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Diocesi di Albenga e i monsignore: termina l’era Ruffino, ex seminarista di Bagnasco. Bezzone a Oneglia e Cuneo a Pietra Ligure

Sono finiti i tempi che i parroci invecchiavano alla guida della parrocchia. Forse la notizia più eclatante, visto il protagonista, è il ‘pensionamento’ di  mons. can. Mario Ruffino, conosciuto nel savonese, nell’imperiese e in quel di Bagnasco che gli ha dato i natali. Il papà  era veterinario, il figlio dal seminario di Mondovì  a quello di Albenga, in liceo, all’epoca i seminaristi superavano quota 60. Il giovane Mario era di famiglia agiata, un fratello. Una mamma molto devota. All’epoca il ‘vivaio’ seminaristi  proveniva dall’entroterra ponentino e dalle cittadine della Riviera. Ruffino si distinse subito ricoprendo il ruolo di cerimoniere vescovile (con un manuale in latino in cui si studiavano gli ordini, da dare in latino, ai celebranti, concelebranti, chierici, durante le solenni funzioni religiose con la presenza del vescovo). Fu ordinato sacerdote dal vescovo Gilberto Baroni ( 5 luglio 1964), da ultimo, per 20 anni, il ruolo di ‘primo pastore’ a Oneglia, nella parrocchia collegiata della basilica minore di San Giovanni Battista, la più importante della diocesi: un diacono e due vice parroci, molte attività collaterali, in particolare per la gioventù.

Monsignor Mario Ruffino, originario di Bagnasco, molti incarichi prestigiosi, con il popolare ex presidente del Comitato San Giovanni di Oneglia

Don Ruffino canonico emerito della cattedrale di Albenga, delegato vescovile della Consulta delle Aggregazioni Laicali. In passato rettore del Seminario di Albenga con l’avvento della crisi di vocazioni. Mai coinvolto nel chiacchierio (o peggio in scandali che purtroppo hanno lasciato molte macerie nella provincia di Savona), se non in una polemica con i genitori ai tempi in cui era ‘cappellano’ dalle suore cappuccine Casa degli orfani Madonnina del Tembien, in Viale Martiri, ad Albenga, chiusa dal 2016.  Ruffino che nel passato ha ricoperto, tra l’altro, l’incarico di segretario del vescovo.

Quale futuro per il monsignore che il 27 gennaio ha compiuto 77 anni, con uno slittamento nell’incarico, considerato che i sacerdoti a 75 lasciano le  maggiori parrocchie, le incombenze più pesanti ed importanti. Per ora o forse per sempre resterà ad abitare ad Oneglia. Con la lettera di dimissioni rimasta sulla scrivania di mons. Borghetti per due anni, don Ruffino, rinuncia inoltre ad amministratore parrocchiale di San Luca Evangelista nella borgata di Cascine, sempre di Oneglia.

Mons. Ennio Bezzone, 51 anni, a settembre lascia la parrocchia di San Nicolò a Pietra Ligure, destinazione Oneglia

A settembre farà il suo ingresso un altro monsignore, più giovane, Ennio Bezzone in partenza dalla parrocchia di San Nicolò a Pietra Ligure dove non si sentiva più proprio agio, non sempre si può essere in sintonia con tutti, magari con la stessa giunta comunale. Pure lui cuneese, seminarista a Fossano, quindi ad Albenga nell’era del vescovo (oggi emerito) Mario Oliveri. Quando la migrazione, da altre diocesi e seminari, verso la terra ingauna, era fiorente. Purtroppo si rivelerà, col tempo, una scelta discussa ed azzardata sul fronte delle ‘pecorelle smarrita’ che tornano all’ovile. Ci sono state eccezioni, ma come rilevò, tra gli altri, l’analista docente imperiese Vittorio Coletti, dalle pagine de La Repubblica, anche sul fronte dei tradizionalisti, anti conciliari, latinisti, alcune figure erano davvero eccentriche, omelie incluse. Come sia andata a finire l’abbiamo descritto e raccontato prima con Il Secolo XIX, trucioli savonesi e da ultimo trucioli.it

