Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Mariolino da Cetara a Ceriale, a Borghetto. L’ultimo ‘re della pesca’ racconta i segreti…

Mariolino, 75 primavere,  66 anni di lavoro sulle spalle; da 45 anni gestisce con moglie e figlio l’omonima pescheria sul lungomare Matteotti a Borghetto S. Spirito.  Nonostante i bay pass al cuore si ostina a non cedere il timone. Inossidabile ‘capobarca’. Conosce i segreti della pesca e di un mestiere ridotto al lumicino. Colpa del mercato ittico di allevamento, dell’importazione globale a prezzi stracciati. Colpa dell’impoverimento del Mar Ligure, con il pescato nostrano diventato un lusso.  E dire che in una notte Mariolino aveva contato 180 casse di besughi: “Il pesce più pregiato e ormai scomparso”. Mariolino ultimo lucido testimone delle famiglie di pescatori che da Cetara si erano trasferiti a Ceriale trasformandola in capitale delle lampare in Riviera.  Oggi nel ‘paese dei Turchi’ è rimasto un nipote di Zaccaria, tra i pionieri. Sulle spiagge ponentine le cianciole non si contavano.  I pesci popolavano il sottocosta caratterizzando un ambiente marino in continua espansione ed equilibrio.  I turisti apprezzavano.      

Sono nato il 28 ottobre 1938 – esordisce Mariolino Acampora -, mio papà Vincenzo un tuttofare, mamma Maria casalinga, eravamo 6 figli. Quattro sono in vita, tre sorelle abitano  a Borghetto: Elena, Carmela, Assunta. Siamo arrivati a Ceriale il 14 agosto 1952. Prima dimora nelle viette del centro storico. Qui sono rimasto 10 anni. Non posso dimenticare il sindaco (Parodi)  che mi ha dato una mano a evitare la naia”.

Ricorda, come fosse ieri, gli altri cetaresi  pescatori(di Zaccaria abbiamo accennato): i Romano,  i Guerra che si sono estinti ed è rimasta una nipote, i Trevisano,  i ‘Lavedova‘ (soprannome). Non solo, a Ceriale, nella stagione estiva, arrivavano altri rinforzi da Cetara. Il mare di sera era un pullulare di ‘lampare’, di giorno decine di bancarelle improvvisate, nelle strade la cantilena dei pescivendoli: “bughe belle donne!“. Molto praticata la pesca a tremagli. Abbondavano le bughe, suali, acciughe,  sardine, sgombri. Centinaia di cassette di pescato portate ogni mattina all’alba ai mercati generali di Genova e Savona.

Mariolino ci tiene a ricordare che non era un ‘benestante’, non aveva neppure la barca; faceva parte dei’ gregari’. E quando non si pescava per il maltempo o il mare in burrasca andava a ‘passare’ la sabbia a Leca d’Albenga, a Borghetto.

“Sono stati anni difficili – racconta -, ho sofferto, ho pianto tante volte. Avevo nostalgia del mio paese, di quel mare dove  ho iniziato a 9 anni, a 13 anni ero a  già Ceriale. Non riuscivo ad ambientarmi.  Eravamo gente povera,  abitavamo i ‘bassi’ della case, i ‘signori’, per così dire, vivevano  ai piani superiori.  Almeno si mangiava tutti i giorni, al mio paese invece era miseria e fame.  A Ceriale sono tornato una seconda volta e mi sono sposato. Mia moglie è originaria di Maiori dove ragazzo andavo a stendere le reti.”

Mariolino non è un gigante,  ma una volontà di ferro lo distingueva  tra i compagni pescatori. “Mi davo un gran da fare – precisa con orgoglio -; è accaduto che Zaccaria, capobarca, ha fatto uno sciopero, ha rinunciato agli altri suoi aiutanti che protestavano perché nella spartizione del pescato guadagnavo più di tutti. Lui voleva ricompensarmi, facevo più ore dell’orologio, sempre disponibile…. Poi ho fatto l’ambulante in proprio, ho comprato due negozi. Purtroppo ho preso delle fregature…e quante!  Con un noto ristoratore della zona   sono arrivato ad avere crediti per 60 milioni. Ho servito molti ristoranti  di Alassio, Albenga, Ceriale, Borghetto, Loano e Pietra Ligure”.

Cosa non sappiamo, cosa non conoscono le ultime generazioni di savonesi….?  Ai tempi di Mariolino pescatore, davanti alle nostre coste, senza andare lontano,  “c’era una montagna di pesci”. Le più pescose erano le acque di Capo Mele, Albenga-Gallinara,  Finale Ligure (levante).  Si pescava da sogno in acque profonde tra i 30 e 50 metri, caratterizzate da abissi. Ora invece tornare a riva con le reti ‘piene’ è un miraggio. I pesci sono rari. Per tante ragioni, si tenga conto, secondo Mariolino, che solo il 2-3 per cento viene catturato, il resto è preda  di altri pesci. Pesce mangia pesce. Ci sono pure situazioni assurde. Il caso della ‘riserva marina’ di Loano è clamoroso, ignorato.  I furbi, definiamoli così, ci vanno lo stesso, nonostante sia zona protetta e di ripopolamento. L’impunità incoraggiata, questa è l’Italia.

