Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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I miei ‘scarabocchi’ a proposito di Monesi
Quel rio Bandita imprigionato in un tubo

Monesi, sopralluogo dell’assessore alla Protezione Civile Giampedrone e promessa di accorciare i tempi. Appunti di un cittadino affetto da ‘Monesite cronica’, ma non rassegnato. Il mio non è Vangelo e scrivo senza tifare. Quel Rio Bandita imprigionato in un tubo di 40 cm. Lo segnalo all’ing. Fulvio Fusini.

Rinaldo Sartore e Lorenzo Anfosso Berio pochi istanti prima dell’alzabandiera Occitana

Quando Monesi fu costruita dal nulla a metà degli anni ’50 fu definita La piccola Svizzera, ma a un’ora d’auto dalla costa. Gli anni di splendore trascorsero serenamente fino ad una serie di vicende negative che diedero luogo, a partire dal 1984, ad un lungo periodo di decadenza. Quando una lenta ripresa iniziò a far sognare gli antichi splendori, a fine novembre 2016, dopo cinque giorni di piogge torrenziali, una enorme frana fece svanire i sogni e con essi alcune case, circa un km. di strada provinciale, danneggiando gravemente la metà del centinaio di seconde case della frazione di Monesi di Mendatica e il ponte sul Rio Bavera. Quest’ultimo è stato chiuso al transito lo scorso 5 settembre lasciando completamente isolata la stazione sciistica di Monesi di Triora.

A dieci mesi dalla tragedia, gli enti preposti al ripristino della viabilità ordinaria, dei servizi fondamentali quali acquedotto e collettore fognario, hanno abbondato nella diffusione di annunci mentre ben poco hanno realizzato a livello di fatti concreti e visibili; motivo per cui le proteste a mezzo stampa hanno convinto il dinamico assessore regionale alla Protezione Civile, Giacomo Giampedrone, ad effettuare un sopralluogo e convocare un tavolo tecnico per accorciare i tempi. Nella mattinata dello scorso lunedì 26 settembre i rappresentanti delle amministrazioni pubbliche coinvolte hanno effettuato una ispezione su tutta l’area del disastro, compreso il citato ponte.

Nel pomeriggio, nella sala comunale di Ormea (CN) alle ore 14,30 è iniziata la riunione congiunta tra gli assessori della regione Liguria, oltre al citato Giampedrone, Marco Scajola, infrastrutture; Gianni Berrino, turismo. Il capogruppo della Lega Nord, in regione Liguria, Alessandro Piana; il presidente della provincia di Imperia Fabio Natta. Il Comune di Imperia era rappresentato dall’assessore al Turismo Simone Vassallo e la consigliera di Azione Civile Cristina Gavi. Ovviamente erano presenti tutti i sindaci dei comuni interessati: Piero Pelassa per Mendatica, Angelo Lanteri per Triora, Ivo Alberti per Briga Alta meglio nota come Piaggia e Alessandro Alessandri per Pieve di Teco.

Una decina di professionisti ai tavolo dei tecnici tra i quali  il comandante della Polizia Provinciale Dr. Giuseppe Carrega, il Geom. Roberto Barla dell’ufficio provinciale strade, l’Ing. Fulvio Fusini progettista della deviazione per ricollegare la s.p. 100 nel tratto franato, il geologo Vittorio Vezzano, l’Ing. Romano ha illustrato un progetto per il recupero del ponte sul Rio Bavera, realizzato con il Prof. Barla del politecnico di Torino.

L’assessore Giampedrone, al termine dell’incontro, ha invitato i tecnici a esaminare attentamente e possibilmente condividere il progetto di recupero del ponte sul Rio Bavera, senza tralasciare di riportare alla luce il piccolo ponte vecchio attualmente ancora ricoperto da diversi metri di detriti. I tecnici hanno infine accettato la proposta dell’assessore alla Protezione Civile Giampedrone di riunirsi il prossimo 4 ottobre ad Alassio per le decisioni definitive. Essendo a 1300 m. di altitudine non è facile fare previsioni ma l’auspicio è stato di riuscire a terminare le tre opere, relative alla viabilità, a inizio della prossima primavera.

E’ noto che in alcuni casi, non in questo, il tanto atteso via libera arriva quando le condizioni climatiche possono costituire un alibi a ulteriori ritardi. Sovente accade che il nulla di fatto  dipenda  dai troppi soggetti coinvolti e dalla concertazione. In molti casi, non in questo, l’uomo solo al comando può essere nominato solo se risponde a nomi come Giuseppe Sala o Vasco Errani. E ‘ già capitato che i troppi addetti ai lavori abbiano perso anche più di 10 mesi a spostare, timbrare e rispostare fogli di carta. “L’inizio è la metà di tutto” diceva Platone. Ma nel nostro caso l’inizio è stato accuratamente evitato per 10 lunghi mesi. Più recentemente George Washington disse: “Quando basta una sola persona per eseguire un compito con la dovuta attenzione, lo stesso compito viene eseguito in modo peggiore da due persone. Non viene affatto eseguito se lo stesso incarico è affidato a tre o più persone”.

Vogliamo parlare dell’ordinanza emessa dal comune di Mendatica il 26 novembre dello scorso anno, ordinanza che vieta l’accesso alle case di tutta la frazione di Monesi di Mendatica? a 10 mesi dalla tragedia non è ancora stato fatto un aggiornamento per cui anche le abitazioni non danneggiate, o evidentemente non a rischio sono inagibili. In altri casi, non in questo, è capitato che per non assumersi alcuna responsabilità si sia vietato l’accesso; punto e basta. La presenza di qualcuno sarebbe molto utile per la sicurezza e ancor più per la rianimazione di Monesi.

Altro aspetto forse sottovalutato è quello della difesa dalle acque meteoriche le quali, scorrendo impetuose tra le case, hanno certamente peggiorato la situazione. Presto inizieranno i lavori per realizzare la variante di ripristino della viabilità della s.p. 110 nel tratto franato. Bene, in corrispondenza dell’inizio della deviazione scorreva il Rio Bandita. Scorreva in quanto alcuni decenni or sono il Rio Bandita è stato imprigionato in un tubo di cemento dal diametro interno di 40 cm. Il famoso Baccì di Stecchi, memoria storica che conosceva i confini di tutte le proprietà, già quarant’anni fa mi disse che quel rio sembra inutile ma ogni cent’anni guai se non ci fosse. Nel greto del Rio Bandita sono cresciuti alberi, cespugli e in certi punti non esiste più. Quel rio dovrebbe convogliare nel Tanarello le acque piovane che, in caso di precipitazioni eccezionali, scendono dalle pendici del monte Frontè; le stesse che hanno scavalcato il fu Rio Bandita a monte della frazione di Monesi di Mendatica e hanno dato il loro contributo alla tragedia. E’ evidente che il rio debba essere ripulito e non costretto in un ridicolo tubo da 40 cm. Lo segnalo all’Ing. Fulvio Fusini, progettista della variante.

E per finire, è concesso al popolo “sovrano” di chiedere la tanto citata trasparenza per quanto riguarda i costi?

In altri casi, non in questo, sono capitate cose turche…

Rinaldo Sartore

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R. Sartore

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