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Case di Nava chiuso il ‘negozio dei nonni’
80 anni fa aperto dai Contestabile

La più longeva residente della frazione (Colle e Case di Nava) di Pornassio ha 93 anni. Margherita Gravagno era direttrice del locale ufficio postale. Nava ha vissuto ‘anni d’oro’ di un turismo con ville d’elitè ( Faravelli – Carli – Conte Genova), l’hotel Lorenzina coronava una stagione di quattro mesi di lavoro. Ora a far da traino sono l’albergatore di lungo corso, l’azienda – pastificio Porro (padre e due figli), il bar Sorriso, luogo di incontro di motociclisti, altre tre attività ricettive e di ristorazione, la ‘casetta della lavanda’. Ha invece seguito la sorte comune a tante altre realtà dell’entroterra il ‘commestibile dei nonni’. Una storia di generazioni quella dei Morchio – Fenoggio – Contestabile. Tra Cosio d’Arroscia e Nava. Ammainato un orgoglioso vessillo.  

Nava, serrande abbassate nel negozio di alimentari aperto negli anni ’30

In origine era conosciuto come il negozio (Ex Sorriso), con Elia Fenoggio, Milva Fenoggio che aveva rilevato l’attività dal nonno di suo genero, Aldo Contestabile. Quindi Bruna Contestabile, classe 1929, vive ad Albenga dove ha sposato Augusto Sibilla, originario di Pieve di Teco, contitolare di Autoricambi Albenga di via Piemonte. C’era Margherita Contestabile. I figli maschi: Franco, impresario edile a Imperia, che nell’immobile attiguo agli alimentari di Nava tiene in vita la bottega del miele; Mario, con la famiglia è proprietario dell’albergo Alpino. Il terzo fratello Fausto, dimorava in via Nazionale 47, è morto.  Non è facile, comunque, districarsi nell’album famigliare e genealogico dei tre gruppi originari e ci scusiamo per possibili errori, visto che l’unica certezza bisognerebbe ricostruirla andando a spulciare nelle scartoffie dell’ufficio Commercio del Comune di Pornassio. Non solo, le attività di ‘generi alimentari’ e ‘panetteria’, vendita del miele, sono pure diverse, cognomi simili, ma in qualche caso non parenti. A Nava resiste la caratteristica ‘casetta’ (prefabbricato) della Lavanda, dove purtroppo di coltivato profumato (e di essenza) non c’è più un metro quadrato. Dietro il banco di vendita la giovane Antonella Roattino Cacciò. E’ rimasta la nomea, l’alambicco come ‘pezzo da museo’. Se si vuole il ‘fiore’ bisogna raccoglierlo sulle alture, profumo intenso e gambo più corto. In origine l’emblema ‘lavanda, profumi, saponi’  Coldinava si trovava in una costruzione originale e ammirata proprio di fronte al Lorenziana, oggi adibita ad abitazione saltuaria.

La frazione Nava aveva persino conosciuto un periodo di vero e proprio boom edilizio,  non sempre all’insegna del buon senso e del rispetto dell’ambiente, della valorizzazione alpina; di fatto più o meno, negli stessi anni della locomotiva- traino della stazione turistica estiva ed invernale di Monesi. Ma se nelle due frazioni di Mendatica e Triora che portano lo stesso nome, il fenomeno era soprattutto sorto grazie all’iniziativa imprenditoriale e finanziaria dei tre fratelli Ingo, Roberto, Enrico Galleani, figli ed eredi del conte Federico e per un periodo del dinamismo del brigasco Armando Lanteri, l’evoluzione – sviluppo di Nava, con le sue nebbie estive, erano dovuti alla felice posizione di madre natura. Nè troppo montagna, nè troppo vicina al mare. E ancora, ubicata lungo una statale nevralgica per il traffico da e per la Riviera di Ponente, da e per il Piemonte. Percorso di lavoro, ma anche di  vacanzieri diretti alle spiagge, con week end affollati. Con chi va a prendere la tintarella e chi preferisce l’aria salubre dei monti. Pochi analisti immaginavano cosa avrebbero riservato gli anni dopo la febbre di costruzioni, di seconde case affacciate sui boschi, sui prati. Gli annali di cronaca raccontano pure di esposti, ricorsi, persino denunce, inchieste giudiziarie, cause al Tar, per fermare il propagarsi disordinato e disarmonico di costruzioni. Oggi siamo alla Caporetto. All’inflazione di cartelli ‘ Vendesi ‘. Nel centro Nava, sulla strada statale 28, laddove per anni aveva sede un artigiano meccanico e carrozziere, gommista, la benemerita famiglia Porro ha iniziato i lavori di trasformazione in alloggi; la crisi del mercato e le difficoltà del credito hanno imposto uno stop, anche in attesa di acquirenti- investitori sempre più rari da queste parti.