Il ‘fortino’ del vescovo Oliveri, con papa Bergoglio, alla fine è stato espugnato e chi ha seguito gli articoli di alcuni vaticanisti avrà letto che è stata poi la volta dello ‘scacco’ alla lobby gay che in Vaticano, per anni, pare abbia fatto e disfatto, comandato, con il sostegno di cardinali e vescovi. L’altra fortezza a cui il papa italo argentino ha messo mano, seppure con più difficoltà, è stata la ‘confraternita’ della finanza & affari, della banca della città stato e legami con una certa massoneria. Fino all’abbandono dei pettorali d’oro, pastorale, mitra, anello, tiara e dello sfarzo in tutte le sue forme esteriori. Un papa che ha rinunciato ai saloni privati, per abitare nell’umile convento di Santa Marta, non sappiamo se sia vero il consiglio ‘salva vita‘ dell’intelligence vaticana o argentina.

RUFFINO A LUNGO IN PREDICATO DA VESCOVO – Chi ha seguito la storia della diocesi di Albenga – Imperia  (oggi conta 127 sacerdoti, 22 fuori diocesi, 49 religiosi, 233 religiose, 20 diaconi permanenti), pur da osservatore esterno, anche se bisogna riconoscere che il più informato ed introdotto è stato il giornalista Luca Rebagliati; chi ha seguito, dicevamo, ha ascoltato il tam tam sulla nomina dei futuri vescovi. In predicato inizialmente c’era proprio don Mario Ruffino, pare con i buoni auspici del cardinale Giovanni Battista Re, oggi prefetto emerito della Congregazione per i vescovi, e in buoni rapporti con un big della politica imperiese. Poi in molti scommettevano sulla figura di mons. Giorgio Brancaleoni, alassino. Con l’arrivo del vescovo Guglielmo Borghetti  è stato ‘dimissionato’ dall’incarico di vicario (al suo posto è arrivato don Ivo Raimondo) e nominato Penitenziere della cattedrale San Michele.

Invece, a sorpresa, ma non troppo (bastava  leggere qualche articolo sul Secolo XIX della redattrice Antonella Granero, originaria di Borgio Verezzi) designato e consacrato vescovo don Tonino Suetta, già parroco di Borgio, Rettore del Seminario, economo diocesano negli anni del ‘pericolo  dissesto’ per i 4 milioni di debiti che gravavano sulla Curia ed ora, come ha rimarcato il vescovo  Borghetti nell’ultimo incontro con i giornalisti, si sta lentamente rientrando. Anche se si faceva affidamento sulla alienazione del  Villaggio Santa Maria Belfiore di Peagna (fu acquistato negli anni ’50, da don Angelo Denegri, pievese, di famiglia facoltosa) e dopo alcune rinunce dell’eredità finito alla Diocesi. L’ipotesi era di ricavare 6 milioni di € ma con la clausola di destinazione (non residenziale, ovvero no a speculazioni immobiliari). Poteva essere trasformato in una struttura ricettiva per anziani, casa di cura. Va dato atto che la Curia, il suo nuovo economo diocesano, don Giancarlo Cuneo, sono stati inflessibili, nonostante la lauta offerta di acquisto di un importante immobiliarista di Savona. E’ vero che l’area ora è ‘vincolata’, ma lui si faceva carico di una variante al piano regolatore, come dire vantava buone entrature.

Don Giancarlo Cuneo, genovese, un gemello sacerdote, prenderà possesso della parrocchia San Niclò di Pietra Ligure il prossimo settembre, mantenendo per ora il ruolo di Economo diocesano

