Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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L’informazione fai da te. Il grande raggiro di questi tempi. Scrive un direttore di giornale

Trucioli.it si occupa parzialmente di quattro province: Savona, Imperia e il Basso Piemonte. Per scelta non ospita pubblicità, neppure quella ‘imposta’ da Google. Siamo una ‘virgola’ nell’informazione locale. Non abbiamo pretese di insegnare, ma imparare senza veicolare interessi di parte. Meglio ascoltare la voce dei cittadini e degli ultimi, minoranze incluse. Non aspiriamo ad essere cinghia di trasmissione di trame politiche. Ne  privilegiare lobby commerciali (ovvero tenersi buoni gli inserzionisti che pagano la pubblicità, compresa quella elettorale). Non ci nascondiamo dietro l’anonimato che spesso è strumento di veleno, semina cattiverie, rancori. Incentiva il virus crescente dell’odio diffuso. E chi scrive da ‘ignoto’ non ha il coraggio di metterci la faccia. Colpisce da pavido e con malcelato livore personale. Un povero meschino ?

Un esempio, recente, il trattamento riservato dal savonese ‘uomini liberi’ ad una ‘voce libera’ e comunque fuori da ogni coro. E’ accaduto che all’ing. Paolo Forzano (esemplare curriculum da dipendente, ora ex, dell’Ansaldo Nucleare) una manina ‘vigliacca’ (?), pardon a firma Il Viribusno, gli ha riservato Il savonese dall’ego smisurato”.  Utile non fermarsi al titolo.

Forzano ha reagito senza isterie. Ha inviato agli iscritti alle sue news letters quattro testi: il ‘dolce articolo’, poi la proposta del consigliere  Elisa Spingardi a proposito del parcheggio dei Tir ( vedi……), quindi la risposta dello stesso Forzano (…un parcheggio TIR al parco Doria genera un traffico di migliaia di TIR al giorno sulle nostre strade: avv. Spingardi non va bene! ), la fotonotizia “Area Bombardier, ecco dove dovrebbero partire i treni” (Dal piano del traffico del vice sindaco Massimo Arecco, vedi foto). Infine ha rispedito, a chi non avesse letto, la sua proposta, vedi foto di apertura del testo. Nessun commento stizzito, ma da ‘non ti curar di loro…’.

L’ing. Forzano, con il quale si può non essere d’accordo, è uso mestare nel torbido e aggirarsi nel pantano di intrallazzi di corte ? Tira volate a questo o quel ‘signorotto’ ? Non scrive mai  senza firmarsi. Pecca ad essere troppo prolifico ? E’ un vizio deleterio ? Spesso si affida a critiche pungenti, da scomodo tecnico che solitamente dimostra di conoscere la materia che tratta, la storia, la genesi. E si documenta anche con l’utilissima memoria del suo ricco archivio. Colpevole di fare il saputello, impartendo lezioni ad ogni piè sospinto ?  Certamente non è alla ricerca di tornaconto personale. Non può essere sospettato di agevolare parenti ed amici in questo o quel Comune, ente. In politica, nel sindacato, tra gli imprenditori. Scrive solo di problemi e problematiche e tifa a modo suo. E’ troppo graffiante ? Non ricorre all’insulto.  E’ vero semmai che ‘abbaia alla luna’ alla luce dei risultati che ottiene con le sue battaglie fatte di prese di posizione, lettere  a quotidiani cartacei, online, blog, ai responsabili delle istituzioni locali, Procura della Repubblica compresa. E’ uso ricorrere alla costanza, fermezza, coerenza. E non si nasconde dietro il ‘ditino’, neanche lo pseudonimo.

