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Non è Ronaldo. E’ ‘Saracinesca’, mito del calcio e 26 anni di vacanze a Borghetto S.S.

Roberto Bressan, torinese detto Saracinesca, da 26 anni trascorre le vacanze estive sulla spiaggia di Borghetto S. Spirito. Una meta popolare, pur sempre un ospite che fa notizia. Personaggio orgoglioso di essere un turista borghettino alla stregua di un tifoso dei campi di calcio. Lui è portiere della scuola calcio Insuperabili di Torino e imbattibili sono i suoi numeri da guinnes. Disabile che gioca sia nel calcio paraolimpico e in quello normale. Nel quartiere in cui vive a Torino, la Vanchiglietta, lo conoscono tutti così come a Borghetto, e non solo ai bagni Luciano, che frequenta abitualmente.  E si avvicina al traguardo delle 4 mila partite giocate.

Il dono del sindaco Canepa a Roberto Bressan detto mister Serratura sui campi di calcio

COMUNICATO STAMPA – E’ il calciatore torinese dei record che trascorre da 26 anni le sue vacanze a Borghetto Santo Spirito ma non si tratta di Ronaldo (peccato per l’ingaggio record da 100 milioni di euro ! con i mass media che esultano, ma tacciono…. nota di trucioli.it). Non ha vinto palloni d’oro ma molto di più ed anche per questo che, nei giorni scorsi, è stato ricevuto e premiato dal sindaco Giancarlo Canepa.

Roberto è l’esempio chiaro e nitido di un ragazzone che non si è abbattuto davanti ad un ostacolo che sembrava insormontabile. Ha acchiappato le proprie capacità e i propri sogni e li ha usati per contrastare l’effetto e il disagio psicologico della disabilità. Anche in questo si è rivelato un campione.

Il suo idolo è Buffon (emigrato all’estero a suon di

Bressan con i titolari dei Bagni Luciano

milionate nota di trucioli.it)  il suo punto di riferimento è il suo preparatore atletico, i suoi amici sono i compagni di squadra. Lui è un portiere della scuola calcio Insuperabili di Torino e imbattibili sono anche i suoi numeri che, dal 17 maggio 2011, si è impegnato ad annotare partita per partita, presenze, parate. Cifre impressionanti, anche se le cose più importanti, straordinarie le ha fatte fuori dal campo dove  ha imparato ad aprirsi con agli altri e a socializzare.

Racconta che quando era più piccolo non amava stare in mezzo a tante persone. Ora, invece, i suoi compagni sono quasi una seconda famiglia, perché il calcio insegna prima di tutto i rapporti umani. I ragazzi diventano ogni giorno più capaci di relazionarsi tra di loro, e a considerare la vita un po’ come una partita, in cui si può anche perdere, ma che vale sempre la pena giocare con il massimo impegno.

Lui che è un portiere disabile che gioca sia nel calcio paraolimpico che in quello normale.  E’ un incredibile personaggio che è emerso dal palcoscenico sportivo torinese. Nel quartiere in cui vive a Torino, la Vanchiglietta, lo conoscono tutti così come a Borghetto Santo Spirito, e non solo ai bagni Luciano, che frequenta da decenni.

Dal 17 maggio 2011 fino al 17 maggio 2018 ho fatto 3677 partite. Dal 2007 fino al 2018 ho vinto 34 trofei da portiere 5 calcio disabile e 29 calcio normale. Numeri da guinness dei primati. Uno dei traguardi più importanti raggiunti è quello tagliato il 2 dicembre 2016, quando ha giocato la sua partita numero 3000. Nei suoi numeri si contano 300 rigori ma anche 90 errori, o come li definisce lui, “90 clamorose papere”.

Ha iniziato a giocare al parco, poi all’oratorio e infine è approdato nella sua prima squadra e poi successivamente in una quindicina di società. Approda con gli Insuperabili, una delle più attive scuole calcio per ragazzi disabili. Alla fine di questo percorso, che in realtà è un continuo evolversi e modificarsi, nel 2015 diventa campione d’Italia  nel trofeo nazionale organizzato dalla Uisp.

“Saracinesca”, questo il soprannome di Bressan, sogna di giocare nella nazionale per disabili e, ovviamente, di vincere il titolo. Nel 2007 sono stato nominato “Miglior Portiere” dell’anno, ma non gli  basta. E pensare che il calcio, all’inizio, neppure gli piaceva… mentre oggi gioca quasi tutti i giorni della settimana, spesso più volte nello stesso giorno.

Dichiara il sindaco di Borghetto Giancarlo Canepa: “Conoscere Roberto è stata una bellissima esperienza. Mi ha fatto venire in mente Forrest Gump per la sua instancabile costanza. Ognuno di noi può trovare uno strumento per realizzare i propri sogni. Per lui è stato il calcio, disciplina che l’ha condotto all’universalità, all’unione con i compagni di gioco e gli ha regalato uno stato di  profonda armonia con se stesso. Questo suo modo di affrontare la vita deve essere un esempio per tutti i giovani a lottare e non arrendersi di fronte alle difficoltà grandi e piccole che ci si pongono innanzi quotidianamente.  E’ un esempio da seguire perché lo sport è un importante veicolo di integrazione attraverso la sana competizione sportiva dove si esaltano importanti valori umani di coesione e solidarietà”,  conclude il sindaco.

Michele Manera – ufficio di Staff del Sindaco

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