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Si parla tanto di valorizzare il nostro entroterra. Serve una svolta da ‘entrocosta’
Perché non imitiamo il Monferrato ( 4 province e oltre 30 paesi) con Riso & Rose

Dai delfini agli ermellini in 90 kilometri: in mezzo, 2500 specie botaniche, molte delle quali crescono rigogliose dal livello del mare fino a oltre 2000 m.di altitudine. Le piante superiori, tra le quali oltre 50 specie spontanee di orchidee, con felci, funghi e licheni raggiungono un primato, in termini numerici di specie, pari a circa un quarto dell’intera flora italiana. Questo è l’entroterra del ponente ligure. Ma si dovrebbe trovare una definizione descrittiva e brevettabile per evitare che si ripeta ciò che si è verificato con il termine ‘Riviera’. Il sostantivo generico Riviera ha indicato, per cinque secoli, la Riviera ligure; di levante o di ponente. Recentemente il termine è stato utilizzato per una costa molto diversa da quella ligure: la romagnola. Oggi Riviera è una definizione vaga, dal punto di vista geografico, non più in grado di indicare un luogo specifico se non è seguita da ligure, levante-ponente o romagnola. Auspicabile una definizione descrittiva, esclusiva che generi negli abitanti del ponente ligure un forte senso di appartenenza e sia capace di far immaginare un “entrocosta” non un retroterra.

La fascia del nostro entroterra è contesa tra gli abbracci della costa e delle vicine montagne. Un solo dato può aiutare a capire meglio la peculiarità: in un’oretta in auto, dal mare si raggiungono i 1000 / 1500 m. di altitudine. Un patrimonio che dal febbraio 2017 è candidato al riconoscimento di Patrimonio Mondiale Unesco. Prima di raccogliere occorre seminare, quindi favorire una crescita rigogliosa e permanente, avendo cura di evitare, a chi non ha seminato in quell’orticello, di raccoglierne i frutti. Sarebbe vantaggioso definire il territorio per quello che è, e non per come è stato denominato con leggerezza utilizzando un sostantivo, a mio modesto avviso, indegno come entroterra; termine troppo simile a retroterra.

Per i turisti, specialmente stranieri, la definizione entroterra non è edificante; al contrario è di secondo livello e lascia immaginare luoghi lontani dalla costa e dalla Riviera. Oltre che sottolineare la peculiarità “da mezz’ora a un’ora dal mare” sarebbe determinante un marchio più ammiccante e meno scollegato dalla famosa, ma abusata, Riviera; un termine positivo e descrittivo che faccia immaginare la continuazione della Costa o Riviera. Non un termine slegato dalla stessa. Non un’altra cosa; entroterra appunto.

La fascia meritevole di miglior definizione mi pare sia dalla riva del mare alla linea che collega lo spartiacque tra le vette dalle quali si vede il mare. Ripartendo da “Riviera dei Fiori” e dalla bellezza e vivacità della flora spontanea ammirabile nella fascia dal mare ai monti, aggiungerei, per vendere meglio le peculiarità della nostra “Riviera allargata” il concetto fiori mare-monti” e quindi le nostre relative specialità enogastronomiche: dal brandacujun, alle trenette al pesto, i ravioli di boraggini, lo zemin di ceci, i Ciausun o torte verdi con zucchine trombette o di carciofi, frittelle di fiori di sambuco, calendula, primule, fiori di zucche trombette ripieni, la sardenaira, i formaggi, il tutto condito col nostro olio di olive taggiasche e annaffiato con i nostri vini Ormeasco, Rossese, Pigato e Vermentino.