C’è qualcosa che il ‘professionista Mariolino‘  non sa spiegarsi?  “Negli anni ’50 e – ’60 – rivela –  c’erano sgombri a volontà; un’abbondanza durata anni. Sono scomparsi.  Non ho mai capito la ragione, mentre  si trovano ancora nella vicina Francia.  Possono confermarlo due ottimi fratelli che hanno la barca a Loano, bravi pescatori: Sergio e Massimiliano. Se ricordo bene, il papà era fotografo  sul lungomare di Ceriale, mentre di Borghetto ricordo Benito e Franco che è mancato“.

E’  difficile incontrare casalinghe e  ‘buongustai’  intenditori di pesce nostrano e dall’allevamento? Mariolino non ha dubbi: “Eccome. Faccio un esempio.  Ci sono orate, branzini, i più commercializzati, d’allevamento. Quelli provenienti dalla Grecia sono i più venduti per via del prezzo. Chi si è chiesto quanti giorni passano tra la pesca e la vendita in pescheria? Si arriva  a 15 giorni. Altro che fresco ! “.

Pescatore ieri, pescatore o quantomeno commerciante di pesce oggi. Un consumo popolare diventato ‘piatto da signori’ se si acquista il nostrano. L’euro è stato una sventura. Chi erano i ‘ricchi’ ? Mariolino: ” Un signorotto di Ceriale era  Poggi, raccoglieva anche un chiodo, diceva che può sempre servire; i Pesce dell’omonima fabbrica di paste, dolci, panettoni e mia moglie è stata una dipendente.  C’era i ‘sciu Finun‘, i Guastavino e chi se li ricorda tutti..!.A quei tempi a Ceriale lavorava tantissimo la gastronomia di Rampino che si è trasferito in Africa, c’era l’albergo Miramare,  ora trasformato in alloggi e Franco ogni tanto viene in pescheria. Ho abitato  due anni a Loano. Nella lunga attività non c’era ristoratore della zona che non sia stato mio cliente. Anzi, credo di aver contribuito in qualche caso al loro rilancio servendo buon pesce ed incentivandoli a puntare sulla qualità. Penso alla Buca di Bacco di Pietra Ligure, per 20 anni cliente. Al Vento di Greco di Albenga, al Claro de Luna dove ho fatto un pranzo di matrimonio e pagato 250 euro a testa, al pesce avevo provveduto io. Ricordo un gran chef, Tullio Venturino, era il numero uno, un’ottima clientela,  credo gestisca il Boschetto di Villanova. Per me che vado verso il viale del tramonto, non posso dimenticare un ‘gran signore’ della ristorazione, una persona semplice e retta,  sempre corretto nel mestiere che fa da una vita, Mario Panozzo di Loano; è venuto qui ancora l’altro ieri, un uomo, un albergatore eccezionale, d’altri tempi“.

Mariolino, il suo principale difetto? “Con oltre 60 anni di esperienza….non mi devono contraddire, altrimenti non ci penso due volte a mandarli a quel paese, a perdere il cliente. Mi alzo ancora all’alba, tra i primi ad arrivare al mercato di Savona dove incontro qualche volta due o tre ristoratori, gli unici dell’intera provincia. Ci sarà un motivo…i clienti che pensano di risparmiare col pesce a tavola sarebbe meglio perderli. Anch’io ogni tanto, dietro il banco, perdo la pazienza…”.

Nella pescheria, seduto davanti al computer, c’è Enzo Acampora, 44 anni, taciturno. Una vita col papà, rigorosamente tenuto in disparte. Come ai vecchi tempi il ‘padre padrone’ resta il capostipite.  Ostinato a non cedere il timone, ce l’ha nel sangue. E sarà così finché  le forze  glielo consentiranno.  C’è mamma Maria: “Con mio figlio siamo rassegnati, anche la figlia ha cercato di convincerlo: ‘Ma papà perché non lasci a Enzo, ha mandato avanti l’attività senza problemi nei due mesi   che sei stato in malattia. Dagli almeno qualche soddisfazione ….“. Mariolino burbero, un cuore d’oro, tra passione e sacrifici, non arretra dal comando. Non è ancora il tempo di cambiare comandante. Non può stupire se il giorno del funerale ad un fratello ha rinunciato a tirare giù la serranda per lutto.

Luciano Corrado

Mariolino in una foto (anni 70) mostra orgoglioso il ‘bottino’
Nella pescheria di Mariolino, anni ’70, il pesce nostrano andava a ruba

 

Il pescato sulla bancarella di Mariolino a Borghetto prima dell’avvento dell’euro
L.Corrado

L.Corrado

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