Difficile credere alla bacchetta magica. Alla ricetta col vento in poppa. Il Comune, da solo, ha sempre avuto obiettivi  marginali e scarsi margini di manovra, di impulso, di timoniere. La stella polare, non diciamo nulla di nuovo, avrebbe dovuto trovare una genesi proveniente dalla politica nazionale e da quella regionale. La montagna ponentina, colpita dallo spopolamento disastroso, doveva essere una priorità assoluta. Invece le compagini di politicanti che si sono succeduti, nelle parole, nei convegni, in campagna elettorale, incitavano a valorizzare l’entroterra, annunciavano le linee guide, le tappe dei progetti anche grandiosi di rilancio, nei fatti  il 95 per cento delle risorse pubbliche e dei finanziamenti degli istituti di crediti gestiti dagli stessi politici (alcuni veri e propri marioli) erano riservati alla fascia costiera, con popolazione in aumento, gradi affari a suon di speculazioni, profitti ingenti, e soprattutto bacino elettorale a destra e a sinistra, al centro. Con il mondo sindacale a far da ‘camerieri’. Le associazioni di categorie smemorate o con memoria corta.

Nava da rinomato centro di villeggiatura, decantato nei depliant, si è trovata alle prese con la crisi economica dove il più debole soccombe  più degli altri. Non è stato sufficiente, per fortuna, la mancata realizzazione del tunnel Acquetico – Cantarana, rimasto sulla carta.  Non perchè sia superfluo. Anzi, sarebbe un manna per l’Alta Val Tanaro, a sua volta falcidiata dal passo dei gamberi, a sua volta incapace di unire sforzi ed obiettivi, con scelte più dirompenti e coraggiose. In buona parte illustrate dall’ingegner Filippo Bonfiglietti, pensionato con passato di manager in aziende multinazionali ed esperto di comunicazione. Ora proprietario di seconda casa ad Ormea, oltre che autore di due libri sulla località attraversata dal Tanaro.  Il discorso che se tagliato fuori dalla statale, l’abitato di Nava, in particolare e la stessa Ponti di Nava, cuneese (ai confini con il territorio imperiese), non sono affatto preparate alla svolta. Senza andare lontano basti vedere cosa succede nelle meno turistiche località di Ranzo, Borghetto d’Arroscia, Vessalico dopo che i centri abitati sono rimasti ‘esclusi’ dalla benefica variante provinciale. Benefici tanti per il traffico, per i trasporti, ma colpo durissimo per l’economia dei tre piccoli comuni a fondo valle, sempre in attesa di strumenti urbanistici all’avanguardia. capaci di creare interesse e calamita, attrattiva, investimenti.

Nava con i suoi 5 forti ottocenteschi: Montescio, Richermo, Pozzanghi, Centrale, Bellerasco.  Fortificazioni che ci riportano ai tempi bellici,  alle batterie di protezione, ai cannoni  da 15 GRC/ Ret, con obiettivi le valli ad occidente del Colle di Nava, fin verso Monesi,  e la cresta del Saccarello, Tanarello.  Si doveva proteggere la strada militare di arroccamento Nava –  San Bernardo di Mendatica – Monesi. Ora testimoni dei tempi, richiamo per escursionisti.  Forti che ci ricordano la tragedia immane delle guerre, i sacrifici di tanti cittadini inermi.  Nava con la Rocca Ferraira, una cava di pregiato marmo rosa.  Nava che ospita il sacrario degli Alpini, le spoglie del generale Battisti, comandante della divisione Cuneense nella Russia delle stragi.  Nava con i ruderi, quasi ai confini con il Piemonte, della Cappella Romanica di S.  Raffaele (1400 d.C.), che fu di proprietà dei Cavalieri  Gerosolimitani.

