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Liguria e Basso Piemonte

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MondoMarine e la grande frode
chi si è rimboccato le maniche e chi no
Si indaga su un ‘buco’ da 30 milioni

Non avevano tutti i torti i lavoratori di MondoMarine, la storica azienda savonese sull’orlo del fallimento, a non fidarsi delle parole ma soprattutto dei comportamenti della proprietà. La mattina del 13 dicembre, all’arrivo nel cantiere occupato da quasi dieci giorni, gli operai si sono trovati di fronte la Guardia di Finanza che per tutta la giornata ha minuziosamente perquisito il sito e gli uffici alla ricerca di materiale probatorio per una inchiesta che, partita sottotraccia, rischia ora di avere effetti dirompenti. La Procura di Savona sta infatti approfondendo la posizione di una lunga serie di consulenti, amministratori e soci dell’azienda compresa l’attuale azionista di maggioranza Alessandro Falciai. Pesanti le ipotesi di reato, che vanno dalla truffa al falso in bilancio, dalla bancarotta al ricorso abusivo al credito. Chi ha causato il dissesto ? Si troverà il Cavaliere bianco della salvezza ? In grado di sanare un ‘buco’ da 30 milioni di euro spariti e finite nelle tasche di qualche farabutto. Denaro frutto di caparre di clienti del cantiere.A presentare la denuncia è stato proprio un pool di imprenditori che avevano a suo tempo versato sostanziosi anticipi per la costruzione di yacht nel cantiere savonese, salvo poi trovarsi con nulla in mano. Tra i maggiori gabbati un ‘nababbo’ di Monte Carlo. Nella tarda serata di mercoledì, gli uomini della Guardia di Finanza erano ancora al lavoro nella sede dell’azienda, in lungomare Matteotti a Savona, per controllare la contabilità e i documenti amministrativi. Analoghe perquisizioni sarebbero state eseguite nella stessa giornata anche a Pisa e nella sede milanese della società. Il tutto coordinato dal magistrato esperto in reati finanziari e societari dr. Ubaldo Pelosi.

Se le accuse saranno confermate, il dissesto della MondoMarine non sarebbe quindi da ascrivere alla crisi finanziaria o a squilibri di mercato ma ad una serie di comportamenti fraudolenti, di cui a fare le spese sarebbero stati i lavoratori.

Acquisterebbe così un senso diverso anche l’atteggiamento della proprietà del cantiere, che non ha mai presentato la richiesta di concordato preventivo (ultima scadenza era 6 dicembre). Sarebbero stati i commissari giudiziari, a fronte della decisione della Palumbo Group Shipyard di presentare la richiesta d’affitto di ramo d’azienda, a rimandare la decisione definitiva sulle sorti dell’azienda (che occupa attualmente 57 lavoratori a Savona) al 19 dicembre.

Dalle parole dei lavoratori della MondoMarine, che continuano l’assemblea permanente e l’occupazione del cantiere, emerge la preoccupazione per le sorti dell’impresa, nel timore che l’indagine possa interferire nella procedura d’affitto in corso. Ma l’apertura dell’inchiesta potrebbe paradossalmente favorire una soluzione positiva della vicenda: le poste attive eventualmente ritrovate potrebbero entrare nella disponibilità dei curatori ed alleggerire la posizione finanziaria dell’azienda in vista dell’affitto temporaneo e del bando di gara che dovrà essere emanato nel prossimo semestre.

L’iter per il salvataggio è peraltro ancora ben lontano dalla conclusione: deve ancora essere firmato l’accordo sindacale con il Gruppo Palumbo (e sarà l’occasione per verificare il reale contenuto della “clausola sociale” inserita, sembra a richiesta dei commissari, a tutela dei lavoratori), a cui seguirà la pronuncia del tribunale, mentre il Comitato Portuale di Genova dovrà esprimersi in merito alla concessione dello spazio acqueo e all’affitto aziendale.

Intanto venerdì 15 dicembre è fissato il primo incontro tra i lavoratori del cantiere e i rappresentanti della Palumbo, mentre mercoledì 20 la RSU aziendale sarà di nuovo al Ministero per lo Sviluppo Economico: sarà interessante capire quale sarà l’atteggiamento dei rappresentanti del governo a seguito della nuova situazione venutasi a creare a seguito dell’intervento della magistratura.

