Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Vado Ligure la direttrice che arriva da Albenga, passando per Tovo S. Giacomo


Maria Rosa Siffredi, direttore gestionale della Segesta-Vada Sabatia : «Ho i brividi, non riesco a mettere insieme le immagini che ho visto con quello che ho vissuto e vivo quotidianamente nella struttura. L’operatore che un minuto prima ha offerto a una paziente il gelato con i propri soldi è lo…(Leggi l’intervista a ilsegnonews…).  Qual è il curriculum della dirigente ? Non l’abbiamo letto, nonostante il fiume di inchiostro e paginate web. E’ la psicologa nata ad Albenga il 25 gennaio 1967 ? E’ stata alle dipendenze del Gabbiano di Tovo S. Giacomo (centro ribilitativo convenzionato Asl) di proprietà della famiglia  Boragno – Pollo ? Si dice detengano una percentuale nella Segesta Vada Sabatia. Qualcuno gli vuole ‘male’ (appartenenze massoniche) al punto da ‘ignorare’ questo particolare e tenerli sotto scacco? E che dire di quel commercialista di Loano che l’11 dicembre 2013 aveva segnalato per iscritto ‘gravi carenze nell’assistenza’ ? L’assessore Montaldo era all’oscuro ? Il capogruppo Pd, Miceli, conosce i soci di minoranza?   

Sarà che i tempi cambiano e anche il modo di ‘fare giornalismo’.  Sarà che il vecchio cronista di strada non è più di moda e l’informazione d’inchiesta si affida a brave troupe televisive (Le Iene,  Striscia la notizia), o super inviati speciali (collaboratori della Gabanelli, di Anno Zero), sta di fatto che la ‘vicenda di Vado Ligure‘ che tanto scalpore, indignazione, interrogativi, sta provocando, lascia ‘basito’ il povero settantenne reduce da una vita  da ‘soldato’ a cercare notizie, notiziole, scavare, esibire riscontri, crearsi una rete di informatori affidabili.

Abbiamo letto chi è al vertice del Gruppo Segesta, fondato a Milano nel 1994,  con interessi in diverse regioni d’Italia, ma non ci hanno spiegato  come sia arrivata alla direzione gestionale Maria Rosa Siffredi.  E’ come se scoppiasse uno ‘scandalo’ in una filiale di banca, in un albergo, in una clinica e, al di là delle presunte responsabilità,  si ignorasse che a rispondere viene sempre chiamato (salvo casi eccezionali) chi ha il ruolo esecutiva. E  sarebbe il primo a presentare le dimissioni e l’azienda accettarle. E’ avvenuto ?

Non ci era mai capitato, tra le tante vicende di cronaca che abbiamo seguito in oltre 40 anni, che il vertice di un’azienda scossa da un ‘terremoto’ senza precedenti  fosse descritto alla stregua di una delle ‘vittime’. Ad essere precisi è accaduto qualche volta all’ Acna di Cengio, per gli 870 morti della  Savona – Torino prima del suo raddoppio, grazie all’iniziativa di un magistrato (il compianto Antonio Petrella), negli anni dannati del Depuratore Consortile di Savona (pubblico).

Hanno svolto il loro lavoro i colleghi Andrea Ghiazza e Irene Salinas  intervistando la Siffredi per ilsegnonews (operava in sinergia con il Comune  di Vado?) .  Peccato non abbiano chiesto il curriculum, non storie personali che non interessano, non è un personaggio pubblico. Semmai notizie sulle passate esperienze lavorative. Sull’esistenza o meno di segnalazioni e lamentele di famigliari degli assistiti, del personale. Come sia arrivata alla Segesta, chi nella catena  comandi l’abbia assunta affidandole una grandissima responsabilità gestionale e con chi si rapportava all’Asl, i rapporti con la struttura medica interna. Anche i camici bianchi (alcuni ‘fratelli muratori’) erano all’oscuro ? Chi ha interesse può leggere l’intera intervista e fino a prova contraria le sue parole, i suoi dinieghi non sono stati confutati dai massimi vertici Segesta che, con i soci, hanno messo al lavoro i legali e tra essi c’è un ottimo ‘fratello’ di Savona.

