Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

Settimanale d’informazione senza pubblicità, indipendente e non a scopo di lucro Tel. 350.1018572 blog@trucioli.it

Ritorna la gru nel Comune di Noli

Sette  anni di “batti e ribatti” per tornare al punto di partenza; con un pizzico di buon senso, non si poteva risolvere il problema già nel 2011 ? Nulla è cambiato: il Comune è sempre quello di Noli, il Responsabile dell’Area Tecnica Sviluppo Urbanistico, è sempre quello, il Demanio marittimo è il medesimo, solo i Vigili, forse,  sono cambiati. 

Con verbale di sopralluogo Prot. N° 14916 del 25.11.2010 il Comune di Noli accertava l’esecuzione di opere abusive insistenti sull’area demaniale riguardanti:

a – serbatoio interrato per la raccolta reflui provenienti dai servizi igienici;

b – tre volumi tecnici (per utenze Enel, Telecom e acquedotto);

c – rotaie in ferro, con traversine in legno, appoggiate su strato di tout-venant;

d – muretti cls di delimitazione area demaniale annessa recinzione metallica;

 Ordine di demolizione totale e ripristino dello stato iniziale. Sostanzialmente non cambia nulla, ma quello che è cambiato, in peggio, è l’erosione dell’arenile dopo la demolizione totale del “pennello” in loco.

In virtù della sparizione del molo della Società SANAL, demolito nell`anno 2011, in quanto ne era stata accertata l’abusività e l’utilizzo di materiale non idoneo per la sua realizzazione. Questa operazione di demolizione, da un lato giustificata,  ha di fatto aperto una ulteriore concausa all’erosione dell’arenile, in netto contrasto con le linee guida  pianificate dalla Regione Liguria.

Si sarebbe potuto ovviare decretando non solo la sua demolizione ma anche la sua ricostruzione secondo la normativa vigente.

Abbiamo detto che tutto è tornato come prima del  25.11.2010, o quasi:

A – riduzione della linea di battigia o  la linea di bagnasciuga  si è attestata  all’interno della linea di costa del 1973;

B – decurtazione di circa 288.00 mq. di arenile [bagni Tripodoro], passando da una concessione, iniziale, di 1600.00 mq ad una nuova superficie di 1316.73 mq, con un notevole danno economico per gli operatori del settore balneazione.

C – Per quanto riguarda l’arenile della L.N.I. Sezione di Noli ecco l’evoluzione della costa:

confronto tra riprese aeree 2007 – 2010

in giallo: linea costa nel 2007; in verde: linea costa nel 2010

oggi ulteriormente diminuita visto gli affioramenti  dei vecchi scogli esistenti nel 1961.

 

D – L’Amministrazione di Noli, a difesa delle sue spiagge,  non andò oltre allo scoglio Gaverri, nella costruzione di pennelli, pensando che la costruzione delle due discariche fossero sufficienti a conservare la formazione del nuovo arenile.

Le Amministrazioni che dal 1961 si sono susseguite non avevano fatto i conti senza   l’oste, ovvero non avevano calcolato che ad opera delle correnti, il mare avrebbe potuto riprendersi il dovuto.

All’inizio, causa anche delle mareggiate, la discarica Serra si è notevolmente ridotta [Ecco perché  era prezioso il pennello della SANAL] ed ora anche la discarica Chiariventi presenta evidenti segni di sgretolamento ed erosione marina.

Ora non è più possibile ammirare il panorama marittimo dalla panchina messa in punta al piazzale dove una volta sorgeva, abusivamente, il ristorante Nereo ed ora parcheggio a pagamento; si rischia di trovare la propria vettura ai piedi della scarpata, se va bene e, se va male la si vede sul fondale marino ad inquinare le tanto preziose e decantate Poseidonie.