Nava, sul bivio che porta a Monesi era stato aperto un albergo (Mongioie), poi ristorante, infine pizzeria e da decenni sono rimaste le insegne. Porte e finestre sbarrate, la proprietà (per eredità) di un avvocato (Amadeo) di Genova. Nava, negli anni 50 e 60 d’estate, dai primi di luglio e fine agosto, si popolava di seminaristi della diocesi di Albenga – Imperia (oggi gli immobili sono due, parzialmente utilizzati da sacerdoti e comunità parrocchiali); Nava che negli stessi anni aveva edifici riservati ai salesiani, ad un collegio di suore e che nella stagione estiva accoglieva  nei boschi demaniali  i campi di esercitazione dei militari, con tutto ciò che comportava in termini di presenze, visitatori, sul piano del commercio e della ristorazione. Nava delle colonie estive.

Nel terzo secolo Nava, secondo un autorevole scrittore imperiese, Vittorio Coletti (La Repubblica), merita altre citazioni, di altro spessore. Ha scritto Coletti nell’edizione di domenica: “ Se passi da Colle di Nava vedi decine di questi sventurati emigrati, sbarcati sulle coste della Sicilia,  nutriti e vestiti decorosamente, che passano il loro tempo nell’inedia più completa. E alcuni di loro sono giovani in forze e altri, mi dicono, gente con studi e competenze. Ci si chiede allora; ma non si potrebbe far fare a questi rifiugiati qualche lavoro di pubblica utilità ? Le strade provinciali sono in abbandono, le campagne franano a valle; la Protezione civile ha bisogno di aiutanti; il territorio necessità di perizie…Perchè non chiedere a queste persone in cambio  dell’ospitalità e magari anche di un modesto compenso monetario, di dedicarsi a qualche attività socialmente utile ? Risposta, non si può, scatterebbero obblighi normativi, dalla regolarizzazione dei clandestini all’assicurazione malattia ecc.  che renderebbero impossibile o troppo costoso anche un impegno leggero, di poche ore al giorno. A un bravo prete imperiese – conclude Coletti  che ha fatto pulire dai migranti da lui assistiti strade e campagne danneggiate non sono mancate le critiche. Ecco perchè passi da Nava, a qualsiasi ora  del giorno, e incontri gruppetti di questi sventurati in sconsolata e mortificante inerzia…”. Coletti ha ragioni da vendere, ha il limite di non vivere da decenni (da giovane era dirigente dell’Azione cattolica imperiese) le realtà di questa terra. Gli sfuggono tanti parassitismi e disinformazione popolare, la crosta permeabile. Forse non sa che , si è radicata l’incultura leghista, tra cacciatori, artigiani, piccoli imprenditori, massaie. In queste valli hanno governato un vice presidente della provincia, leghista ortodosso, geometra in attività; assessori provinciali e sindaci ‘padani’, votati e rivotati. A Coletti si potrebbe far sapere che il sindaco di Pornassio, Emilio Fossati, uno che si è sempre sporcato le mani con il lavoro di artigiano idraulico, ha utilizzato a suo rischio emigranti per rimettere in ordine l’edificio scolastico e non solo. Emigranti che, a Nava, hanno la fortuna di giocare quasi ogni giorno nel campo di calcio del Comune, che sono ospitati nelle ex colonie provinciali e affidati alla nota cooperativa savonese – imperiese Il Faggio.  La locale stazione dei carabinieri, con tre uomini, maresciallo incluso, non ha avuto problemi per la presenza di alcune decine di migranti (uomini in maggioranza) se non piccole beghe personali che ogni tanto esplodono al loro interno.  Anzi, Vittorio Coletti farebbe opera meritevole socialmente se dedicasse più frequentemente qualche articolo, servizio, commento allo stato socio – politico dell’entroterra del suo imperiese ed utilizzando la memoria di ferro che possiede. A fronte di una ricca produzione della fascia costiera, da Ventimiglia a Diano Marina, l’archivio paesini e montagna piange, si direbbe persino discriminato dai poteri forti e da mala politica. Non ci sono del resto più edicole, e pochi lettori.

L. Cor.

Sul prossimo numero di trucioli  “La pista più veloce e prediletta dai centauri piemontesi e liguri. Cosa accade ogni domenica e negli wek end, Issata la bandiera della illegalità al codice della strada grazie alla statale 28.  

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