessi delle caste dominanti nel paese.
Non è un caso che molti dei giornalisti paludati dei maggiori quotidiani di regime come Repubblica e Il Corriere della Sera sono parte del sistema di gestione di potere dettato da questa magistratura deviata. In sostanza si è capito che i magistrati passano la linea da seguire ai giornalisti di cronaca giudiziaria i quali a loro volta tracciano le linee da seguire agli opinionisti della politica.
Non si può escludere ed anzi sembra certo che ci siano giornalisti dei maggiori quotidiani legati ai servizi di intelligence sia italiani che esteri. Risulta quindi confermato quanto aveva a suo tempo rilevato il giornalista tedesco Udo Ulfkotte il quale aveva scritto un libro (giornalisti comprati) denunciando il livello di prostituzione di buona parte della stampa europea che risponde al potere politico ed all’Ambasciata USA per quanto riguarda le linee da seguire, ottenendo in cambio benefici, elargizioni di denaro e sviluppi di carriera. Ulfkotte è morto nel 2017 portandosi nella tomba le sue rivelazioni.
Questo è di conseguenza il sistema di regime politico giudiziario che di fatto influenza la mentalità e le opinioni dei cittadini italiani con una sottile manipolazione, incidendo non soltanto sulle inclinazioni di voto ma anche sulle scelte di vita dei lavoratori, degli imprenditori e della gente comune.
L’apparato dei media ufficiali in Italia è una enorme macchina di falsificazione e propaganda che opera in linea con gli interessi del ceto politico ed affaristico dominante, con i giornalisti, lacchè del potere, che si spacciano per professionisti seri dell’informazione, disprezzando quanti operano al di fuori dei canali ufficiali mediante spot pagati su Televisioni pubbliche. Una evidente violazione dei precetti della Costituzione che dovrebbe garantire la libertà di opinione per tutti i cittadini.
Coloro che non si adeguano vengono perseguiti, censurati o denunciati, mentre nei casi più clamorosi si provvede a mettere all’indice o a richiedere il bavaglio obbligatorio o il TSO per i dissidenti.
Soltanto una sana ribellione pacifica ma determinata può salvare il popolo italiano da un regime sempre più sfacciato nella sua inclinazione ad occupare il potere ed a imporre gli interessi della casta dominante. Prima che sia troppo tardi.
Non è difficile rimuovere le dittature ma è quasi impossibile liberarsi dalle false democrazie.
COMMENTI – 1 )
Non abbiamo mai dimenticato Antonio Di Pietro,“Mani Pulite”, ovvero Tangentopoli. Vero e proprio Colpo di Stato attuato dalla Magistratura in Italia all’inizio degli anni 90, che causò la fine della Prima Repubblica e l’inizio della distruzione del nostro Paese. Tangentopoli…Panfilo Britannia…davvero strane coincidenze strane coincidenze.
2) Siamo abituati, un tempo a dirigere la corte di cassazione c’ era il signor Carnevale che assolveva sempre i più pericolosi boss della mafia, in sintonia con le politiche governative, era una tragica barzelletta nella memoria dei cittadini italiani, come accadeva con il giureconsulto Azzeccagarbugli di manzoniana memoria che difendeva i delinquenti facendoli assolvere e cacciava le vittime, leggete i grandi maestri del passato per capire il presente.

3) Hanno scoperto l’acqua calda, pur essendo conosciuta da lungo tempo dai disincantati. L’unica novità è che ora ne conosciamo la temperatura approssimativa, essendo in possesso del termometro (il virus trojan) e che comunque, è più alta di quella che lo strumento ci trasmette. Dire che Carnevale assolveva i boss mi sembra una stronzata. Per questo poi fu indagato e costretto a dimettersi. Ma perché non di te la verità? Carnevale è stato uno dei maggiori giuristi d’Europa, assolveva non perché amico dei boss, ma perché i pubblici ministeri non sapevano fare il loro mestiere presi dalla politica e con accuse totalmente false indussero Carnevale alle dimissioni. Per leggere la storia bisogna leggere i documenti storici, non le solite chiacchiere per calunniare una persona per bene.

L.Corrado

L.Corrado

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