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Stupro all’alberghiero di Finale? Curioso confronto tra giornalisti: Andreetto,Ciolina, Chiarelli,Menduni,Molinari,Raffa,Rembado


I fatti: venerdì 31 gennaio 2014, attorno alle tre del pomeriggio, alcuni ragazzi e una ragazza varcano la soglia dello spogliatoio maschile al secondo piano dell’Istituto Alberghiero “Migliorini” di Finale Ligure. Nove secondi dopo (il tempo è stato cronometrato durante le indagini dai colleghi del docente) il professor Mauro Palliotto, attirato dal trambusto degli studenti in libera uscita, si affaccia a sua volta nella stanza. Palliotto vede una scena che non gli piace, scrive una nota contro alcuni studenti della prima G e la cosa finisce lì. Qualche minuto dopo lo stesso insegnante incontra la sedicenne sul vialetto all’ingresso della scuola e si offre di accompagnarla a casa.

Sabato, domenica e lunedì (per la festa patronale) l’istituto è chiuso. La ragazza (una sedicenne di origine polacca), intanto, parla con i genitori e decide di sporgere denuncia contro quattro compagni di scuola, tutti tra i 14 e i 16 anni di età. Martedì 4 febbraio i carabinieri cominciano a fare indagini nell’istituto; il preside legge la nota e (forse dietro un input degli stessi carabinieri) sospende i quattro ragazzi in via cautelativa. Qualche giorno dopo Giuliana Todisco, il GIP del Tribunale dei Minori  di Genova legge il verbale d’indagine dei carabinieri, decide di incriminare i quattro per violenza sessuale di gruppo nei confronti della studentessa, ne ordina l’allontanamento dalle famiglie e il domicilio coatto in quattro diverse comunità liguri, piemontesi e toscane.

Nove secondi. Più o meno lo spazio in cui Bolt corre i cento metri. Nove secondi per decidere una fetta di futuro di cinque minorenni. Che cosa è veramente successo in quegli istanti? Di tutto. Anzi, niente. Quasi niente. Qualcosa. Questa storia ha fatto un gran botto a livello nazionale, e ne sono state dette di tutti i colori. Noi adesso proviamo a riassumere questa vicenda utilizzando prevalentemente gli articoli dei due maggiori quotidiani locali,”Il Secolo XIX” e “La Stampa”.

La notizia la strilla nelle prime ore dell’11 febbraio l’ADN Kronos (ripresa da SkyTg News), ma la bomba scoppia lo stesso giorno sul Secolo XIX, che ha addirittura un richiamo in prima pagina. La novità è che la Procura dei Minori di Genova ha fermato i quattro studenti dell’Alberghiero di Finale e li ha indirizzati in comunità. Per cosa, di preciso ancora non si sa. La denuncia è partita dalla famiglia della studentessa. Pochi i particolari: “Una ragazza di sedici anni, studentessa all’IPSSAR “Migliorini” di Finale Ligure, rannicchiata in un angolo nel tentativo di sfuggire alle molestie sessuali perpetrate da quattro compagni di classe” è il succo del discorso. Il preside getta acqua sul fuoco: “Non sono a conoscenza che siano stati presi provvedimenti dal Tribunale”, ma l’analisi-cronaca di Silvia Andreetto , stimata corrispondente di lunga data, sembra lasciare poco spazio a dubbi: “All’Istituto Alberghiero i quattro ragazzini hanno agito insieme, usando la forza contro una ragazza e senza mostrare alcuna pietà alle richieste della vittima di smetterla” fino a quando una professoressa di guardia ai corridoi non è intervenuta. Andreetto mette subito in campo il “branco”: “Ancora una volta il branco è entrato in azione in un istituto scolastico. E ancora una volta i bagni sarebbero stati individuati come il rifugio considerato protetto per mettere in pratica le terribili strategie partorite da menti morbose, nonostante il tentativo di difesa di buona parte dei compagni”. Già, perchè appare subito chiaro che gli studenti sdell’Alberghiero si schierano dalla parte dei ragazzi: “Uno di loro si è limitato a prenderla a braccetto e stavano scherzando mentre stavano andando in palestra” dicono a mezza voce. E ancora: “Lei racconta che l’avrebbero costretta a mettere la testa nelle loro parti intime ma non è vero. Si è inventata tutto e ha mentito ai carabinieri”.

