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Antonio Percassi (Castello Doria di Loano) entra in Alitalia con 15 milioni di euro

Nel 2007 Il Sole 24 Ore (Confindustria) pubblicava la mappa dei ‘magnici 30′ dell’Italia nascosta, le grandi famiglie milionarie della provincia italiana. In Liguria citava la famiglia Orsero, un gruppo con 1,2 miliardi fatturato (Fruttital). In Lombardia nessuna menzione, invece, dei Percassi. Lo stesso giornale nei mesi scorsi ha ricordato che gli Orsero, in difficoltà, non hanno aderito all’aumento di capitale in Alitalia. Ieri la notizia che Antonio Percassi, ex giocatore di Serie A, presidente dell’Atalanta, attraverso Odissea, una delle società di famiglia, partecipa all’aumento di capitale con 15 milioni di € ed è candidato al Cda Alitalia in un momento drammatico per la compagnia di bandiera. I Percassi che, a Loano, negli anni ’90, hanno comprato il ‘Castello Doria’. Dopo la Caporetto della famiglia Ligresti (nuovo porto turistico), i Percassi restano i big del capitalismo italiano con interessi a Loano. A cui si può aggiungere la famiglia piemontese Magnetto- Perris (G.H.Garden Lido e 3 stabilimenti balneari).

Se gli Orsero – al comando la seconda generazione con i fratelli Raffaella e Antonio figli di Raffaello – sono abbastanza esposti e aperti alle cronache locali e nazionali, alle interviste, a differenza della totale riservatezza praticata dal compianto papà, assai più schivi, riservati  sia i fratelli Percassi, sia i Magnetto. A proposito del compianto e stimatissimo , anche dai suoi dipendenti, Raffaello, , un ricordo merita di essere citato. Durante il secondo governa D’Alema, il più giovane ministro della Repubblica era Enrico Letta -ora presidente del Consiglio. Era al dicastero dell’Industria, mentre l’anno precedente, sempre con D’Alema ebbe le Politiche comunitarie. In occasione di un incontro ad Albenga (Centro Sperimentale e Assistenza agricola della Camera di Commercio) con un gruppo di operatori locali, trovò il tempo per parlare con Raffaello Orsero, al piano superiore, accompagnato dall’allora presidente della Provincia, Alessandro Garassini. Un faccia a faccia di una ventina di minuti e senza convenevoli, ma andando subito al sodo. C’è chi ricorda che Letta ebbe un’ottima impressione e volle annotare il recapito telefonico privato di Orsero, a sua volta, soddisfatto dalla concretezza dell’imprenditore e dello scambio di vedute.   Va aggiunto che quasi nessuno, tra il numeroso gruppo di partecipanti, si rese conto dell’avvenimento.

Oggi torna sotto i riflettori Antonio Percassi (nella foto), alle spalle una vita nel calcio (Seria A ), quindi personaggio pubblico.  L’arrivo a Loano, l’acquisto dagli eredi (Daniela) del miliardario italo-svizzero Max Frey (sepolto con la mamma nel vecchio camposanto della città), è sempre rimasto avvolto dalla privacy e dall’assenza di qualsiasi esibizionismo in terra ‘loanese’. I contatti circoscritti ad una stretta cerchia di persone, mai una foto, un’intervista sulla ‘fortuna’ di essere diventati i proprietari, i custodi di uno dei simboli storici e vanto della città. L’operazione di acquisto, pare inferiore ai 5 miliardi di lire, avvenne attraverso la società Bettullafiorita. Si racconta che fu proprio Antonio Percassi a seguire personalmente la strategia dell’acquisizione, mentre i lavori, soprattutto la complessa riqualificazione di alcuni immobili decrepiti attigui alle mura del castello,  furono attuati con la supervisione del fratello Rino. C’è il terzo fratello, Santo e nelle aziende emergeva inoltre il nome del nipote Francesco.

A Loano i Percassi si erano inizialmente avvalsi della consulenza dell’architetto De Francesco e del commercialista Provaggi. 

A metà gennaio 2013, sugli organi di stampa, in particolare  delle province  di Bergamo e Milano, dove hanno sede le maggiori aziende Percassi con interessi in Italia e all’estero, era stata pubblicata la notizia che Antonio Percassi  aveva lasciato l’immobiliare di famiglia, ceduto le quote ai due fratelli e al nipote. Tra le righe emergeva sorpresa e stupore; non era chiaro se si era trattato o meno di una ‘spaccatura’ in famiglia. E non si è saputo neppure se abbia dato l’addio anche al Castello di Loano nel portafogli immobiliare del gruppo. La stessa cosa, seppure rimasto a livello embrionale, per il progetto del golf  Villanova-Ortovero, ai nastri di partenza. Una storia esemplare tutta da scrivere e rivelare.

Un altro capitolo nel mondo dei ‘magnifici 30” vede il gruppo Orsero tra i beneficiari della politica dei  presunti ‘crediti facili’  finiti sotto la lente di Banchitalia e della magistratura. Nel mirino gli ex vertici della Carige di Genova. L’inchiesta ha già provocato le dimissioni, dalla controllata Carisa, di Raffaella Orsero da vice presidente. Mentre nei giorni scorsi il Messaggero di Roma  ha scritto che Banca Intesa è stata in prima linea, con altre tre banche e una straniera, a concedere 150 milioni al piano di sviluppo per la catena di cosmetici Kiko del gruppo controllato da Antonio Percassi.

Oggi non si può più parlare dei Percassi, proprietari del Castello di Loano (con attiguo grande parco),quali  illustri sconosciuti  alle cronache.  Possono essere iscritti all’album dei ‘paperoni’ , non più nascosti, in grado di mettere sulla bilancia capitali multimilionari. Peccato, semmai, che colossi alla loro stregua, non abbiano avuto interesse, per quanto se ne sa, ad investire capitali e creare posti di lavoro in Liguria, anzi nel nostro ponente ligure. Hanno persino raggiunto la Sicilia. Ci sarà una ragione ? Sarebbe davvero interessante conoscere la loro opinione dall’alto del loro osservatorio. Una risposta reale, franca, ovviamente non diplomatica.

L. Cor.

Lo storico castello dei Doria di Loano acquistato negli anni ’90 dai fratelli Percassi di Bergamo che hanno ristrutturatogli edifici circostanti con pietra a vista e venduti sul mercato immobiliare (foto gennaio 2014)

 

 

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