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Garessio 2000 aspetta e spera: gara da rifare, una sola offerta ma per il Comune è ‘viziata’

Per i media del cuneese doveva essere la gara della svolta perché erano stati individuati due potenziali gestori per far rivivere il cadavere di Garessio 2000. Se le disgrazie della concorrente per antonomasia, Monesi sciistica, potrebbero avere carattere provvisorio, non per questo meno drammatiche sul tessuto economico dell’Alto Tanaro e Alta Valle Arroscia, il ‘caso Garessio’ può essere da manuale e materia di studio per laureandi. Qui non siamo in una frazione o in un borgata appesa tra due province. Garessio è la capitale quanto a popolazione e quel che  resta delle industrie di valle. Garessio 2000 forse la fotocopia di quanto sta accadendo e meriterebbe di essere approfondito, più in generale nell’economia e mancato sviluppo del comprensorio garessino. Nella crisi, pare irreversibile, in cui è finita la montagna cuneese e ligure. Nell’assenza di iniziative ed investimenti forti soprattutto pubblici

Garessio 2016 alluvionata durante l’intervista al ministro Costa ora ex e al presidente della Regione Piemonte Chiamparino

Si è rimasti seduti e non si è avuta la forza, il coraggio, la capacità di raccogliere la sfida di qualche imprenditore che, a Garessio, aveva chiesto di investire. E lo riveleremo in un prossimo numero perchè si tratta di una storia taciuta dai media e paradossale. Come resta paradossale quel che ruota all’interno delle Fonti San Bernardo, non ci riferiamo alla nuova società di acque minerali con valenza nazionale, ma alla frattura all’interno di una famiglia che gestisce le fonti. Con quali benefici, effetti pratici per la comunità, per l’industria termale e vacanziera ? Cosa è accaduto in questi anni ?

Garessio 2000, secondo quanto scritto, doveva ripartire; lo scrollone  di Striscia La Notizia con il servizio di Luca Galtieri, alassino come il ‘papà della trasmissione’ Antonio Ricci, aveva destato un certo scalpore. E di recente l’inviato di Striscia ha raggiunto anche la martoriata Monesi.

Sulla base di una proposta del Comune elaborata dall’arch. Marco Zemmi si avviavano le procedure per l’affidamento in concessione della gestione degli impianti sciistici, di proprietà comunale (Garessio 2000) per le stagioni 2017 – 18 e 2018- 19.  Si era scritto dell’interesse di due operatori, poi è calato il silenzio. Il Comune, a leggere un comunicato stampa pre gara aveva di fatto spalancato tutte le porte per la valorizzazione  degli impianti sciistici ancora usufruibili, fino ad ipotizzare il proposito comunale  a concorrere alla partecipazione di bandi e programmi regionali di finanziamento volti alla riqualificazione del comprensorio.

Dalla determina dirigenziale del Comune si apprende che alla gara ha partecipato un solo soggetto che però non ha sottoscritto un ‘vincolo’ importante per il Comune (il capitolato 5). Da qui concorrente escluso che però potrebbe rivolgersi al Tar trascinando il Comune in una causa di cui nessuno sente il bisogno. E manco a dirlo forse bisognerà attendere tempi migliori e quell’impegno per la ‘montagna in crisi’ di cui queste aree cuneesi sono afflitte, rispetto ad altri zone della provincia dove tira un turismo di qualità, basti pensare ai 15 ristoranti stellati Michelin, record nazionale per una provincia e che denotano la disparità tra aree e comprensori. Ma è anche un sonoro schiaffo a quella Riviera del mare, della speculazione immobiliare con prezzi alle stelle, con il vento in poppa ai Bagni Marini e che in provincia di Savona deve accontentarsi di 5 stellati, Imperia di 6. Ancor meno Genova e La Spezia con il paradiso naturale della bellissime e carissime Cinque Terre. E nel comprensorio di Garessio nessun stellato, ma neppure citato nella prestigiosa guida internazionale. Ci sarà pure un motivo!

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