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Albisola, Il Presepe degli Abissi. Parla Cuvato l’artista che realizza, con Plaka, San Giuseppe

Ivan Cuvato è uno maggiori maestri del territorio sta realizzando San Giuseppe, la statua in terracotta a dimensioni naturali, per il progetto  ‘Il Presepe degli Abissi Albisola’. Lui, treccia lunga più di un metro e genuino animo d’artista che si nota a distanza e nel rapporto umano. Aspetto piuttosto curioso durante la sintetica intervista: il suo cellulare non smette di squillare, lui risponde con garbo e pazienza.

Come sta procedendo la realizzazione dell’opera dell’amato e mitico San Giuseppe, il patrono degli artigiani ? Lo  sposo di Maria e il padre putativo di Gesù. La celebrazione della sua festa ha profonde radici bibliche; Giuseppe è l’ultimo patriarca che riceve le comunicazioni del Signore attraverso l’umile via dei sogni.
Meravigliosamente. E’ bello vedere crescere questa creazione che stiamo realizzando insieme al maestro Ylli Plaka nel suo laboratorio di Valleggia.

Ylli Plaka storia di un migrante dall’Albania a bordo di una nave

E’ la prima volta che realizzi una scultura così imponente insieme ad un altro artista?
Ho già realizzato parecchie opere anche di due metri di altezza, ma è la prima volta che lo faccio insieme ad un altro artista. Le mie opere sopra il metro sono custodite in collezioni private, pinacoteche e  in luoghi pubblici.
Una mia scultura intitolata “La donna con l’anima in terra“, era posizionata nella famosa passeggiata degli artisti di Albisola, ma è stata rubata in parte, in origine alta quasi due metri. Le forze dell’ordine hanno fatto delle indagini, purtroppo nulla è stato rinvenuto, né individuati i responsabili.

Cosa ti ha spinto a prendere parte al progetto, in maniera tanto gratuita?

Diego Gambaretto infaticabile promoter dell’arte albisolese

Sono stato coinvolto dall’amico Diego Gambaretto. A lui, con il suo carico diu entusiasmo, altruismo, impegno civile, non si può dire di no. Per il bene del paese ho dato la mia disponibilità, coinvolgendo altri artisti. Da anni sentivo parlare del progetto, ma i ceramisti e gli artisti, inizialmente, declinavano l’offerta. Ora tutti sono orgogliosi di partecipare al progetto.

Sappiamo che durante il tuo percorso artistico sei entrato in contatto con importanti artisti:  puoi raccontarci qualche aneddoto?

Ogni volta che ci ritrovavamo con il grande e indimenticabile maestro Eliseo Salino si parlava, tra un bicchiere e l’altro, di donne e barzellette senza mai togliere importanza all’arte, l’argomento primario: alla fine della serata uscivamo come due vere opere d’arte moderna… ah ah ah!
Lavoravo spesso con Antonio Sabatelli ed era molto simpatico: anche lui parlava di donne, linguaggio comune tra molti grandi artisti. L’unica cosa è che mi dava fastidio quando si metteva nudo in giardino: per lui era una cosa naturale e mi veniva ad aprire la porta senza veli. Sono rimasto fortemente dispiaciuto dal fatto che al suo funerale la partecipazione non è stata come avrebbe meritato.
Il grande Rocco Borella mi lasciò una cospicua eredità: volle che il suo motto “Il colore sono io” passasse a me. E sono stato felicissimo.

Hai conosciuto  anche Pablo Picasso?
Si, l’ho conosciuto nel suo studio a Vallauris in Francia durante la mia infanzia da figlio dei fiori, insieme ad amici. Mi soffermai in quella bottega e, dopo un dialogo sull’arte, mi disse “Ragazzo, chiudi gli occhi e dipingi perchè tra il pittore e l’artista c’è molta differenza”. Io non detti peso, il mio focus era rivolto a conoscere la vita di strada e a portare la pace. Ora, a distanza di tanti anni, ripenso alla frase con grande ammirazione e un pò di rammarico per essermi, all’epoca, dimostrato troppo lascivo.

Nelle tue testimonianze di vita e di artista potresti andare avanti ore, lasciamo la curiosità ai lettori nelle prossime intervista. Maestro, è vero che anche il mondo dell’arte pullula di invidia e invidiosi ?

Si, preferisco evitare l’argomento, non approfondire le ragioni. Io sono tra chi pensa che nell’arte c’è spazio per tutti e, come si suol dire, il mondo è bello perchè è vario

Come immagini il progetto “Il presepe degli Abissi” tra dieci anni?
Nella mia visione vedo una cosa grandiosa che prenderà campo acquisendo visibilità internazionale. Una volano socio economico culturale e dunque turistico. Importante è darsi degli obiettivo, fare lavoro di squadra. Essere consapevoli che ognuno deve fare la sua parte, senza invidie e prosopopea. Pronti ad ascoltare, purché si vada verso un preciso traguardo di rilancio e seria promozione, basata sulla realtà e sulla concretezza. La gente, tutti, siamo stanchi di ascoltare annunci, promesse, spot. Penso che siamo sulla buona strada e direi avanti così !

 

 

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