Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Cartiera di Ormea, clamorosa ‘svendita’: immobili e aree a 38 mila € (in perizia 458 mila). Una storia mai scritta sta per finire?

Il Concordato Preventivo della “Cartotecnica di Ormea srl” ha liquidato gli ultimi immobili del compendio e rimosso lo striscione con l’avviso di vendita. Sono in corso lavori di ripulitura del sito. Il Curatore ha ceduto il blocco immobiliare (vedi foto) relativo alla portineria della ex Cartiera. L’acquirente: un giovane e attivo imprenditore edile, anche coraggioso se ha scommesso sulla ripresa del mattone in Valle.

Lo striscione del ‘concordato preventivo’ ora rimosso
I due immobili, oltre Tanaro e l’area attigua, acquistati da un coraggioso artigiano edile di Ormea nell’ambito della procedura fallimentare

Gli immobili, descritti nella Perizia della procedura concorsuale nel 2008, giusto all’inizio della crisi economica, consistono in fabbricati con superficie di 3.084 metri quadrati calpestabili, in aree di pertinenza per 2.767 metri quadrati ed in altri terreni per 8.150 metri quadri. Oltre alla “casa operaia” da demolire senza ricostruzione. Erano stati valutati 458.000 €. Passati di mano, si dice, a 38.000 €.

Abbiamo cercato di approfondire: un po’ di storia prima di tutto. Nel tumultuoso divenire delle vicissitudini della “Cartiera” iniziate nel 1974, poi divenuta “Ormea spa“, la società fu ceduta il 14 febbraio 1997 al gruppo imprenditoriale dell’Ing. Spinoglio che ne divenne amministratore delegato.

Entrò in vigore il Regolamento della Unione Europea n. 1260 del 1999 che distribuiva finanziamenti per lavori relativi a recuperi e a ristrutturazioni di siti industriali dismessi, tra i quali potevano rientrare quelli di Ormea.

Per ottenere i contributi occorreva essere proprietari degli immobili da ristrutturare. Il Comune di Ormea non lo era. Il contributo alle spese d’ investimento era individuato al 15% a favore di soggetti privati e all’80% per progetti presentati da Pubbliche Amministrazioni. Pecunia non olet (il denaro non puzza) avrebbero pensato, nel caso, i latini.

Le mosse di Comune e della Ormea spa, calibrate anche sul fronte della tempistica, assomigliarono più a una precisa strategia atta ad ‘aggirare’ le disposizioni comunitarie per fare affluire al soggetto privato il consistente contributo che il regolamento destinava invece a quello pubblico (che a quel momento non aveva ad Ormea né la disponibilità, né la necessità di ristrutturare immobili industriali).

Il 18 marzo 2002 venne costituita la “Cartotecnica di Ormea Srl con sede coincidente con la “Ormea Spa“,  Amministratore unico che era un dipendente della “Ormea Spa“, con unici soci nella persona dei figli del Presidente e Amministratore delegato della “Ormea spa”.

Il Comune deliberò (delibera di Consiglio n° 15 e n° 18 del 2002) di acquistare tre immobili dalla proprietaria “Ormea Spa“, quelli che sarebbero stati ristrutturati. Richiese ed ottenne i contributi europei, li ristrutturò e li affidò in locazione (a partire dal 1° gennaio 2004) alla società Cartotecnica di Ormea Srl nel frattempo appositamente costituita, e unica partecipante alla gara per l’affidamento. Era il 26 giugno 2002. Il canone di affitto era stabilito pari agli oneri finanziari che il Comune avrebbe dovuto affrontare a fronte della stipulazione del mutuo necessario a coprire la propria quota del 20% per l’autofinanziamento previsto dalla Unione Europea.

A ristrutturazione quasi avvenuta, il Comune di Ormea e la società affittuaria Cartotecnica di Ormea Srl” stipularono una “promessa di permuta” degli immobili del Comune con altri stabili e terreni al di là del Fiume Tanaro che la medesima Società “Cartotecnica” si fece assegnare nel frattempo dalla “Ormea Spa“. Si tratta proprio della ex Portineria ora ceduta dal Concordato. Più recentemente aveva ospitato anche il “Pit Stop”, chiacchierato Club a “luci rosse”. Un ‘buco’ alla curatela con affitti non versati e la gerente moglie separata di un militare dell’Arma, figlia di un operoso taglialegna della Valle Arroscia.

