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Finale quel triste saluto, al benemerito gentiluomo, senza musica sacra! Mimmo Mamberto, dopo il ‘sonno’, tornato in Loggia

A due settimane dal triste saluto a Giacomo Mamberto (Mimmo per gli amici) anche trucioli.it lo ricorda. Un cittadino che non meritava la folla solo il giorno del funerale. Non c’era bisogno che qualcuno nel mondo dell’informazione locale e regionale lo onorasse con il titolo di Cavaliere del Lavoro che in realtà non aveva mai ricevuto e di cui non si fregiava. Mimmo, semmai, poteva vantarsi di meriti conquistati sul campo e col buon esempio nella vita pubblica, ma soprattutto infaticabile e ingegnoso operatore di quel turismo che tutti, a parole, celebrano ed invocano quale unica industria capace di creare benessere, posti di lavoro, volano per l’economia rivierasca. Campa cavallo ! Mimmo convinto assertore della competenza, delle priorità, della necessità di non perdere il treno della concorrenza, non soccombere alla sfida, mettere nelle mani della politica persone capaci, preparate, motivate, oneste. A prescindere dal credo partitico.

Mimmo Mamberto si è spento d 78 anni, lascia le figlie Katrin e Carola e la moglie tedesca da cui aveva divorziato anni or sono

Avevamo conosciuto, negli anni ’60, Mimmo Mamberto, giovane, pieno di energie, di idee, carica di simpatia ed humor, latin lover, quando con la sorella Mally mente operativa dell’ammirevole famiglia di imprenditori turistici in campo nazionale ed internazionale, prima sede a Finale Ligure, poi Pietra Ligure, ora a Borgio Verezzi, organizzavano feste di ‘benvenuto’ a comitive di tedeschi che di volta in volta arrivano con l’allora Touropa – Hummel  (ora colosso mondiale Tui) a Finale Ligure. I locali erano quelli dell’allora dancing più frequentato del finalese, il Boncardo. Pomeriggi ed incontri indimenticabili. Era difficile annoiarsi per assistere a un estemporaneo ‘spettacolo’ tanto divertente e coinvolgente. Tra un’informazione e l’altra per illustrare cosa offriva Finale ed il suo territorio, le mete da visitare, i locali caratteristici, Mimmo e Mally facevano divertire tra giochi a premi,  gare, fabbrica del buon umore, risate a crepapelle. Un benvenuto all’insegna di “avete scelto una vacanza ideale che ricorderete con nostalgia e da raccontare “.

Ormai sono pagine di storia che nessuno ha scritto, pochi ricordano e forse non interessano più. Eppure è la testimonianza di quale fosse negli anni d’oro del turismo con i tedeschi e del Nord Europa in genere, dei giovani  molto numerosi, rispetto ai nostri giorni, la qualità dell’accoglienza, l’impegno profuso dai

La sorella Mally Mamberto all’uscita della chiesa di Finalpia

fratelli Mamberto, i loro talenti messi in campo. Mimmo coltivava inoltre l’hobby  di fotografo con la cultura dell’immagine ad effetto, del personaggio, dell’angolo suggestivo, del ricordo. Con senno del poi fotoreporter di ‘come eravamo’.

Certo da parecchi anni e col peso dell’età Mimmo, contrariamente alla tenace sorella maestra di vita e di lavoro, di raro coraggio imprenditoriale, si era ritirato  a vita privata. In passato, da pensionato, non disdegnava la sala Bingo di Loano, oppure era abituale incontrarlo seduto nel dehor di bar a Finale, solitario e silenzioso, riflessivo, mentre leggeva il giornale. Sereno, in pace con se stesso si direbbe. Sempre pronto alla battuta di spirito. Una delle ultime volte si parlava che succedeva spesso di  recarsi al funerale di un amico, un conoscente, una persona che si stimava. E lui scherzando: “ Quando tocca a me, voglio la Rumpe e Streppa…”. E noi a ricordare i funerali del miliardario ex editore Svizzero, Max Frey, già

Pier Paolo Cervone, ex sindaco di Finale, giornalista e scrittore, amico di famiglia dei Mamberto

proprietario del Porto turistico loanese, che alle esequie, a Loano dove è sepolto nel camposanto con la mamma, aveva previsto ed ottenne la presenza della banda musicale e di tre violinisti.

Mimmo con i suoi 78 anni sulle spalle ha avuto un’esistenza diremmo fortunata rispetto a tanti altri giovani di buona famiglia. Un’adorazione per la mamma. Con il meritato successo imprenditoriale non si era fatto mancare nulla a proposito di soddisfazioni della vita. Due figlie di cui era orgogliosissimo, un’azienda in società con la sorella Mally, i fratelli Giorgio e Tino (Aki è mancata prematuramente), diventata fiore all’occhiello nel pianeta dei tour operator italiani. La Mamberto Viaggi che, del turismo in Riviera, rappresentava una vera e propria locomotiva di cui beneficiavano albergatori, esercenti, commercianti. E Mimmo aveva trovato anche il modo ed il tempo per farsi eleggere nel parlamentino della sua città, quella Finale Ligure che ha dedicato a papà Carlo una piazza a riconoscimento dei suoi meriti. Mimmo assessore al Turismo e alla Cultura tra il 1985 e 1990. Con il suo intuito ed accrescere il bagaglio di esperienza, girava l’Italia, l’Europa, il mondo della vacanze, sempre curioso, interessato, sapeva ascoltare e confrontarsi, aveva tante idee e

In primo piano il sindaco di Finale avv.  Ugo Frascherelli lascia la chiesa dove si è celebrata la Messa funebre

proposte da mettere in campo. Dai primi fuochi artificiali estivi,  alla chiusura al traffico e isola pedonale di Piazza Vittorio Emanuele, diventata realtà  20 anni dopo. Mimmo vulcano come quando decise di ‘trasferirsi’ a Milano, non solo perchè interista della prima ora, ma per aprire ‘Inter Viaggi’.

