Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Da Varazze ad Alassio quei ‘no’ alla Tassa sui turisti. Lega e M5S al governo: la aboliremo
E Federalberghi: ‘pistola in mano ai sindaci’


Una notizia letta su pochi giornali e web: Lega e M5S vogliono eliminare la Tassa di Soggiorno nel contratto  per il governo del cambiamento, sottoscritto da Di Maio e Salvini. In Italia i Comuni che la applicano sono oltre 800 e toglierla, sostengono i pro tassa, significa aprire un buco nei bilanci. Sarà  così nelle grandi città d’arte come Roma (126 milioni), Milano (41), Venezia (37), Firenze (6), l’Alto Adige dove si paga da qualche decennio d’amore e d’accordo. Ma la Riviera Ligure, Cinque Terre escluse, in gran parte Genova, sta appena uscendo da una lacerante crisi e non è detto che sia una vera ripresa, che ha colpito soprattutto le strutture alberghiere tradizionali. Una decimazione e una fuga degli operatori – investitori, una ‘strage’ di posti di lavoro in particolare a tempo indeterminato. Quanti sono i posti di lavoro persi nel comparto alberghiero, nel solo Ponente Ligure ? tra 6 e 7 mila. Si aggiunga l’indotto.

Se proprio si vuole fare ‘cassa’ per ‘promuovere l’industria della vacanze’ si faccia in via sperimentale sulle seconde case che da decenni sfuggono ad ogni controllo sia sul fronte fiscale, sia su quello igienico. Monolocali e bilocali, in maggioranza, affittati ad una famiglia e che, spesso, finiscono per moltiplicare gli ospiti, fuori da ogni ragionevole capienza e controllo. Seconde case che in luglio ed agosto ‘prendono il volo’ quanto a prezzi richiesti e non parliamo solo del fronte mare e delle zone centralissime nei centri storici. ‘Seconde case’ che hanno un indotto nel commercio (non parliamo di chi si porta da casa, si suole dire, pure la carta igienica…), negli esercizi pubblici (bar e pizzerie), in parte negli Stabilimenti balneari ed annessi, ma quanto ad opportunità di lavoro, ciò di cui la società civile ha maggiormente bisogno, è davvero ai minimi termini.

Si dirà che con la tassa di soggiorno anche i piccoli comuni possono finanziare manifestazioni mondane e culturali, eventi che quasi mai interessano la stampa nazionale e le tv, men che meno fanno notizia sui media stranieri, si tratta quasi sempre di ‘svaghi’ e ‘appuntamenti’ utili per rallegrare le vacanze, lungi però dal rappresentare un volano che semmai potrebbero essere parcheggi adeguati e non ‘salassi’ spoglia turisti. Manifestazioni di qualità, in un ambito e visione comprensoriale, evitando che nelle stesse giornate, località confinanti o di un comprensorio ripropongano eventi che da una parte comportano impegni finanziari e dall’altra finiscono per farsi improduttiva concorrenza. Occorre dunque selezionare il ‘prodotto’ pro turisti, anzichè inflazionare come sta ormai sempre più accadendo con le sagre che spesso di valorizzazione e richiamo di ‘eccellenze enogastronomiche’ hanno solo il nome, a volte neppure quello se si tiene conto di ciò che offre il territorio. Il leitmotiv è che con le sagre si finanzia questa o quella associazione, dalla Pro Loco, alle bande musicali, alle pubbliche Assistenze, persino le parrocchie, le squadre sportive dilettantistiche, enti umanitari no- profit. Insomma siamo arrivati al punto che per 8 – 9 mesi, si inizia con la primavera e si finisce con il tardo autunno. Dalla porchetta, alle melanzane, dai totani (?) alla grigliata di carne, dalla polenta al cinghiale, dal coniglio ai peperoni, dalle pesche agli spaghetti al pesto, dalle caldarroste al pan fritto, alle mitiche lumache  ormai tassativamente di allevamento. Dal cuneese, alessandrino, ma pure dall’Argentina, anche sgusciate, pronte per il sugo, come è accadeva in un localino (ora chiuso) a Pieve di Teco.

E’ verissimo che lo Stato centrale ha stretto la cinghia agli enti locali, così c’è chi usa il denaro della Tassa di Soggiorno, non è il caso della Liguria, per riparare strade, marciapiedi o finanziare servizi diversi dal mero interesse turistico. Forse con la riproposizione del Ministero del Turismo (abolito nel Paese del turismo per eccellenza anche se siamo stati superati nella stessa Europa) si tornerà ad un coordinamento nazionale e non più regionale delle politiche turistiche.