Nella parte a ridosso della discarica del Chiariventi, lastre orizzontali poste a mo di sponda disegnano la parte terminale del un rio interessato da flussi idrici solamente in occasione di eventi meteorici di notevole importanza nel quale gli apporti terrigeni sono poco significativi.

E – Visto l’accertamento di conformità, di cui sopra, è dato da pensare che sia sparita la la così detta “area portuale”, presa a prestito, dalle varie Amministrazioni, contro le varie iniziative private riguardanti la riqualificazione degli arenili che insistono sul  demanio marittimo.

F – Il vecchio pennello  della SANAL è stato rifatto, ma con luce decisamente inferiore [risparmio!] ed oggigiorno è come non esistesse; il “mare non ha portato sabbia”, anzi, le correnti, spinte dallo scirocco, non più “spezzate” dal pennello, proseguono, imperterrite, l’opera di erosione intrapresa nel 2011.

Le onde si generano normalmente con l’azione del vento, più le particelle d’acqua si spingono verso la cresta, più il vento le spinge con maggiore intensità in quanto la superficie è maggiore.

Quando le onde si avvicinano  alla costa, a causa dell’attrito del fondo, rallentano la loro corsa, ovvero diminuiscono la lunghezza d`onda e crescono in altezza.

Le onde si dispongono parallele alla costa grazie alla azione di disturbo del fondo, il quale determina una rotazione alla inclinazione di arrivo.

Quando la profondità delle orbite delle particelle d’acqua sarà ≈ all`85 % dell’altezza della  cresta,

l’onda frange e determina un movimento di masse verso la costa.

La corrente che va verso la riva è molto elevata e si riversa sulla battigia in base all’energia accumulata. Dopo essersi “spiaggiate” le correnti tornano; fisicamente si tratta di correnti perpendicolari [scirocco] alla battigia che trasportano sedimenti e materiali vari verso il largo. Questo aspetto è proprio delle spiagge medio – basse.

Dopo la mareggiata [4 novembre 2011] che ha determinato uno sconvolgimento piuttosto      sostanzioso all`impianto dell`arenile, si è notato che le correnti non hanno intaccato le          specie di arbusti che crescono sui litorali e ciò determina che le spiagge del litorale “Regione Torbora” sono del tipo medio – alte.

Tra le spiagge medio – basse e quelle  medio – alte, si creato uno “sgabello”, e questo aspetto è significativo perché dà l’idea di quella costituzione morfologica che è il Canyon di Genova [vedi argomento di seguito riportato e comparso su Trucioli n° 123 del 26/04/2017]

Canyon di Genova

 In geografia, una gola (detta anche forra o indicata con l’anglicismo canyon, pronuncia italiana/ˈkɛnjon/, dallo spagnolo cañón) è una valle profonda con pareti ripide. È il risultato di fenomeni erosivi che si verificano quando un  fiume o torrente incidono il proprio letto in rocce coerenti e molto resistenti, generando valli strette, profondamente incassate e con pareti molto ripide, talora strapiombanti

L’erosione avviene soprattutto per azione meccanica abrasiva da parte del carico solido (massi e ciottoli) che il corso d’acqua trasporta al fondo, per saltazione e trascinamento, durante gli eventi di piena. L’effetto di tali eventi erosivi, proiettato nel tempo, genera forme spettacolari per la loro profondità.

La formazione di gole può concentrarsi preferenzialmente in masse rocciose indebolite da faglie o fratture (o più in generale discontinuità nelle quali tenda a canalizzarsi lo scorrimento delle acque) oppure può essere l’evoluzione di crolli di pareti e soffitti di grotte, frequenti in zone carsiche.

Forre possono originarsi anche nei casi di corsi d’acqua a regime torrentizio, in cui a seguito delle piene stagionali consegue un elevato trasporto di detriti e di conseguenza un’erosione più marcata del fondo; si pensi ad esempio alle fiumare [venezia giulia] dei climi semi-aridi e gli uadi [calabria ionica] di quelli aridi.