Qualcuno osserverà: ora che non è più tra noi si sprecano gli osanna. Anche il vecchio cronista, tra ricordi e testimonianze, può dire di essere stato un  osservatore fortunato della ‘Mamberto story’ .  Imparando molto, da trasmettere ai lettori. Capitò pure di trovarlo tra gli iscritti (eravamo nei primi anni ’80) di una loggia massonica che era sorta nel 1976 e alla quale Mimmo aveva aderito nel 1978. Ebbene nell’ambito di quelle indagini che portarono alla luce una ramificata rete di logge, venerabili, fratelli muratori, da La Spezia a Ventimiglia, e che ebbero per epicentro Savona per via dell’iniziativa di un giovane magistrato, Filippo Maffeo di Loano, breve esperienza in consiglio comunale nella lista dell’allora votatissima Dc,  Mimmo uscì a testa alta. Indagini che provarono solidi collegamenti affaristici tra iscritti alle logge, obbedienze e il clan Teardo, un  ‘sistema di potere e tangentaro’, i molti giullari nella libera informazione locale, ovvero giornalisti riveriti o troppo fifoni.

Mimmo non venne mai coinvolto dagli inquirenti perchè non aveva nulla da nascondere se non quel ‘giuramento’ che impone di tenere riservata, a tutti, famigliari inclusi, l’affiliazione. Quelle vicende lo spinsero a ritirarsi, mettersi in ‘sonno’ si dice nel gergo. Poco importa se nessun organo di informazione, neppure l’esperto direttore di Ivg, Federico De Rossi, giornalista professionista, presente alle esequie, ha ritenuto di dare conto ai lettori del giornale on line dell’editore pietrese Matteo Rainisio. Tra le corone di fiori, infatti, ce n’era proprio una dei ‘fratelli massoni’. C’era una ragione: sei mesi fa, quando Mimmo forse aveva intuito i primi segnali della malattia, aveva chiesto di ‘tornare’ (‘renovatio’) in loggia ed era pronto l’attestato che con ogni probabilità sarà consegnato, a memoria, ad una figlia in una circostanza migliore. Potremmo definirlo l’ultimo gesto di coerenza di un uomo che avrà pur intuito quanto fosse importante seguire certe mode, aggregarsi a certo potere, ma non aveva barattato l’onestà nell’amministrazione pubblica, non aveva confuso il ruolo di amministratore civico con interessi privati o trasversali.

Mimmo al quale tanti amici, estimatori, hanno voluto riservare il saluto terreno partecipando ad una cerimonia funebre nella storica e ricca d’arte, chiesa dell’Abbazia di Finalpia, dove l’assenza di musica e canti sacri (fatta eccezione per un breve L’eterno riposo dona loro….) stride con quanto si può ancora ascoltare, dando solennità liturgica, degno commiato, in molte chiese del nostro entroterra montano. Nei piccoli paesi. Dove le cantorie e l’organo non presenziano solo alle feste patronali e religiose, anche alla Messa cantata dei Defunti. Vorremo concludere con un paragone dei nostri tempi. Nella civilissima e opulenta Svizzera quando muore un fratello massone è facile leggere sui giornali necrologi a pagamento in cui la “Loggia Massonica….annuncia con profondo dolore il passaggio  all’Or’.Et. del…fedele e solerte apostolo degli ideali massonici..”.

Nella nostra civilissima Liguria non succede quasi mai. Perché nascondere ? La massoneria, se escludiamo losche storie di logge deviate e segrete in terre di mafia, ‘ndrangheta, camorra, il giuramento di sangue e del santino bruciato, non è sinonimo di ‘associazione a delinquere’. Accade in ogni professione e mestiere: ci saranno pecore nere, mosche bianche, ma pure galantuomini come Mimmo di cui possono andare orgogliosi congiunti, parenti, amici. Lo ricorderemo da ‘uomo delle idee, del fare e della concretezza’. Antesignano nei tour a Disneyland Paris, capace di inventare un’azienda famigliare che spaziava dalla Costa Azzurra al Basso Piemonte, che rappresentava, in Liguria e in Italia, i maggiori ‘fabbricanti’ di vacanze, estive e per un periodo pure invernali, coinvolgendo almeno 600 esercizi alberghieri e dando lavoro fino a 50 dipendenti. Non mettiamoci una pietra sopra troppo in fretta, si faccia tesoro di ideali ed insegnamenti. E chi è senza peccato scagli per primo la pietra.

Luciano Corrado

 

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