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Ciò che delle due Monesi è bene sapere. La latitanza di Triora e il boom di Prato Nevoso

Monesi, un tempo piccola Svizzera che si ostina a sopravvivere al punto che sul sito del Comune di Triora, alla voce Monesi, la prova provata  che l’ultimo aggiornamento risalga ad almeno 5 anni fa quando al Plateau vi era ancora il bar gestito da Tiziana Sabato. C’è di più gioso e promettente: alla voce orario di apertura, risulta che gli impianti sino aperti, anzichè chiusi da due anni.

Rinaldo Sartore e Lorenzo Anfosso Berio pochi istanti prima dell’alzabandiera

Chi scrive ha serenamente convissuto per oltre mezzo secolo, con una forma di monesite asintomatica fino allo scorso anno. Dopo la tragica frana del novembre 2016 e visto l’atteggiamento delle autorità locali, sento ogni giorno più impellente il desiderio di guarire; superare quei sentimenti che mi hanno fatto convivere, dapprima a mia insaputa, con la monesite fino a quando la sopraggiunta fase parossistica mi ha fatto capire che la realtà di Monesi non è quella che avevo voluto vedere.

Non sono stati gli eventi calamitosi a far svanire il mio innamoramento ma l’atteggiamento mentale degli amministratori locali ai quali, ritengo, sia da attribuire la responsabilità della caduta da “Piccola Svizzera” dei gloriosi anni ’50, al totale disfacimento  perseguito con ostinato masochismo degno del peggior cupio dissolvi. Non voglio più parlare delle contraddizioni amministrative che hanno causato la decadenza di Monesi; cito solo la evidente contraddizione delle due Monesi, una frazione di Mendatica semidistrutta dalla frana e l’altra frazione di Triora. Il Comune di Triora, come tutti sappiamo, gode del privilegio anacronistico e feudale di incassare oltre 50.000 euro di tributi sulle seconde case della frazione di Monesi. Monesi è l’unica frazione triorese non situata nella valle Argentina ma in val Tanaro e per questo è più facilmente raggiungibile dal Comune di Mendatica dal quale dista 11,5 Km.- 4,82 Km. in linea d’aria – con un tempo di percorrenza di circa 19 minuti.

La distanza che separa la frazione di Monesi di Triora dal capoluogo è di  9,17 Km. in linea retta e di 104 Km. Via Imperia su strada statale sempre transitabile in sicurezza con tempo di percorrenza di minimo 2 ore e 15 minuti. Con i mezzi pubblici da Mendatica, coincidenza a Imperia e a Taggia circa 3 ore e 45 minuti. Il percorso più breve è via Colle di San Bartolomeo pari a 65,54 Km. tempo di percorrenza 2 ore minimo ma il tratto di strada s.p. 17 e 26 Colle San Bartolomeo – Triora è stretto, tortuoso, spesso è chiuso al transito nei mesi invernali; su questo itinerario non sono disponibili mezzi pubblici. I motivi legati alla pastorizia di due secoli fa, che allora giustificarono la collocazione della parte alta della frazione di Monesi sotto il municipio di Triora, oggi sono inesistenti e dannosi. Inesistenti in quanto da oltre sessant’anni nessun pastore di Triora pascola un solo quadrupede sulle pendici del monte Saccarello. Inesistenti in quanto da oltre mezzo secolo il turismo ha sostituito la pastorizia; dannosi perché l’atteggiamento delle amministrazioni del Comune di Triora nei confronti delle esigenze di Monesi ricorda più il feudo medioevale che la moderna gestione turistica di una località di alta montagna.

Monesi ha bisogno di essere unita e non divisa. Che senso ha una frazione i cui abitanti, tutti proprietari di seconde case, pagano annualmente oltre 50.000 euri di Imu ad un comune lontano e assente? Perché la sede della scuola di sci esiste in quanto  gestita dai maestri della stessa che si autotassano per pagare le spese di gestione mentre nessun contributo è dato da Triora? Perché l’amministrazione di Triora non ha mai investito un centesimo in promozione turistica a Monesi? E’ bene che tutti sappiano che Triora si è sempre rifiutata di contribuire con qualche centinaia di euro alla realizzazione di eventi nella stagione estiva a Monesi. Come e dove vengono spesi i 500.000 euri che Triora incassa da Monesi ogni dieci anni?

