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Il cuore di Melgrati, star della politica, batte in cardiochirurgia al Santa Corona

Le malattie (e morte) ‘cardiovascolari’ sono all’apice delle statistiche. Il S. Corona dell’epopea di grandi professionalità non brilla più né troppo in alto o tra i fanalini di coda. Le cause sono molteplici: il ‘degrado della politica’ e della ‘corsa alla clientele’ soprattutto nella sanità. I mediocri, del resto, sono diventati la maggioranza del Bel Paese. Senza distinzioni di appartenenza. Non ultimo: la bramosia di denaro. Chi ha seguito ed ha memoria del tema ‘cardiochirurgica’ in provincia di Savona conosce la realtà storica: occasioni mancate, professionalità gettate alle ortiche, interferenze oblique. Persino lotte tra sponsor dell’uno o dell’altro nosocomio (San Paolo). Ci hanno rimesso i pazienti, i medici non possono lamentarsi con il ricorso al privato. Il politico di centro destra, Marco Melgrati, ripropone il tema scottante. Un’esigenza solare: il ponente privo di cardiochirurgia rispetto a Genova e al Levante. Si aggiunga il consistente movimento turistico, mentre nella sanità valgono solo i residenti. Da qui l’urgenza di un terzo polo (al S. Corona) di cardiochirurgia, con bacino da Ventimiglia a Savona e Basso Piemonte, attraverso lo strumento del Global Service.

IL COMUNICATO STAMPA DI MARCO MELGRATI, ARCHITETTO, VICE COORDINATORE REGIONALE DI FORZA ITALIA, EX CAPOGRUPPO IN CONSIGLIO REGIONALE

Cardiochirurgia a Santa Corona. In Global Service può fare perché il costo delle procedure che l’ente paga al fornitore del servizio è inferiore ai DRG che incassa dalla Regione. Una opportunità da cogliere!

Melgrati (Forza Italia): “Per l’Ospedale di Santa Corona, come da Decreto del Governo numero 70/2015 sugli standard Ospedalieri nel Dea di II Livello DEVE essere presente la cardiochirurgia: il Global Service è una opzione percorribile, con costi coperti dal servizio.

L’avvocato Sonia Viale, imperiese, leghista, assessore regionale alla Sanità

Il Service è un contratto di outsourcing, che consente alle Aziende Ospedaliere di valutare e pianificare in modo preciso i propri costi e ricavi in funzione delle reali attività svolte e/o previste. Lo fa sapere il vicecoordinatore di Forza Italia Marco Melgrati, che continua: la regione Liguria ha una popolazione di 1.583.000 abitanti con un tasso di anzianità che è la più elevata in Italia. Il fabbisogno di interventi di cardiochirurgia basato sulla stima delle linee guida nazionali che prevedono circa 850-1000 interventi per milione di abitanti si aggira sui 1.345-1.500 operazioni anno. Al momento attuale in regione vengono eseguiti circa 1050 interventi cardiochirurgici in 2 strutture (Azienda Ospedaliera San Martino di Genova, pubblica e ICLAS di Rapallo (Villa Azzurra) struttura privata) entrambe localizzate nel Levante della regione. Le 2 strutture non sono in grado di coprire adeguatamente le necessità del territorio; la differenza tra le stime ed i dati reali di attività è imputabile ad una consistente mobilità passiva
(fughe di circa 400 pazienti) verso le altre regioni confinanti (Lombardia, Piemonte e Toscana) e ad un problema culturale ed organizzativo che limita un corretto utilizzo del ricorso alla cardiochirurgia. Questo problema è particolarmente sentito dalla popolazione che vive nel Ponente della regione che sicuramente non ha un accesso sfavorevole a questo tipo di trattamento soprattutto per i casi di urgenza e di emergenza, per ragioni legate all’orografia e alla geografia regionale. Vi è chiaramente la necessità di un terzo polo cardiochirurgico localizzato nel Ponente per coprire il fabbisogno regionale. Tale polo dovrebbe trovare una collocazione idonea all’Ospedale Santa Corona che dispone di attività consolidata di rianimazione intensiva , di chirurgia vascolare, di chirurgia toracica e neurochirurgica, e di emodinamica H24 (finalmente, dopo la battaglia portata avanti con successo), ma che è definito in maniera assolutamente inappropriata struttura con DEA di secondo livello in quanto carente di attività cardiochirurgica.