Il giorno dopo, sempre sul Secolo XIX, all’Andreetto si affianca Giovanni Ciolina, cronista di giudiziaria e coordinatore delle pagine sportive locali. Nell’articolo si fa riferimento, al condizionale, a un “rapporto orale” che si sarebbe dovuto consumare nei servizi igienici dell’istituto: “Uno di loro (i quattro ragazzi inquisiti) avrebbe addirittura immobilizzato la vittima tenendole ferma la testa per impedire di evitare il rapporto”. Sulla pagina web dell’edizione savonese le ipotesi sono ancora più audaci: “Secondo le testimonianze della vittima e di alcuni suoi compagni di scuola, uno dei ragazzi l’avrebbe presa sottobraccio e portata nei bagni dove sarebbe stata costretta a un rapporto orale. Sembra che gli altri tre abbiano assistito alla scena, forse aspettando il loro turno”. Su qualche altra testata, il rapporto orale da presunto diventa pressochè certo: “Il ragazzo l’avrebbe spinta in bagno dove si sarebbe abbassato i pantaloni pretendendo un rapporto orale. Intorno tre compagni guardavano, aspettavano il loro turno” è la ‘fotografia’ di Mario Molinari sull’edizione web de “Il Fatto Quotidiano”. Lo spiazzo davanti alla scuola viene subito invaso da giornalisti e telecamere.

Sempre il 12 febbraio anche “La Stampa” comincia a occuparsi del caso. Marco Raffa, redattore di giudiziaria, riporta il racconto fatto dalla ragazza ai carabinieri e, sempre tra virgolette, anche quello del professor Palliotto che avrebbe notato dentro lo spogliatoio “la ragazza in piedi attorniata dai tre che la stavano trattenendo. A distanza un quarto ragazzo, a torso nudo e con i pantaloni indossati, tanto che la mia impressione è che si stesse cambiando”. Su “La Stampa”, insomma, la professoressa diventa un uomo e i bagni tornano ad essere uno spogliatoio. Inoltre, nessun branco, niente stupri e oralità varie, ma un titolo forte: “Io, abusata a scuola. Fa arrestare quattro compagni ma tutti sono contro di lei”.Anche Raffa, infatti, racconta della solidarietà dei compagni ai quattro studenti e pubblica il messaggio dell’amica del cuore della vittima, che dapprima avrebbe solidarizzato per telefono con la sedicenne e poi avrebbe cambiato idea, postando su Facebook: “Lei sta raccontando un mucchio di cavolate senza rendersi conto che sta rovinando la vita a quattro ragazzi”. Un cambio a 180 gradi: già, ma perché? Sempre su La Stampa, in pagina locale, Augusto Rembado storico corrispondente da Pietra Ligure, si pone la domanda giusta: “Dovrà essere ricostruito se quanto la ragazza ha raccontato possa essere realmente avvenuto durante il lasso di tempo (secondi o minuti?) trascorso nello sgabuzzino”.