Da modesti cronisti di un blog di volontari senza pretese, non abbiamo la possibilità pratica di  muoverci a destra e a manca, fare a 360 gradi il ruolo del cronista che risponde solo alla sua coscienza, ai lettori, all’editore, alla direzione politica. Il magistrato che indaga(GB. Ferro) ha fama di persona preparata, scrupolosa e per nulla timoroso dei potenti. L’ha dimostrato in altre inchieste,  quando ha indagato per vicende delicate che chiamavono in causa  esponenti del clero, della curia, delle gerarchie ecclesiastiche. Ha denunciato per diffamazione l’architetto Marco Melgrati, già sindaco di Alassio, che ha risarcito in beneficenza e la querela è stata ritirata.

E’ possibile, ad esempio, che nessuno abbia letto,  mercoledì 11 dicembre 2013,  quanto ha scritto IVG.it (il web più diffuso in questa provincia, così sostiene l’editore): ” Manca l’assistenza medica, riabilitativa e infermieristica adeguata per pazienti neurovegetativi ed in stato di incoscienza ricoverati presso la Segesta Vada Sabatia –  questa la denuncia (sic !) che arriva da Luigi De Donato, marito di una delle pazienti, malata di sclerosi multipla, in cura presso la struttura saniutaria vadese “.

Altro passo dell’articolo: ” L’uomo, che già nella primavera scorsa aveva denunciato la mancanza di pappe necessarie all’alimentazione dei pazienti (è a questo che si riferisce l’assessore regionale alla Sanità del Pd, Claudio Moltaldo ? ndr), oggi, documenti alla mano,  è pronto a dimostrare che il protocollo firmato tra Asl 2 e Vada Sabatia non viene rispettato per le persone gravemente malate. Ho scritto alla Regione Liguria per sensibilizzare il problema, dopo che a nulla sono valsi i tentativi di trovare una soluzione adeguata per le persone ricoverate”.

Il commercialista loanese ha parlato con il portinaio o con la direttrice ? con i suoi più stretti collaboratori?  E’ assai probabile che il dr. De Donato figuri tra i testi dell’indagine avvolta dalla utile riservatezza delle Fiamme Gialle, ma sarebbe ingenuo non porsi altre domande.  E che dire, ad esempio, di un’altra paziente ospite della struttura  alla quale sparirono gli indumenti e ritrovati, sembrerebbe, in un’altra provincia ? Si trattava della moglie di un  ex primo cittadino del savonese ? E funzionario in pensione della Provincia ? E’  verosimile che l’uomo si sia rivolto pure al vertice  massimo dell’Asl 2 ? E interrogato dalla polizia giudiziaria ? Bisognava proprio aspettare mesi e che il vergognoso bubbone esplodesse in forme così devastanti per scoprire ciò che avveniva nei reparti ai danni di poveri pazienti? Della comunità tutta che paga le rette attraverso i bilanci all’osso della Asl?

Continuiamo a leggere IVG.it e la ‘denuncia’ del dr.  De Donato: ” Intanto il reparto dovrebbe ospitare 10 pazienti, ma sono attualmente ben 17. Il medico che dovrebbe essere operativo 7 giorni su 7 non copre tutta la settimana, così come il programma di riabilitazione si attua solo per 3 giorni settimanali. Non c’è abbastanza personale infermieristico e riabilitativo per assistere in maniera consona tutti i pazienti. Ad esempio, nel caso di mia moglie viene tenuto l’ossigeno anche quando non serve, così restano le secrezioni bronchiali ed altre complicazioni”.

Conclusione delle dichiarazioni di De Donato: ” Ho chiesto alla Regione di intervenire per ripristinare le condizioni stabilite nel protocollo di cura per questo genere di pazienti: anzichè sperperare risorse in premi ai dirigenti o altro forse sarebbe meglio occuparsi dei veri problemi sanitari.  Mia moglie è malata gravemente e dall’ospedale Santa Corona siamo venuti nella struttura Vada Sabatia anche per totale mancanza o possibilità di assistenza domiciliare adeguata. Mi dicono che dovrei fare una azione legale…. E ci sto pensando se non si risolverà il problema…”.