Trasmette valori positivi ? Mette a disposizione dei lettori le sue conoscenze della materia, dei suoi studi, degli approfondimenti, ricorrendo alla libertà di espressione. Che non è insulto, denigrazione personale. Non fa parte dei ‘signori’ che utilizzano il linguaggio politicamente (s)corretto (leggi pure fake news). Non cavalca l’invidia sociale, non è uso ricorrere alla pratica tossica dei rancorosi, semmai  sobilla una salutare ribellione verso gli incapaci, incompetenti, i tuttologi dei fallimenti a ripetizione nell’amministrare i soldi pubblici e di chi paga le tasse fino all’ultimo centesimo. Delle opere pubbliche e delle infrastrutture che si trascinano per decenni. Due duellanti al ‘chi c’era prima di me’, l’eterno scaricabarile.  Non stravede per chi, con la poltrona, ha appeso il ‘capello’ al chiodo con il curriculum in bianco.

Insomma siamo lungi dalla pratica all’odio di classe o di ‘bande’ che ricorrono  con frequenza leggendo certi blog e social. Spesso usi, al 99 per cento del materiale pubblicato, a ‘scrittori’ anonimi, più meno frustrati si direbbe. Hanno paura anche di Forzano ? Suvvia, vogliono colpire il presunto nemico con il tipico linguaggio della delegittimazione e la vigliaccheria dell’erba bruciata. Non quella di ridurre al silenzio un tenace della corazza di Forzano.

C’è chi sostiene, tra alcuni scrittori italiani,  che “nessun cambiamento è possibile  senza quello che è sempre stato il cuore della nostra civiltà: il senso critico“. Imparare a crescere, ragionare, proporre, interrogarsi. Si può essere in disaccordo, ma accanirsi contro il libero pensiero, come minimo, è pure sinonimo di cattivo gusto. L’ing. Forzano  non è uso (e non è il solo) andar con il ‘cappello in mano’, strizzare l’occhio, complottare. Lui scrive ciò che pensa e ritine utile. Certo, non può umanamente spruzzare felicità quando qualcuno boicotta, non pubblica per antipatia o perché non lo ritiene meritevole.

Chi fa il mestiere del giornalista non può ignorare la platea di seminatori di odio. Si nascondono a destra e a sinistra, tra sovranisti e populisti. Da qui l’impegno a non delegittimare il confronto, o se volete l’avversario politico o meno che sia.

A noi capita spesso – rimettendoci di tasca anche le spese per sostenere questo umilissimo blog che a luglio compie 9 anni – di sentirci ripetere: “.….chi te le fa fare, non cambierai un bel niente, ti fai solo nemici…perdi tempo, goditi la pensione….”. Già ci sono pure figli, nipoti che magari pagano le ‘colpe’ del padre, del nonno. Meglio allora essere opportunisti, evitare di esporsi, non approfondire più di tanto. I giullari e i trombettieri avranno pure un posto in paradiso.

L’ing. Forzano pratica un cattivo giornalismo, senza essere giornalista ? Merita di essere messo all’indice con pubblico ludibrio riservato ai miserevoli della società civile ? Non pubblica notizie false, distorte, non verificate. Al massimo è sponsor di se stesso visto che, a leggere il suo censore anonimo, si attira solo critiche e merita il castigo dei talebani. Nulla di buono nella farina del suo sacco, fuorviato da un’infinita presunzione ?

I suoi nemici e denigratori non potranno almeno riconoscergli di non essere uso alla diffamazione, di non aver subito condanne in sede penale o civile. Non risulta neppure abbia tessera di partito in tasca che beninteso non è una colpa, tutt’altro. Semmai di partiti veri oggi ce ne sarebbe più bisogno di ieri. C’è chi ha persino nostalgia, per averla vissuta, della Prima Repubblica e di alcuni suoi illuminati esponenti.

A ben vedere l’ing. Forzano, messo alla berlina dal ‘castigamatti’ di turno, non essendo personaggio pubblico, ma semplice cittadino, potrebbe avere una qualche ragione a ritenersi diffamato. Chiedere ad un giudice se sia stato rispettato il diritto di critica. Così potrebbe guardare in faccia  il ‘pugnalatore’ che non fa piangere. Il titolare di uomini liberi,  Antonio Signorile, tra l’altro, non può invocare il ‘segreto professionale’ per coprire il suo ‘coraggioso’ compare. Un piccolo ‘omino’ se fosse, per giunta, un giornalista che scrive libri con coscienza critica.

