Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Loano, il killer dell’orefice Bosio
ha nome e cognome ma l’ha fatta franca
Clamoroso scoop di Christian Abbondanza

Il titolo: “La strada delle convergenze indicibili” storie cupe, misteriose ma non troppo, di mafia ligure – savonese e di un dissociato, Rolando Fazzari, che si batte affinchè la giustizia prevalga, ma viene ‘esiliato’ dalla famiglia, umiliato dalla latitanza delle istituzioni, sull’orlo del fallimento per il disinteresse di un certo potere politico e di governo. E una rivelazione clamorosa. Una testimone vide in volto il rapinatore omicida che con tre complici assaltò l’oreficeria di Angelo Bosio, in pieno centro storico, a Loano, a fine anni ’70. Le indagini dei carabinieri portarono a tre arrestati e condanne  (la Cassazione annullò gli ergastoli), mentre il quarto autore materiale del delitto l’avrebbe fatta franca. Il sito della Casa della Legalita, a firma di Christian Abbondanza personaggio assai noto nel ponente ligure quale ‘cacciatore’ di ‘ndranghetisti e compari, inseguito peraltro da querele e cause civili, rivela ora un giallo che ha resistito decenni. Il killer altro non sarebbe che il ‘boss’ Carmelo Gullace, coniugato con Giulia Fazzari, residenti in una villa di Toirano, imprenditori della Co.mi.to (cava per estrazione di sabbia e massi) alle prese con processi e carcere.Scrive Abbondanza: “Il 5 novembre 1977 a Loano si consumò una rapina all’oreficeria di Angelo Bosio. L’orefice Bosio (sposato, un figlio ndr) venne ucciso. A processo, rischiando l’ergastolo, finirono ROCCA Maurizio, GUERRISI Girolamo e GULLACE Domenico. Questi ultimi due cugini (oltre che sodali) del GULLACE Carmelo. Nonostante le condanne inflitte hanno mantenuto fede al vincolo d’omertà. La Cassazione annullò gli ergastoli.
Vi era un testimone decisivo che però fu sconsigliata a parlare da un appuntato dell’Arma dei Carabinieri. Quella testimone vide chi sparò, uscendo dall’oreficeria con la pistola alla mano.

Lei, all’epoca, lavorava nel palazzo di fronte all’attività di Bosio  (piazza Rocca ndr) e vide nitidamente il killer. Non conosceva il suo nome. Anni dopo lo rivide accanto alla FAZZARI Giulia. Presentata tra i titolari di quella CO.MI.TO. che pagava gli operai con i soldi in contanti che puzzavano di terra e naftalina (i soldi dei sequestri di persona). Lei era impietrita riconoscendo il killer, GULLACE Carmelo, lì davanti a lei. Terrorizzata che come lei aveva riconosciuto lui, lui potesse aver riconosciuto lei. La donna era però cambiata e non venne riconosciuta. GULLACE Carmelo, in quel processo, per la rapina e l’omicidio, non venne mai chiamato in causa. La testimone “sconsigliata” dal rendere precisa la sua testimonianza ed i complici del GULLACE rimasti fedeli custodi del segreto sul suo coinvolgimento e la sua responsabilità. Ninetto riuscì a passare indenne anche questo atroce delitto….”

Leggi l’ampio servizio resoconto scritto da Cristian Abbondanza sul sito della Casa della Legalità e finora non ripreso dai mass media cartacei e online locali più diffusi. Leggi…..Delitto di Angelo Bosio e….  Sono 96 pagine corredate di documenti ufficiali, atti giudiziari penali e civili, testimonianze, storie di indagini, perizie, delibere, determine dirigenziali, sopralluoghi, racconti di giustizia e malagiustizia, vicende che chiamano in causa nel corso degli anni, direttamente o indirettamente, Regione, Provincia, il Comune di Balestrino (in parte Toirano), il suo sindaco al secondo mandato, Gabriella Ismarro e non solo. Vicende che al di là della verità giudiziaria descrivono uno spaccato ed un connubio allarmante. Omertà  tanta e presunte complicità impunita.

Christian Abbondanza testimone ad un processo di mafia in Calabria

Come hanno reagito fino ad oggi alla pubblicazione le persone chiamate in causa a vario titolo, citate nella ‘Varatella connection‘ ? Scrive l’autore Abbandanza: ” Nessuna smentita sul contenuto del libro o degli articoli. Nemmeno l’avvocatessa…., ieri in giunta a Balestrino, ora a Loano. Anche sulla vicenda dell’orefice Bosio silenzio assoluto. Ad oggi nessuna notifica di azioni giudiziarie. Buccafurri era stato spostato di incarico dopo le nostre denunce relative ai fatti della morte di Gabriele Fazzari e dell’alluvione 2013. Da quello che sappiamo era stabilmente al lavoro a Balestrino ed ancora alcune settimane fa era in ufficio a Borghetto S.S. (per la note convenzione degli Uffici comuni).

