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Il racconto di Nello Scarato / I Mandala

Per  Leon molte cose cominciavano dai sogni. Quella notte il sogno si interruppe e lo svegliò lasciandogli immagini sufficienti ad una pensierosa ricostruzione. Rivedeva un gruppo di esseri strani,tutti  rosa,con molte deformità tali da farli sembrare esseri extra terrestri, ma che lui nella mente  non percepiva così.

Solo gli occhi erano tutti uguali e lo scrutavano come in attesa di qualcosa. Lui era davanti ad un grosso specchio. Sentì l’impulso di spogliare l’immagine che vedeva per cui incominciò a tirare i capelli. Meravigliato vide che essi venivano via con estrema facilità. Si spogliò dei vestiti e poi con impulso irrefrenabile attaccò la sua pelle: venne  via anche quella. Ora vedeva un essere rosa con tre gambe,due braccia sul lato sinistro e una su quello destro. Si avvicinò agli altri esseri che nel frattempo si erano disposti in cerchi concentri lasciando a lui la posizione centrale. Si sentì all’improvviso pervaso da un senso di potere,di gioia e di assoluta serenità. In quel preciso momento si era svegliato. L’idea non era nuova ,ma il sogno la riportava alla sua meditazione.

Leon era convinto che ogni essere vivente fosse il centro dell’Universo. Ogni vivente era al centro di un cerchio  esistenziale  che comprendeva tutto il resto concepito a suo  uso esclusivo. I cerchi infiniti si intersecavano e si scontravano continuamente  creando  le  illimitate  situazioni della Vita. Sapeva che tale concezione della Vita era già stata formulata anticamente dalle popolazioni  indiane  e poi  utilizzata con varianti nelle teorie del subconscio  descritte dal filosofo psicoanalista Jung, ma Leon non aveva voluto approndire quelle informazioni  e quegli studi per avere la mente più libera di elaborare concetti che voleva fossero solo suoi. Leon non conosceva lo Yoga, ma in determinati momenti,per esempio, nelle giornate di pioggia, riusciva ad estraniarsi completamente fino a percepire la strana fantastica solitudine del centro del suo cerchio esistenziale.

Ma tutto era ancora troppo semplice. Cosa succedeva quando due cerchi esistenziali si sovrapponevano perfettamente  e duravano in quella posizione? Ecco aveva trovato! L’innamoramento  e l’Amore .Era una fusione sicuramente  possibile e verificabile  praticamente. Leon ripensò agli Amori della sua vita passata. Erano nati, vissuti e morti, fino a quello con Dudù che si realizzò nella complicità,nella procreazione e nell’assoluta assenza di  squilibri filosofici. Ma il tempo, con l’aiuto della realtà, macina persino l’Amore  trasformandolo ,quando va bene,in rilassante affetto e rispetto e convergenza di obbiettivi comuni. Qualcosa ancora mancava alle sue macchinazioni. Pensò agli Artisti, ai Poeti, ai Pittori. Quasi tutti  avevano idealizzato un Amore che avevano rigorosamente tenuto separato dalla routine quotidiana.

Conclusione: bisognava inventare un Amore che fosse un baluardo inattaccabile da qualsiasi realtà ,ma che dalla realtà traesse origine.
Cercò di immaginare idealizzazioni di donne che conosceva ,ma ,per quanto qualcuna potesse essere desiderabile sul piano fisico,si rese conto  dell’incoerenza delle ipotesi  formulate che in pratica avrebbero potuto facilmente degenerare. E allora pescò nei ricordi a più largo raggio finchè si  presentò alla sua mente un brevissimo episodio meritevole di analisi approfondite. Leon era seduto in macchina , con la testa fuori dal finestrino, in attesa di Dudù andata per negozi. Era nel  grosso paesone vicino , che si fregiava del titolo di città, dove la gente era più numerosa e Leon la    osservava    con curiosità. In lontananza una giovane donna veniva dalla sua parte. Aveva  uno zainetto presumibilmente  pieno di libri e portava una custodia di violino.

Bionda ,vestita di jeans e maglietta aderente  di colore  chiaro indefinito, mano a mano che si avvicinava mostrava una notevole avvenenza. Leon  guardava sempre più attento con lo sguardo tipico degli anziani che tradiscono un’ingordigia un po’ ridicola quanto  inutile. Appena fu vicina lei guardò Leon e sorrise. Non era un sorriso ironico come avrebbe potuto essere, ma sembrava piuttosto un ringraziamento allo sguardo  accolto come   omaggio  alla sua bellezza della quale era certamente consapevole. Poi si allontanò e si confuse con l’altra gente. Nella mente di Leon il ricordo rievocato ritornò vivissimo  e lui lo riavvolse come la pellicola di un film  pensando di rivisitarlo per effettuare opportune modifiche adatte al suo scopo.

Ecco quindi che la ragazza riappariva in lontananza  ,avvenente, con i libri e il violino,e si  avvicinava alla macchina e  lì si fermava. -“Perchè mi guardi così?” disse. Leon rimase un attimo confuso,forse arrossì anche,poi rispose.”Scusami non volevo essere insolente. Sei così bella che sarebbe un peccato non guardarti! Vai a lezione  o l’hai già finita?”- ” Si, ho finito la lezione da poco”-“Cosa hai suonato?” -“Oggi  ho studiato un capriccio di Paganini“-“E sei brava?-“Me la cavo”-“Deve essere un sballo vederti e sentirti  suonare!” -“Grazie”-“Come ti chiami?”-“Speranza ”  – “Nomen omen“- “Cos’hai detto?”-” Latino. Nel nome  il destino. “” -“E tu come ti chiami?”- “Leon“-Lei rise. -” -“Anche tu con i capelli lunghi e la barba sembri un pò un leone”. “Ciao”- “Ciao e guarda di diventare famosa!”- “Ci proverò. Ciao”.
Perfetto. Ora aveva trovato Speranza. La circondò con un cerchio esistenziale e lo sovrappose al suo. “Senti Speranza come tutto ci appartiene ,dai pinguini dell’Antartide agli orsi dell’Artide;  da Obama in America alla patetica Regina inglese ghiotta di salatini. Guarda l’Africa, l’India, La Cina formiche a miliardi pronte ad inghiottire la vecchia assopita Europa. Mi viene un’idea. Costruiamo un’astronave oppure un paio di ali e ci buttiamo nello spazio. Potremmo scoprire l’immortalità!”- “Sì sì vada per le ali. Come Dedalo e Icaro,ma stavolta niente cera.”- “Va bene. Anche a me piacciono di più. Mi sono sempre piaciuti gli angeli.”
Leon sospirò. Dal punto di vista medico quello che gli succedeva era scizzofrenia, sdoppiamento della personalità, pazzia insomma. Ma che cos’era la pazzia se non una figura geometrica esistenziale  con un centro mobile ed incerto all’interno della quale la Vita sviluppava “mantra” qualche volta stupefacenti e  soprannaturali?
“Ciao Leon– diceva Speranza– ci vediamo più tardi”  “Sì ciao. La Speranza deve tornare sempre” Rise Leon mentre la voce di Dudù irrompeva nella sua mente. – “Sono ore che sei a questo maledetto computer. Ti stai rimbecillendo del tutto. C’è un tanto da fare. Bisogna scendere a prendere la legna.“-
Speranza disse:-“Ricorda Leon , l’India ,Jung, i Mandala  e mandala a fan culo!”
-“No Dudù non volevo perdonami ” Poi disse con voce flebile :” La legna ? Vado subito !”.

Nello Scarato

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