Il turismo enogastronomico è molto praticato e se la golosità viene appagata l’aumento e la fidelizzazione delle presenze cresceranno di anno in anno. La sagra della Cucina Bianca a Mendatica è un esempio delle potenzialità del settore; potenzialità che, in questo caso, sono soffocate dall’unico giorno di svolgimento. Sono certo che molti turisti rinuncino alla partecipazione a causa delle lunghe code per conquistare le varie pietanze e per la carenza di parcheggi; se la stessa lodevole sagra fosse ripetuta per due giorni in due – tre settimane, il numero totale di fruitori potrebbe essere molto, molto, maggiore e crescere con il passare degli anni. L’unica sera costituisce un limite insormontabile alla crescita di questa ghiotta manifestazione e generare volano per il territorio.

Con piacere cito un evento concepito in Piemonte, a Casale Monferrato, ideato e promosso dal Consorzio Mon.D.O., Monferrato Domanda Offerta www.monferrato.org . Nel 2001 un gruppo di ardimentosi volontari hanno saputo sognare e realizzare la prima edizione di Riso & Rose; un appuntamento cresciuto di anno in anno fino ad estendersi, su tutte le colline della tipica zona del Monferrato e in alcuni paesi della piana del Po.

La diciassettesima edizione ha registrato una ulteriore crescita dell’evento sia in termini di durata, passando da tre a quattro fine settimana del mese di maggio, sia per il coinvolgimento di ben quattro province, Alessandria, Asti, Pavia e Vercelli, di oltre trenta comuni e pure per l’afflusso turistico che ha raggiunto le 110-120.000 presenze con grande soddisfazione di tutte le attività commerciali. Il prolungamento al quarto week end è stato deciso per consentire ad una maggior quantità di visitatori non solo di poter fruire maggiormente degli eventi e di visitare il territorio, ma anche  al fine di mantenere più a lungo l’attenzione dei media e del pubblico sul Monferrato e la piana del Po.

Riso & Rose è un evento–contenitore; un unico cappello concettuale sotto il quale varie manifestazioni hanno temi che vanno dall’arte contemporanea, al florovivaismo, alla enogastronomia, al sacro, cultura, folklore, sport per adulti e bambini, etc. Sotto il titolo-cappello, molto descrittivo, orecchiabile ed invitante, Riso & Rose, sono stati ricamati su misura vari eventi collaterali e feste in tutte le località delle quattro province,  in modo di attrarre e far conoscere ai turisti la ricchezza e le peculiarità del territorio.

Riso & Rose è così diventato uno strumento di richiamo per l’offerta di tutto il Monferrato e non solo per il mese di maggio. L’evento da un decennio è tra le mete di numerosi visitatori e i turisti non si limitano a degustare uno dei più noti prodotti tipici della regione, il riso, ma gustano e acquistano vini, formaggi, nocciole e tutte le altre prelibatezze del territorio. Oltre ai prodotti enogastronomici vanno a ruba i manufatti artigianali di ogni genere, e prodotti florovivaistici; senza sottovalutare le visite a musei, castelli e chiese. David Austin, un noto costitutore inglese di nuove varietà di rosai, ha denominato una rosa col nome Monferrato. A chi non l’avesse ancora fatto, suggerisco di mettere in programma un paio di giorni durante il prossimo maggio per visitare l’evento, rendersi conto, raccogliere testimonianze.

A noi del ponente ligure non mancano certo le bellezze naturali, anzi siamo talmente abituati a vederne così tante in pochi kilometri che le sottovalutiamo; ciò che scarseggia solo la fantasia e la determinazione; tra i delfini e gli ermellini c’è tutto un mondo meraviglioso da far scoprire, da ammirare e da gustare: fiori mare-monti appunto.

Rinaldo Sartore

NOTA DELL’AUTORE – Ringrazio la gentile Sig.ra M. Torre dello IAT uff. informazioni turistiche a Casale Monferrato per le  utilissime informazioni ricevute anche con mondo@monferrato.org  www.monferrato.org. Io sono stato più volte e ho sempre apprezzato la gentilezza, l’organizzazione e la qualità dei cibi, e non solo del riso aromatizzato coi petali di rose, dei vini e dei paesaggi.


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