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Savona, convegno Cisl sulla mobilità ligure
Nuove (auto)strade contro la recessione
Il monito di Pasquale, sindacato, Autorità Portuale, Regione e Provincia, enti pubblici

Il senso del Convegno sulla mobilità, organizzato dalla Cisl al Campus Universitario di Savona è riassunto nel titolo de La Stampa del 25 maggio: ‘Nuove (auto) strade per evitare la recessione’. Queste “parole dure” dette da Luciano Pasquale, Presidente della Camera di Commercio delle Riviere di Liguria, esprimono quasi all’unisono i concetti espressi dal Sindacato, dagli Enti Pubblici di Regione e Provincia e dall’Autorità Portuale. Dunque la soluzione delle “criticità delle infrastrutture che collegano la Liguria con il resto del mondo e che non reggono il flusso di merci e passeggeri”, sta nel costruire nuovi Caselli Autostradali, la nuova Carcare – Predosa, fino al raddoppio della rete Autostradale. D’altra parte per la rete ferroviaria sono stati stanziati oltre 10 MLD, per il 3° Valico e il rafforzamento della rete di Genova e la Gronda. La Presidente della Provincia di Savona ha evidenziato la “capacità di fare sistema espressa dagli enti locali pubblici Liguri, in modo adeguato alle criticità generale del territorio Savonese”, che tuttavia rimangono gravissime. Il Presidente dell’Autorità portuale Ligure occidentale ha voluto “sottolineare i passi avanti compiuti a livello di portualità e ferrovie”.

Il dr. Luciano Pasquale, in una simpatica foto d’archivio di trucioli.it, con il dr. Carlo Scrivano direttore dell’Unione Albergatori della provincia di Savona

Qualche timore poi è stato espresso rispetto alla possibilità di ripensamento sulla realizzazione delle Grandi Opere, ventilata dal nuovo Governo nazionale. Al riguardo non sarebbe stata senza significato, la precisazione che le grandi opere non sono virtuose cospicui in quanto tali, ma soltanto quelle che sono effettivamente utili e solo quando non possono essere sostituite da soluzioni meno impattanti, capaci di produrre dei benefici più equamente distribuiti socialmente e meno esposte a contaminazioni corruttive.

In campo ferroviario poi, suscita perplessità la concentrazione della gran parte degli investimenti sull’ Alta Velocità, a beneficio dell’1% dell’utenza e a scapito della gran massa di pendolari. Tuttavia, questo quadro, che da un lato esprime le tinte dolci dell’ autocelebrazione per aver fatto il massimo del possibile, mentre dall’altro emergono quelle forti di un futuro ineluttabilmente basato sullo grandi opere autostradali, lascia lo spazio a sostanziali e ampie considerazioni di dissenso, collegate ad un diverso paradigma progettuale opposto, ma sicuramente possibile e più virtuoso.

La situazione Ligure – In primis colpisce la mancanza delle indispensabili soluzioni risolutive immediate, mentre quella proposta richiede tempi medio lunghi, di qualche decennio, per la realizzazione, oltre ad essere ecologicamente impattante per l’ambiente ligure di pregio, è insostenibile per l’inquinamento e tuttaltro che vantaggiosa economicamente.

Per la ferrovia tutti gli investimenti assai cospicui, sono concentrati su Genova.

Neppure viene citato il raddoppio dei 40 km mancanti della tratta a ponente di Finale.

Eppure c’e chi sostiene che per equità ed efficienza sarebbe stato meglio stornare 1,5 MLD da Genova verso Finale.

Inoltre preoccupa la constatazione dello smantellamento in corso dei parchi ferroviari, (vedi quello di Ventimiglia) chiaro segnale dell’abbandono del trasporto merci su ferro, per riversarlo su gomma, ed aggravare ulteriormente la situazione della mobilità Regionale.

Si ricorda che attualmente già più dell’90% delle merci viaggia su gomma.

Mentre anche per il trasporto passeggeri, da decenni con inesorabile insensatezza i treni (ad esempio per i turisti), sono diminuiti enormemente , contribuendo così, anche quando non circolano i mezzi pesanti, alla formazione dei blocchi chilometrici non solo autostradali, con la paralisi conseguente dell’intera rete nei fine settimana in Liguria, poichè non esiste l’alternativa all’uso dell’auto.

Tutto ciò è in totale contraddizione rispetto alle direttive e all’orientamento europeo, dove gran parte delle merci e dei passeggeri viaggiano su treni. In Svizzera, Austria e Germania, i Tir vengono trasportati su treni navetta, e tutta la rete stradale è molto alleggerita del traffico pericoloso. Ne consegue una maggiore economicità, poiché il trasporto su ferro è sensibibilmente meno costoso, soprattutto in termini di energia, mentre l’inquinamento atmosferico è minimizzato e il livello di sicurezza del traffico urbano e non, è migliore.

Situazione Savonese – La mobilità del comprensorio è quanto meno “preoccupante” eppure le urgenti soluzioni per i suoi gravi aspetti multisettoriali non sono emerse. Illuminato ma solitario, è stato il richiamo alla necessità del raddoppio ferroviario della tratta S.Giuseppe – Ceva, espresso dal Co-Rettore del Campus, abbinato alla citazione degli studi in corso per l’ottimizzazione computerizzata dei flussi dei mezzi pesanti sull’autostrada, per mitigarne la pericolosità. Viceversa, non si è parlato dei ricorrenti incidenti mortali causati dai Tir, sul tratto autostradale e lungo le strade urbane di accesso al porto da levante e da ponente, che testimoniano l’incompatibilità dei mezzi pesanti, con la normale sicurezza del traffico cittadino di Savona e di Albisola.

