Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

Settimanale d’informazione senza pubblicità, indipendente e non a scopo di lucro Tel. 350.1018572 blog@trucioli.it

Carabinieri a Savona: pensione da 14 mila € netti mensili. La Corte dei Conti taglia, ma….

Il Sole 24 Ore, prestigioso quotidiano della Confindustria, è tra i pochi organi di stampa ad aver pubblicato in risalto la notizia che la Corte dei Conti ha dichiarato illegittima la super-indennità dei vice comandanti generali dell’Arma che entrano in ‘ausiliaria’. Ovvero una volta lasciato il servizio. Un periodo di 5 anni in cui l’alto ufficiale può essere richiamato. Con un extra di 5-6 mila euro al mese che entra a far parte dell’assegno pensionistico, arrivando fino a 14 mila€ netti mensili. Tra i nomi citati due alti gradi che da giovani ufficiali prestarono servizio a Savona: Salvatore Fenu, capitano del nucleo operativo all’epoca delle bombe di Savona (’74-75) e Massimo Cetola, poco più che ventenne ebbe il comando la tenenza di Alassio, occupandosi del sequestro Berrino e poi comandante del Gruppo provinciale.     

Il generale Fenu nel 2004

Va subito rimarcato che sia Fenu, sia Cetola secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, come altri vice comandanti della Benemerita si sono ‘salvati‘ dalla scure della Corte dei Conti. Mentre per altri ancora il ministero della Difesa ha avviato un’azione di recupero di domme percepite. Tutti numeri due dell’Arma finiti in ‘ausiliaria‘  dopo l’entrata in vigore del nuovo ordinamento militare.

Secondo il giornale la decisione della magistratura contabile produrrà, a sua volta, altro contenzioso. “Infatti– riporta – resta da vedere cosa accadrà con le posizioni analoghe della Guardia di Finanza. Certo è che oggi la figura del vice comandante è in discussione visto che,  dopo il comandante generale, nell’Arma come nella Finanza, il numero due effettivo è il capo di stato maggiore. E il Movimento 5 Stelle al Senato ha già presentato una disegno di legge per l’abrogazione dei vice comandanti dei carabinieri e della Finanza“.

La speciale indennità fu istituita per il Capo della Polizia-direttore generale della Ps nel 1981, poi estesa nel 1987 ai comandanti generali dell’Arma, della Finanza, al capo della Forestale e al Dap (dipartimento amministrazione penitenziaria). Nel 1997 diventò appannaggio anche dei capi di Stato maggiore della Difesa,  di Esercito, Marina, Aeronautica e del segretario generale della stessa Difesa.

E’ ancora successo, riporta sempre lo stesso quotidiano, la speciale indennità se la sono attribuita pure i vice comandanti dell’Arma e della Finanza. Non la polizia di Stato. Ora a fine dicembre  si è pronunciata la sezione centrale del controllo sugli atti del governo presieduta da Pietro De Franciscis.  In ballo i decreti di assegnazione  della ‘sip-speciale‘ pensionabile (ausiliaria) trasmessi alla Corte,  dal ministero della Difesa, di tre vice comandanti dei carabinieri: i generali di corpo d’armata, Carlo Alfiero, Salvatore Fenu ed Ermanno Vallino.  Sullo sfondo la legittimità del super assegno nella sequenza dei numeri due dell’Arma, quasi una ventina. La magistratura contabile ha ora fissato uno spartiacque: ai fini dell’indennità pensionabile, citata dal nuovo codice dell’ordinamento militare, la valutazione della speciale indennità non potrà più essere effettuata a decorrere, dice la delibera, dal 9 ottobre 2010, cioè la data di entrata in vigore dello stesso codice militare.

Il capitano Salvatore Fenu nel 1975 a Savona (foto archivio Trucioli.it)

Il giornale conclude che rispetto a quel termine “si salvano dalla scure oltre a Fenu, Alfier0 e Vallino, i vice comandanti Roberto Santini,  Roberto Cirese, Goffredo Mencagli, Massimo Cetola, Giorgio Piccirillo,  Stefano Orlando…”.

Per l’album della storia della Benemerita in provincia di Savona, l’articolo cita Fenu e Cetola. Il primo era in servizio a Savona, al comando operativo, nel periodo turbolento delle bombe (12 attentati, una vittima).  Nella sentenza, tra gli altri documenti di indagine, l’allora giudice istruttore, il compianto Antonio Petrella (concelliere Alfonsina d’Alessandro) scrisse il 12 gennaio 1981: ” …I carabinieri nel rapporto del 3 marzo 1975, consegnato al procuratore della Repubblica, sospettarono chiaramente  Attilio….quale autore dell’attentato al traliccio, stimolando la emissione di ordine di cattura, relazione a firma del capitano Fenu e del maresciallo Moretti…va rilevato che essi adottarono una speciale metodologia poco usale, giacché, pur potendo procedere di iniziativa al fermo di Pg dell’indiziato, chiesero al Pm  un provvedimento restrittivo della libertà dello stesso che veniva trattenuto in caserma non si sa a quale titolo; facendo esplicita richiesta di perquisizione  domiciliare ed intercettazione telefonica delle utenze  di Teresa…e  Giuseppe… che era l’amico più intimo di Attilio. Fu autorizzata sola la perquisizione domiciliare, provvedimento firmato dal sostituto dr. Stipo, reca la stessa data del rapporto. Sugli altri provvedimenti richiesti ci fu un sostanziale rifiuto del procuratore della Repubblica (dr.Tartuffo) ed il maresciallo Moretti dirà poi al giudice istruttore che fecero ritorno in caserma – lui ed il capitano Fenu -, piuttosto sconsolati “.