Trattandosi di Dea di II Livello, sancito con una mozione approvata all’unanimità dal Consiglio Regionale nella passata legislatura, l’unico in Liguria oltre l’Ospedale San Martino, che serve tutto il ponente della regione, ai sensi del Decreto n. 70/2015 sugli standard Ospedalieri, nell’Ospedale Santa Corona di Pietra Ligure DEVE essere presente la Cardiochirurgia. Con questo tipo di servizio si evita l’istituzione di un reparto, i costi fissi dei medici e del personale infermieristico, utilizzando i posti letto e le Strutture Complesse già esistenti in appoggio e collaborazione.

L’attività cardiochirurgica, potrebbe essere acquisita tramite un servizio di Global Service, si renderebbe disponibile in tempi rapidi, coprirebbe la necessità attuale (stimata in circa 350 interventi anno) e corrisponderebbe ad un costo di rimborsi DRG di circa 7.000.000 Euro. Tale costo è decisamente inferiore a quanto stanziato dalla regione stessa per l’ICLAS di Rapallo (10.000.000 per il 2015) e molto inferiore a quanto speso per gestire l’attività cardiochirurgica presso la struttura pubblica del San Martino di Genova. La struttura della cardiochirurgia potrebbe essere accomodata con minime opere strutturali presso gli spazi attualmente liberi adiacenti la cardiologia e l’emodinamica (e in stretta vicinanza con la rianimazione ed il pronto soccorso del Santa Corona). Come sala operatoria potrebbe essere utilizzata una delle sale adiacenti alla rianimazione. Il personale specialistico (3 cardiochirurghi, i perfusionisti e i ferristi) con il materiale di consumo verrebbero forniti dal service. Come detto in precedenza, un progetto così strutturato permetterebbe di offrire ai pazienti del Ponente Ligure nuove prestazioni ad alta specializzazione con un costo delle procedure (che l’ente paga al fornitore del servizio) che è inferiore ai DRG che incassa dalla Regione.

Ho già segnalato questa ipotesi all’Assessore alla Sanità Sonia Viale, conclude Marco Melgrati…spero possa e voglia cogliere questa grande opportunità che non rappresenta un nuovo centro di costo, ma addirittura un guadagno per l’ente, fornendo al territorio di tutto il Ponente della Liguria una occasione incredibile e una sicura riqualificazione per il plesso dell’Ospedale Santa Corona di Pietra Ligure, Dea di II Livello. Inoltre Si potrebbero recuperare, con questo sistema, le fughe verso le vicine regioni (circa 400 pazienti l’anno) con DRG altissimi, che incidono pesantemente sul bilancio sanitario regionale

Alassio, 26.09.2015.

Nota di redazione: conoscere la materia per programmare le soluzioni. Chi ha contribuito a scrivere il comunicato stampa di Marco Melgrati non è un cittadino qualunque. Non parla per sentito dire. E’ un camice bianco con esperienza nel savonese. Non propone affinchè il potere di turno intravveda un qualche tornaconto. L’argomento e le tesi sostenute dal politico alassino – non di professione, Melgrati – affrontano concretezza e sostanza inattaccabili. L’esigenza della cardiochirurgia al Santa Corona non è rossa, nè bianca, né nera. E’ una scelta dettata dalla geografia ed orografia del ponente ligure e del Basso Piemonte. Senza fronzoli, si ammetta che negli anni si è ignorato nei fatti un bisogno primario della comunità residente e turistica. E ogni tanto sarebbe utile guardare le eccellenze di altre realtà, in questo caso si potrebbe citare Pavia, a proposito di cardiochirurgia. Le statistiche documentano che la richiesta avanzata da Melgrati non ha nulla di demagogico o di retorico. Lasciamo da parte le colpe di quella sinistra di ‘professionisti’ della politica, anche nel savonese che in tema di sanità ha parecchie colpe e dovrebbe fare autocritica. Guardiamo avanti, utilizzando almeno il semplice buon senso. Si faccia presto, basta nicchiare e rinviare tra spinte ed interessi contrapposti. Lo dice la logica, lo confermano in privato gran parte degli addetti ai lavori che opera in prima linea (equipe mediche). La sanità privata va ‘combattuta’ con la ‘buona politica’, ovvero laddove essa è funzionale, efficiente,  occorre collaborare. In tema di cardiochirurgia il prestigio e la funzionalità di Villa Azzurra possono interagire nella realizzazione del terzo polo. I colletti bianchi escano dalle loro logiche, senza impartire lezioni, ma dicendo come stanno le cose secondo scienza e coscienza. Come ha fatto appunto il bravo medico (nel caso specifico) suggeritore di Melgrati. Per non ripetere, ad esempio, la storia penosa dell’informatizzazione delle cartelle cliniche. (l.c.) 


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