Altri hanno meno dubbi: giovedì 13 febbraio Il Secolo XIX apre con una manchette in prima pagina: “Per quei quattro era come un rito”. Sulle pagine nazionali scende in campo il big più introdotto del quotidiano Marco Menduni, la cui cronaca è ricchissima di particolari: “Era come un’iniziazione (avrebbe raccontato la ragazza, secondo il resoconto del giornalista genovese): quando sono entrata nello spogliatoio uno di quei quattro era già lì, aspettava con i pantaloni abbassati”. Si affaccia l’idea che si sia trattato di un “regalo” per uno dei quattro che il 31 gennaio compiva gli anni. Per il cronista genovese Palliotto, che aveva visto la prima parte della scena “capisce che c’è qualcosa che non va, cerca di rintracciare il gruppetto. Quando si avvicina allo spogliatoio il ragazzo rimasto all’esterno lancia l’allarme. ‘Arriva il prof!’. Lui, il docente accelera. Entra nella sala, fa in tempo a vedere il giovane contro il muro che entra che si tira su i pantaloni alla bell’e meglio, mentre un altro sta ancora tenendo una mano contro la nuca della vittima, per spingerla verso l’amico”.

Ancora più esplicito il riquadro centrale con la cronologia: “I quattro ragazzi, uno impegnato come palo, portano la ragazza negli spogliatoi maschili e tentano di abusare di lei”. E, poco più sotto, un’accusa precisa all’insegnante: “Un prof. aveva scoperto tutto 5 giorni prima di dirlo al preside: solo una nota agli studenti”. Sembra che non ci sia più niente da scoprire, e, del resto, secondo il racconto ripreso da Menduni la prosecuzione nei confronti della ragazza durava da più di un mese: “confidenze eccessive, frasi turpi, palpeggiamenti intimi. Ci avevano provato, i quattro del branco, già con un’altra ragazza. Ma questi li aveva messi in riga. E allora avevano ripiegato sull’amica: più timida, più riservata, più bambolina”. L’amica, per intenderci, è quella del messaggio su Facebook. La ragazza molestata, alla fine, ha deciso di cambiare istituto.

Anche il giorno dopo Menduni sembra non avere dubbi: “La ragazza è stata prelevata da due ragazzi, zittita con una mano sulla bocca, trascinata in quel vano, toccata, palpeggiata e spinta a un atto sessuale con uno dei ragazzi”. Qualche riga più avanti il giornalista ospita la precisazione di Maria Teresa Bergamaschi, l’avvocato della ragazza molestata: “La mia assistita non ha mai parlato di uno stupro e nemmeno di essere stata costretta a un rapporto orale. Ha raccontato che mentre un compagno di classe la spingeva contro i genitali di un ragazzo un terzo assisteva alla scena e un quarto faceva da palo”.

Ad Andreetto stavolta tocca raccontare il brevissimo incontro con il preside Luca Barberis, il quale ribadisce la linea: “Proprio per favorire l’indagine giudiziaria, in questo momento, ritengo doveroso astenersi da ogni forma di interferenza. Intanto la scuola ha mantenuto il massimo riserbo sulla vicenda al fine di tutelare al massimo i cinque minori coinvolti”. Strano a dirsi, tutti – a partire dagli studenti – seguono alla lettera l’invito del preside e i cronisti devono accontentarsi dello sfogo di qualche docente contro l’attenzione morbosa di stampa e tv.

Il 14 febbraio, sulla cronaca nazionale de “La Stampa” arriva Teodoro Chiarelli.  altra penna di prestigio del giornalismo. Cita l’ordinanza del GIP che riporta le parole della studentessa (“trenta-quaranta secondi, interrotti dall’arrivo di un insegnante, in cui la giovane sarebbe stata spinta nello spogliatoio dove c’erano uno studente con i pantaloni abbassati e uno dei ragazzi le avrebbe avvicinato il viso ai genitali dell’amico che indossava i boxer, sotto gli occhi di un terzo mentre il quarto faceva da palo”) e dà conto di nuovo delle voci raccolte tra i ragazzi del “Migliorini”, tutte piuttosto innocentiste. “Quasi tutti a scuola, docenti e studenti, sembrano schierarsi dalla parte dei quattro ragazzi” si legge in un altro articolo, a firma di Augusto Rembado.

