Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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L’avvocato / Gratuito patrocinio ? ‘Senza denaro non avrai giustizia’

Without legal aid, unless you have money, you’ll have no access to justiceSenza gratuito patrocinio, se non hai denaro, non avrai accesso alla giustizia. A dirlo è la signora Janis Sharp madre di Gary Mckinnon, che si è opposto alla estradizione negli Stati Uniti per essere stato accusato di reati informatici ai danni di quel Paese. Cosa accade sul fronte giustizia in Italia?

 

Questa affermazione prende le mosse in occasione di uno storico sciopero indetto dagli Avvocati della Gran Bretagna (http://www.theguardian.com/law/2014/jan/05/barristers-solicitors-walkout-legal-aid-cuts).

I legali inglesi sono scesi in piazza per protestare contro il piano di tagli del Governo britannico fino al 30% per il gratuito patrocinio.

E’ stato piuttosto impressionante vedere gli avvocati in toga nelle pubbliche vie.

L’impressione è proporzionale però all’imbarazzo misto soprattutto ad invidia nel vedere i miei colleghi inglesi per le strade con la tuta da lavoro, perché in molte occasioni avrei voluto che la categoria, alla quale mi onoro di appartenere, avesse avuto il coraggio di protestare in toga e di rendersi protagonista di clamorose azioni pubbliche di puro dissenso in tema di Giustizia.

Non posso negare che in questi anni l’Avvocatura abbia reagito veementemente di fronte ad ipotesi di riforme giudiziarie giudicate incostituzionali e non compatibili con i diritti fondamentali della persona umana.

Ma spesso queste manifestazioni si sono limitate ad una astensione dalla partecipazione alle udienze e non si sono rivelate al grande pubblico, che non ha percepito le ragioni degli avvocati.

Questo è dunque un limite, che devo riconoscere, ben può essere attribuito all’Avvocatura.

Credo che sia giunto il momento anche per la mia categoria professionale di scendere in piazza con la tuta da lavoro, di spiegare le ragioni del malcontento che spesso attraversa il mondo dell’Avvocatura di fronte a tentativi ad opera di ogni tipo di Governo sia di centro destra che di centro sinistra di sostanziale demolizione del sistema giudiziario.

Di Giustizia si è parlato molto in questi anni soprattutto perché la classe politica italiana si è sentita ingiustamente sotto la lente di ingrandimento della Magistratura ed ha reagito attraverso una serie di leggi che impropriamente sono state definite ad personam perché in realtà esse non favorivano solo un singolo soggetto , ma una pluralità di soggetti meritevoli di appartenere tutti alla stessa categoria professional,; quella del Politico che siede in Parlamento.

Non sempre noi avvocati abbiamo fatto sentire la nostra voce di fronte a queste leggi e troppo spesso abbiamo dato l’impressione di protestare per difendere posizioni di nicchia o di privilegio e neppure questo è stato sempre vero. Peraltro.

Il fatto è che i colleghi inglesi hanno inscenato una protesta davvero clamorosa e per la più nobile delle battaglie: mantenere onorari, a carico dello Stato, dignitosi per gli avvocati che danno assistenza legale gratuitamente e così garantiscono ai non abbienti il diritto di difesa.

L’uguaglianza dei cittadini davanti alla Legge passa attraverso il riconoscimento effettivo e non solo teorico a tutti i cittadini di poter accedere alla Giustizia.

I barristers e i sollicitors inglesi, dunque, ci danno una grande lezione di come si deve protestare e lo fanno in un paese al quale possiamo riconoscere senza se e senza ma il titolo di Nazione madre di tutte le democrazie.

Ho sempre avuto una malcelata ritrosia a parlare di avvocatura pubblicamente e quando ho manifestato aperte critiche alla mia categoria professionale (questo è successo l’ultima volta un po’ di tempo fa in una assemblea dinanzi al compianto Tribunale di Albenga) non sempre sono stato compreso.

Il fatto è che la protesta inglese mi consente di affermare che in piazza è giunto il momento che scendano anche i professionisti perché, di fronte ad una situazione di grande disagio costituita dalla incapacità del Governo di dare risposte ai bisogni più elementari dei cittadini, è arrivato il momento di far uso dello sciopero anche da parte delle categorie professionali come la mia, laddove per sciopero però deve intendersi una manifestazione di protesta pubblica insieme ai cittadini che, specie in materia di Giustizia, devono essere informati di quello che accade e resi partecipi dei problemi che poi incidono direttamente sui loro diritti.

Dal 13 al 15 gennaio i penalisti italiani si asterranno dalla partecipazione dalle udienze perché è in cantiere un delirante progetto: quello di stabilire che il Giudice in materia penale può anche cambiare nel corso del processo senza che ciò comporti nullità degli atti facendo venire meno uno dei capisaldi della Giustizia Penale, quello per l’appunto, della immutabilità del giudicante.

Peraltro anche la recente proposta di riforma del processo civile prevedendo addirittura una sorta di motivazione “a pagamento” della sentenza appare o forse è a tutti gli effetti un tentativo di definitiva distruzione di quel poco che resta del sistema giudiziario di questo sfortunato Paese.

Auspico che gli avvocati italiani sappiano imparare la lezione di diritto dei colleghi inglesi: soprattutto perché il diritto di sciopero altro non è che l’adempimento del dovere da parte di una categoria professionale, come quella forense, di mettersi al servizio dei più deboli dando piena dignità al principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge e al sacrosanto diritto di difesa di ogni essere umano.

Si difende anche protestando scendendo in piazza con le ragioni di chi, sentendo di essere dalla parte giusta, non deve affatto vergognarsi di utilizzare uno strumento proprio del proletariato e se a dirlo è il figlio di una tuta blu potete crederci.

Giovanni Sanna

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G.Sanna

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