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Liguria e Basso Piemonte

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Albenga, cosa ci ha insegnato la nostra Rosy
A combattere… e quella volta che occupò, giorno e notte, il ponte di Bastia con l’on. Chiappori oggi sindaco di Diano Marina

Si è addormentata sul cuscino dell’affetto dei cuori di chi le ha voluto bene. Con queste parole don Armando Nania, parroco di Bastia, ha salutato nell’omelia del funerale l’ex sindaca di Albenga e Onorevole alla Camera dei Deputati dell’attuale legislatura, Rosy Guarnieri.

Rosy Guarnieri con il vescovo mons Suetta

Soprannominata la ‘zarina verde’, iscritta dal 1997 alla Lega, da subito diventata esponente di primo piano del Carroccio albenganese, quando, nel 1992, si stabilì giorno e notte a occupare il ponte di Bastia, invitando al suo fianco l’allora segretario regionale del movimento autonomista il suo amico onorevole Giacomo Chiappori, oggi sindaco di Diano Marina, per evitare che quel ponte venisse demolito per mancanza di stabilità. “Lo abbiamo occupato, giorno e notte, con Rosy, – ricorda Giacomo Chiappori e la gente ci portava anche il cibo per mangiare, fino a quando Anas decise di ritirare il provvedimento di demolizione e di rinforzarlo per renderlo staticamente a posto e carrabile”.

Da allora la vita politico-amministrativa di Rosy è stata un continuo crescendo. Assessore all’ambiente durante l’era di Mauro Zunino sindaco di Albenga, consigliere comunale all’opposizione durante l’era Tabbò, finalmente “sindaca” (così mi sono sempre rivolto a lei) dal 2010 per quattro anni, poi di nuovo in opposizione a rappresentare la Lega fino alla recente elezione alla Camera dei Deputati. Tanti traguardi raggiunti, tante le esperienze umane toccate durante questi anni.

Sorrisi tra amici veri Eraldo Ciangherotti e Rosy Guarnieri

Per me che ne sono stato assessore ai Servizi sociali durante il suo governo cittadino, è stata un’ottima scuola. Ricordo ancora la giunta comunale di esordio, con la mia prima delibera che l’allora funzionario mi consegnò prima di entrare nella seduta. Arrivai impreparato a discuterla, forse ancora ignaro di cosa volesse significare un atto di delibera. Mi chiese di esporne il contenuto, mi arrampicai sugli specchi da neofita quale ero. Mi chiese di sospenderla, di prepararmela meglio e di riportarla alla seduta della settimana successiva. “Le pratiche si studiano” diceva sempre. E infatti non c’era consiglio comunale che non prevedesse le cosiddette maggioranze, per discutere le proposte politiche da votare, e soprattutto non c’era adunanza pubblica che la Rosy non preparasse con i funzionari e dirigenti del Comune per conoscere la materia e saper anche rispondere alle provocazioni dell’opposizione.

A un certo punto arrivò anche l’opportunità di un rimpasto di giunta, per permettere a chi si assumeva la responsabilità di pubblica di un governo della città di rendere più efficiente la squadra. Rosy chiese e ottenne da tutti i consiglieri delegati e assessori le dimissioni su carta, in modo che fosse pienamente legittimata ad operare ogni tipo di manovra politica. Fui l’unico a non firmare le mie dimissioni, perché le spiegai che mai nella mia vita le avevo e avrei sottoscritte e così lei, alla fine di un battibecco durato parecchio, scherzando mi chiese di non dirlo agli altri miei colleghi perché le avrebbero fatto grossi problemi. Restai dunque suo assessore al sociale per l’intero mandato di sindaco, anche quando per protesta inviai un pacco di spazzatura al sindaco di Napoli, De Magistris, che non sapeva come affrontare l’emergenza spazzatura nella città partenopea e chiedeva al governo di svuotare in giro per l’Italia i cassonetti dei rifiuti di Napoli. Anche quando feci inserire nel menù delle mense scolastiche la carne macellata secondo il metodo Halal e per questa scelta scatenai le televisioni e i giornali di tutta Italia arrivati ad Albenga per intervistare la sindaca che lega con gli stranieri.

Una cosa sopra a tutte ci ha insegnato Rosy Guarnieri, ad amare Albenga e a fare della nostra città un gioiello di cui andare orgogliosi in giro per il mondo. E proprio forse questo è stato il collante che ci ha legato in tutti questi anni. Fino a quella tremenda settimana post Palio dei Rioni in cui Rosy affaticata ha fatto degli accertamenti e ha scoperto la sua malattia. Da allora, ne sono certo, pur sapendo che le probabilità di sopravvivenza a un male simile sono davvero risicate, Rosy ci ha insegnato a combattere con tutte le forze, credendoci sempre e comunque. Da allora, ogni giorno, se non più volte al giorno, ci siamo sentiti telefonicamente o visti in giro per Albenga o a casa sua. Abbiamo preparato insieme tutti i consigli comunali fino a quello dell’ultimo 15 febbraio, quando in poltrona ci dettava gli indirizzi politici e le scelte amministrative da perseguire. Mi ha colpito sempre il suo lato materno emergente in ogni scelta o decisione, in ogni rapporto umano, in ogni difficoltà. Abbiamo condiviso tanto tempo a palazzo civico, credo abbia sempre avvertito la mia fedeltà prima di tutto all’amicizia e poi alla politica.

Sulle note del “va pensiero” la salma di Rosy martedì mattina se ne è andata in direzione Bra per essere cremata e poi fare ritorno al cimitero di Leca. Mentre la note musicali abbracciavano l’intero sagrato della Chiesa, mi è tornata in mente una delle ultime chiacchierate con Rosy, quindici giorni fa a casa sua, per definire alcuni aspetti tecnici dei seggi elettorali. Mi ha voluto ripetere più volte di volermi bene, le ho pure affettuosamente risposto scherzando che lo davo per scontato essendomi candidato con lei per finire in opposizione, e mentre ascoltavo il “Va pensiero”, canzone che aveva nel cuore, mi è subito venuta in mente quella confidenza di affetto.

Ciao Rosy, l’ho detto il giorno del funerale: Albenga da qualche ora ha un angelo speciale in più che ci proteggerà e ci guiderà nelle scelte per il bene della nostra amata terra.

Dr. Eraldo Ciangherotti
Odontoiatra, Consigliere comunale Capogruppo (FI) di Albenga
Consigliere provinciale di Savona

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