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Noli, non sa più che punteruolo pigliare: rosso o nero. Come difendersi nella ‘guerra’

In attesa dell’arrivo in larga scala, c’è timore per la comparsa, per la prima volta in provincia di Imperia, in un giardino privato a Bordighera, del punteruolo nero, un coleottero più piccolo ma molto simile al più famigerato punteruolo rosso. Per il punteruolo nero delle agave, che rappresenta oggi un problema grave per tutte le piante ornamentali, e del punteruolo nero del fico, quest’ultimo già sbarcato in Italia a La Spezia, spostatosi in Toscana che si appresta a marciare su Roma e le regioni del sud, per entrambi non esistono antidoti ne naturali ne chimici.

Il punteruolo nero del fico: genere Aclees

Questo parassita è diverso dal punteruolo rosso delle palme, molto più comune e diffuso; dove esistono popolazioni dell’Asia sudorientale, della Malesia, della Papua Nuova Guinea e di molti paesi amazzonici (Perù, Ecuador), che si cibano delle larve [1] o dove, in mancanza di esse c’è il Rufous Treepie ( Dendrocitta vagabunda ) è un Treepie, nativo del subcontinente indiano e le parti adiacenti di Sud-Est asiatico . Si tratta di un membro del Corvidae (corvo ) famiglia . E ‘lunga coda e ha forti chiamate musicali che lo rendono molto visibile. Si trova comunemente in macchia aperta, aree agricole, boschi e giardini urbani. Come altri corvidi è molto adattabile, onnivoro e opportunista per l’alimentazione.

Oggi si stanno compiendo numerose ricerche per capire la biologia e lo sviluppo del punteruolo nero. Secondo le ipotesi più accreditate, il parassita sarebbe arrivato in Italia con delle piante infette di fico ornamentale con delle navi da Genova. A partire da Genova questo parassita si è diffuso in tutta la parte ligure fino ad arrivare a La Spezia e alla zona toscana della Lucchesia, del Fiorentino e del Pistoiese. In particolare l’attacco più imponente si è localizzato nella zona del Montalbano, nel comune di Carmignano, famoso per la produzione del fico secco. E da li ha iniziato la marcia su Roma, infatti è stato segnalato anche in altre regioni, come il Lazio, le Marche e la Puglia; se non arrestato in tempo, è destinato ad espandersi velocemente in tutto il resto d’Italia,

Il punteruolo nero è un insetto, detto “punteruolo”, perché munito di una sorta di becco, mediante il quale scava gallerie alla base del colletto della pianta, dove depone le uova e produce larve che, poco a poco, consumano e logorano il circuito linfatico, portando l’albero alla morte.

Il punteruolo attacca non solo il legno del tronco, ma anche i frutti stessi della pianta da frutto, svuotandoli all’interno e provocandone la marcescenza.

[1]

In un programma televisivo dedicato alla sopravvivenza e alle cose strane da mangiare, si è scoperto che questa grossa larva, ricca di proteine e di proprietà nutritive, è molto appetita da molte tribù di paesi esotici che la considerano una prelibatezza da consumarsi sia cruda che allo spiedo (tipo arrosticini abruzzesi). Penso che se potessimo ospitare periodicamente questi indigeni nel nostro paese, organizzando dei tour con capienti pullman e con un “nutrito” programma di tappe ( sempre in orario di pranzo) nei luoghi più infestati della nostra povera Italia, potremmo forse riuscire a debellare definitivamente questo flagello o “ultima piaga”…

Fa il medesimo lavoro dei calabroni: un giorno, mentre con gli allievi del quarto e quinto anno dell’allora istituto L.B.. Alberti di Loano, si effettuava il rilievo del torrente Nimbalto, ci capitò di entrare, con gli strumenti, in un campo di agrumi. Arance, a prima vista, perfettamente sane, ma l’interno di esse perfettamente vuote; solo un piccolo foro nella buccia indicava la strada intrapresa dal calabrone. Secondo quanto osservato in vivaio, il punteruolo del fico compie due cicli completi all’anno, in giugno e settembre. La femmina è in grado di praticare una serie di buchi perfettamente rotondi nel legno usando il rostro per poi deporvi un singolo uovo nel fondo.

Dopo 10-20 giorni in funzione delle condizioni ambientali la larva fuoriesce dal legno.

