Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Cosio d’Arroscia: dove il benessere sorride

Il sindaco, intervistato da Imperia Tv, è apparso rilassato, quasi sorridente e convincente: “Cosio D’Arroscia chiude l’estate con un bilancio positivo, nel mio mandato ho anche festeggiato i cento anni di due concittadine, l’ultima Maria Gastaldi alla quale ho consegnato una targa. Possiamo dire che siamo il borgo del benessere”.  Il paese è al primo posto, in provincia, nella classifica dell’età più alta per popolazione e all’ultimo posto per l’età media più bassa. Un primato forse ai più sconosciuto e significativo.

In bella mostra all’ingresso di levante di Cosio d’Arroscio il ‘carro simbolo’ del dopoguerra trainato dal bue, dal mulo, più di rado dai cavalli, per trasportare fieno, grano, patate, legname, quasi un camioncino con un sistema frenante manuale posteriore e si poteva sganciare nella parte anteriore. E’ il carro della transumanza dei pastori dalle Alpi al Mare.

Manco a dirlo soddisfatto e ‘benservito’ il redattore capo – intervistatore Andrea Pomati che tra i suoi ‘pregi’ o ‘doti’ ha quella di non mettere mai in difficoltà l’intervistato, non contraddirlo, cercare di assecondare, farlo trovare a proprio agito. Una ‘penna’ gradita e riverita, di esempio per le giovani promesse del giornalismo. Del resto la gloria (ed il successo trentennale) dell’emittente del cav. Francesco Zunino, ha sempre ‘servito’ e ripreso con ampia ‘copertura’  contrariamente alla Rai, sagre, feste, appuntamenti, eventi, manifestazioni e da ultimo i concerti d’organo in chiesa, di cui Cosio D’Arroscia può fregiarsi a capitale. Autocelebrazioni.

Cosio ha i suoi fiori all’occhiello. “La feste delle erbe, i piatti tipici, tante iniziative turistiche – ha opportunamente ricordato Pomati-“. E il sindaco: ” L’obiettivo è di attrarre tante persone e la speranza è che qualcuno si fermi e ci aiuti a recuperare il patrimonio edilizio”.  Altroché, visto che a quanto pare c’è pure qualche immobile in regalo e da ristrutturare. Poi elogi dovuti e corretti al dinamismo della ‘Pro Loco che si dedica a tempo pieno nella buona riuscita delle nostre feste’, ha ancora osservato il primo cittadino.

Il sindaco Danilo Gravagno fiducioso

Non molti giorni prima raccoglievamo la confidenza di un altro presidente di Pro Loco della stessa Valle Arroscia.  “…tu sai benissimo che a dire le cose come stanno si passa per disfattisti…brontoloni…rompicoglioni…, guastafeste…, l’estate 2017 sarà stato un pienone e affari d’oro per la Riviera, i Bagni Marini, gli affitti di seconde case, altre zone fortunate dell’entroterra, da noi è stata decisamente  estate di sole e in tono minore…le cose non vanno bene…certo ogni paese ha i suoi pregi e le sue pecche, forse nel mio manca un po’ il rapporto con il turista, il visitatore. Il problema però non è la riuscita di una sagra, di una festa, la folla per questa o quella attrazione, l’impegno di  ammirevoli volontari che non si prodigano neppure per il cadreghino in politica. Se non si arriva ad una svolta vera che significa un’economia capace di ripartire, che significa infrastrutture e posti di lavoro, un avvenire per i giovani, non più costretti ad emigrare e alla precarietà magari dopo anni di studio e sacrifici per i genitori”.

Come ? Basterebbe in primis porre finalmente mano alla condizione ottocentesca della rete viabile, basterebbe mettere mano a quella ‘filiera del legno’ che era stata avviata dall’ex sindaco di Ormea Gianfranco Benzo e che prevedeva indiscussi vantaggi economici per i comuni aderenti della Valle Arroscia e dell’Alta Val Tanaro. Basterebbe che le nostre aree montane oggettivamente depresse da decenni fossero trattate alla stregua di quanto avviene da parte della Regione e della Provincia in Alto Adige, nel Trentino, con priorità alla riqualificazione. Prima viene la montagna, poi la città e non per un capriccio. Ma la malattia del nostro Paese è il peso elettorale. Due palazzi di Imperia, piuttosto che di Savona, o Genova, hanno più potere elettorale, in termini di numeri, di un comune di poche decine o centinaia di abitanti delle nostre valli. E i mass medi, al di là delle celebrazioni festaiole utili anche per le pagine pubblicitarie, fanno ‘economia’ di spazi, articoli, inchieste da strada,  da marciapiede.