E c’è una novità, come è già stato pubblicato, proprio sul fronte di don Giancarlo Cuneo che farà il suo ingresso, a settembre, nella parrocchia di San Nicolò a Pietra Ligure (dove lascia, come detto, per Oneglia, mons. Bezzone, originario di Mondovì,  51 anni), la parrocchia che fu di don Luigi Fusta, ora in pensione, pure lui cuneese, ma seminarista e sacerdote ai tempi di monsignor  Raffaele De Giuli vescovo’.  Don Cuneo proviene dalla diocesi di Genova, con lui il fratello canonico Marco che lasciata la parrocchia di Civezza, dal marzo 2014, è Rettore del santuario diocesano di Nostra Signora della Rovere a San Bartolomeo al Mare. Don Giancarlo mantiene l’incarico di economo diocesano e di  risanatore del bilancio, le voci sussurrano di un possibile successore laico. Visto che la guida di una parrocchia comporta non pochi impegni e sacrifici, cosa che molti dimenticano, a cominciare da quell’assistenza, aiuto, agli ultimi, ai più poveri, italiani e stranieri, che spesso bussano per un posto di lavoro, ma anche per un piatto di pasta, un dramma in famiglia. E su questo fronte di vita parrocchiale la discrezione è massima, si parla soprattutto della Caritas. Ma il parroco si trova giornalmente a contatto con la realtà della vita quotidiana. (L.Cor.)

LA LETTERA AI PARROCCHIANI DI DON RUFFINO E I TRAGUARDI PIU’ MERITEVOLI

Intanto a molti che frequentano il paese e le montagne di Alto (Valle Pennavarire), ma già provincia di Cuneo, sarà capitato durante le ferie estive di trovare monsignor Ruffino, con i ragazzi di Oneglia, le famiglie in visita domenicali ai figlioli. Ad Alto la parrocchia gestisce una ‘colonia’ attigua al castello, molto attiva e diciamo pure benemerita. E solo una delle iniziative del sacerdote. Certo lasciare una ‘propria creatura’ non è facile neppure per un apostolo di Cristo.  “Il lasciare non è fuggire – ha scritto nel quasi commiato agli onegliesi – , né tanto meno dimenticare…spero di continuare con voi, sin quando il Signore lo vorrà, un cammino che non si interrompe e che da parte mia si concretizzerà in una vicinanza discreta e orante…da un avvicendamento di servizio, la comunità di San Giovanni Battista non potrà che trarne beneficio. Accogliete con gioia e gratitudine il nuovo parroco, mons. Ennio Bezzone,  che viene a voi ricco di esperienza, di intelligenza e di rigore”.

Il parroco don Ruffino con l’allora sindaco Ginetto Sappa all’inaugurazione di una mostra di Rossella, artista diversamente abile

Ci sono voluti alcuni anni e molta determinazione ma alla fine monsignor Mario Ruffino è riuscito a completare il suo disegno: accentrare nella zona di via Agnesi il cuore delle attività parrocchiali di San Giovanni con l’oratorio, i campi e il salone, la palestra e l’ala dedicata al catechismo con diverse ed attrezzate aule, a fianco la casa delle suorine che da spazio alle opere parrocchiali, l’ascensore interno che – arrivato al terzo piano – attraverso un piccolo ponte collega direttamente al campetto e al piano terreno dell’ex asilo San Giuseppe (oggi Casa della Carità), agli spazi parrocchiali con palestra per la danza e altre sale per attività e incontri. Un tutt’uno protetto e cintato con la chiesetta che farà da centro di riferimento.

Ogni settimana, tra attività sportive, ricreative sono più circa 300 i ragazzini dai 4 anni in su che frequentano il campetto, la palestra e il salone del complesso di via Agnesi. Una risposta forte ad un desiderio, sempre più evidente, di aggregazione. «Quello di San Sebastiano è il più antico oratorio cittadino e della nostra Diocesi – spiegava monsignor Mario Ruffino – L’oratorio ha una funzione sociale riconosciuta da una legge nazionale e regionale e ha un grande valore educativo: un ponte tra la strada e la Chiesa».

L’oratorio è aperto tutti i pomeriggi, sabato compreso. C’è spazio per il gioco libero e per le attività sportive. Calcio e danza su tutti. «Qui accogliamo i bambini e i ragazzini che trovano un luogo protetto, seguito, dove al centro viene messa la crescita e l’attività formativa – spiegavano Rita Sassè che con Paola Guasco si alterna all’accoglienza – ci sono bambini di ogni età, stranieri, anche musulmani. tutti allo stesso modo devono seguire le regole, l’educazione e rispettare il luogo e i compagni». Anche lo sport ha altra filosofia: «La nostra è un’attività di avviamento al calcio – osservava il mister Fulvio Palazzeschi – si gioca senza stress, al centro c’è attenzione per la crescita dei ragazzi, divertimento ed educazione».