C’è chi, tra i quotidiani on line, riscuote grande successo di ‘letture’, visualizzazioni, facendo anche a gara a chi arriva primo sulla notizia. Ormai si pratica e si privilegia il modello del giornalismo ‘copia e incolla‘, delle ‘veline’ di antica memoria. Che significa zero approfondimenti, mai sulla strada, nei palazzi del potere, negli uffici pubblici, nelle corsie degli ospedali, al pronto soccorso, nelle aule di giustizia. Postazione fissa alla scrivania, cellulare e computer. Non si scava, non si confrontano promesse e risultati. Così non si disturba neppure il manovratore di turno. Un’informazione misera che non educa . La saga dei post che tutti o quasi ormai scrivono, illudendo che il numero degli iscritti a questo o quel ‘social’ locale contribuiscano alla crescita culturale del cittadino. Alla sua partecipazione al ‘bene comune’. Ci sarà pure un motivo se l’Italia, con Grecia e Turchia, sono fanalini di coda in Europa quanto a ‘consumatori’ di libri e quotidiani. Anche il giornalismo non può disconoscere i suoi demeriti. E comunque privilegiare l’arma del perdono verso il ‘nemico’, senza sottovalutare l’indifferenza. (L.Cor.)

L’INFORMAZIONE FAI DA TE E’ IL GRANDE RAGGIRO DI QUESTI TEMPI

Il direttore della Provincia di Sondrio, Diego Minonzio, spiega ai lettori la “grande truffa della disintermediazione”

di Diego Minonzio

Diego Minonzio direttore del quotidiano

Il prezzo e il valore del vostro giornale 
Se una cosa è gratis vuol dire che quella cosa non vale niente. Questo celebre aforisma è particolarmente utile perché ci ricorda che il valore di un oggetto, il valore di un contenuto è l’unico elemento davvero fondamentale in un’epoca che ha fatto saltare tutte le gerarchie, tutte le rendite di posizione, tutte le certezze consolidate.
Da oggi “La Provincia di Sondrio” costerà un euro e mezzo. Sono venti centesimi in più rispetto a ieri. Venti centesimi non sono niente, diciamoci la verità – che cosa si compra con venti centesimi? – ma possono anche essere tantissimo. Tutto dipende da quello che dicevamo all’inizio, cioè dal valore di quell’oggetto, l’oggetto giornale, di quei contenuti, i contenuti di quel giornale, e dipende dal fatto se tutta quella roba lì, quello strumento così formidabile per un secolo, ma oggi così vintage, così démodé, lo valga per davvero quell’euro e mezzo.

Chi conosce solo un po’ chi scrive questo pezzo, sa bene che detesta retoriche, piagnistei, moralismi, fariseismi, chiamate alle armi, appelli alla nazione o, peggio che peggio, mani sul cuore – tutta roba da giornalisti di serie B – e quanto invece apprezzi la schiettezza e la lealtà dei rapporti, anche al limite della ruvidezza urticante. È quindi del tutto inutile ribadire la litania dei luoghi comuni, anche se sono tutti veri: l’aumento del prezzo della carta, quello del costo del lavoro, le difficoltà strutturali della raccolta pubblicitaria prosciugata dal monopolio digitale degli over the top mondiali, la rivoluzione antropologica prodotta dalla rete e bla bla bla. E non è neppure decisivo, per quanto davvero importante, ricordare che per chi crede nel nostro giornale non cambierà nulla: chiunque sottoscriverà un abbonamento consegnato dalla posta o ritirato in edicola non spenderà un solo euro in più e, anzi, potrà addirittura risparmiarne.