Il sindaco  di Mendatica Piero Pelassa, sempre a Imperia TV, intervistato all’Expo di Pieve di Teco, responsabile della Terza area interna della Regione Liguria, dice che se tutte le tematiche affrontate nel progetto unitario saranno finanziate, portate a termine, sarà una partita vinta e decisiva nel futuro sviluppo della valle. Ha parlato di pieno sostegno della Regione e dell’Anci,  della necessità di ‘lavorare uniti e coesi’. C’è il nodo dei tempi, più passano gli anni, più decresce la fiducia degli ultimi ‘resistenti’, più si allontana il sogno di riscossa e si avvera quanto alcuni sociologi prevedono nei prossimi 50 anni. Restano in piedi le case che non crollano, residenti ridotti al lumicino e da ultime generazioni, a meno che non siano sostituiti da cittadini extracomunitari, quelli che già sono numerosi sulla costa e che avanzano anche nell’entroterra, come nel caso di Pieve di Teco dove in alcune classi la presenza di stranieri pareggia quella degli italiani. Il nodo del turismo, invece,  è più complesso di quanto appaia, sembrava fino a qualche anno fa la cartina di tornasole dello sviluppo. Cosa che ripeteva in ogni suo intervento il presidente della Camera di Commercio, notaio Franco Amadeo.

Anche il comparto dell’ospitalità ha fatto passi da gamberi. C’è il clamoroso e significativo esempio di Nava, località turistica e intenso transito. L’estate appena trascorsa ha visto e riproposto soprattutto nei fine settimana lunghe ed affollati week end stradali con meta le località di mare del Ponente. Un traffico da migliaia di persone, qualche sosta, pranzo, cena, pizze, lavoro al bar, senza però intaccare la debolezza del movimento turistico che significa vacanza in montagna, all’aria salubre, lontano dal caos e dai rumori, dall’inquinamento di polveri sottili, dalla nevrosi di strade e città, aree pubbliche e private affollate, caccia al parcheggio, lotta per non finire in coda nei serpentoni autostradali ed urbani.

Qui la stagione di lavoro per gli esercizi alberghieri ancora aperti si è assottigliata sempre più. Non solo, viene a mancare la clientela della terza età che era abituata a soggiornare durante l’estate e i giovani turisti restano lontani. Non si va oltre al lavoro di ristorazione sui passanti, sull’outdoor occasionale della bici, moto, a piedi.

Uno sguardo all’agricoltura dice che Pornassio è la culla dell’Ormesco, anche come area coltivata, ma uguale discorso non si può fare per Cosio, i cosiesi che hanno il capoluogo a 721 slm, fino a scendere a 428 lungo la strada per Mendatica e dove ci sono un paio di insediamenti abitativi annuali ; la vetta più alta del Comune è a 1901 metri. Un tempo c’era la pastorizia anche a Cosio, il grano, i boschi, le patate. Non solo per uso famigliare, c’è chi poteva farne commercio. Oggi quale può essere il futuro degli agricoltori  locali, quanti sono ? La coltivazione della lavanda, delle erbe di cui si celebra una affollatissima festa ? Difficile sostenerlo, allo stato mancano i presupposti, se non teorici e promozionali.

Cosio che vede la sua popolazione ridursi da un censimento all’altro dell’11, 4% (2001 – 2011), da 280 a 248 residenti fino agli attuali  221 (Istat 2017) che farebbero scendere il trend del 20,5 %.

L’auspicio dovrebbe essere quello di cavalcare l’ottimismo del sindaco Danilo Antonio Gravagno, al suo secondo mandato, sostenuto dal canale televisivo più popolare in queste valli. Ottimismo della ragione ? Abbiamo qualche dubbio a sostenerlo. Nulla a che vedere con le positività espresse dai tanti volontari della Pro Loco, del Memorial Maurizio Gastaldi, di quanti si prodigano per promuovere ed accogliere i turisti.

Un paese senza un albergo dove va ? Con la chiusura per sette – otto mesi dell’hotel Lorenzina di Nava la vallata perde un altro punto di riferimento dell’ospitalità. A Nava restano di fatto due strutture a due stelle. A Pieve di Teco resiste l’ultimo eroico e storico albergo (Dell’Angelo, 221 anni, vedi trucioli.it) con il suo impareggiabile titolare, Piero Ciocchetto che di primavere ne ha contate 79. A Mendatica ha dismesso la licenza alberghiera, come trucioli ha già scritto, l’albergo La Campagnola, resta l’agriturismo Il Castagno, il rifugio comunale Cà Cardella, e il ristorante  albergo Settimia di San Bernardo di Mendatica, ultimo baluardo in attività della Valle, messo a durissima prova e speriamo non sia il colpo di grazia, con la chiusura totale di Monesi e della sua provinciale. Se ne riparlerà la prossima primavera sul fronte del ripristino parziale della viabilità, con la variante all’abitato di Monesi di Mendatica, unica strada rimasta con lo stop al transito sul nuovo ponte del Bavera tra Piaggia e Monesi di Triora.

 

 

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