Il 15 febbraio tornano d’attualità i messaggi. Non solo quello su Internet, di cui abbiamo già parlato, ma un diluvio di commenti via Facebook, in netta prevalenza contro la ragazza (‘Sei una stronza, come lo sei sempre stata”, e “Non farti mai più vedere qui”). E, soprattutto, un paio di SMS, uno del 31 gennaio e l’altro di qualche giorno dopo, spediti da due dei quattro ragazzi. Ne parla Rembado su La Stampa del 15 febbraio: “Abbiamo esagerato. Ma era uno scherzo, anche se pesante”. Intanto, il GIP Tondina riconferma in un’ordinanza l’allontanamento dei quattro dalle famiglie con toni piuttosto duri: i quattro ragazzi avrebbero “un’indole particolarmente violenta e priva di remore nel commettere gesti spropositati nei confronti di una compagna di scuola”.

Ci sono tante altre voci in questa storia, dal Collegio Docenti e i rappresentanti degli studenti della scuola, giustamente preoccupati di tutelare un istituto di eccellenza dalle speculazioni nazionali e locali, agli abitanti di Finalborgo, chiamati a commentare un episodio accaduto a cento metri ma, in fondo, distante anni-luce da loro. Lo zio di uno degli accusati, intanto, si fa qualche domanda: “Io non capisco – si legge su Il Secolo XIX del 14 febbraio – perchè la magistratura abbia deciso di prendere un provvedimento così forte senza ascoltare la versione dei ragazzi che non sono stati ancora interrogati. Non capisco come mai, nonostante un maresciallo dei carabinieri volesse sentire anche la posizione dei ragazzi, il magistrato abbia deciso di strappare i ragazzi alle famiglie basandosi solamente sulla versione accusatrice della ragazza”.

Ma a riportare la questione al suo nucleo essenziale è Alfonso Ferrara, l’avvocato di uno dei quattro accusati: “Il professore intervenuto nello spogliatoio – si legge nella dichiarazione raccolta da Silvia Andreettosi è contraddetto nel corso della sua deposizione. Infatti, nonostante nella nota riportata sul registro di classe abbia denunciato un ‘comportamento indegno e scorretto dei ragazzi verso la compagna di classe’ nelle dichiarazioni rilasciate ai carabinieri dice di aver sentito solo ‘un vociare concitato ma di non aver sentito la voce della ragazza in maniera distinta e di non aver visto nulla se non i ragazzi che si spingevano”. Nulla, insomma, che facesse pensare che i quattro volessero sottoporre la ragazza ad atti a sfondo sessuale. Già, allora perché quella nota?

Sempre il 15 febbraio, intanto, sul Secolo XIX si sentono finalmente le parole dell’amica del cuore: “Non è vero che anch’io fossi tormentata da quei ragazzi. Non è successo mai nulla di strano che mi abbia costretta a difendermi. La mia amica ha esagerato tutto, nella scuola non c’è stato nessuno stupro”. Più o meno l’esatto contrario di quello che avrebbe raccontato la ragazzina molestata.Qualcuno mente di sicuro: chi, e perchè?

