Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Ave Monesi, risorgi e cammina! Storie di ponti e strade. Tutti uniti, tappa a Ormea

Che peccato non leggere sui media o ascoltare in Tv la vera storia del nuovo ponte sul Bavera, tra Monesi di Triora e Piaggia, che tutti danno per spacciato causa alluvione del novembre 2016 ed invece è un ‘malato’ cronico da lungo tempo. Il costone verso ponente su cui appoggia sta scivolando da anni ed ora i tecnici sono arrivati allo stato di allerta con chiusura no stop dal 5 settembre. Che peccato non leggere che a Monesi  di Triora è calato il sipario e ‘fuori tutti’ alla ‘Vecchia partenza’ e al bar di Annalisa Lanteri, ma analoga sorte è prossima per la decina di abitanti di Piaggia quando non potrà più essere raggiunta via Upega con la provinciale colpita dal ‘divieto di transito’ invernale. Peccato non leggere che è cancellata la stagione sciistica di Monesi 2017- 2018. Che i carotaggi a Monesi di Mendatica sono ultimati ed hanno riservato anche positive sorprese. Il costone nord-ovest della frazione poggia su una roccia trovata a 7-8 metri di profondità. A sud invece, fronte Piaggia, ci sono 53 metri di terra, poi roccia. Infine c’è chi assicura che la Regione Liguria stia facendo del suo meglio, ma i tempi della risurrezione non saranno brevi. Un paio d’anni ?

Il ponte dei ‘sospiri’ sul rio Bevera è stato realizzato negli anni ’80, con appalto aggiudicato all’impresa Damonte di Alassio, qualche anno dopo ci fu un’inchiesta della Procura della Repubblica di Savona per un presunto giro di tangenti che coinvolse e scagionò anche l’allora sottosegretario al teso Manfredo Manfredi , costretto a dimettersi. Pm era il magistrato Alberto Landolfi. Ora la chiusura perchè dopo l’alluvione del novembre 2016 la struttura è a rischio

Un appuntamento, da non perdere, è quello fissato per lunedì 25 settembre a Ormea, tra i tre sindaci dell’area disastrata (Mendatica, Triora, Briga Alta), l’Unione dei  comuni della Valle Arroscia, i presidenti delle province di Imperia e Cuneo, la Regione Liguria (si parla dell’assessore Giacomo Raoul Giampedrone che ha le deleghe ai Lavori pubblici, viabilità, infrastrutture, ambiente e tutela del territorio, parchi, difesa del suolo e protezione civile) e forse del Piemonte.

E banco di prova la presenza di cittadini. Si parla tanto del cordone ombelicale Monesi – Valle Arroscia, sottovalutando un secondo ‘cordone’: Monesi – Alta Val Tanaro. I benefici di Monesi turistica siano essi visitatori occasionali, siano soprattutto proprietari di seconde case, si riverberano in primo lungo nei centri della valle, ma anche a Ormea soprattutto (commercio, ristorazione, artigianato) e un tempo fino a Garessio. Ecco perchè non dovrebbero essere soltanto gli imperiesi a mobilitarsi.

Osserva un pubblico amministratore dell’alta valle: “Tutto il male non viene per nuocere nonostante questo disastro non fosse da augurare a nessuno. Un anno di blackout di Monesi di Mendatica e conseguente Monesi di Triora ha fatto si che molti si siano resi conto, a partire dagli operatori economici, dai fruitori della casa in montagna, quanto conti il fattore Monesi  nel suo complesso.Vogliamo parlare, ad esempio, di chi fa scii ? Monesi ha una peculiarità unica, mare monti, sulle piste con un’ora d’auto dalla città. Senza Monesi oggi ci vogliono almeno un paio d’ore, solo di andata ed altrettanto di ritorno, per sciare nelle valli cuneesi. Una comodità ed un’opportunità che fa di Monesi una perla, al di là delle sue condizioni strutturali, dopo la chiusura dell’albergo Il Redentore, della carenza di adeguati parcheggi, persino il tema servizi igienici per migliaia di ospiti da week – end. Monesi viva ed attrezzata al turismo invernale ed estivo era un polmone vitale, per questo dobbiamo lottare uniti, liguri e piemontesi della Val Tanaro. La presenza di amministratori locali e provinciali ad Ormea è di stimolo alla politica che pesa l’elettorato, alla burocrazia quando diventa lentocrazia”,

Irriconiscibile l’alveo del torrente Bavera che nasce nel territorio di Cuneo, confluisce nel Tanarello e che minaccia la stabilità del nuovo ponte

Non è un mistero che la ‘mobilitazione della piazza’, le sacrosante battaglie popolari, siano un pungolo efficace, facciano notizia, così come la corretta informazione, la sua presenza costante.