Promessa di permuta” perché gli immobili del Comune, affittati alla Cartotecnica, non avrebbero potuto essere ceduti fino allo spirare, nel 2014, del vincolo decennale decorrente dal termine della ristrutturazione. Condizione imposta dalla Comunità Europea. Un’astuzia per far rientrare nella disponibilità di Ormea spa – tramite Cartotecnica – gli immobili ristrutturati che ne erano usciti in stato di abbandono ?

Il tempo è impietoso e già nel 2008 sia la “Ormea Spa” (l’8 febbraio), sia la “Cartotecnica di Ormea Srl” (il 22 febbraio) vennero collocate in liquidazione nell’ambito delle Procedure di Concordato disposte dal Tribunale di Mondovì, ai sensi della Legge Fallimentare. Rimasero così congelate le intenzioni e le procedure! Per mancato versamento dei canoni d’affitto maturati dal 2005 al 2009 la Cartotecnica era morosa per 600.000 €. Di questi, 525.000 € rappresentavano “residui attivi” (cioè somme accertate ma non riscosse entro il termine dell’esercizio) nel bilancio comunale al 31.12.2008.

La liquidazione della “Ormea Spa” si è nel frattempo conclusa con la vendita degli impianti ed attrezzature ad una società Indiana che sta colà producendo prodotti cartari con le macchine “continue” provenienti da Ormea. Gli immobili e la centrale idroelettrica, non amovibili, a seguito di gara pubblica vennero affidati alla Soc. Ebis Energia della vicina Pornassio.

La liquidazione della “Cartotecnica di Ormea Srl” – ancora in corso – ha appena condotto alla fine la vendita di “quei fabbricati al di là del Tanaro” che si era fatta cedere dalla “Ormea Spa”. Nelle intenzioni sarebbero finiti al Comune di Ormea, se non fosse sopravvenuto il provvedimento del Tribunale.

Dal Concordato, il Comune ottenne la restituzione degli immobili che aveva ristrutturato ed affittato alla Cartotecnica. Sarebbero stati utilizzati nell’ambito della “filiera legno” se l’attuale giunta comunale del sindaco Giorgio Ferraris, insegnante in pensione, uomo della sinistra storica e di ruoli pubblici ultradecennali, non avesse deciso di farla naufragare. Sono rimasti praticamente vuoti, sfitti, ormai in rapido deperimento.

Il nucleo di Polizia Giudiziaria dell’allora Corpo Forestale della Stato aveva anche eseguito accertamenti in merito ad occultamenti di prodotti contenenti amianto provenienti da quelle ristrutturazioni immobiliari. Nel corso delle indagini risultarono anche più ipotesi di reato relative alla gestione degli indennizzi ottenuti a seguito dell’alluvione del 2002 e dal percepimento dei contributi Docup.

Quasi profeticamente, nella relazione sullo schema di rendiconto dell’esercizio 2008 (appena dopo il ricorso alla Legge Fallimentare) l’organo di revisione del Comune di Ormea invitava a prestare la massima attenzione in merito ai cospicui residui attivi derivanti dai contratti di affitto alla società Cartotecnica, anche tenuto conto delle procedure di liquidazione iniziate, che avrebbero potuto non garantire la copertura totale delle somme riportate in bilancio.

Se ci si riferisce agli immobili in questione, da 485.000 a 38.000 €, una svalutazione che non potrà non influenzare i crediti vantati dal Comune di Ormea.

Porte aperte la prossima puntata, per non essere oggi troppo prolissi, al primo cittadino che avrà ampia facoltà di rispondere agli interrogativi e spiegare ai cittadini con piena trasparenza. Non siamo investigatori, ma neppure insabbiatori, cerchiamo solo di fare informazione nel doveroso ruolo che ci appartiene.

Luciano Corrado


L.Corrado

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