Non si sarebbe dovuto dimenticare lo scenario poco rassicurante che prossimamente deriverà dalla gran mole di merci della piattaforma Maersk di Vado, valutata circa il 10% di mezzi pesanti in più, il cui sbocco sarà su gomma e sulla rete stradale urbana verso il casello di Zinola, almeno fino a quando tra uno/due lustri non sarà costruito il programmato casello di Bossarino. Solo il 20% dei container totali, viaggeranno su ferro, e non essendoci ad oggi, una linea diretta collegata alla piattaforma che non intersechi la viabilità stradale, saranno movimentati con appositi speciali mezzi gommati, si spera elettrici, e caricati sui treni in attesa sui binari esistenti oltre la rampa di sovrapasso dell’Aurelia. Procedura che suscita dubbi sull’efficenza e i tempi dello smistamento merci dello scalo.

Infine, come non ricordare che il parco Ferroviario Doria è in stato di abbandono, eppure solo un decennio fa era un polo di smistamento merci da cui partivano oltre 40 treni al giorno, equivalenti a un migliaio di Tir, verso Torino e Cuneo, mentre verso Alessandria – Milano il potenziale sarebbe ancora oggi di 60 treni.

A quei tempi, insieme alle officine per la manutenzione dei treni, già smantellate, nel parco erano occupate 200 persone, ora ridotte a un terzo. Infine le note dolenti riguardano i temi dimenticati, sia della mobilità urbana sostenibile a zero emissioni, di là da venire, sia della criticità grave che sta vivendo la TPL, l’azienda provinciale di trasporto pubblico che dall’uso dei mezzi elettrici potrebbe trarre grandi benefici. Avrebbe meritato un’attenzione particolare anche il grave inquinamento derivante dalle grandi navi attraccate nel porto, eliminabile con l’elettrificazione delle banchine.

Ipotesi di Soluzioni Alternative – Una corretta sclelta strategica sulla mobilità, rispetto ai mezzi e alle infrastrutture, non può prescindere da valutazioni di opportunità, sociale, economica, ecologica, in riferimento ai parametri di efficienza, funzionalità, convenienza ed equità, sullo sfondo di una prospettiva storica futura sostenibile.

L’obiettivo concordato e sottoscritto a livello globale, prescrive che anche la mobilità, terrestre marina e aerea, debba raggiungere il livello zero delle emissioni inquinanti entro mezzo secolo. Tenendo conto della contingenza, si tratta di orientarsi verso i mezzi elettrici e a idrogeno, abbandonando quelli a carburanti fossili, con la gradualità più rapida possibile. Quindi, non puntare sul trasporto elettrico, già, più e meglio disponibile come quello ferroviario, è antistorico. Inoltre è improponibile costruire nuove autostrade quando la rete ferroviaria è ampiamente sottoutilizzata e con investimenti modesti, essa può soddisfare la necessità di trasporto merci, e passeggeri, decongestionando così tutta la rete stradale ligure in modo consistente.

A tal fine, per i turisti e i pendolari, occorre istituire treni metropolitani lungo la riviera e nelle direttrici verso il Piemonte con frequenze adeguate, in modo da disincentivare l’uso dell’auto privata. Mentre il collegamento dalle stazioni agli stabilimenti balneari sarà effettuato da minibus elettrici, che serviranno anche i parcheggi di prossimità presso i caselli autostradali e nelle periferie urbane. Una efficiente integrazione tra ferrovia e pubblico servizio urbano con mezzi elettrici, garantirà l’efficienza e l’economicittà della mobilità, dati i costi di esercizio dei mezzi elettrici ridotti a un quinto di quelli a gasolio. Inoltre il mercato offre mezzi di grandezze e tipologie concorrenziali.

Infine lo scambio intermodale del traporto merci tra treno e Tir, già ampiamente utilizzato in Svizzera, Austria e Germania, risolverebbe il grave problema della pericolosità e inquinamento causati dal traffico pesante diretto al porto, ora passante per le vie di Savona e Albisola , proveniente dai caselli autostradali di Zinola e Massa.  Infatti i Tir e i container, se fatti confluire esclusivamente da e per il casello di Zinola, raggiugerebbero le banchine portuali e ritornerebbero, sopra convogli ferroviari dal Parco Doria, scomparendo dalle strade cittadine, almeno nelle ore di punta. Mentre le merci in arrivo al porto e destinate alle città del comprensorio, verrebbero distribuite sul territorio, utilizzando piccoli mezzi auspicabilmente elettrici, con un impatto mitigato sul traffico cittadino.

Questo modello virtuoso di mobilità integrata, realizzabile a partire da subito, risolverebbe localmente in gran parte il problema del traffico pesante, a Savona e Albisola, senza investimenti infrastrutturali locali. Mentre se applicato su scala regionale, eviterebbe la spesa intorno ai 50 miliardi di € necessari per il raddoppio delle strade auspicato al convegno. Infatti con la posa del secondo binario tra Savona e Altare e la costruzione della nuova tratta S.Giuseppe – Ceva, al costo di 500 ML, il potenziale di trasporto merci e passeggeri raddoppierebbe, conferendo alla mobilità gli stessi vantaggi derivanti dal mega investimento stradale, ma in tempi e costi notevolmente più ridotti.

Queste risorse sarebbero utilizzate per tutti i mezzi e progetti indicati, ferroviari e non, garantendo un piano di investimenti equamente distribuito e diversificato in molti settori dei servizi e industriali, anche a tecnologie avanzate, e di piccole dimensioni, creando occupazione a tempo indeterminato, in modo consistente anche localmente, a differenza di quelle tipiche di una grande opera autostradale. Il modello di mobilità risultante sarebbe caratterizzato permanentemente da tutte le valenze ottimali ipotizzate, in alternativa al modello attuale, storicamente insostenibile.

Giovannni Maina

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