Iniziamo dall’ultimo capitolo in ordine di tempo della Monesi story 2017. Ha fatto discutere l’improvvisa chiusura del nuovo ponte sul Bavera, piccolo affluente del Tanarello che si trasforma in Tanaro lungo il percorso. Il ponte realizzato dall’impresa Damonte di Alassio oggi non più attiva (a papà Emanuele, persona stimata ed apprezzata, Alassio ha dedicato una piazzetta, il fratello Nino, scapolo, è stato presidente dell’Albenga calcio in anni gloriosi) fu  aperto nel 1981 e rimase transitabile una decina d’anni. Poi sorsero problemi di sicurezza, al di là di un’inchiesta giudiziaria di cui abbiamo già scritto e si concluse con  nulla di fatto, se non le dimissioni dell’allora sottosegretario al Tesoro l’imperiese Manfredo Manfredi. Politico di lungo corso che, assieme al più giovane Claudio Scajola, può essere iscritto nell’album  d’oro delle opere pubbliche realizzate sul territorio. E dei posti di lavoro che sapevano ‘trovare’ per i concittadini – elettori, dai paesi, dalle valli, alle città. Il ponte rimase chiuso per alcuni anni, emergeva un suo lento ‘spostamento’, scivolamento quasi impercettibile. Non per il peso verticale della struttura, dunque. Non c’entrano neppure le alluvioni. La foto del Bavera, a monte del ponte, indica che è scesa a valle con l’alluvione 2016, pur nel breve tratto, una quantità di materiale che ricopre l’alveo per parecchi metri d’altezza. Hanno resistito i piloni che reggono un manufatto alto oltre una ventina di metri.

A quanto pare di capire in due ‘perizie’ della Provincia di Imperia è scaturita una ‘sentenza’ che parrebbe inappellabile. Non ci sono speranze di recuperare e tenere in vita il ponte. Motivo principale, la montagna verso Monesi di Triora, ci ripetiamo, scende a valle, cede. Nessuna speranza dunque ? Non pare giusto rassegnarsi. Si può almeno allungare la vita del ponte studiando più a fondo l’evoluzione del movimento franoso. Trovando quantomeno una soluzione provvisoria. Senza il ripristino del ponte i collegamenti per Monesi, Piaggia, le frazioni di Mendatica quali  Valcona e Salse dove sono presenti nuclei di seconde case, ma anche attività agricole (coltivazione di patate), appartenenti a ‘forestieri’ e mendaighini, sono destinate al ‘deserto’.

La vecchia strada che univa Monesi di Mendatica e Piaggia è fuori uso. Il primo antico ponticello sul Tanarello, verso ponente, si è salvato, il letto del torrente si è alzato di qualche metro,  le acque hanno trovato sfogo e defluiscono. In passato qualche metro oltre, verso Piaggia, c’era l’unica sorgente dove i pastori di Monesi si recavano a far provvista con i secchi. Pochi metri dal ponte, nell’alveo, c’erano alcuni grossi massi dove le lavandaie casalinghe facevano il bucato con acqua e sapone. Il secondo ponticello verso Piaggia e sul Bavera è invece letteralmente ricoperto da metri di detriti e l’acqua ci scorre sopra. Arduo e costoso recuperare quel tratto di arteria, non resta che puntare tutte le attenzioni sulla sopravvivenza del nuovo ponte degli anni ’80. Con l’avanzare delle moderne tecnologie esiste la concreta possibilità di una soluzione ? Non arrendersi alle oggettive difficoltà.

Lasciamo ancora la parola all’amministratore comunale e testimone dei tempi: “Per correttezza bisogna dare atto che pur essendo così lontani da Genova, la Regione Liguria ha messo mano al portafogli e agli interventi di somma urgenza con tempestività. Con 500 mila euro destinati al viabilità per realizzare la variante stradale all’abitato di Monesi di Mendatica e 200 mila euro per i carotaggi nella stessa Monesi a cui dovranno seguire, con altri stanziamenti, per quelli meno difficili a Monesi di Triora.

