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I tre volti di Monesi: chi chiede conto del compleanno alluvione, chi canta già la rinascita e chi ricorda i brigaschi

I volti chiaroscuri delle due Monesi ad un anno dal disastroso alluvione ? C’è chi non demorde e col rigore del buon padre di famiglia non si stanca e si preoccupa di chiedere conto alla burocrazia, al Comune, alla Provincia e alla Regione degli impegni presi, dello stato dei lavori, ma anche delle non risposte a precise richieste. E’ il caso di Rinaldo Sartore, sanremasco, conosce Monesi dove ha acquistato un ‘teccio’ dagli anni settanta. C’è uno studioso di storia locale che ricorda Monesi di Triora e la realtà brigasca. Infine una giornalista sempre attenta ed introdotta nella cronaca dell’Alta Valle Arroscia. Milena Arnaldi semina ottimismo, fiducia e nel suo ultimo articolo, da Mendatica, fa parlare l’ingegnere edile Maria Ramella, vice presidente della Cooperativa  Brigì che dice: “Quest’anno, per noi, è stato un anno di rinascita”. Come dire i giovani sono dalla parte di chi vede un futuro roseo. Non deludiamoli !

Spett. redazione, leggo sempre con molto interesse i vostri articoli su Trucioli. Mi complimento soprattutto per l’attenzione con cui curate la ‘questione Monesi’. Anche il giornalino di cui sono vice direttore , Le Stagioni di Triora, ha dedicato un articolo in prima pagina alla triste vicenda.

Sandro Oddo scrittore e studioso a Triora di storia brigasca

Approfitto dell’occasione per segnalarvi alcune inesattezze sulla “terra brigasca”. In primis, preciso che l’ex comune di Briga Marittima (Cuneo), in seguito al Trattato di Pace del 1947, è stato smembrato come segue: il capoluogo, con Morignolo, è diventato comune di La Brigue. Piaggia, Upega e Carnino sono stati riuniti nel nuovo comune di Briga Alta, mentre Realdo è passato sotto Triora. Viozene e Verdeggia non sono mai appartenuti a Briga Marittima. In particolare Verdeggia è sempre appartenuta a Triora, quindi è quanto meno improprio affermare che si tratti di “terra brigasca”. Verdeggia è stata fondata attorno al 1620 dalla famiglia Borelli di Triora, che in seguito ha assunto pastori e contadini di Briga Marittima. Le consuetudini dei due paesi, Realdo e Verdeggia, sono molto simili, anche il dialetto, il brigasco, che tuttavia non è una lingua occitana come si afferma comunemente, ma un ostico dialetto ligure alpino (lo hanno classificato così i linguisti più accreditati, fra i quali Fiorenzo Toso e Werner Forner). Tale affermazione non sminuisce affatto il carattere e l’unicità di tale dialetto e della “cultura” brigasca. Comunico questo non per polemizzare ma per portare a conoscenza di una realtà di fatto.

Con i migliori saluti. Sandro Oddo da Triora*

*Tra i fondatori della Pro Triora Editore, Sandro Oddo cura anche la rivista ‘Le Stagioni di Triora‘, di cui è vice direttore; collabora a riviste di carattere culturale. Ha completato la propria preparazione presso l’Istituto Internazionale di Studi Liguri di Bordighera.

Risponde trucioli.it –  Non abbiamo scritto che Viozene fosse una frazione del comune di Briga Marittima….  Quanto alle presunte “inesattezze” potrebbero avere un senso se il sig. Oddo si riferisce alla terra brigasca” quale esclusiva componente fondiaria- amministrativa del solo ex comune smembrato di Briga Marittima. Ma non è così: per territorio brigasco si intende quello allargato degli otto abitati: La Brigue, Morignole, Verdeggia, Realdo, Upega, Piaggia, Carnino e Viozene. Nella cartina  “ufficiale” della associazione “A Vastera” il territorio brigasco vero e proprio ha appendici anche in Val Vermegnana verso Limone Piemonte e in Valle Ellero verso Roccaforte Mondovì e in Val Roja verso Tenda. D’altra parte la cultura brigasca ha una forte radice “pastorale”; gli alpeggi di  prossimità e di relazione erano (e sono) anche in quei comuni, pur senza loro centri abitati.