Nell’ampio, documentato servizio spicca il ruolo del geometra Michelangelo Buccafurri del Comune di Balestrino, 64 anni. Nel suo curriculum si legge: “…. dal 1 luglio 1990 responsabile dell’area tecnica (fino al 2007) e Responsabile Area Tecnica LL.PP. e territorio sino ad oggi. Con esperienza lavorativa dal giugno 1978 al giugno ’79 presso l’Amministrazione Provinciale di Reggio Calabria – Sezione Espropri; dal luglio 1979 al 1981 presso il Comune di Reggio di Calabria – Patrimonio Edilizio – Ambiente – Parchi e Giardini. Dal 1982 al giugno ’90 al Comune di Reggio di Calabria responsabile della sezione espropri.

Trucioli.it che con il suo coordinatore, Luciano Corrado per 50 anni corrispondente prima e cronista di giudiziaria poi della provincia di Savona, non si prefigge di mettere in croce o al pubblico ludibrio questa o quella persona., personalità con ruoli pubblici. Come sempre accade, ci possono essere fatti e notizie riportate dall’inchiesta ‘giornalistica’ e della pubblica denuncia della Casa della Legalità, magari involontariamente fuorvianti, oppure imprecisi.  Gli atti giudiziari non dovrebbero prestarsi, a loro volta, ad interpretazioni, semmai a commenti, sentenze passate in giudicato incluse. Chi ha qualcosa da precisare, chiarire, aggiungere, può farlo, porte aperte. Far conoscere un capitolo di storia della nostra provincia più che un atto d’accusa, dovrebbe essere un dovere del giornalismo al servizio dei lettori. Essere informati per contribuire alla crescita di una società più giusta, più impegnata a far rispettare le leggi dello Stato democratico, incoraggiare i cittadini e gli amministratori pubblici onesti, retti, che per fortuna non mancano. C’è pure in ballo la difesa e il buon nome delle istituzioni, di chi è chiamato a rappresentarle. Sia con una divisa, sia con un ruolo pubblico. Elettivo o meno che sia.

BOSSANOGATE 11 NOVEMBRE 2010 DA UOMINI LIBERI:

Boissanogate…
Ormai da due anni le cronache della nostra provincia sono invase dalle news relative al presunto scandalo per le irregolarità nelle firme per la presentazione delle liste alle elezioni provinciali. È di pochi giorni fa la sentenza del TAR che sancisce definitivamente la permanenza del Presidente Vaccarezza a Palazzo Nervi chiudendo la vicenda amministrativa. Mentre  la vicenda penale prosegue il suo iter. (dalla quale il presidente uscì scangionato ndr)
 In questi mesi dai partiti della sinistra e dai commentatori più vicini a quella parte politica si sono susseguite le richieste di dimissioni per Vaccarezza, ma oggi leggiamo una notizia passata quasi inosservata relativa al Comune di Boissano…la condanna di due persone per una vicenda di firme con falsa autentifica alle comunali.

Ma cosa accadde nel ridente paesino alle spalle di Loano nel 2007?
In occasione delle elezioni comunali il centrodestra presentò una lista “politica” targata “Casa delle Libertà” che candidava l’ex difensore civico del paese, l’Avv G.B. Romanisio, la sinistra organizzò una lista che si autoproclamava civica e candidava l’arch. Rita Olivari, “mamma, casalinga che mai si era occupata di politica a cui non interessava la politica nazionale ma solo il bene del paese candidatasi per contrastare “l’invasore” loanese di destra” …inutile dire che una volta eletta sindaco la Olivari si i scrisse dopo neanche un mese al Partito Democratico, divenne organica alla sinistra e, unico sindaco del territorio, non si schierò a difesa del Santa Corona ma sostenne la sciagurata deaziendalizzazione proposta dal suo compaesano Miceli. Scordandosi della “boissanesitá” dell’amministrazione si trasferì a vivere in altro paesino e lasciò, di fatto, l’amministrazione in mano al loanese Piero Pesce, “disoccupato” politicamente dopo la sconfitta della sinistra alle provinciali.
Ma facciamo un passo indietro…prima delle elezioni la sinistra, nonostante il trucchetto della lista civica, non era certa della vittoria e allora si favorì la nascita di una lista di disturbo di estrema destra per erodere voti alla Casa della Libertá. Il personaggio incaricato fu appunto il geom. Buccafurri, dipendente del comune di Balestrino, che per  motivi di lavoro pare  conoscesse bene la Olivari e il di lei consorte. Il Buccafurri creò la lista di disturbo e fece autenticare in maniera irregolare le firme dal savonese Pellegrino (nella foto). La macchinazione funzionò e la Olivari divenne sindaco vincendo sulla Casa della Libertà per soli 4 voti mentre la lista di estrema destra raccolse circa 40 voti, pochissimi, ma sufficienti a far vincere la sinistra… Ora la sentenza di condanna …LEGGI…sancisce che quella lista “di disturbo” non doveva correre e che quindi le elezioni non sono valide… Attendiamo dimissioni del Sindaco Olivari!

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