Non pubblichiamo i cognomi perché la sentenza si concluse nei confronti dell’indagato con formula “non doversi procedere in ordine ai reati ascritti per non aver commesso il fatto”. Si aggiunga che proprio di recente, come ha documentato il programma di Voyager Rai 2, del 30 dicembre 2013, pare sia sempre più plausibile che la strategia della tensione attuata anche a Savona non fosse disgiunta dalla presenza e attività della ‘segreta’ base Usa di Pian dei Corsi e  la scoperta di nuovi bunker. Ci sono le prime indiscrezioni – riportate da Giacobbo con l’intervista esclusiva alla ex consorte italiana del comandante della base –  della possibile presenza di ordigni nucleari. Negli anni ‘caldi’ origine di polemiche e dibattiti. Attentati mirati come azioni di disturbo e deviazione dell’obiettivo, quasi un diversivo? La prudentissima Angela Perotti che vive in provincia di Savona, a precisa domanda se l’ex marito, James Lee Lewis, avesse mai parlato dell’attività della Cia nel savonese e in Liguria ha risposto: ” Non intendo rispondere”.

Una pista, quella della Cia, che l’insegnante e scrittore di Savona, Massimo Macciò, che ha dedicato  da volontario anni di studio e analisi di documenti ufficiali, atti giudiziari, rapporti delle forze dell’ordine, articoli di giornale, atti parlamentari, raccolto testimonianze di chi visse in prima persona quel periodo, ritiene plausibile. E ha scritto pure alla Cia che ha risposto immediatamente invocando però il top secret. Attentati, del resto, in gran parte professionali e mirati, seppure affidati,  dai mandanti, ad esecutori con una buona conoscenza del territorio. Macciò continua con tenacia ad ‘indagare’ e non ha perso la speranza.

Massimo Cetola generale dei carabinieri

Il generale Massimo Cetola è sicuramente molto più conosciuto e perfino famigliare a tanti savonesi. Soprattutto cittadini di Alassio e del circondario dove ebbe la sua prima esperienza di comando operativo della tenenza e si ritrovò l’8 luglio 1974 (l’anno delle bombe a Savona) al centro del clamoroso ‘giallo Berrino‘. Il noto pittore (oggi non più in vita) raccontò di essere stato rapito alle 0.15 mentre apriva il cancello elettrico di accesso alla villa, avviandosi verso il garage, dopo aver spento i fari  della sua mitica 500 jolly. Disse che erano in quattro, lo tennero prigioniero in collina e venne liberato dopo che il geometra D’Amato ed il fratello Giorgio portarono due valige con 300 milioni lungo la cinta del cimitero di Megli, a pochi chilometri da Rapallo.

Una sequestro che scosse la Riviera turistica e la Liguria, con decine di inviati speciali e troupe televisive,  non convinse proprio il giovane tenente Cetola pesantemente attaccato dagli avvocati Monteverde e Ricci,  difensori di Berrino, denunciato, indagato e fermato con l’accusa di simulazione di reato, calunnia e…..sulla base dei rapporti dei carabinieri e dell’allora giudice istruttore Vincenzo Ferro.  Durante un drammatico interrogatorio nell’ufficio del vecchio tribunale, a palazzo Santa Chiara. Berrino avrebbe tentato di gettarsi dalla finestra. Il ‘caso penale’ si concluse con una sentenza del giudice istruttore Michele Del Gaudio, mentre la causa civile  per danni, avviata dai fratelli Enzo e Vincenzo Mombelli, non si è ancora conclusa. Quest’ultimo vive in povertà assistito dall’Istituto Trincheri di Albenga. Mentre Ezio vive dignitosamente in una frazione ingauna, ha un figlio dopo aver sposato una Panero;  ha la passione per la caccia. Nessuna notizia invece della sorella Vania che fu impiegata all’azienda di soggiorno  di Alassio e per un periodo compagna del pubblicista, pensionato delle Telefoni di Stato, Ernani Iezzi, corrispondente da Albenga dell’Ansa, della Gazzetta del Popolo, per un periodo del Secolo XIX, editore del settimanale locale L’Opinione, morto suicida mentre si trovava per un periodo di cure in un albergo di Montecatini, insieme ad una nuova compagna, Karol Rossi.

Il te. col. Massimo Cetola quando comandava il Gruppo carabinieri della provincia di Savona

Massimo Cetola, in Riviera, aveva lasciato un ottimo ricordo ( ricevette dal Comune l’Alassino d’oro), negli anni ’80 tornò in Liguria al comando del Gruppo  provinciale e successivamente una brillante carriera fino a vice comandante generale con qualche successivo infortunio per inchieste giudiziarie – dopo essere stato nominato prefetto e commissario straordinario dal governo Amato – scaturite dai incarichi nell’ambito della sanità pubblica. Ma ne  è uscito a testa alta.

Luciano Corrado

 

L.Corrado

L.Corrado

Torna in alto