“Le dichiarazioni di Paolo Pietrogrande, l’ingegnere chiamato dalla proprietà per la gestione della crisi di MondoMarine, non sono completamente corrette, ed è bene che l’opinione pubblica lo sappia”. I lavoratori della storico cantiere savonese, riuniti in assemblea permanente davanti allo stabilimento occupato dal 4 dicembre, giudicano decisamente prematuro l’intervento del dirigente, secondo il quale l’impresa – grazie anche all’impegno del cda e del proprietario Alessandro Falciai – sarebbe quasi fuori pericolo, con la salvaguardia dell’occupazione ed il mantenimento della vocazione produttiva.

Savona il sindaco Caprioglio incontra i lavoratori MondoMarine

“La MondoMarine, oltretutto, non ci sembra titolata a parlare, visto che non ha presentato alcun piano concordatario entro il termine previsto”. Tra le previsioni  il 19 dicembre la MondoMarine potrebbe essere dichiarata fallita e nel fallimento portarsi dietro 57 lavoratori a tempo indeterminato (e 27 a Pisa) che saranno licenziati. A meno che non si faccia avanti il ‘salvatore’.

Il fatto che la Palumbo Group Shipyard abbia firmato una richiesta per l’affitto di ramo d’azienda è un fatto positivo ma, per ora, la soluzione è ancora lontana. “Leggiamo di una “clausola sociale” che sarebbe stata espressamente richiesta dai tre commissari e dall’Autorità Portuale e che prevederebbe un impegno da parte di Palumbo a riassorbire tutti i lavoratori. I giochi, però, non sono così semplici come sembra di capire dalle parole di Pietrogrande. Palumbo si è impegnato a riassorbire immediatamente solo nove lavoratori per giustificare, con la nuova società appositamente creata allo scopo, l’affitto del ramo d’azienda attraverso, pare di capire, delle operazioni di “refitting”. Poi, l’affitto ha un termine (sei mesi) entro il quale i curatori fallimentari dovranno indire la gara d’appalto per la vendita del complesso produttivo. Non abbiamo dubbi sul fatto che Palumbo, che è un armatore e che conosce il mondo della nautica e della cantieristica navale, venga a Savona per “fare impresa”, ma il passaggio da MondoMarine a Palumbo è tutt’altro che automatico: se arrivasse qualche altro imprenditore con un’offerta più alta, i curatori non potrebbero fare altro che cedere a lui l’attività, con il rischio di non continuare la tradizione delle costruzioni navali a Savona. Quindi, per ora né la salvaguardia dell’occupazione né il mantenimento della vocazione produttiva locale sono assicurati”.

I lavoratori MondoMarine sono preoccupati sia per la destinazione finale del cantiere sia, soprattutto, per i risvolti occupazionali. “La clausola sociale è stata citata da tanti ma per ora noi non l’abbiamo vista. Nell’accordo sindacale che la RSU sarà chiamata a firmare all’Unione Industriali venerdì 15 dicembre e che è condizione necessaria per completare le procedure per l’affitto, non potrà non esserci un eco della nota a salvaguardia dell’occupazione”. Le due partite sono ufficialmente slegate tra loro, ma in mancanza della firma sull’accordo la trattativa potrebbe saltare, con le conseguenze del licenziamento senza appello. “Vedremo innanzitutto la clausola sociale e andremo a trattare, che è il ruolo della RSU. Certo, la situazione non è facile e i tempi sono molto stretti, ma vogliamo avere certezze sul nostro futuro. Anche per questo abbiamo deciso di continuare l’assemblea permanente e l’occupazione del cantiere, e chiediamo a tutta la popolazione savonese di continuare a manifestare la loro solidarietà. Su una cosa Pietrogrande ha ragione: raramente come in questo caso c’è stata una convergenza di impegno e tutti – lavoratori, istituzioni, parti sociali, commissari giudiziali, Autorità Portuale, si sono rimboccati le maniche con l’obiettivo di salvare l’azienda. Tutti, meno MondoMarine”. Ma su tutto pesa ora la svolta dei primi riscontri dell’indagine tributaria e giudiziaria. C’è persino un tintinnio di manette.

 

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