Ricordo pure la patetica vicenda della Ordinanza n. 77/2014 nota come Ordinanza del Gallo Forcello, con la quale l’allora sindaco del comune di Triora avrebbe, come se nulla fosse, vietato gli sport invernali a Monesi. E la situazione non è migliorata come è dimostrato dal sito del comune di Triora dove, le informazioni relative a Monesi sono rimaste invariate da oltre cinque anni! Sull’elenco delle evidenti cause della parabola discendente delle due Monesi si potrebbe scrivere un libro ma, stavolta il mio scopo è quello di evidenziare come sia stato possibile, per altre località aventi non poche analoghe con Monesi, realizzare anno dopo anno sviluppo e soddisfazione per la costante crescita del numero di frequentatori e il benessere dei residenti.

Quando a Monesi di Triora, nel 1954, furono aperti gli impianti sciistici, costruiti dal nulla per volere di una famiglia di imprenditori visionari, in una frazione di Frabosa Sottana, nel vicino Piemonte, vi era un sito denominato “case Prà Nevoso”. I residenti vivevano di pastorizia e agricoltura e lo spopolamento era in costante aumento: 30% per Frabosa Sottana e 40% per Frabosa Soprana nel ventennio 1951 – 1971. Nel 1963 due imprenditori senza dubbio coraggiosi, ma meno visionari dei precedenti, fondarono la Prato Nevoso Spa e nel primi anni settanta, diedero vita ad una nuova stazione per gli sport invernali e per la villeggiatura estiva. Le piste si snodavano dai 1480 ai 1620 mslm. Da allora si è registrato un costante incremento sia dei turisti, sia degli abitanti. Pur non essendo mancate le note difficoltà e vicissitudini finanziarie, grazie alla intraprendenza dei gestori e degli amministratori comunali, oggi a Prato Nevoso si pratica, oltre allo sci turistico invernale, il Campionato Italiano di sci per disabili, numerose gare di Sci Alpino, Sci Nordico e Snowboard, il Golf, l’Equitazione e per gli appassionati di mountain bike vi è il Bike Park; aggiungo la effettiva valorizzazione e le pratiche indicazioni di tutti i sentieri. Cosa hanno fatto gli amministratori di Frabosa Sottana e di Prato Nevoso Spa per raggiungere i lusinghieri risultati? Anche in questo caso si potrebbe scrivere un libro su ciò che è stato fatto, ma preferisco elencare ciò che quegli amministratori hanno evitato di fare. Hanno certamente evitato di confondere la loro proprietà o la loro elezione con l’ascesa sociale; hanno evitato che qualcuno scacciasse i turisti, bambini compresi, dai suoi prati al grido di “chi u ghe mè” (questo terreno è mio); hanno evitato di anteporre il potere al servizio e hanno raggiunto l’autorevolezza grazie ai risultati estremamente positivi evitando l’uso e sopra tutto l’abuso dell’autoritarismo. Hanno evitato di distrarre la ricchezza generata nella frazione turistica e utilizzarla per scopi diversi dalla crescita e dalla promozione turistica di Prato Nevoso, ben sapendo che prima di mungere occorre nutrire. Mi spingo anche a supporre che mai avrebbero lasciato senza risposta chi avesse chiesto all’amministrazione comunale due – tre mila m2 di terreno per realizzare, gratuitamente, un giardino botanico alpino. Non mi resta che augurare agli eroici gestori delle poche attività commerciali e turistiche sopravvissute a Monesi, di analizzare, individuare e rimuovere le cause del contagio. E fare punto a capo.

                                                                               Rinaldo Sartore

 

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