A Monesi di Mendatica i carotaggi sono pressochè ultimati e si è trovato ancoraggio a profondità diverse e sbalorditive, come accennato. In alcuni casi si è scesi fino a 53 metri per trovare la roccia, in altri a 7- 8 metri. Difficile ipotizzare che i lavori possano andare avanti con un no stop, a meno che la stagione invernale non riservi temperature ‘estive’, senza neve e gelate estese.”

Non si può ignorare il capitolo di spesa per i danni e la ricostruzione, la messa in sicurezza delle case e degli edifici lesionati. Tre, forse quattro, sono irrimediabilmente persi. Su questo fronte l’attesa è rivolta agli stanziamenti statali per la Liguria e la protezione civile. L’obiettivo, restando con i piedi a terra, è quello di ricevere, una volta andato a buon fine l’iter della stima danni, almeno il 50 per cento. Le cifre salgono fino al 70 – 80 per cento per i residenti, ma nel caso di Monesi sono tutte seconde case. Diverso il discorso di Piaggia colpita solo parzialmente (due case irrecuperabili), in pratica la messa in sicurezza e meno complessa e costosa. Piaggia capoluogo di Briga Alta (con Carnino e Upega) che ha ancora la sede comunale trasferita nel locali del Muncipio di Ormea.

Non si dimentichi quanto trucioli ha già fatto presente in passato e cioè che Mendatica può contare di un geometra part-time e sarebbe stato utile, nonchè saggio, che si provvedesse tempestivamente ad un rafforzamento con l’ausilio di Provincia e Regione. Provincia, va aggiunto, che già si dibatte tra carenze di organico – dopo aver primeggiato in Liguria per numero di dirigenti ovviamente con il beneplacito della politica e dei presidenti eletti – che mettono in grave difficoltà il comparto edilizio, sia esso abitativo, sia commerciale. La mancanza di fondi per un’abolizione delle province venuta meno con il no al referendum vede un organo democratico azzoppato, impotente.

Con l’autunno (ottobre e novembre) se si procede spediti nella realizzazione della ‘pista’ alternativa, variante all’abitato di Monesi, con un vasto tratto di provinciale messa fuori uso da frane irrecuperabili, si fa un buon passo avanti dopo che sono state superate le ultime difficoltà di adesione dei proprietari di terreni interessati dalla nuova strada. Contestualmente si deve procedere alla realizzazione della ‘piattaforma armata‘ che serve da raccordo tra la variante stradale e la vecchia strada per Monesi di Triora. Un tratto di 500 – 600 metri negli anni è stato interessato da importanti lavori di allargamento, protezione antifrana e muri di sostegno verso il Tanarello.

La speranza della ragione e del buon senso dicono che una corretta e diciamo pure rigorosa tempistica, supportata dalle due Regioni, dalle due Province, dai Comuni interessati, fanno dire che per l’estate potranno essere riattivate le condizioni di viabilità e di vita delle due Monesi, di Piaggia e della frazioni di Mendatica. Non si dimentichi che nella stragrande maggioranza dei casi, oltre alle spese di acquisto degli immobili (diciamo delle case in pietra di pastori e boscaioli), molti hanno investito nelle ristrutturazioni e non certo per speculazione immobiliare. Qui c’è gente che ha pensato al sereno angolo turistico della vecchia, della pensione, ai figli, ai nipoti. Non meritano di essere trattati alla stregua di speculatori. Un fattore economico e sociale di cui tenere conto. Come meriterebbe tutta l’attenzione possibile il caso del bad&breakfast costato un piccolo patrimonio e raso al suo, per Monesi rappresentava non solo un’iniezione di fiducia.

C’è un cittadino ‘forestiero’, Rinaldo Sartore, arrivato giovincello a Monesi di Mendatica, che da mesi si sforza di dare il buon esempio nell’impegno civile affinchè il Bel Paese non si adagi tra promesse e lentezze, tra rinvii e belle parole, tra immancabili difficoltà e giustificazioni. Ebbene è anche non lasciando ‘isolati’ cittadini tenaci e coerenti che si può vincere. Non è una partita dove deve prevalere il migliore, ma giustizia e democrazia del fare. Lo dobbiamo alle future generazioni, a chi resta a presidiare il territorio nonostante tutto e non sceglie la ‘fuga’ o l’alternativa di vita. Già troppa gente ha dovuto lasciare queste montagne alla ricerca di un lavoro per mettere su famiglia. Lo dobbiamo a quanti e sono tanti hanno sacrificato la loro esistenza, tra sudore, privazioni, rinunce, su queste montagne e nelle valli. Tutti elogiano la ‘Liguria verde‘, incontaminata, pulita, risparmiata dalla voracità umana e dall’arricchimento facile a suon di piano regolatori e varianti folli. Tutti dovrebbero impegnarsi affinchè ci sia finalmente una priorità praticata, mesa in atto a destra e a sinistra, dagli imprenditori e dai sindacati, sorvegliata da una libera informazione.