Per ascoltare la voce dei quattro indagati bisogna aspettare il 18 febbraio. “Le versioni dei ragazzi – scrive Medunicoincidono tutte su due punti: non c’è stata nessuna coercizione alla sedicenne, perchè li seguisse negli spogliatoi; dopo non è successo nulla, anche perchè l’arrivo di un professore è avvenuto dopo pochi secondi. Anzi, i ragazzi offrono un’altra verità. Spiegando che è stata proprio la ragazza, sempre in cerca di attenzioni e di conferme, ad aver avuto nelle settimane precedenti, atteggiamenti attraverso i quali volesse far notare la sua femminilità. Atteggiamenti così insistiti, ha spiegato uno dei ragazzi, da creargli addirittura più di un imbarazzo perchè nello stesso istituto c’era anche la sua ragazza e lui non gradiva quelle attenzioni. Nessuno ha prelevato di forza la compagna, che anzi li ha seguiti sottobraccio nello spogliatoio dopo che i due giovanissimi le avevano chiesto di poter discutere proprio dei suoi comportamenti in un luogo appartato. Luogo individuato proprio nello sèpogliastoio dove, secondo le previsioni, nessuno avrebbe disturbato. L’arrivo del prof, invece, è stato quasi simultaneo al loro ingresso nel vano ‘in cui non è successo assolutamente nulla’ “. Se così fosse, si sarebbe trattato di un chiarimento tra coetanei e acquisterebbe un senso anche l’atteggiamento degli studenti della scuola. Domanda: su che cosa si sarebbe basata la denuncia della ragazza? Possibile che la sedicenne si sia inventata tutto? E le indagini dei carabinieri? Il capitano Morelli ha sempre affermato che i ragazzi “Non hanno fatto finta di non capire la gravità di quel che avevano fatto. L’hanno compresa, anche se hanno sottovalutato quel gesto e non si aspettavano un provvedimento così pesante”. E la famosa nota del professore?

Piano piano, qualcosa si chiarisce. Il 4 marzo uno dei quattro ragazzi  – un cinese povero in canna che abita in un paese dell’entroterra, ufficialmente  a casa di uno zio: i professori hanno dovuto fare una colletta per pagargli un avvocato difensore, era davvero lì per caso, lo dice la stessa vittima – viene rilasciato senza particolari obblighi. Tre giorni dopo, gli altri ottengono la “permanenza domiciliare”, ossia uno strano tipo di arresti domiciliari: sempre a casa, tranne nelle ore di scuola, con l’obbligo di frequentare l’istituto. Il giorno del rientro, c’è spazio per una festicciola spontanea tra compagni – bloccata dal preside – e una fantomatica torta, con conseguente scandalo lanciato dal TgCom e ripreso dai giornali, e facile commento di qualche preside savonese.

Il resto è storia di oggi. Il 4 giugno è iniziato il processo davanti al Tribunale dei Minori di Genova. Il professor Palliotto, l’unico testimone sostanziale della vicenda, ha aspettato di deporre per alcune ore e poi è dovuto tornare a Finale per gli scrutini. Sarà sentito nella prossima udienza. A lui toccherà il compito di spiegare il perchè di quella nota che ha contribuito ad accendere la miccia, e dell’atteggiamento della ragazza (in stato di choc o del tutto tranquilla?) durante il tragitto da scuola a casa. L’amica del cuore della sedicenne, intanto, ha continuato a scagionare gli imputati e il capitano Morelli ha ribadito quanto già dichiarato.

I ragazzi rifiutano ogni misura di riabilitazione (servizi sociali e quant’altro) e chiedono di essere giudicati. Ai tre ancora sottoposti a misure restrittive è stata subito revocata anche la permanenza domiciliare. Tra le righe delle interviste a parenti e amici aleggia, da una parte e dall’altra, il fantasma di eventuali risarcimenti.

Rimane sullo sfondo l’ipotesi di uno scherzo un pò pesante, macinato dai media giorno dopo giorno fino a diventare un cattivo sceneggiato tra Peyton Place e un porno mal riuscito. Rimangono anche la denuncia della ragazza, le indagini dei carabinieri, gli SMS e quelle parole (“comportamento indegno”) scritte in una nota forse inevitabilmente frettolosa, ma che il professore dovrà chiarire. Il preside, intanto, continua sulla sua linea di riservatezza, e l’unico che finora ha sempre agito per tutelare tutti i minorenni sembra essere proprio lui. Di certo, aveva ragione  Augusto Rembado quando il 12 febbraio chiudeva il suo articolo: “Non sarà facile chiarire cos’è veramente successo”. Si riprende il 6 ottobre.

Carlo Maria Vecchiato


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