Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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L’inganno dell’auto ibrida. Cui prodest?
E la mobilità su rotaia e sottoutilizzata


La strada verso le emissioni globali zero indicata dal Cop 21 di Parigi del 2015, è ancora lunga,  tortuosa, e cosparsa di ostacoli imprevisti. La componente dello smog dovuto alla mobilità, pari a circa un terzo del totale, è probabilmente quella che regredisce più lentamente. Eppure la normativa U.E.2014/94 prescrive la riduzione delle emissioni del 60% entro il 2050, da cui 112 ML stanziati per la sostituzione dei Bus a emissioni zero, entro il 2032, dalla Legge di Bilancio del 2017. Ma il quadro generale della situazione della mobilità, descrive una situazione di partenza assai lontana dall’obiettivo di minimizzare la dipendenza dal petrolio prescritta dall’U:E.

Cartoon illustration of a family car that tries to save on the gasoline, with a light car

L’aereo a emissioni zero esiste solo nel settore alianti, mentre il traffico commerciale sta iniziando a utilizzare velivoli un po’ più leggeri grazie ai componenti al carbonio, che fanno risparmiare percentuali solo marginali di gasolio.  E la sperimentazione dell’aereo con motori elettrici, oltre al lento Quadrimotori Solar che ha compiuto il giro del mondo con la ricarica solare in volo, sta producendo i primi incoraggianti prototipi di piccoli veivoli-taxi al carbonio spinti da 36 minimotori elettrici, alimentati da super batterie al grafene, capaci di velocità intorno ai 300 km orari. Ma gli effetti pratici sono ancora irrilevanti.

La nave a zero emissioni esiste solo nella versione velica, mentre il traffico commerciale e turistico usa i  carburanti petroliferi più inquinanti in assoluto; e anche quando sono ancorate nei porti, le meganavi  inquinano come una centrale termoelettrica. Siamo in attesa dell’elettrificazione diffusa delle banchine. Peraltro navigano già prototipi di traghetti con motori elettrici, in alcune rotte turistiche e qualche nave da trasporto merci usa la motorizzazione mista diesel- elettrica, alimentata da pannelli fotovoltaici. Infine è in fase di costruzione la prima grande nave da crocera ad emissioni zero, spinta da motori elettrici e dal vento, mediante grandi ali orientabili, ricoperte da pannelli fotovoltaici.

Tutto ciò mentre la già esistente e virtuosa rete per la mobilità terrestre  su rotaia è sottoutilizzata, tanto che quella su gomma con motori endotermici, per le merci, il turismo e il trasporto urbano pubblico e privato, domina al 90 % ed è la causa dell’ inquinamento più insidioso e intenso, che minaccia più da vicino le persone.

Insomma la filiera dei combustibili fossili alimenta la quasi totalità della mobilità Mondiale, e la sostituzione con mezzi elettrici e a idrogeno procede tanto lentamente che, come gli scienziati e gli ambientalisti, anche Papa Francesco, ha rilanciato una esortazione ai petrolieri e ai potenti, quando anche  Trump ha abbandonato il G7  in Canada, in aperto contrasto agli accordi ambientali. E  soprattutto perchè dopo oltre due anni dagli accordi antismog sottoscritti a Parigi, “le concentrazioni atmosferiche dovute ai gas serra sono sempre molto  alte” e ancor più “preoccupano anche le continue esplorazioni per nuove riserve di combustibile fossile”.

Dunque la situazione non migliora poiché nulla sta cambiando, e poco si sta facendo. Si direbbe che anche le case automobilistiche si stiano adeguando a questa deriva del mantenimento dello status quo. Un segnale tangibile emerge analizzando il settore dei mezzi elettrici, in particolare quello delle auto che vengono costruite dalle grandi case.

Sono proposti molti modelli, però in gran parte ibridi, che nei pochissimi casi migliori, riducono le emissioni anche del 50%, mentre però,in media si tratta di diminuzioni del 10%. In realtà, mentre la percentuale di vendite delle auto elettriche al 100% , è dell’ordine di 2-3 punti del totale, i suoi prezzi sono tenuti ingiustificatamente più alti di quelli delle ibride, malgrado queste ultime abbiano, oltre al motore elettrico ( secondario e di piccola potenza ), sempre quello endotermico ( primario e almeno doppiamente potente ) a carburante fossile, assai più costoso di un fattore 10.

Senza contare che il costo di esercizio dei mezzi elettrici puri,  risulta inferiore dell’80%, rispetto a quelli tradizionali a carburanti fossili. Siamo di fronte ad una situazione paradossale, che di fatto produce due importanti conseguenze: la riduzione delle emissioni procede in modo marginale, al pari di quella dei carburanti fossili; gli automobilisti cadono inspiegabilmente in un sottile inganno, forse per una errata valutazione del vantaggio complessivo che la scelta del 100% elettrico fornisce, considerando  anche una durata del mezzo ben superiore a quella dell’ibrido, in relazione al motore endotermico e alla sua manutenzione, molto più costosa.

Ecco spiegato l’appello del Papa, per attuare la “transizione verso le energie a basso inquinamento” e richiamare al “senso di responsabilità verso i poveri e le generazioni che verranno”. Ma purtroppo anche il piano per l’installazione della rete di colonnine  per la ricarica rapida, procede con estrema  lentezza. Le direttive Europee lo prevedono, ma mancano i finanziamenti. Anche i progetti italiani, governativi e dell’Enel, non avanzano. In totale i punti di ricarica rapida pubblici, sono intorno a 2000, soltanto.

E mancando questo pilastro fondamentale del sistema, che garantirebbe la sicurezza di poterla ricaricare, di fatto si impedisce  l’uso e si frena l’ acquisto dell’auto elettrica 100%. Mentre le ibride che si ricaricano con il motore a bordo, a benzina o diesel,  possono così viaggiare in modalità elettrica per brevi tratti, anche nelle Zone a Traffico Limitato, però non eliminando l’inquinamento ma semplicemente differendolo in periferia, dove l’auto viaggia in modalità normalmente inquinante, ricaricando anche le piccole batterie.

Così il piano antismog Urbano viene sostanzialmente vanificato e il problema del dissesto idrogeologico globale rimane irrisolto. Che fare per raggiungere gli obiettivi U.E. Al 2050 meno 60% ? Teoricamente occorrerebbe sostituire in 30 anni, il 2% del parco macchine ogni anno con quelle a motori elettrici puri, mentre con quelli ibridi il tempo necessario sarebbe tra 10 e 5 volte maggiore.

Mentre per raggiungere il più difficile obiettivo delle emissioni globali zero, tassativamente prescritto dagli scienziati entro 50-70 anni, per contenere entro 2° l’aumento della temperatura globale, occorrerebbe sostituire tutti i mezzi della mobilità terrestre, marina, e aerea, con quelli ad emissione zero.Un impresa ciclopica e a probabilità quanto meno dubbia, senza una decisa e immediata svolta, che tuttavia non si intravvede. Infine, si consideri che è  ricorrente e diffusissima  l’informazione, che ricaricare le auto elettriche dalla rete sia una operazione parimenti inquinante. Si tratta di una disinformazione sistematica, ma del tutto ingiustificata poiché:

  • l’elettricità in rete è prodotta per il 25% da impianti a inquinamento zero.
  • I l motore elettrico offre un’efficienza tripla rispetto a quello endotermico e quindi consuma meno energia (- 60%) per compiere lo stesso percorso, a parità di prestazioni dell’auto. Una evidente bella differenza, che purtroppo non viene molto considerata.

Cui prodest ?

Giovanni Maina


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G.Maina

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