E che dire della vecchia questione mai risolta della promozione, ogni regione per conto proprio, stesso discorso per ogni campanile. Si aggiunga che gli albergatori  aderenti a Federalberghi, presidente Ferruccio Bernabò si dichiarano “assolutamente d’accordo nell’eliminare il balzello perchè così come è impostata è una pistola messa in mano ai sindaci ed il gettito, nella maggioranza dei casi,  viene utilizzato per coprire buchi di bilancio e le briciole vanno alla promozione che, tra l’altro, prosegue in ordine sparso, senza un coordinamento”. Stessa posizione contraria Confesercenti nazionale: “Riduce la competitività delle imprese, non piace ai turisti e non è omogenea sul territorio”.

PRESA DI POSIZIONE DEL PRESIDENTE DEGLI ALBERGATORI DI VARAZZE: VOTATE MELGRATI

Andrea Bruzzone, battagliero presidente degli albergatori di Varazze che aderisce a Confcommercio

Invio il presente comunicato quale Presidente dell’Associazione Albergatori di Varazze, ma anche a titolo personale, quale addetto al turismo che ogni giorno lavora e s’impegna nel difficile compito di accogliere il turista in questa regione così votata al turismo, ma che spesso fa scelte in piena contraddizione con questa vocazione.

L’introduzione della tassa di soggiorno nella nostra provincia è una di queste scelte: sbagliata, anzi sbagliatissima.

SBAGLIATA perché va inutilmente a colpire i nostri clienti migliori, quelli che rimangono presso le nostre strutture per più tempo, quelli che sono affezionati al nostro territorio, i nostri ospiti più qualificati.

SBAGLIATA perché i nostri comuni hanno bilanci sani, e non hanno bisogno di ulteriori entrate.

SBAGLIATA perché i nostri comuni avrebbero solo bisogno di più convinzione, condivisione e idee per migliorare i loro INVESTIMENTI sul turismo (e non parlo di spese, ma di INVESTIMENTI, perché i fondi spesi sul turismo portano inevitabilmente lavoro e sviluppo, e quindi sono INVESTIMENTI).

SBAGLIATA perché l’economia del turismo della nostra provincia è debole, fragile, favorita in questo momento dalla difficile contingenza internazionale, ma penalizzata da linee di comunicazione e trasporti deboli, crisi delle nostre piccole strutture, mancanza di una politica turistica unitaria che non nascerà certo da una nuova tassa di soggiorno.

Ma la nostra battaglia contro questa TASSA SBAGLIATA non è certo finita, anzi, è appena iniziata. Il gruppo di amministrazioni che hanno deciso di adottare questa tassa è costituito da un’intesa fragile e minoritaria sul nostro territorio. Noi possiamo iniziare a cambiare, a reagire e a scalfire questa intesa improbabile. A giugno ci saranno le prime elezioni comunali in un comune importante per questa fragile intesa: Alassio.

Io invito TUTTI GLI OPERATORI TURISTICI di Alassio, e non solo gli albergatori, ma anche i commercianti, i ristoratori, i gestori di bagni marini, tutti i loro dipendenti e tutti coloro che vivono di turismo a votare per MELGRATI, il candidato sindaco che ha promesso l’immediata cancellazione di questa assurda tassa. So che mi si accuserà di FARE POLITICA, ed è così.

Io FACCIO POLITICA, ma non la politica dei partiti, quella degli ideali di destra o sinistra che, tra l’altro, di questi tempi, sembrano del tutto smarriti.

Io FACCIO POLITICA sindacale, turistica, economica, come tutti noi che viviamo e amiamo la nostra città, il nostro lavoro e il nostro territorio. Non mi interessa di che partito sia il Signor Melgrati, mi interessa che egli sia contrario alla Tassa di soggiorno e a favore del turismo. E quindi chiedo a tutti i miei colleghi di Alassio, a tutti quelli che amano il loro lavoro ed il turismo: VOTATE MELGRATI, VOTATE CONTRO LA TASSA DI SOGGIORNO, VOTATE PER IL TURISMO.

La nostra battaglia contro questa tassa assurda INIZIA ad ALASSIO.

E COSA ACCADE A VENTIMIGLIA

E A BORDIGHERA SECONDA CITTA’ TURISTICA DELL”IMPERIESE DOPO SANREMO


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