Le larve vivono nutrendosi del legno nelle radici e persino nei rami, causandone la completa distruzione. In genere la loro attività è relativamente superficiale e le rosure si concentrano nella zona del colletto e subito sotto la superficie del terreno. La chioma dell’albero comincia quindi ad avvizzire, le foglie ingialliscono e poi cadono, le piante accusano disseccamenti, riduzione di vigore, ingiallimenti ed altre alterazioni che, nel riguardo dell’attività vivaistica, rendono i soggetti colpiti non commerciabili.

Il fico, pianta rustica e resistente, di norma cerca di reagire attraverso la produzione di radici avventizie al di sopra dell’area compromessa. Nell’arco del recupero, tuttavia, le produzioni sono scarse e nel caso delle colture da reddito è spesso preferibile l’abbattimento. Gli adulti del punteruolo da fico, iniziano lo sfarfallamento dalla seconda decade di Settembre per proseguire nel Sud anche fino a Novembre inoltrato.

Le forme adulte non rimangono nel terreno ma escono e si riparano fra l’erba o altrove per ritornare a sostare sui Fichi di sera o durante il giorno, alimentandosi dei frutti se presenti, o di foglie e persino intaccando il legno. Quando i frutti sono presenti, l’insetto preferisce cibarsi dei frutti posti in terminazione dei rametti, piuttosto che di quelli posizionati differentemente.

Il punteruolo nero tecnicamente è un coleottero ed appartiene alla famiglia dei Curcurionidi, che hanno la particolarità di avere il becco anteriore, con cui scavano gallerie. Sono ancora pochi, purtroppo, i ricercatori che indagano sulle origini e sulle soluzioni da adottare per combattere questo parassita. La diffusione del punteruolo nero è oggi dovuta al fatto che non esiste ancora un antagonista specifico, capace di contrastare questo insetto, e non c’è ancora una base scientifica certa per poter portare avanti una ricerca e capire meglio come si sviluppa il parassita.

Una soluzione efficace potrebbe essere quella di fare rete comune fra gli agricoltori, al fine di far leva sulle istituzioni pubbliche, spingendole a prendersi a cuore il problema e a portare avanti la ricerca sul punteruolo nero; ma oggi in Italia, la salute dell’agricoltura non importa “un fico secco“. Le uniche soluzioni adottabili sono mezzi di lotta preventivi, che si basano sull’uccisione meccanica dell’insetto. Se la pianta non è totalmente compressa e si può disinfettare le ferite con rame, la pianta potrebbe essere salvata. Se, al contrario, la pianta è interamente compressa, essa va tagliata completamente, per evitare la diffusione del parassita.

Alle istituzioni pubbliche non interessa la necessità di risolvere la situazione e prendere provvedimenti; se il fico non è nostrano, ci pensano altri paesi mediterranei a portalo in Italia, con grande gaudio delle finanze dello Stato per pagarne l’importazione.

Punteruolo nero dell’agave – Scyphophorus acupunctatus

Con la sua elegante ombra da elefante, a conferma delle sue origini esotiche, il
Punteruolo Nero dell’Agave ci offre non solo la possibilità di aggiungere un’altra figurina all’album dei temibili Curculionidi (et similia), ma anche l’opportunità di sottolineare come l’areale del Sud Pontino [anticamente solo zona paludosa] non si smentisca mai e riesca a produrre le condizioni ideali per ogni sorta d’infestante, senza eccezioni.

Classe:Insetti
Ordine:Coleotteri
Sottordine:Polifagi
Famiglia:Dryophthoridae
Genere:Scyphophorus
Specie:S. acupunctatus Gyllenhaal, 1838

Il Punteruolo Nero dell’Agave (Scyphophorus acupunctatus), venne descritto per la prima volta da Schoenherr nel 1838, a partire da esemplari rinvenuti in Messico. A partire da questa prima descrizione la specie verrà spesso segnalata in varie parti del mondo, frequentemente in concomitanza di importazioni di materiale vegetale, a conferma della sua capacità di nascondersi all’interno di esemplari vegetali soltanto apparentemente sani.

Al di fuori del Nuovo Mondo venne per la prima volta segnalato in Tanzania nel 1914 (Harris, 1936) per poi essere segnalato nell’isola di Giava appena due anni più tardi, nel 1916 (Kalshoven, 1951, 1981). Nel 1918 è stato invece rinvenuto nelle isole Hawaii(esclusivamente nell’isola di Oahu). A partire dagli anni ’70 la sua diffusione inizia a crescere, prima in Sud Africa, nel 1975,è stato dapprima avvistato in Olanda su Yucca e Dasyliron e successivamente in Lombardia nei fusti di piante di Beaucarnea, coltivate in serra, originarie del Nicaragua ma provenienti dall’Olanda. Si tratta di un coleottero della famiglia dei Curculionidi del genere Scyphophorus e specie S. acupunctatus Gyllenhaal.

