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La lunga marcia della donna in Italia
Quando nel 1968 germogliò il femminismo

Nel ’68 esplode in Italia anche il femminismo facendo germogliare, nell’atmosfera iconoclastica e antiautoritaria del ’68, stimoli culturali di femministe europee e americane e precedenti esperienze di collettivi di discussione e mettendo in discussione ruoli e organizzazione della famiglia e della società tradizionali.

Il prof  Luigi Vassallo del Centro Studi Costituzione e Democrazia

Qual era la condizione della donna nel ’68? Fino al 1970 non c’è divorzio; fino al 1971 c’è il divieto di informazione sulla contraccezione; fino al 1971 c’è una limitata tutela della maternità: fino al 1975 il codice civile stabilisce che la donna sposata deve assumere il cognome del marito e seguirne sempre la residenza, che il capofamiglia è sempre automaticamente l’uomo, che la moglie deve essere autorizzata dal marito a chiedere un passaporto, che una donna italiana che sposi uno straniero perde automaticamente la cittadinanza italiana, che sui figli le decisioni spettano al padre; fino al 1977 non c’è una legge che vieti discriminazioni delle donne sul lavoro; fino al 1978 non c’è aborto legale ma solo aborto clandestino dalle mammane con rischio della propria vita o della propria salute per chi è costretta a sottoporvisi; fino al 1981 il delitto d’onore (cioè l’uccisione della propria moglie on la scusa di essere stato tradito da lei) assicura all’assassino una pena mite, mentre il matrimonio riparatore consente a uno stupratore di uscirne indenne se offre alla donna violentata di sposarla ed espone quest’ultima alla condanna pubblica se rifiuta di farsi “riparare”.

Nel ’68 le donne prendono la parola nei sit-in e nelle assemblee ma ben presto sperimentano che lo stesso movimento studentesco è una struttura maschilista da contestare. Prendono coscienza che anche in un movimento che si dice antiautoritario e rivoluzionario si può essere relegate a un ruolo gregario, secondario: “angelo del ciclostile”, secondo un’espressione probabilmente coniata nell’Università di Trento. Prendono coscienza che la stessa libertà sessuale può portare vantaggi al partner maschio e conseguenze indesiderate alla donna in una società che ancora rifiuta o condanna la contraccezione.

Ci sono femministe che rivendicano la parità con i maschi sostenendo che le differenze tra maschio e femmina sono solo di origine culturale. Ci sono molte altre femministe che rivendicano la differenza come propria identità e rifiutano l’integrazione nella società maschile negando che questa sia l’unica possibile e propugnando un altro tipo di società. Alcune, più vicine ai partiti tradizionali di sinistra, adottano un linguaggio marxista e rivendicano, ad esempio, salario per le casalinghe e diritti per le prostitute. Altre insistono su valori di solito trascurati dalla sinistra tradizionale: l’autocontrollo del proprio corpo contro il potere del medico e del sacerdote, la libertà sessuale, la contestazione dei ruoli della famiglia tradizionale.

In generale le femministe diffidano della politica tradizionale, anche dei partiti di sinistra, giudicandola frutto di un’organizzazione maschilista autoritaria e gerarchica. Per questo prendono le distanze dall’UDI (Unione Donne Italiane) per il suo collateralismo con i partiti di sinistra e optano per un’organizzazione fluida: collettivi di autocoscienza di sole donne, che proliferano senza un’organizzazione rigida e senza gerarchie interne e si confrontano in occasionali convegni nazionali.

I temi trattati nei collettivi da sole donne sviluppano una riflessione sulla propria condizione femminile per ricavarne un’identità sessuale su cui costruire una società alternativa. Per questa via le femministe conquistano anche qualche simpatia tra le donne dell’UDI e delle organizzazioni partitiche di sinistra e dei sindacati.

In gran parte le femministe sono giovani e appartengono alla classe media, ma non mancano presenze di anziane e di operaie. Nonostante le diffidenze reciproche tra femministe e partiti tradizionali (che considerano estranee al loro vocabolario politico le rivendicazioni femministe, come l’aborto, rivendicazioni che verranno invece assunte dal Partito Radicale), le femministe dovranno accettare di dialogare con partiti tradizionali quando si porranno l’obiettivo di ottenere dal Parlamento riforme significative della condizione sociale della donna. Al tempo stesso partiti e sindacati dovranno in qualche modo rinnovare il proprio linguaggio e il proprio bagaglio culturale a seguito del contagio che le femministe riusciranno ad operare sulle donne inserite nelle altre organizzazioni.

Ma, nonostante i provvedimenti legislativi che hanno modificato la condizione sociale e giuridica delle donne italiane rispetto a quella del Sessantotto, la lunga marcia delle donne continua: anzitutto nella lotta contro la violenza sessuale che spesso culmina nel brutale assassinio di una donna e contro le discriminazioni che, a dispetto delle leggi, di tanto in tanto cercano di riaffiorare.

Centro Studi Costituzione e Democrazia – La memoria della Memoria

Luigi Vassallo

Gli appuntamenti Coop

per la Giornata Internazionale della Donna

 

LA GIORNATA DELLA DONNA  NELLE SEZIONI SOCI COOP

DI ALBENGA, FINALE LIGURE E SAVONA

Comunicato stampa – In occasione del Giornata Internazionale della Donna, le Sezioni Soci Coop Liguria di Albenga, Finale Ligure e Savona promuovono una serie di iniziative pubbliche per ricordare la ricorrenza sotto diversi punti di vista:

  • lunedì 5 marzo, alle ore 16, presso la Sala Punto d’incontro Coop del Centro Commerciale Le Serre di Albenga (ingresso esterno da Lungo Centa Viale Martiri della Foce ), I Promessi sposi: il suo tempo, il nostro tempo, conferenza a cura di Elena Serrati, per confrontare la realtà storica descritta nel capolavoro di Alessandro Manzoni con quella odierna;
  • mercoledì 7 marzo, alle ore 16, presso la Sala Punto d’incontro Coop di Finale Ligure (ingresso presso il supermercato), Artemisia Gentileschi, incontro con Marinella Geremia, volontaria del Centro Antiviolenza di Albenga e Finale, per ricordare la grande pittrice a cui è intitolato il Centro. Intervengono Tonino Scafuro, Lorenzo Vicino e Antonio Bonomo dell’Associazione ♯Finalefreemusic;
  • giovedì 8 marzo, alle ore 16,30, presso la Sala Punto d’incontro Coop del Centro Commerciale Il Gabbiano di Savona (Via Baracca 1r, 4° piano), Lavori da donne, incontro con Wilma Pennino, imprenditrice del settore turistico, e Francesca Zangani, responsabile Selezione, Formazione e Sviluppo del personale di Coop Liguria, per riflettere sul lavoro come strumento di realizzazione personale e promozione sociale. L’iniziativa si svolge nell’ambito del Tavolo Pari Opportunità del Comune di Savona;

Tutte le iniziative sono a carattere gratuito e si concluderanno con un rinfresco.


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