Tra i più attivi brigaschi a Monesi di Triora merita un pensiero l’ex sindaco Guido Lanteri e la sua famiglia, dapprima quali gestori dell’albergo Redentore e poi titolari del Bar Vittoria, per un glorioso periodo curavano inoltre con un rifornito negozio di alimentari, anche con prodotti e piatti preparati alla casalinga. Per la gioia e la comodità dei vacanzieri delle seconde case che per le casse comunali di Triora significano un introito, mai smentito, di 50 mila € l’anno di Imu. I Lanteri di Piagga famiglia benemerita e che tanta parte ha avuto negli anni d’oro di Monesi turistica sia nella stagione estiva, sia invernale. E che per tre generazioni hanno operato e ‘lottato’ con dignità e spirito di sacrificio, spesso in solitudine. E certamente non sono stati gli unici a resistere finchè hanno potuto, basti pensare a Elisio Pastorelli. Un benemerito con la B maiuscola.

MONESI, IL DANNO DA ALLUVIONE HA COMPIUTO UN ANNO E CRESCE BENE di Rinaldo Sartore

Rinaldo Sartore vive a Sanremo è tra gli alluvionati di Monesi di Mendatica che non si rassegna ai tempi lunghi della burocrazia e combatte contro la malapolitica

E’ trascorso il primo anno dalla tragica alluvione che ha semidistrutto Monesi di Mendatica,  cancellato un tratto della strada provinciale 100 di Monesi, chiuso al transito il ponte sul rio Bavera e condannati all’isolamento Piaggia, Valcona Soprana e Valcona Sottana, località Secae e Salse oltre agli impianti sciistici di Monesi di Triora. Volendo elencare i titoli degli annunci, proclamati dagli amministratori del Comune di Mendatica, Provincia di Imperia, Regione Liguria e riportati, taluni ripetuti più volte sugli organi d’informazione, non solo locali, si riempirebbero diverse pagine. Se poi mettessimo a confronto i termini delle promesse, dettagliate nei citati annunci, con lo stato attuale e oggettivo delle rispettive attuazioni, verrebbe svelata una impietosa situazione fallimentare dai contorni, per alcuni aspetti, più gravi della fatalità. L’alluvione è inevitabile ma forse nel caso di Monesi si sarebbero potute scongiurare o limitare le conseguenze; di certo dal giorno dopo si sarebbe dovuto agire con i fatti.

E la cruda realtà è che: a- La risposta del governo nazionale alla richiesta della regione Liguria di dichiarare lo stato di calamità naturale, dopo 365 giorni, non è ancora giunta. b- I carotaggi sono iniziati con 150 giorni di ritardo rispetto alle previsioni e terminati a fine estate! dopodiché il nulla. c- La deviazione alle spalle della frazione di Monesi di Mendatica, poco meno di un chilometro, per ricollegare la s.p. 100 è ancora in attesa della prima pietra  . d- Il ponte sul rio Bavera, già monitorato da tempo, è rimasto in passiva osservazione sino alla fine di agosto quando con una ordinanza congiunta delle province di Cuneo e Imperia, il 5 settembre 1917 è stato improvvisamente chiuso al transito non solo di qualsiasi veicolo, ma anche dei pedoni. Prendendo a prestito la frase di un noto e brillante perdente di successo, le chiacchiere stanno a zero.

Perché si è atteso la fine dell’estate? “A causa della burocrazia” è la risposta-alibi per placare gli animi. Ma quella mostruosa burocrazia chi ce la impone? Chi ha assegnato le priorità? Chi ha deciso il susseguirsi di sopralluoghi, riunioni, conferenze stampa, ripetuti annunci di stanziamenti; tra i quali quello dei 500mila euri è stato ripetuto almeno tre volte quasi i fondi fossero pari a un milione e mezzo?

Da queste pagine rivolgo due semplici domande all’assessore regionale Giacomo Giampedrone: per quale ragione non ha mai risposto alla lettera che il sottoscritto gli ha trasmesso il 9 gennaio 1017, con la richiesta di chiarimenti al riguardo di una dichiarazione, attribuita allo stesso assessore, e riportata in un articolo giornalistico del 8 gennaio 2017 dal titolo: “La piccola Svizzera di Liguria verso una morte annunciata”. La seconda domanda è per quale motivo non è stata data alcuna risposta neppure alla richiesta del firmatario di quella lettera, che in data 8 settembre ’17 chiedeva “ai sensi dell’art.5 legge 241/90, chiedo di conoscere il nominativo del responsabile del procedimento..” il tutto con l’aggravante che la prima lettera non è stata firmata a titolo personale, ma nella veste di presidente di una associazione no-profit di promozione turistica con sede a Monesi di Mendatica. Il dubbio, che non nascondo, è che i signori politici abbiano fatto una valutazione fortemente condizionata dal numero degli elettori residenti nell’alta Valle Arroscia. Spero sinceramente che la mia tesi sia priva di fondamento in quanto se così non fosse ci troveremmo di fronte ad un atteggiamento tragicamente miope. Oggi, per attrarre importanti masse di turisti, occorre un’offerta ricca, ampia e varia. Credo che le bellezze costiere siano complementari a quelle dell’entroterra –o meglio, entrocosta– così come le peculiarità del nostro entroterra coronano e completano quelle del litorale. La fascia “dai delfini agli ermellini” potrà attrarre crescenti masse di turisti solo se vi sarà un coordinamento e una offerta turistica di tutto il nostro magnifico territorio.