Era metà dicembre 2013, non sappiamo quale fu l’esito, l’iter tempestivo di quella documentata protesta. Non crediamo, alla luce di quanto è emerso dall’indagine,  si trattasse di un disservizio ad personam. La dr. Maria Rosa Siffredi  era a conoscenza ? Era all’oscuro ? Ha informato chi dovere nella catena societaria ? O cozzava contro un muro di gomma ? E’ vero o sono invenzioni che il personale  figurava in servizio in piani diversi ?  Da un reparto all’altro, in modo da risultare sempre un ‘numero adeguato’?

Maria Rosa Siffredi, iscritta all’Ordine dei psicologi della Liguria (a meno che non si tratti di omonimia), non ha abilitazione psicoterapica, ma la sua esperienza – gavetta al Gabbiano di Tovo S. Giacomo costituisce un bagaglio di non poco conto. Ecco perchè l’inchiesta, oltre alle responsabilità penalmente perseguibili, dovrebbe fare chiarezza sulla catena di comando, sugli organi di controllo della Regione Liguria dove da anni una forza politica è egemone nella scelta dei direttori generali, dei primari, di strategie che non tengono nel dovuto conto le esigenze dei pazienti e del territorio (turismo, seconde case, assedio al pronto soccorso). Nella razionalizzazione della spesa, nel carico di lavoro tra reparti. L’alternanza, insomma, quando è meritocratica è sempre salutare. Altrimenti continueremo a ritrovarci con  clamorose sorprese. Speriamo che il Pd di Renzi volti pagina (rinnovamento) anche nella nostra Regione.

L’esperienza di anziani cronisti ci ha insegnato che le convenzioni sono terreno minato non da oggi. Vengono spesso affidate a ‘grandi gruppi’ che vincono le gare, poi si affidano a cooperative  (o piccole operatori locali). Chi vince si impegna  a sopportare pesi e parametri di assistenza eccessivi, non stando nei costi si finisce per escogitare ‘riduzioni a catena‘. Confidando nelle ‘amicizie’, spesso nella fratellanza – provvidenza.

C’è un altro aspetto che non abbiamo mai compreso: per quale motivo la Sanità regionale si privi di un organo, un nucleo ristretto di vigilanza. A chi fa paura, a chi conviene o non conviene ? Perchè le strutture ‘ispettive’ ci sono nelle banche, nelle grandi aziende, in molti Paesi all’estero, anche sul fronte sanità, e da noi  non c’è traccia ? Non se ne sente il bisogno ?  L’ufficio ispettivo se fa il suo lavoro può realmente scoprire, prevenire ciò che si demanda all’esplosione di uno scandalo, di una protesta, all’intervento di un organo di informazione (lettere).  La Regione svolge una vigilanza burocratica e non di merito. Guarda che le ‘carte’ siano a posto e non si cura della sostanza. E’ possibile che queste cose non le abbiano mai chieste a chi nella sanità ha operato come amministratore, come ‘responsabile’ e l’ha potuto constatare di persona? Il sindacato dei primari, dei medici, degli infermieri, degli amministrativi ? Il mondo della politica, a destra e a sinistra, corre quando è al potere soprattutto per le poltrone ? Per sistemare il ‘raccomandato’ di turno? La sanità pubblica può attendere.

Luciano  Corrado

 

INTERVISTA AL DIRETTORE GESTIONALE DI SEGESTA-VADA SABATIA MARIA ROSA SIFFREDI

L’eco dei dodici arresti alla Vada Sabatia

Maria Rosa Siffredi, direttore gestionale della Segesta-Vada Sabatia«Ho i brividi, non riesco a mettere insieme le immagini che ho visto con quello che ho vissuto e vivo quotidianamente nella struttura. L’operatore che un minuto prima ha offerto a una paziente il gelato con i propri soldi è lo stesso che poco dopo la prende a pugni».

Una testimonianza nuda e cruda quella di Maria Rosa Siffredi, direttore gestionale della Segesta-Vada Sabatia in merito ai dodici arresti per maltrattamenti da parte del personale in forza all’oramai famoso nucleo 3D della struttura vadese.