A Ormea non c’è bisogno di altre passerelle e visibilità, ma impegni, verifica dei tempi, certezze. E il linguaggio della verità.

Luciano Corrado

P.S. Sulla Riviera del benessere, dello sviluppo, del boom turistico 2017 e ottime previsioni per il 2018 qualcosa  finalmente si muove. Non dall’imperiese, o almeno non abbiamo notizie, Né letto a proposito, ma da Alassio ed Albenga. Nella città delle torri dove non mancano gli ingauni proprietari di seconde case nelle due due Monesi,  è stata presentata una mozione consiliare per sollecitare tutte le forze politiche, Stato e Regione, Province, affinchè si acceleri la soluzione  all’isolamento stradale.  Ad Alassio è stato il consigliere comunale Rocco Invernizzi a farsi parte diligente  e promotore. Tra l’altro, il gestore della ‘Vecchia Partenza’ – di proprietà della famiglia Porro di Nava- , che ha dovuto abbandonare Monesi di Triora è un alassino, e come lui figurano proprietari di seconde case. Senza contare che fu la famiglia Galleani (banchieri) di Alassio a ‘fondare’ Monesi turistica, dare vita allo sviluppo edilizio.

Il presidente della provincia di Imperia ha ricevuto alcuni alluvionati di Monesi e Piaggia.

In seguito alla domanda di incontro, formulata dal presidente dimissionario di Monesi Borgo Antico® Rinaldo Sartore, il presidente della provincia di Imperia, Avv. Fabio Natta, ha accolto un nutrito gruppo di proprietari di seconde case nella frazione di Monesi di Mendatica e nel comune di Briga Alta, più nota come Piaggia. Non è passata inosservata l’assenza dei quattro gestori di attività commerciali di Monesi e San Bernardo di Mendatica palesemente sfiduciati ed esasperati. Oltre al presidente Natta, erano presenti il comandante della Polizia Provinciale Dott. Giuseppe Carrega, l’Ing. Roberto Durante e il Geom. Roberto Barla dell’ufficio provinciale strade. Il presidente Natta ha ripercorso, minuziosamente, tutta la drammatica vicenda senza confermare o smentire l’isolamento di Monesi e Piaggia, fino alla primavera 2018, per effetto del divieto totale di transito sul ponte Rio Bavera dal 6 u.s. Solo dopo una precisa domanda, il presidente Natta ha ammesso che è oggettivamente impossibile ripristinare il collegamento della s.p. 100 prima del prossimo inverno. Ha pure preso visione del confronto “Annunci e Fatti” e ammesso che tale riscontro è reale. Il presidente ha inoltre chiarito che l’aggiornamento dell’ordinanza 12 del 26/11/2016, “di divieto di accesso e permanenza nelle frazioni di Monesi, Valcona Soprana, Valcona Sottana, loc. Secae e Salse” spetta esclusivamente al sindaco di Mendatica. A tale proposito è stato fatto rilevare che l’inagibilità non è più tollerabile, per gli immobili strutturalmente intatti; i legittimi proprietari delle case non danneggiate hanno il diritto di entrare nelle loro abitazioni senza rischiare una denuncia penale. L’amarezza degli alluvionati per i danni subiti dovrebbe essere alleviata; al contrario è resa ancor più opprimente dal sentirsi sempre più sudditi e sempre meno popolo sovrano.

Rinaldo Sartore

I presenti all’incontro: Anna Magliani, Barbra Baldi, Carlo Gotta, Cristina Gavi, Elena Cappelli, Giancarlo Mureddu, Lorenzo Anfosso, Luciana Gallo, Valerio Nobbio, Luisa Piana, Marco, Magaglio, Marino Arimondi, Nico Brunengo, Paolo Bovero, Rosaria Leone, Rinaldo Sartore
L.Corrado

L.Corrado

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