A differenza di quello rosso, il punteruolo nero anziché le palme attacca le piante grasse, in particolare le agavi, le yucca e le cordilinee; ad annunciarlo è il presidente del Centro studi delle palme, di Sanremo,Claudio Littardi. [vedi https://www.youtube.com/watch?v=mFhb8S9ZtQY]. Le larve dell’insetto sono dotate di robuste mandibole, arrecano danni alle piante ospiti. La la specie è ritenuta un vettore di agenti patogeni e in particolare della batteriosi dell’agave che porta al rapido disfacimento dei tessuti. Tutte le piante, dal 1998 al 2000, sono state distrutte per eliminare il focolaio d’infestazione.

Nel 2006, nelle foglie basali di varie agavi a Catania, è stata rilevata la presenza di numerose larve ed adulti del coleottero. Il monitoraggio effettuato in Sicilia, con trappole a caduta e con l’ispezione di numerose agavi, successivamente, dal 2008 al 2012, il punteruolo nero si è progressivamente diffuso nell’isola. Nel 2014 venne segnalata nel Basso Lazio in località Sperlonga, dove l’ho rinvenuta anche io oggi, a distanza di poco più di due anni, tutt’altro che eradicata.

Ospiti del Punteruolo Nero dell’Agave

S. acupunctatus infesta prevalentemente piante appartenenti al genere Agave e Furcraea, per quanto sia stato frequentemente rinvenuto anche su Yucca, Dasylirion, Dracaena e Beucarnea. In virtù dei gravi danni che è in grado di arrecare a numerose piante ornamentali, è stato inserito nell’Alert list dell’EPPO.

Dinamica delle infestazioni di Punteruolo Nero dell’Agave

Gli adulti attaccano le foglie di piante ancora giovani o caratterizzate da fibre tenere, cercando di raggiungere il cuore della pianta. Le piante con età superiore ai 2 anni non vengono normalmente coinvolte ed al limite subiscono qualche danno fogliare a carico delle foglie più piccole. Nel momento in cui questo viene perforato, promossa dall’insetto stesso che agisce da vettore, inizia una invasione batterica che in breve tempo ne causa la marcescenza.

La massa centrale della pianta diviene soffice e vira al rosso, predisponendo delle condizioni che risultano ideali e necessarie allo sviluppo larvale. E’ stato riscontrato che in assenza di questa massa degenerativa le larve vanno incontro a rapida morte. Le piante propagate a mezzo di polloni, se piantate troppo in profondità possono marcire. In quel caso l’insetto è attratto dalla marcescenza ed agisce da infestante opportunista e secondario.

I sintomi più ovvi dell’infestazione sono i fori (di circa 1 cm di diametro) eventualmente visibili sulle foglie. I fori vengono praticati in prossimità degli apici in funzione dell’età della foglia stessa. Gli attacchi prodotti su foglie troppo resistenti e dure producono delle necrosi, difficilmente distinguibili da semplici necrosi da frizione, se non per il fatto che sono visibili su foglie ancora non svolte dal cono centrale (Harris, 1933).

La morte delle piante è spesso dovuta alla degenerazione batterica delle piante. A questo proposito è da segnalare la capacità dell’insetto di trasmettere infestazioni di Erwinia carotovora. S. acupunctatus è in grado di vivere fino a 1000 metri di altitudine, favorevolmente influenzato nella riproduzione da piogge e clima umido. L’insetto, purtroppo, non sembra essere suscettibile alle comuni tecniche di biocontrollo adottate contro i curculionidi. Inefficaci o solo sporadicamente efficaci sia le applicazioni con nematodi entomofagi che le applicazioni a base di Beauveria baussiana. Anche la ricerca di antagonisti al momento non ha dato risultati interessanti.

Un’ attenzione particolare dovrà essere dedicata anche agli esemplari fioriti o in fioritura. Le Agave infatti fioriscono al raggiungimento della maturità, dopodiché generalmente muoiono. Durante la fioritura ed una volta terminato il loro ciclo vitale, queste piante costituiscono un substrato ideale per l’insetto.Nel caso di nuovi impianti risulterebbe essere fondamentale la rimozione dei residui e l’applicazione di dimetoato al momento del rinnovo.

Alesben B.

Fonti:

http://www.georgofili.info/detail.aspx?id=1033

http://www.cabi.org/isc/datasheet/49421

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