Il punto è un altro. Un punto sul quale sarebbe opportuna una profonda riflessione. Che cos’è l’informazione? A che serve? Quale ruolo gioca nella nostra vita e in quella del nostro territorio? Che cos’è una comunità – politica, economica, sociale, culturale, sportiva – senza un’informazione professionale, strutturata, indipendente? E cosa sarebbe senza? In un mondo nel quale tutto costa e tutto ha un prezzo – una casa, un’auto, un cane, una vacanza, un carrello della spesa – perché mai solo l’informazione dovrebbe essere gratuita? Quanto valore c’è dentro un comunicato copiaincollato da chissà chi e chissà come e chissà perché, una chiacchiera non verificata e spifferata come se fossimo al bar, un si dice senza alcun riscontro, alcun approfondimento, alcun contraddittorio?

Il nostro giornale è leader nel cartaceo, ma è anche ben presente sul web, su Facebook, su Twitter”.

Eppure ci rendiamo conto di quanto povera sia – almeno oggi – questa informazione cotta e mangiata, superficiale, epidermica e quanto sia incapace di andare al fondo delle questioni. Un giorno, speriamo non lontano, il digitale raggiungerà quella dimensione di assoluta verticalità, qualità e approfondimento richiesta dai tempi nuovi, ma non è questo il giorno. E quando arriverà quel giorno, sarà di certo a pagamento, statene certi. Perché torniamo sempre lì. Il lavoro costa. Il lavoro va retribuito. Non ci sono pasti gratis. Da nessuna parte e neppure nell’editoria.

Ora, noi siamo assolutamente consci di quali e quanti errori e svarioni e strafalcioni e cialtronate siano infarciti i giornali da sempre, dalla notte dei tempi, da Gutenberg a Zuckerberg, e siamo assolutamente consci di quanto sia demoralizzante capire ogni mattina quanto meglio si sarebbe dovuto scrivere la sera prima. Ma quale professionista serio e onesto – architetto, macellaio, barista, avvocato – non si pone ogni giorno questa domanda?

Però, al contempo, vediamo anche le cose che facciamo. Vediamo i contenuti che diamo ogni giorno – in esclusiva – ai nostri lettori: le pagine economiche, le cronache di città, quelle di provincia, la sezione culturale, quella sportiva. E tutti i nostri settimanali: quello culturale “L’Ordine”, quello economico che sta per partire “Imprese&lavoro”. E la nostra rivista “Imprese” per il resoconto di fine anno di tutta l’economia locale. E vogliamo parlare delle nostre campagne d’inchiesta come quella sul territorio che si prepara per le Olimpiadi invernali del 2006 o quelle sulle infrastrutture indispensabili per l’economia valtellinese e valchiavennasca?

Scusate, conoscete qualcun altro che fornisca ogni giorno tutti questi contenuti? Bene, se è così, ed è così, nonostante i nostri difetti – primi fra tutti quelli del suo direttore, che tutto decide e che quindi di tutto risponde – questo è un valore che ci pone mille miglia lontano dalle scorciatoie della demagogia, della superficialità, della panza, delle tre righe in cronaca che tanto me le faccio bastare e, soprattutto, della grande truffa della disintermediazione. Se uno prende un aereo, vuole un pilota professionista. Se uno sta male, vuole un medico professionista. Se uno cerca casa, vuole un immobiliarista professionista. L’informazione fai da te è il grande raggiro di questi tempi, la grande trappola ordita da chi vuole sommergerci di notizie per non farci pensare. L’informazione vera si fa con giornalisti professionisti, che scelgono e selezionano e rispondono in tutte le sedi e si prendono pure le querele, gli insulti e i gatti morti in faccia, ma che non si nascondono dietro nickname o padroni invisibili. Chi compra, paga. E solo chi paga è padrone di quello che ha comprato. È per questo che voi siete i nostri padroni.

Diego Minonzio

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