Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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L’alluvione del ‘700 in Valbormida, la Sindone, i regnanti, i segreti del Priamar.
Attenti! lupi a Dego e a Carcare 32 pittori

L’alluvione aveva interessato tutta la Valbormida ligure, in particolar modo aveva investito l’area di Carcare, Cairo Montenotte, la piana di Rocchetta e Dego. Fatto curioso poichè acqua ne era piovuta poca in queste zone. Ma evidentemente era scesa copiosa sui monti di Mallare e Bormida, oltre che su quelli di Altare. Leggi anche il comunicato del presidente Cia Liguria per la strage di 5 ovini ad opera dei lupi nella Cascina Botta di Dego. Leggi pure la mostra di 32 pittori, a Carcare, in onore di Anton Giulio Barriti, intitolata: L’olmo e l’edera.

Affresco della Sindone dipinto in una chiesetta di Castelnuovo di Ceva

Tra i fatti meno citati di quel periodo che caratterizzano la misteriosa storia della Sacra Sindone è il viaggio che essa fece, assieme alla casa regnante sabauda, mentre Torino era assediata, nel 1706 durante la guerra di successione spagnola.

Abbiamo un testimone sicuro che molti anni dopo così scrisse: “Attesto io sottoscritto avere inteso da re Carlo Emanuele III di gloriosa memoria che nell’anno 1706, minacciata la città di Torino di assedio, si portò esso con la Reale Famiglia a Genova; che in detto tempo seco si recarono la preziosissima Sindone e questa nelle case, ove si fermarono a riposo, collocarono sempre in camera appartata decente con lumi“. Chi era costui? Si trattava precisamente del teologo don Rosina, Cappellano e Custode della Reliquia, che rilasciò questa dichiarazione nel 1785.

In altra fonte successiva ci è dato di leggere che “...nell’anno 1706, quando il Piemonte invaso dai Francesi, Torino minacciata d’assedio, come poscia lo soffrì lungo e disastroso, fu la Sindone per preservarla dall’eccidio, portata dalla Famiglia Reale in Genova, ov’erasi essa rifugiata, e durante quel viaggio, nelle case in cui la Duchessa coi Principi prendevano riposo, veniva la Sindone collocata sempre in camera coi lumi appartati e decorosi addobbi”. Ben documentato nei Cenni sulla Santissima Sindone, sulle principali sue pubbliche ostensioni e su quella che ha luogo addì 4 maggio di quest’anno 1842, (ed. Fontana, Torino).

Il corteo in fuga da Torino risultò quindi composto dalla duchessa madre Giovanna Battista di Savoia Nemours, dalla moglie di Vittorio Amedeo II, cioè Anna d’Orleans, dai figli Vittorio Filippo e Carlo Emanuele, destinato a succedere a Vittorio Amedeo II col titolo di re Calo Emanuele III), dal principe di Carignano Emanuele Filiberto e dalla consorte di questo Caterina d’Este.

L’idea base sarebbe stata quella di condurre la famiglia nella potente base militare di Savona, la storica fortezza del Priamar, ma pare che la Serenissima Repubblica di Genova, rispondendo al Duca sabaudo, sostenesse che la fortezza di Savona non era ambiente decorso per ospitare i membri di una illustre casa regnante… ma la motivazione reale era che i genovesi volessero in ogni modo impedire al temuto Vittorio Amedeo II di poter accedere ai segreti di una fortezza ritenuta fondamentale per la tutela del genovesato.

Bruno Chiarlone Debenedetti

A DEGO ALLA ‘CASCINA BOTTA’ BRANCO DI LUPI UCCIDONO 5 OVINI

Due pecore uccise dai lupi rimosse con la la pala meccanica

L’ultima predazione, in ordine di tempo, questa volta ha colpito l’azienda agricola biologica “Cascina Botta” di Dego, un’azienda sistemata con diversi ettari di cereali (grano, orzo, antiche qualità) e prati – pascoli; con un allevamento ovino da carne di qualità noto in zona per l’applicazione dei rigidi criteri previsti dal regolamento del benessere animale. Un branco di lupi ha superato le recinzioni del pascolo aziendale attaccando il gregge determinando nel giro di pochi minuti l’abbattimento di tre capi (uno praticamente sbranato sul posto) ed il ferimento di altri due capi.
Queste predazioni dei lupi nell’entroterra savonese, stanno mettendo in discussione la normale consuetudine di lasciare liberi gli animali dalle stalle verso gli alpeggi o anche solo in recinti di pascolo sorvegliati. La perdita dell’azienda è pari a 5 capi, infatti gli animali feriti dovranno essere abbattuti e resta a carico dell’azienda stessa l’obbligo di smaltire le carcasse degli animali vittime dell’attacco

Una pecora sbranata dai lupi e lacerata

attraverso ditte specializzate che cureranno il trasporto e la termo – distruzione delle carcasse.
Il rimborso terrà conto degli animali uccisi a prezzi medi tralasciando ogni eventuale valore derivante dalla qualità e dai prezzi del periodo pasquale, i costi di smaltimento non sono rimborsabili. Anche il prezzo medio calcolato potrebbe poi non essere effettivamente pagato in quanto dovrà essere verificata l’effettiva disponibilità dei fondi a disposizione.
” E’ evidente che questa situazione per i piccoli allevamenti sul territorio non sia più sostenibile, come diventa ingestibile aprire la stagione degli alpeggi o dei pascoli dati i rischi di aggressione – spiega Aldo Alberto, presidente di Cia Liguria -. Chiediamo risarcimenti delle predazioni zootecniche al 100% del danno subito, risarcimenti che tengano conto della qualità dei prodotti stessi, risarcimenti estesi anche ai costi della termo-distruzione delle carcasse, pagamenti più rapidi dei danni subiti”.

A CARCARE MOSTRA COLLETTIVA IN ONORE DI BARRILI

 

 

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B. Chiarlone

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