Un’intervista con il direttore gestionale più volte rotta da pause: i telefoni squillano incessantemente e domina ancora lo sconcerto per come certi maltrattamenti siano potuti capitare.
L’aria è tesa e lo si percepisce all’interno del Centro. La vita, qui, scorre in un clima surreale. Alcuni pazienti leggono, altri passeggiano all’esterno accompagnati dagli operatori, altri ancora riposano. Gli stessi pazienti del modulo 3D prendono una boccata d’aria aperta con gli operatori non coinvolti nell’inchiesta e con quelli appena arrivati per sostituire i dodici arrestati. Gli sguardi dei giovani pazienti sembrano sereni. Per loro è una giornata come un’altra. Ma le immagini svelate dalla Guardia di Finanza parlano chiaro e rimbombano senza tregua nella testa di tutti.

Come sono potuti succedere fatti del genere? Possibile che nessuno della struttura abbia avuto un sentore che potessero avvenire delle violenze?

«Sembrerà impossibile ma giuro che per noi tutto ciò è stato un fulmine a ciel sereno, proprio non ce lo aspettavamo. Vedere per la prima volta quelle immagini è stato da voltastomaco. Le stesse persone che si prendevano cura degli ospiti con attenzione e dedizione sono le stesse che poi li maltrattavano. Mi è sembrato di vedere un film dove tutto fosse surreale. Gli operatori hanno inscenato una doppia personalità. Siamo i primi ad essere addolorati e distrutti per quello che è accaduto, i dodici operatori hanno agito come in un branco e forse facendo così “squadra” sono riusciti a tenere nascosto questo loro lato violento. Penso che se i maltrattamenti non fossero venuti alla luce così (grazie alle telecamere nascoste della GdF, ndr) difficilmente sarebbero emersi».

Ma tra dirigenti, medici e operatori nessuno si è accorto di segni e lividi sui corpi dei pazienti che potessero ricondurre alle violenze?

«Chi lavora nel settore lo sa. Segni e lividi fanno parte del quotidiano in strutture e soprattutto reparti come questi. Non certo perché ci sono maltrattamenti ai danni degli ospiti ma perché è impossibile gestire loro ventiquattro ore su ventiquattro. Tutti i giorni accadono litigi tra loro, qualcuno si butta per terra, altri si fanno piccole abrasioni. Su cento di questi fatti non si può essere sempre tempestivi al secondo e quindi può succedere che qualcuno in attesa del pronto intervento dell’operatore si faccia male».

Si è parlato molto in questi giorni di personale non qualificato e sottopagato: è davvero così?

«Smentisco entrambe le cose pur premettendo che in ogni modo sarebbe comunque un errore ricondurre queste ipotetiche situazioni a maltrattamenti. Noi investiamo molto nella formazione continua e specifica di ogni singolo dipendente: dal dirigente, agli Oss, agli infermieri agli educatori. Inoltre ogni mercoledì, soprattutto nei nuclei più “delicati” facciamo una riunione interna con la presenza della sottoscritta, psichiatra, psicologo e chiaramente degli operatori per fare il punto della situazione. Inoltre spesso invitiamo nella struttura medici da fuori che possano, anche con spirito critico, apportare miglioramenti nelle cure e nel ricovero dei pazienti.
Tengo inoltre a sottolineare come tutti i nostri operatori siano qualificati e costantemente aggiornati. Ho letto frasi del tipo “alcuni non avevano la qualifica di OSS”, ecco, mi preme a tal prosito chiarire un punto importante. A partire dal 2011, ed è una normativa che legifera in merito, chi ha svolto per numerosi anni il lavoro di Operatore Socio Sanitario prima dell’obbligatorietà del corso, è stato equirapato ai “nuovi” OSS in possesso di qualifica rilasciata dopo il corso. Una sorta di “diploma acquisito sul campo”, quindi, perfettamente a norma.
Sul fronte dei contratti proprio negli ultimi anni abbiano internalizzato tanto il lavoro offrendo così più stabilità e stipendi più alti per i dipendenti. I turni inoltre sono due dalle 7 alle 14 e dalle 14 alle 21 e non sono massacranti come qualcuno ha detto. Certo è un lavoro particolare, ma questo è un altro discorso».

