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Albenga, Casa di cura San Michele:
12 posti letto riservati a Covid 19 positivi
per far fronte all’emergenza nazionale

La casa di Cura San Michele di Albenga, unica struttura privata sanitaria (convenzionata per la riabilitazione) del ponente ligure, da mercoledì’ 25 marzo, è inserita nel programma di emergenza nazionale. Ha messo a disposizione i primi 24 posti letto (12 stanze),  riservando il 1° piano ai Covid 19 positivi. Si tratta di pazienti, molto debilitati, provenienti dagli ospedali di Savona ed Albenga. Leggi anche a fondo pagina gli ultimi dati ufficiali della regione Liguria.

Il prof. dr. Nicola Nante titolare della Clinica san Michele

“Abbiamo già in cura i primi tre – fa presente il titolare dr. prof. Nicola Nante – sono uomini, della terza età. Possiamo contare su una decine di medici che turnano fino a 12 ore e personale che con professionalità ed abnegazione ci consente un’assistenza qualificata”. Alla domanda se anche alla San Michele si è verificata la fuga dei ‘dipendenti in malattia’ ,  malati in realtà senza esserlo, Nante dice che non è questo il momento di aizzare divisioni o polemiche. “Semmai – osserva – non ho dubbi che alla fine di questa pandemia ne usciranno professionisti più preparati degli altri. Si sono imparate e si imparano molte cose, e non uso un linguaggio medico per farmi capire. Si tratta di valori umani  e chi è stato al fronte, come in guerra, dovrà essere ancora più apprezzato e stimato. Con indiscusso bagaglio di esperienza e competenza. Faccio il piccolo esempio di un infermiere che qualche anno fa aveva fatto domanda di assunzione e nel curriculum indicava  che aveva lavorato con casi di Ebola; non ho avuto dubbi ad averlo tra i collaboratori. Chi opera oggi con  l’emergenza  Coronavirus può essere considerato, senza tanti giri di parole, anche un cittadino di serie A, più degli altri, diciamolo con convinzione”.

Anche un primario della Medicina e Riabilitazione della San Michele era finito in rianimazione e ‘intubato’. Non ci sono molti dubbi sul fatto che tra gennaio e febbraio nessuno aveva creduto sul serio, compresa la stragrande maggioranza dei medici ospedalieri e di famiglia, che si era di fronte ad una vera e propria emergenza nazionale e mondiale da virus letale.  E bisogna infatti risalire alla  strage della Spagnola. Mentre Sars e Ebola  non avevano praticamente violato i confini nazionali. L’Asiatica, come tutte le epidemie  influenzali, ci ha  invece colpito.

“Resto tuttavia del parere – dice Nante professore Ordinario di Igiene e Sanità Pubblica (MED/42) dell’UNIVERSITÁ DI SIENA – che alla fine la letalità sarà dell’1%, anche se negli anziani raggiunge percentuali maggiori”. E un’ultima riflessione: “Credo che un medico sia meglio resti in trincea a curare i pazienti di Coronavirus anche se infetto, piuttosto di assentarsi, rinunciare. Di fronte all’emergenza chi curerebbe altrimenti i malati ? Certo, occorre mettere in atto tutte le protezioni, ma non si dimentichi il periodo iniziale, la difficoltà anche a fare tamponi  a tutti i sanitari ritenendoli potenziali diffusori di virus. Ora, con la calandra, se ti sai muovere, hai tutte le protezioni possibili. E non possiamo neppure meravigliarsi più di tanto se un mese fa nei Pronto soccorso si sono trovati perlopiù impreparati alla catastrofe. Personalmente non ho avuto dubbi quando mi è stato chiesto di mettere a disposizione posti letto.  Ho riunito i collaboratori ed assieme abbiamo convenuto fosse nostro dovere non tirarci indietro. Credo che ci sia  la disponibilità, nell’immediato futuro, di  sistemare i pazienti anche in camere a due letti”.

Nante conclude: “Il Corionavirus fa emergere tutte le grandezze degli operatori a livello nazionale, quanti operano in prima linea sapendo che almeno l’80 % aveva la probabilità di contagio. E non basterà un grazie, anche solenne, a ricompensa”.

COMUNICATO STAMPA DELLA REGIONE LIGURIA ALLE 20,20 DEL 27 MARZO 2020

CORONAVIRUS, REGIONE LIGURIA, PRESIDENTE TOTI

NUMERO DI DECESSI IMPORTANTE, MA INFEZIONE DECRESCE IN TERMINI DI CONTAGIO.

Il policlinico San Martino di Genova tra gli otto centri nazionali che sperimenteranno il farmaco giapponese “Favipiravir” 

GENOVA. “Ammontano a 2329 i positivi in Liguria (67 in più di ieri), gli ospedalizzati sono 1180 (di cui 157 in terapia intensiva), 878 le persone al domicilio, 271 i clinicamente guariti ma positivi al domicilio cresciuti di 33 unità, 34 i guariti con due test negativi, le persone decedute oggi 51. Un numero importante, siamo avviliti e costernati. Questi sono i numeri della giornata di oggi, una giornata che forse ci dà qualche barlume di speranza sulle misure assunte e sui loro effetti: migliora infatti il rapporto tra tamponi fatti e positività. Cioè il numero di positivi riscontrati è minore e l’infezione decresce in termini di contagio, decrescono i ricoveri e i numeri di coloro che passano in terapia intensiva sono simili a ieri. Inoltre oggi abbiamo avuto 10 terapie intensive libere. Abbiamo un numero di ospedalizzati molto importante 1180 sulla media intensità di terapia, superiore a quello che ci aspettavamo. Grande è stato e continua a essere lo sforzo delle nostre strutture ospedaliere che forniscono cure appropriate a ogni singolo caso. Questo è merito di operatori, infermieri, medici e dirigenza che lavora senza risparmiarsi”. Lo ha detto il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti nel consueto punto di aggiornamento sull’epidemia da corona virus.

28 MARZO 17,30 DATI UFFICIALI DELLA REGIONE LIGURIA

CORONAVIRUS: DATI ALISA-MINISTERO, IN LIGURIA 2419 PERSONE POSITIVE AL COVID-19, 90 IN PIÙ DI IERI

GENOVA. Sono 2419 le persone positive al Covid-19 in Liguria, 90 in più rispetto a ieri. Secondo i dati relativi ai flussi tra Alisa e il ministero, dei positivi totali, 1198 sono gli ospedalizzati, di cui 167 in terapia intensiva, sono al domicilio 886 persone (8 in più di ieri), clinicamente guariti (ma restano positivi e sono al domicilio) 335.

I guariti con 2 test consecutivi negativi sono 43, le persone decedute dall’inizio dell’emergenza sono 358 (27 più di ieri).

I 1198 ospedalizzati sono così suddivisi:

Asl1 – 207 (23 in terapia intensiva)

  • Asl2 – 172 (31 in terapia intensiva)
  • San Martino – 251 (43 in terapia intensiva)
  • Evangelico – 66 (8 in terapia intensiva)
  • Galliera – 143 (17 in terapia intensiva)
  • Asl3 Colletta di Arenzano/Gallino Pontedecimo – 7
  • Asl3 Villa Scassi – 148 (21 in terapia intensiva)
  • Asl4 – 66 (9 in terapia intensiva)
  • Asl5 – 138 (15 in terapia intensiva)

Le persone in sorveglianza attiva sono 2479, così suddivise:

  • Asl 1 – 665
  • Asl 2 – 762
  • Asl 3 – 353
  • Asl 4 – 342
  • Asl 5 – 357
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