Infine le gole possono nascere in corrispondenza a gradini di confluenza causati dal modellamento dei ghiacciai, laddove un ghiacciaio minore si univa ad uno principale con maggiore capacità erosiva. In questo caso, allo scioglimento del ghiaccio, la valle laterale sospesa è assoggettata ad erosione accelerata da parte del corso d’acqua che la percorre, inizialmente formando una cascata ed in seguito evolvendo nell’approfondimento della gola (la maggior parte delle gole delle Alpi sono dovute a questo fenomeno e si sono create negli ultimi 12.000 anni, dopo l’ultima glaciazione, il Würm).

Il canyon di Genova è un canyon sottomarino d è il  più grande del Mediterraneo.

Il canyon ha inizio nel mare antistante Genova; inizialmente si compone di due rami separati, che hanno origine in corrispondenza delle foci dei due principali torrenti dell’area genovese (Polcevera e Bisagno) e si estende per oltre 70 km in direzione nord-sud. I cigli delle sue pareti distano tra loro 50 km e la loro pendenza, in certi punti superiore anche al 50%, porta ad una profondità di 2400 m.

Una frattura simile, ma meno eclatante, di quella detta “Faglia di S. Andrea” in California, e la sua origine ha inizio con la chiusura dell’oceano ligure piemontese [vedi Natura, Scienza, Paesaggio : “L’orogenesi alpina e la geologia delle alpi”], che all’epoca dei dinosauri, separava l’Africa dall’Europa. [Placche] Il destino degli oceani è quello delle montagne sono legati insieme: per ogni oceano che scompare una nuova catena montuosa nasce. A questa regola non fanno eccezione  le nostre Alpi, iniziate sotto il dominio dei grandi rettili e più precisamente a 250 milioni di anni fa.

La formazione del canyon è dovuta all’erosione del fondale marino provocata dai sedimenti trasportati a mare dai due torrenti.

Sul ciglio orientale del canyon, a circa 45 km al largo di Portofino, è presente un rilievo sottomarino in corrispondenza del quale il fondale risale alla profondità di 515 m.

Vediamo  quale  è la morfologia del fondale marina:

Nella cartina la linea rossa indica l’isobata dei 200 m e linea gialla l’isobata dei 500 m.
Costa ligure-provenzale [di Alessandro Arado]

Dalla immensa platea continentale del Golfo del Leone si passa, non appena doppiato il promontorio di Toulon, a una situazione completamente diversa. La platea continentale diventa quasi inesistente e il fondale precipita subito in una ripida scarpata verso il fondo della piana abissale del bacino Sardo-corso, che in questo suo settore settentrionale assume il nome di bacino Corso-ligure, ma si tratta solo di una denominazione diversa della stessa entità, in quanto tra le due piane abissali non non ci sono soluzioni di continuità.

La scarpata è incisa da canyon sottomarini. La pendenza è molto elevata: 200 m di profondità ad appena 2 Km dalla costa, 500 m ad appena 4 Km e l’inizio della piana abissale, che qui è posto a circa 2000 m di profondità, a non più di 15-20 Km dalla costa (pendenza media 8°).

I canyon sono diffusi quasi unicamente nel bacino occidentale del mediterraneo, per rendersi conto delle dimensioni della valle sottomarina posta al largo di Genova (con un esempio tratto dalle mie parti) immaginate un valle che comincia a Bologna e i cui versanti toccano il fondo uno a Ravenna e l’altro a Ferrara, due chilometri più in basso, lo stesso dislivello che affronta chi sale la vetta del Cervino.
Sul ciglio orientale del canyon è da sottolineare la presenza di un banco sottomarino, collocato circa 45 Km al largo di Portofino, dove il fondale risale fino a 515 m di profondità.

 

6, Piana abissale del bacino Sardo-corso

10, Scarpata continentale Ligure-provenzale

Alesben B.

Avatar

Alesben B

Torna in alto