Presidente Toti, Lei che ha magistralmente e simbolicamente collegato, con il chilometrico tappeto rosso, le stupende località della costa del levante ligure, non lasci morire Monesi. Se non sarà fatto anche l’impossibile, tutta l’economia della provincia d’Imperia, già tanto provata, subirà ulteriori, enormi danni. E in quel caso la Sua giunta non perderà solo qualche centinaio di preferenze.

                                                                                                              Rinaldo Sartore

Milena Arnaldi giornalista del Secolo XIX di Imperia

Il futuro di Monesi ? La giornalista Milena Arnaldi, tra le meritevoli della cittadinanza onoraria di Mendatica, vede  un ‘raggio di sole’ e racconta l’impegno dei giovani della Cooperativa Brigì che nell’anno della disastrosa alluvione parlano  di ‘un anno di rinascita‘ e ‘di innovazione proiettati verso il futuro’. C’è da dire che non è la sola voce femminile imperiese che alimenta la corrente di pensiero dell’ottimismo, della fiducia. C’è chi lo fa impegnandosi in prima persona e vive la tragedia sulla propria pelle (proprietari di case da un anno impossibilitati ad abitarle) e chi ‘batte le mani’, incoraggia con la penna, computer, seduti alla scrivania. C’è chi ha scelto di investire a Monesi e nelle frazioni ora isolate, di non vendere, di pagare tasse al Comune (Imu, prima Ici, Tari e Tasi). E chi si sforza di promuovere il territorio, incoraggiare i meritevoli attraverso l’attività giornalistica con un occhio attento magari a non infastidire troppo gli enti a cui compete fare sinergia e cinghia di trasmissione dello sviluppo della Valle e dei monti, con interventi intelligenti e non semplici palliativi, con un’informazione corretta verso gli operatori, con l’affrontare le problematiche vere del territorio e dei suoi abitanti. Non dover rinvangare a distanza di decenni clamorosi fallimenti socio economici e promesse disattese. Spopolamento certo e costante, poche opportunità di sopravvivenza per le giovani leve. A volte sarebbe utile dare voce a persone che hanno amministrato e, pur senza la gran cassa mediatica, studiano le dinamiche e inascoltati propongono strategie con l’ottimismo della ragione. Non si limitano insomma a fare da notai o giullari del potere di turno, del presidente di turno. Si legga cosa ha scritto di recente il dr. Gianfranco Benzo, già sindaco di Ormea, ma non solo (vedi……)

Comunicato stampa – Circa un anno fa, il 24 novembre 2016, i Comuni di Mendatica e Rezzo nell’entroterra di Imperia e nel Parco Alpi Liguri furono travolti da un forte evento alluvionale che li mise in ginocchio.

Oggi, i ragazzi della Cooperativa di Comunità Brigì di Mendatica guardano avanti con un video che vuole essere un riassunto di questo anno difficile, ma anche ricco di speranza e desiderio di continuare a perseguire un sogno.

Il video è anche un’occasione per ringraziare tutte le persone, le aziende e le associazioni che hanno aiutato la Cooperativa e la comunità a ricominciare, non lasciandoli mai soli e permettendo, anche grazie ad aiuti consistenti, di ripartire e di continuare a progettare un futuro per il territorio.

Da subito tutta la comunità si è rimboccata le maniche e ha lavorato sodo per recuperare in tempi brevi: è stato un anno istruttivo nel quale sono nate iniziative, che continuano tutt’ora, come #replaymonesi, frutto di collaborazioni e contaminazioni tra attori diversi ma tutti legati al territorio.

Ripartire e pensare ad uno sviluppo futuro quando il proprio territorio viene spaccato e travolto da acqua e frane, quando un’intera cultura, quella della civiltà delle malghe, sembra sgretolarsi pian piano (molte malghe non sono più raggiungibili da Mendatica) è difficile, ma quest’anno, grazie al sostegno di molti, si è rivelato comunque un anno di rinascita e innovazione.

Link al video: www.youtube.com/watch?v=kCOGoHm7UdQ&t=8s

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