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Liguria e Basso Piemonte

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Pagine di storia / Le Brigate Rosse e l’auto incendiata tra Torre del Mare e Spotorno

Era la notte tra il 23 – 24 aprile 1974. Un volantino delle sedicenti Briga Rosse rivendicava l’incendio di una Fiat 124, parcheggiata tra Torre del Mare e Spotorno e di proprietà di un rappresentante di prodotti farmaceutici di  Genova, da pochi mesi dimorante nel Comune di Bergeggi. I carabinieri aveva come unico indizio le impronte digitali lasciate  sullo scotch  che fissava il delirante volantino di rivendicazione  ad un vetro dell’auto che apparteneva a Giuseppe Ciampalini, 34 anni, laurea in chimica e che aveva sposato Sandra Bernini,  22 anni torinese, impiegata  nello stabilimento Fiat di Vado Ligure. la coppia abitava nel condominio  Palazzi a Torre del Mare.

Tra i primi ad accorrere anche l’allora capitano Fenu ed il tenente Zucchetti del nucleo investigativo. Due ufficiali che seguirono i lunghi mesi della ‘stagione delle bombe di Savona’, tra i buchi neri della strategia della tensione di cui non sono mai stati individuati nè i ‘bombaroli’ (14 attentati), né i mandanti, ma neppure chi li ha protetti. Restano per ora, a testimonianza e per non dimenticare, i tre libri del prof. Massimo Macciò. L’ultima sua ‘fatica’ porta alla pista  ‘bombe di Stato’ il cui obiettivo era di mandare un messaggio all’allora potente uomo della Dc ligure e nazionale (corrente pontieri) Paolo Emilio Taviani. Tra le stranezze il fatto che nonostante le amicizie savonesi (Secondo Olimpio, sindaco di Bardineto, capo ufficio stampa negli anni in cui Taviani, docente universitario, partigiano, era ministro, dalla Difesa agli Interni; Lelio Speranza e Carlo Cerva, l’unico oggi in vita) Taviani sembrerebbe non abbia mai confidato precisi sospetti, ma  fatto vaghi cenni. Contrariamente a quanto emergeva invece da un articolo di un giornalista romano che però fu smentito da Taviani stesso. Non solo, un’altra pista savonese fu un articolo di un settimanale legato alla destra e ai servizi segreti in cui si polemizzava con il presidente Sandro Pertini e si esaltava l’operato di un esponente Dc savonese altolocato che ebbe pure ruoli nell’intelligence di stato.

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