Si è parlato di scarsi controlli e di segnalazioni avvenute in struttura. Le telecamere possono essere una soluzione per prevenire certi comportamenti?

«I controlli -come è giusto che sia- sono soventi. Riguardo alle segnalazioni ci sono stati spostamenti di personale ma fatti su base di idoneità di ogni singolo dipendente a prestare servizio in un reparto piuttosto che in un altro. Le telecamere per legge non si possono mettere dunque saremmo i primi ad accogliere questa soluzione con piacere».

La Regione Liguria ha detto che i pazienti potranno essere trasferiti altrove e a breve i parenti saranno contattati in proposito per decidere. C’è il timore di un “fuggi fuggi” dalla struttura?

«Innanzitutto siamo stati noi i primi -già dal giorno degli arresti- ad aver immediatamente chiamato i parenti per chiedere loro se volessero trasferire i pazienti altrove. Ma c’è stato risposto da tutti che preferivano lasciarli nella nostra struttura per non causare loro smarrimento o cambi radicali. Paradossalmente questo luogo non è mai stato così sicuro come dalle 6:23 dello scorso 11 aprile. Perché poi come ci accusano avremmo dovuto coprire? Quale sarebbe stato il nostro ritorno? Mi sembra tutto assurdo».

Ieri l’assessore regionale Claudio Montaldo ha detto “occorre cambiare tutta la catena direzionale”. Quale è la vostra posizione in merito?

«Questa triste esperienza, che non dovrà mai più ripetersi per nessuna ragione, ci ha profondamente scosso. Non per questo però bisogna fare di tutta l’erba un fascio. Quello che è successo nel modulo 3D non si può commentare però bisogna ricordare come la maggior parte del personale sia estremamente serio e professionale ed operi con un attaccamento alle persone che va al di fuori del rapporto lavorativo. Non si può additare un’intera categoria solo per quanto fatto -per quanto gravissimo- da dodici persone. Magari chiuderemo come struttura già da domani ma il lavoro onesto della maggior parte di noi non può e non deve essere dimenticato».

E QUANDO IL LIONS CLUB DI VADO LIGURE  PROMOSSE LA’ SETTIMANA DELLA SALUTE’
Vado Ligure. “Ed io avrò cura di te – La settimana della salute”: con questo titolo Segesta Vada Sabatia, con la collaborazione del Lions Club di Vado Ligure Quiliano, organizza tra lunedì 2 e sabato 7 luglio visite specialistiche gratuite per i cittadini che vorranno usufruirne.
I medici specialisti, che saranno presenti ciascuno per un pomeriggio dalle 16 alle 19, sono il fisiatra Angelo Raimondo (lunedì 2), il reumatologo Guido Perlasco (martedì 3), il cardiologo Ugo Trucco e l’ortopedico Enrico Pozzi (mercoledì 4), il geriatra Maurizio Barbero (giovedì 5), l’otorinolaringoiatra Franco Mazzetta (venerdì 6) e la diabetologa
Vilma Ballocco (sabato 7).
“Vogliamo sperimentare questa forma di servizio di prevenzione per i cittadini – afferma la direttrice del centro Vada Sabatia Maria Rosa Siffredi – pensando che sia importante, soprattutto in momenti come questi, contribuire a dare punti di IVG.it – Le notizie dalla provincia di Savona – 1 / 2 – 25.01.20142 riferimento a chi pensa di avere bisogno di assistenza e di indicazioni di tipo sanitario.
Ci auguriamo che funzioni anche perché pensiamo di poter ripetere l’esperienza in futuro, anche con specialità diverse da quelle che si sono rese disponibili per questa settimana di luglio”. “Ringraziamo di cuore i medici che hanno aderito alla nostra proposta – conclude – e il Lions club Vada Sabatia con cui condividiamo l’iniziativa”.
Chi volesse essere visitato deve prenotarsi presso la reception del centro Vada Sabatia al numero 0192100301.

L.Corrado

L.Corrado

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