Don Ruffino ogni anno incontrava i giornalisti imperiosi in occasione del santo Patrono della categoria, San Francesco di Sales

Ceduti i locali delle opere parrocchiali di via Unione, tutta la vita parrocchiale si è spostata alle spalle della scuola elementare di largo Ghiglia e a pochi passi dalla media Novaro: un quartiere di giovani e per i giovani. La canonica con l’abitazione del parroco e gli uffici pastorali si sono invece spostati nella ristrutturata canonica. La canonica ha una storia antica ripresa sul giornalino parrocchiale dall’architetto Maurizio Arnaldi. L’obbligo della municipalità di Oneglia di provvedere al Parroco  con casa canonica o, in mancanza di essa, un alloggio, fu stabilito dal Decreto imperiale napoleonico del 1809. Seguendo tale consuetudine si giunge alla fine del diciannovesimo secolo quando con delibera consiliare il Comune di Oneglia, rilevato che a seguito del terremoto del 1889 il Parroco trovava difficoltà a reperire idoneo alloggio in prossimità della Chiesa, deliberò di accendere un mutuo al fine di acquistare un terreno e farvi costruire una casa canonica che sarebbe rimasta di proprietà comunale. Con successivi contratti il magazzino ed i locali ai piani primo e secondo della casa canonica furono concessi in locazione alla Parrocchia di Oneglia per canoni simbolici. Nel 2000 la Parrocchia acquistò dal Comune l’immobile al prezzo di euro 350mila più tasse e spese. Dopo i lavori la canonica è un vero e proprio gioiello: caratterizza con i suoi due fronti il paesaggio urbano sia su piazza Goito che su via Santa Elisabetta. L’edificio, prima dei lavori di restauro, presentava gravi fenomeni di dissesto e all’interno un generalizzato stato di decadimento. Un importante lavoro di ristrutturazione e di recupero unito alla grandiosa dedizione di monsignor Ruffino, al recupero e al riciclo con un innato gusto del bello: le vecchie tende dell’ex cinema Dante sono diventate la copertura di un divano antico donato alla parrocchia, assi di legno prezioso sono state trasformate in un angoliera.

IL VESCOVO EMERITO E LA SANTA COMUNIONE A MONSIGNOR BORGHETI

La fotonotizia pubblicata sul Secolo XIX edizione di Savona (non quella di Imperia), nè sul ‘confratello’ La Stampa, del vescovo Mario Oliveri e  monsignor Guglielmo Borghetti che riceve la Santa Comunione dal predecessore, durante una celebrazione della Messa con rito Tridentino (preconsiliare), ha fatto fare una smorfia a più di un sacerdote della diocesi di Albenga – Imperia, almeno chi ha letto, ma c’è stato pure il tam tam e che aveva assistito al lungo braccio di ferro, agli sgarbi, anche plateali, ricevuti da chi riteneva fosse un’ingiustizia terrena e divina, lasciare la sede del Vescovado, lo scettro del comando, fare il pensionato in un umile alloggio preparato ad hoc nel Seminario. C’è da osservare che l’ascia della guerra fredda, sotterranea o palese che sia, alla fin fine lascia soprattutto macerie, rancori, malanimo. E’ giusto e sacrosanto che Borghetti abbia voluto dimostrare con un ‘gesto’ (seppure sacro) palese che non aveva senso la ‘guerra’ più o meno sotterranea. O meglio che lui era stata mandato ad Albenga per ‘fare pulizia’, in ogni senso, latitudine e longitudine, la chiesa di Roma aveva già sopportato e sofferto abbastanza. E se Oliveri non ha mai voluto ascoltare per tempo i consigli disinteressati ( “Lasci la diocesi e si trasferisca prima che sia troppo tardi”, tra i modestissimi suggerimenti anche il nostro di persona), se Oliveri non può essere annoverato tra i porporati collusi con affari&politica, certamente la pax pasquale è un ottimo segnale, un incoraggiamento che ci stiamo avviando verso un campo di semina, non mancheranno i germogli e infine la raccolta.

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